mercoledì 24 ottobre 2018

ANSELM KIEFER Lia Rumma Gallery | Via Vannella Gaetani 12

ANSELM KIEFER
Fugit Amor
 

Opening Sunday 28 October 2018 | 11.30 am - 18 pm 
Lia Rumma Gallery | Via Vannella Gaetani 12 | NAPLES

Anselm Kiefer | Väinämöinen verliert Aino, 2018 | Emulsion, oil, acrylic and shellac on canvas | 280x380 cm 
© Anselm Kiefer. Photocredit Georges Poncet. Courtesy of Lia Rumma Gallery Milan/Naples 
Il 28 ottobre 2018, la Galleria Lia Rumma di Napoli inaugura la nuova mostra personale di Anselm Kiefer dal titolo Fugit Amor, che segna il ritorno dell’artista in città. L’amore fugge e gioca con il tempo e la storia, sembra volerci dire Anselm Kiefer. La nota scultura di August RodinFugit Amor, una figura maschile stretta ad una femminile che sembrano essere trascinati da una corrente invisibile, realizzata dall’artista francese alla fine dell’Ottocento in numerosi esemplari a partire da quello destinato all’opera incompiuta della Porta dell’Inferno, viene scelta da Kiefer come una sorta di spirito guida all’interno del suo nuovo progetto espositivo pensato per gli spazi della galleria Lia Rumma e ci accompagna attraverso temi e motivi del suo lavoro, seguendo un percorso cronologico discontinuo fatto da un passato e presente tra loro volutamente confusi. E’ con Rodin che l’anno scorso Kiefer ha stabilito uno dei suoi poetici dialoghi d’autore a distanza, esponendo a Parigi nel Musée Rodin dichiarando: «Mi sento sempre in colpa a dipingere ciò che è rassicurante. I grandi artisti sono iconoclasti. Io so che tutto ciò che affronto contiene contemporaneamente la sua negazione». Per l’artista tedesco che opera come un vate-alchimista alla continua ricerca di nuove forme da contrapporre all’esistente, cercando così di ridisegnare ogni volta un nuovo ordine del mondo, l’atto creativo è sempre un processo in trasformazione. Un non finito su cui ritornare come quello di Rodin e le sue sculture. Dal primo stadio di decomposizione della materia vile,  per gradi verso la realizzazione della pietra filosofale. Ed è da qui che si deve partire per intraprendere il viaggio epistemologico all’interno delle tante opere disseminate nelle varie sale della galleria, cariche di storia e di storie a volte dimenticate, andando incontro all’essenza dell’amore che forse si ritrova in ogni dove. La sala grande è occupata da una serie di vetrine che, come tante capsule del tempocustodiscono materiali eterogenei e organici, quali cenere, ferro, piombo, foglie, terracotta, fiori, piante, che dall’interno verso l’esterno si offrono a più letture. «Il vetro delle vetrine – spiega Kiefer - è in qualche modo una pelle semipermeabile che collega l’arte con il mondo esterno in una relazione dialettica». L’artista ha immaginato una sequenza di connessioni tra gli oggetti posti all’interno delle teche, che sono come sospesi in un limbo, a metà tra ciò che erano e ciò che diventeranno. Sono scatole di vetro che raccontano storie ispirate all’Antico e Nuovo Testamento, come nel caso di  Thermutis – Mosesaperiatur terra et germinet salvatorem.  Ma anche misteriose evocazioni di antichi miti. Per l’artista non c’è differenza tra mito e storia, ha ripetuto più volte. Il risultato è un paesaggio di poetiche rovine che non riproduce integralmente alcun passato e allude invece a una molteplicità di passati, come teorizzato da Marc Augé, che parla di un tempo puro senza storia. La mostra è completata da due opere pittoriche - Aino  e Vainamoinen verliert Aino - che si ispirano al poema epico cavalleresco finlandese Kalevala, scritto nel 1835 da Elias Lönnrot. Sulle tele sono citati passaggi e nomi di alcuni dei protagonisti (il vecchio vate Väinämöinen e la giovane Aino) di quest’opera letteraria che, pur centrata sull’identità costitutiva della comunità finlandese, abbraccia temi storici, mitologici e religiosi universali cari all’artista tedesco.
Nato nel 1945 a Donaueschingen, dal 2007 Anselm Kiefer vive e lavora in Francia, a Parigi e a Croissy. Dopo gli studi in legge e lingue e letterature romanze, si è dedicato interamente all’arte. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Fribourg-in-Brisgau, poi a Karlsuhe, mantenendosi sempre in contatto con Joseph Beuys. Le opere di Kiefer sono state esposte e collezionate nei più importanti Musei del mondo. Nel 2004 ha realizzato “I Sette Palazzi Celesti”, la sua prima opera permanente in Italia, all’Hangar Bicocca di Milano, progetto curato da Lia Rumma. Nel 2007 è diventato il primo artista a cui il Louvre ha commissionato un’opera permanente. Lo stesso anno, ha inaugurato “Monumenta”, la serie di mostre del Grand Palais a Parigi, con installazioni in omaggio ai poeti Paul Celan e Ingeborg Bachmann. Kiefer ha ricevuto il Praemium Imperiale a Tokyo nel 1999 e nel 2008 il “Peace Prize of the German Book Trade”. Nel 2010 gli  stata assegnata la Cattedra di Creazione Artistica nel prestigioso Collège de France a Parigi, dove ha rilasciato le 9 lezioni intitolate: L’arte sopravviverà alle sue rovine. Nel 2014 la Royal Academy di Londra ha dedicato a Kiefer la sua prima retrospettiva nel Regno Unito. Nel 2015 la Bibliothèque Nationale de France and il Centre Pompidou hanno presentato una grande retrospettiva dei suoi libri, dipinti e installazioni.
On 28 October 2018, Galleria Lia Rumma in Naples presents Fugit Amor, a new solo exhibition by Anselm Kiefer, marking the artist’s return to the city. Anselm Kiefer’s message to us seems to be that love flees and plays with time and history. At the end of the nineteenth century, Auguste Rodin made many copies of his famous sculpture Fugit Amor – a man embracing a woman, who appear to be drawn along together by an invisible current. The first version was the one destined for an unfinished work, The Gates of Hell. Kiefer has chosen this as a sort of guiding spirit in his new exhibition project designed for the spaces of the Lia Rumma gallery, and it accompanies us through themes and leitmotifs of his work, on a discontinuous chronological journey through a past and a present that are deliberately jumbled together. Last year, Kiefer entered into one of his original long-distance poetic dialogues with Rodin, exhibiting at the Musée Rodin in Paris, where he declared: “I always feel guilty about painting something reassuring. Great artists are iconoclasts. I know that everything I take on also contains the negation of itself.” The act of creation is an ever-evolving process for the German artist, who works like a prophet-alchemist, never ceasing to seek out new forms to contrast with the old. A forever unfinished process to which he returns, like Rodin to his sculptures. Step by step, from the first stage of decomposition of ignoble matter all the way to the attainment of the philosopher’s stone. And it is from here that we embark on our epistemological journey through the many works dotted around the various rooms of the gallery, filled with history and stories at times forgotten, coming up against the essence of love, which may perhaps be found here and everywhere. In the large room there are a number of vitrines that, like time capsules, contain organic and other materials, such as ash, iron, lead, leaves, terracotta, flowers, and plants. These are all open to interpretation from the inside outwards. “The glass of the vitrines”, says Kiefer, “is a sort of semi-permeable skin that links art to the outside world in a dialectic relationship.” The artist has imagined a sequence of connections between the objects in the vitrines, which are as though suspended in limbo, midway between what they were and what they will become. Glass boxes tell stories inspired by the Old and New Testament, as in the case of Thermutis – Moses, aperiatur terra et germinet salvatorem. But there are also mysterious renderings of ancient myths. As he has often stated, the artist sees no difference between myth and history. The result is a landscape of poetic ruins that do not entirely reproduce any particular past, but allude to a whole series of pasts – as theorised by Marc Augé, who talks of a pure time without history. The exhibition ends with two paintings – Aino and Vainamoinen verliert Aino – inspired by the Finnish epic chivalric poem Kalevala, written in 1835 by Elias Lönnrot. The canvases contain passages and names of some of the protagonists (the old vate Väinämöinen and the young Aino) of this national epic which, although centred on the constitutive identity of the Finnish community, embraces universal historical, mythological and religious themes dear to the German artist.
Born in 1945 in Donaueschingen, Anselm Kiefer has been working in Paris and Croissy since 2007. After studying law, and Romance languages and literature, he devoted himself entirely to painting. He attended the School of Fine Arts at Fribourg-in-Brisgau then the Art Academy in Karlsuhe while maintaining a contact with Joseph Beuys. Kiefer’s work has been collected by and shown at major museums throughout the world. In 2004 Kiefer realized “The Seven Heavenly Palaces” the first permanent installation in Italy, at Hangar Bicocca in Milan, curated by Lia Rumma. In 2007, he became the first artist to be commissioned to install a permanent work at the Louvre. The same year, he inaugurated the Monumenta exhibitions series at the Grand Palais in Paris, with works paying special tribute to the poets Paul Celan and Ingeborg Bachmann. Anselm Kiefer was awarded the Praemium Imperiale Prize in Tokyo in 1999, and in 2008 received the Peace Prize of the German Book Trade. In 2010 Anselm Kiefer was appointed to the Chair of Artistic Creation at the renowned Collège de France in Paris, where he delivered nine lectures entitled Art will survive its ruins. In 2014, the Royal Academy of Arts in London presented his first retrospective to be held in the UK. In 2015 the Bibliothèque Nationale de France and the Centre Pompidou in Paris showed major retrospectives of his artist books, paintings and installations.

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