venerdì 22 gennaio 2016

Arcangelo Moles - Mostra Antologica

L'Associazione "Archivio Arcangelo Moles", insieme alla rivista Sinieresi, ha organizzato l'antologica dedicata all'artista lucano Arcangelo Moles, recentemente scomparso.
La mostra si inaugurerà il 23/01/2016 alle 17.30 presso la Pinacoteca Provinciale di Potenza e si concluderà il 27/02/2016.
In allegato è presente l'invito all'inaugurazione.




Arcangelo Moles-Acqua della Chiena imbottigliata-numerata e firmata da 1 a 7-ediz.Rassegna 1992

giovedì 21 gennaio 2016

ANNI SETTANTA e ANNI OTTANTA a SALERNO (preludio)

Pinacoteca Provinciale di Salerno (Palazzo Pinto), 21 Gennaio / 14 Febbraio

Anni Settanta e Anni Ottanta a Salerno con un eco di risonanza, non solo nazionale, grazie soprattutto alla Scuola di Critica d'Arte, e alla qualità delle esperienze proposte in quegli anni fertili, ricchi di fermento...
Artisti citati: Mario Carotenuto, Silvio D'Antonio, Pietro Lista, Franco Longo, Ciro Pica, Carmine Piro, Virginio Quarta, Giuseppe Rescigno, Angelomichele Risi, Nicola Salvatore, Paolo Signorino e Sergio Vecchio. Ad alcune loro opere sarà dedicata la mostra “Pittori a Salerno degli anni Settanta” presso la Pinacoteca Provinciale di Salerno, aperta al pubblico fino al 14 febbraio, la cui inaugurazione questa sera alle ore 17,30 coinciderà con la presentazione del “Calendario Gutenberg 2016” illustrato con i lavori dei 12 artisti.


Ovviamente la lista risulta incompleta, ma dato che si tratta di un Calendario, e i mesi sono dodici, di conseguenza gli artisti dovevano essere per forza di cose dodici, infatti mancano all'appello, altri artisti che caratterizzarono non poco l'humus culturale di quegli anni 70 e 80. Tra i primi nomi che ci vengono in mente: Ugo Marano; Peter Willburger, Antonio Petti, Carmine Limatola (Ableo), i giovani emergenti Nino Tommaso Durante, Angelo Casciello, Angelo Riviello (quest'ultimo, diviso tra Milano e Salerno), e altri..ma anche fotografi come Pino Musi, Pino Grimaldi, il giovanissimo Gaetano Mansi e altri, grafici come Gelsomino D'Ambrosio (che con Pino Grimaldi aprì lo Studio Segno), etc., etc.

Le Gallerie citate invece risultano solo tre: il Catalogo; la Bottegaccia; la Seggiola. Manca all'appello la Taide Spazio Per, che fu un'autentica fucina-laboratorio d'avanguardia, di ricerca e sperimentazione, che è andata ben oltre la tradizione e i confini di Salerno stessa. Determinante fu anche la 1a mostra di Arte Povera + Azioni Povere, agli Antichi Arsenali di Amalfi, nel 1968, a cura di Germano Celant. Voluta da Marcello e Lia Rumma.

L'Ateneo salernitano, contribuì con figure del calibro di Filiberto Menna, che in maniera anche critica accoglievano ospiti, pittori, poeti, scrittori, di caratura nazionale e internazionale. Oltre a Menna, c'era Achille Bonito Oliva (il teorico della Transavanguardia), Angelo Trimarco (Presidente della Fondazione Menna), Rino Mele, Enrico Crispolti, Antonio D'Avossa, il giovane antropologo Paolo Apolito, e altri, con poeti del calibro di Alfonso Gatto e Edoardo Sanguineti, etc.


A quando un evento per ricordare un momento magico indelebile, vissuto in quegli Anni Settanta e inizio Anni Ottanta.? Iniziando con una grande mostra portante di arte visiva, per una rosa completa di tutti i protagonisti di quegli anni, compresi gli esponenti della critica d'arte, attraverso i loro testi (la famosa Scuola di Critica d'Arte di Salerno), del teatro e dello spettacolo, Letteratura, Filosofia, Antropologia Culturale, ed anche esperienze musicali...

Edoardo Sanguineti, Filiberto Menna, Ugo Marano,Tomaso Binga-
Salerno-Vietri sul Mare anni 70
Angelo Riviello - Self-Portrait, 1977 - Fotogramma da
 film super 8 riversato in video 

sabato 28 novembre 2015

Lettera "Aperta" di Angelo Riviello, al sindaco del Comune di Campagna dott. arch. Roberto Monaco


L'ex Convento dei Frati Domenicani di San Bartolmeo-Da Museo Etno-
Antropologico e d'Arte Contemporanea (1985-1994), a Luogo della Memoria 
(incompleto) degli ebrei internati (dal 2007). p.s. si ricordano gli ospiti, ma non gli ospitanti, 
e altri ospiti (gli artisti), che consentirono il recupero dell'ex complesso conventuale


Anche se con ritardo, pubblichiamo volentieri questa lettera APERTA di Angelo Riviello, consegnata  al Sindaco del Comune di Campagna,  inerente ad una storia a dir poco incresciosa (uno spaccato che non tutti conoscono), iniziata nel mese di settembre del 1994, con strani furti, piccoli incendi, danneggiamenti continui, causando degrado e abbandono (con il primo degli oggetti distrutto: un vecchio banco da generi alimentari dei primi anni 50 - e il primo degli oggetti spariti: una tipica e bellissima specchiera anni 40, di artigianato locale, portata a San Bartolomeo, da Angelo Riviello). A seguito di tale lettera, si dovrebbe avere un incontro, coordinato dal Direttore del Luogo della Memoria, prima del Natale 2015, con il Sindaco di Campagna, l'Associazione Utopia, l'Associazione Giordano Bruno, e il Forum dei Giovani. Una riunione, per decidere le sorti di tutto il patrimonio oggettuale (di quello che è rimasto), raccolto (soprattutto) dal solito Angelo Riviello (in gran parte di proprietà della sua famiglia, ai fini di una donazione ufficiale, unitamente al numero restante di altri oggetti, donati da altri cittadini (consegnati allo stesso Riviello, incaricato responsabile "convenzionato" del Comune di Campagna, negli anni 88-89 e 89-90), che ancora aspettano di essere ricordati su apposite "etichette ufficiali". Patrimonio oggettuale (compreso le opere degli artisti realizzate durante i laboratori in sito) con incarico in due tempi, all'Associazione "Giordano Bruno", di custodirlo: primo incarico, dal 1988 al settembre 1994 (formato prevalentemente da soci fondatori): secondo incarico dalla fine del 1994 ad oggi (formato, inizialmente e prevalentemente, da soci non fondatori, dei quali molti (anche cittadini non campagnesi, mai visti prima, e assolutamente estranei alla situazione). In tale incontro, si dovrà decidere (aspetto importante e basilare), come ri-destinare una parte dell'ultimo piano del "Museo-Luogo della Memoria" (ala settecentesca, da un lato, e dall'altro con spazi ampi nel sottotetto ex novo e lucifere, già sede del Forum dei giovani). Siamo curiosi...

La pubblichiamo perché non riguarda solo Angelo Riviello (danneggiato moralmente nei suoi affetti, e nella sua professionalità, e materialmente negli oggetti di famiglia), ma riguarda l'intera comunità dei cittadini campagnesi (essi stessi, forse non volendo, danneggiati moralmente), come interessa anche un mondo culturale e artistico, iniziando dagli artisti "ospiti", invitati dallo stesso Riviello (artista, curatore, e coordinatore artistico, in quel contesto), in occasione della Rassegna dell'Acqua - La Chiena, dal 1985 al 1994, dei quali, le loro opere sul tema dell'Acqua e la nostra storia (addirittura due sue opere, di cui una in prestito, pubblicata anche su prestigiose pubblicazioni) realizzate in sito e donate alla comunità di Campagna (per cui furono spesi soldi pubblici), ancora oggi giacciono (sempre misteriosamente) nella polvere. E' questo è un dato di fatto ECLATANTE che nessuno può negare. Opere, ripetiamo che appartengono a tutta la Comunità Campagnese, e a un mondo accorto della Cultura.

LA LETTERA


Angelo Riviello
L.go Giulio Cesare Capaccio, 8
Campagna, 2 febbraio, 2015

Al sindaco del Comune di Campagna
dott. arch. Roberto Monaco
Largo Della Memoria
Campagna

Oggetto:
1) Richiesta di un  sopralluogo nei locali dell'ex Convento di San Bartolomeo per verificare lo stato attuale di conservazione della gran parte degli oggetti del mondo contadino, di proprietà della famiglia di Riviello Umberto e Moscato Vincenzina, genitori del sottoscritto Riviello Angelo, ai fini di una donazione ufficiale e di un'esposizione dignitosa degli stessi, anche provvisoria, in attesa di una sistemazione definitiva -

Il sottoscritto Angelo Riviello,  in base ad un documento del 2004, in cui fu effettuato un primo sopralluogo ufficiale nei locali dell'ex Convento dei Domenicani di San Bartolomeo, prima che diventasse "Luogo della Memoria", con l'Assessore alla Cultura (Amministrazione Luongo), il signor Paoletta Fioravante, alla presenza del difensore civico, Dott. Avv. Vittorio Granito,  del compianto comandante dei V.U. Gelsomino Bottiglieri (in rappresentanza del Comando dei Vigili Urbani di Campagna), della prof.ssa Adriana Maggio, presidente dell'Associazione "G. Bruno" (tuttora in carica, dal 1995),  del socio ordinario Gennaro De Luna (marito della signora Maggio), della signora Maria Calenda (a tuttoggi, impiegata del Comune di Campagna), incaricata a redigere il verbale di quanto discusso e visionato nei locali del Museo, unitamente ai suddetti signori, sulla proprietà della gran parte degli oggetti e materiale cartaceo "rimasti in deposito", che (se tale documento, non è andato disperso) dovrebbe essere tuttora custodito nell'archivio del difensore civico, 

 CHIEDE alla S.V.I. 
 un aggiornamento di un altro sopralluogo nei locali dell'ex Convento di San Bartolomeo per verificare lo stato attuale di conservazione della gran parte degli oggetti del mondo contadino, di proprietà della famiglia di Riviello Umberto e Moscato Vincenzina, genitori del sottoscritto Riviello Angelo, 
AI FINI
di una DONAZIONE UFFICIALE dopo gli ultimi 10 anni di attesa, da aggiungere agli altri di anni, dal 1994 al 2002, e dopo una catalogazione in N. 5 Tomi (di cui una copia originale a colori, dovrebbe essere in possesso del Comune di Campagna, anzi è conservata agli atti, come visionato dal sottoscritto, per mano del signor Antonio Corsaro, impiegato del comune, e l'altra in fotocopia in B/N è conservata dall'Associazione Utopia), avvenuta nell'anno 2002 (riportante la seguente dicitura: PROVINCIA DI SALERNO - Settore Tecnico BB.CC. Comune di Campagna-Denominazione raccolta: Museo Civico di Campagna - Bibliografia: Angelo Riviello e Autori vari-Libro/Catalogo " 'A Chiena a Campagna-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea ) di cui fu incaricato l'arch. Ruggero Bignardi (un altro dei soci fondatori della G. Bruno), con la collaborazione dell'Ing. Tonino Del Giorno, con una spesa di 15 mila euro, di tutte le opere degli artisti realizzate con laboratorio in sito (a cura del sottoscritto), e di tutto il materiale raccolto e portato in gran parte dal sottoscritto, nei locali dell'ex Convento, negli anni del suo incarico biennale (1988-89 e 1989-90), come convenzionato del Comune di Campagna (tramite "vocatio operis", e in base al titolo di studio di Accademia di Belle Arti) e come volontario, dopo i lavori definitivi di restauro dell'ing. Enrico Petti (dal 1992 al 1994), dell'Associazione G.Bruno, di cui ne fu il promotore e uno dei soci fondatori. Associazione, nei cui confronti, fu fatta una vera e porpia forzatura, per far dimettere l'intero consiglio direttivo, che fino ad allora, aveva operato bene, nell'osservanza dello Statuto e delle finalità, in continuo divenire, del progetto "Museo" e "Chiena".

n.b. il sottoscritto tiene a precisare che nel primo sopralluogo, riconobbe anche una parte di oggetti portati da alcuni cittadini, durante l'espletamento del suo incarico ufficiale da parte del Comune di Campagna (1988-89/1989-90), ma anche dopo i restauri ultimati (1992-93/1994), tra cui la Famiglia Mastrangelo / Bar Europeo (una grande giara di terracotta, rotta in alcuni punti, di produzione locale della creteria ubicata in Via Madonna delle Grazie della famiglia D'Alessandro (sede dell'attuale Ristorante "La Giara"), un'intera collezione di forme lignee di scarpe per ciabattino, donate dal compianto Mario Apicella (ciabattino) abitante alla Strada Nuova (che ho visto malamente esposte, "in prestito" all'Associazione del Lupo, nell'ex Convento dei Cappuccini, l'estate scorsa, insieme ad altri oggetti, anche di proprietà della famiglia Riviello, del sottoscritto), durante un Concerto di Musica da Camera (dove anche la S.V. era presente), senza il nome dei donatori "in attesa"), una sedia da barbiere (nei locali di San Bartolomeo, ultimo piano) del signor Antonino Valente (ex parrucchiere e socio dell'Associazione G. Bruno), alcune mattonelle in ceramica, una Croce in ferro battuto, e piccoli oggetti  sacri, da parte del sacrestano della Chiesa di San Bartolomeo, il compianto Angelo Giordano (e famiglia), quadri tipici religiosi di forma ovale, della famiglia Onesti Ferdinando e Moscato Angelina (miei zii non più viventi abitanti a Zappino, i cui eredi, miei cugini, vivono alla Romandola), un'intera collezione di chiodi di antica manifattura del signor Vito D'Ambrosio (uno dei cittadini volontari del nascente Museo e socio fondatore dell'Ass. Giordano Bruno), e una buona parte degli oggetti (suppellettili, oggetti d'uso quotidiano, piccoli e medi elementi in pietra lavorata) che riuscii ancora a vedere, portati in quel luogo per la donazione, da alcuni ragazzi di San Bartolomeo e Costa Torre, oggi padri di famiglia, tra cui i fratelli Cosimo e Carlo Perna,  Massimo Scotese, Danilo Granito e altri, e da alcuni cittadini di quel quartiere (persone mature e padri di famiglia), come Antonio Ruggia, Marsiglia Ruggia e il marito Gelsomino Granito, i compianti Cosimo Granito e Filippo Caponigro, che offrirono contributi e solidarietà morale e materiale, nell'iniziativa, e ancora altri cittadini (anche soci volontari), come Gino Scannapieco (onnipresente), Caterina Vinciguerra, con il consorte Antonio De Lucia (abitanti a Zappino), i quali furono determinanti nell'allestimento della gran parte degli oggetti raccolti e depositati, come pure la collaborazione saltuaria, delle sorelle Ruggia (Rosaria e Liberata), volontarie alla guardiania, tra il 1989 e 1990, e la pittrice Angela Hart O'Brien, guida volontaria (e competente), soprattutto per le scolaresche della città/territorio, tra il 1993 e il 1994. Una cassetta in legno di munizioni, e alcune borracce militari, raccolta nel coordinamento di Angelo Riviello, appartenente alla famiglia del colonnello Barella (sempre in attesa di donazione ufficiale), esposti  nel Luogo della Memoria-Sez. Museo Ento-Antropologico, senza la dicitura del donatore, come pure le due cassette e la gran parte degli oggetti esposti (tra cui le valige di cartone da "emigrante", un battipanni, vassoi, bacile con struttura in ferro, quaderni di scuola, e altri oggetti) di proprietà della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina e dei suoi figli eredi, tra cui il sottoscritto e i suoi fratelli, Giacomo, Bernardo e Antonio Riviello.

Da annotare, tra coloro che mi vengono in mente, la presenza (costante di alcuni, e saltuaria di altri) di cittadini (soci.fondatori) dell'Associazione G. Bruno, come Giovanbattista De Angelis, Angelo Gibboni, e Maria Rosaria Polisciano (che è stata la prima presidente della G. Bruno). Le visite saltuarie di altri cittadini e amici, come Mario Onesti, Gelsomino Fezza, Toni Izzo, Gerardo Marzullo, Daniele Gibboni, Tonino Busillo, Antonio Salito, Carmine Iuorio, Patrizia Rago. Gli artisti come Alfonso Mangone con suo padre (il compianto) Emidio Mangone (di Altavilla Silentina), Arcangelo Moles e Gaetano Nicola Cuccaro (di Potenza), con Rino Cardone (critico d'arte e giornalista della Rai Regione Basilicata), Donato Vitiello, Alessandro Mautone, Giovanna Stella La Nocita, Patrizia Marchi e Lucio Liguori (della Costiera Amalfitana), Giovanni Canton, Lorenzo Cleffi, Angelo Ermanno Senatore e Eva Rachele Grassi (di Salerno, trasferiti, gli ultimi due a Parigi verso la metà degli anni 90, e attualmente a Le Mans), Enrico Viggiano, Mariano Mastrolonardo, Aldo Elefante, Giulia Piscitelli, Lorenzo Scotto Di Luzio e Pasquale Cassandro (di Napoli), a portare un loro contributo artistico, morale e materiale, ma soprattutto consigli e incoraggiamenti. Non si possono dimenticare le visite, tra quegli anni 80 e 90, di due amici (esterni): Alan Frenkiel (scrittore d'arte di Positano, ed ex manager del gruppo musicale "Napoli Centrale") con sua moglie Franca Ponti (ritornato poi, nel 2006, con il prof. James Putnam, uno degli ex curatori del Britsh Mueum di Londra, per una visita alla nostra città), e Ferruccio Massimi (scrittore, poeta ed editore d'arte - Ediz. Eurasia - di Roma), con sua moglie Carla Savarese. Altra ricchezza. Altri consigli di valori aggiunti, per il bene comune della nostra Città/Territorio. 

Tutti oggetti raccolti, conservati, esposti e inventariati, in gran parte dal sottoscritto, ed esposti al pubblico, durante la sua convenzione biennale con il comune di Campagna (come suindicato), ed anche dopo, come volontario, fino al 1994, che registrò la visita di quasi tutte le scolaresche del territorio comunale, dalle scuole medie all'Istituto Magistrale e l'IPSIAM. Il 1994, l'anno in cui, dal mese di settembre/ottobre, iniziò con un lento e inesorabile declino, l'abbandono e il degrado, con furti, sparizioni e piccoli incendi  misteriosi, in concomitanza di presenze estranee alla situazione (cittadini campagnesi e non), mai viste prima a San Bartolomeo, introdotte come nuovi soci dell'Ass. Giordano Bruno (tra l'altro senza un test d'ingresso, anche formale, per verificarne le attitudini) nel mese di settembre di quell'anno. Tutte brave persone, qualcuno attivo in politica (tra i campagnesi): Attilio Busillo, Angela De Chiara, la dott.ssa Rosanna Gallucci, Gerardo Viglione, l'avv. Michele Trotta, Vittorio Magliano,  Giancarlo e Pierfrancesco D'Ambrosio, Carmine Granito (in quegli anni presidente della Pro Loco), e non per ultimo il signor Biagio Luongo. etc., dei quali alcuni cittadini non campagnesi (ebolitani, amici di amici, come l'avv. De Lisio), ricoprenti anche ruoli  (con incarichi precisi e importanti) a membri del Consiglio Direttivo, iniziando dalla Presidenza, e quindi responsabili, unitamente ad altri membri (cittadini campagnesi) della salvaguardia del patrimonio depositato (in attesa di donazione ufficiale), nei locali dell'ex Convento di San Bartolomeo. In parole povere, la gran parte di quei cittadini (non fondatori dell'Associazione Giordano Bruno), si trovarono a gestire un patrimonio, che non gli apparteneva, né tanto meno, raccolto da loro. 

N.B. di tutti gli oggetti inventariati, è mancata una catalogazione ufficiale, per mancanza di fondi, anche se furono prodotte foto documentarie ufficiose, sparse, parziali, panoramiche di alcuni allestimenti, ambientazioni e installazioni oggettuali, con una visione (anche) artistica dell'insieme.
Altri oggetti invece, il sottoscritto li trovava dal (compianto) rigattiere Salvatore Nuzzolo (una "specchiera", come nella foto, SCOMPARSA NEL NULLA) e una vecchia "macchina da cucire" e altri oggetti.

Tale richiesta, ripeto, da un lato è per ufficializzare la donazione e dall'altro per ricontrollare il numero degli oggetti depositati (piccoli, medi e grandi) e verificarne lo stato attuale di conservazione...

n.b. Non ho più visto invece, una splendida e antica trappola per topi, che mi ricordo, costruita in terracotta, legno e ferro, portata e consegnata al sottoscritto, dalla famiglia di Maria Rosaria Ruggia, abitante in loc. Cortiglia di Via San Bartolomeo, trasferita al nord, in provincia di Milano,  per motivi di lavoro.
N.B. Nel 1982, collettivamente, il gruppo dei promotori, "Amici" del Civico Museo, portarono nei locali di San Bartolomeo, la famosa macina della Maccarunera (ex pastificio-mulino), ubicata in Piazza Guerriero, unitamente ad altri pezzi in ghisa e in legno, dove poi è stata riportata, qualche anno fa, nel suo nuovo uso di recupero di detto edificio, grazie alla disponibilità del suo nuovo proprietario, ing. Cosimo Tartaglia, nonché progettista del restauro. Come anche per altri pochi  oggetti. Poi, negli anni, quasi più nulla. Il recupero della macina, fu l'unico grande momento iniziale di tale avventura. 

Tipologia degli oggetti (Oggetti che più facilmente ricordo):
1) Tutti gli oggetti riguardanti l'attività sociale di una BETTOLA e di un  GENERI ALIMENTARI, mestieri esercitati, prima dai miei nonni paterni (Riviello Giacomo e Gibboni Mariuccia), e poi dai miei genitori (Riviello Umberto e Moscato Vincenzina), tra cui, un banco da "generi alimentari", botte, barili e barilotti vari, una "ghiacciera", imbuti, giare di terracotto, di piccola e media dimensione, alcuni bastoni in legno di mio nonno Giacomo.

 2) Quasi tutti gli oggetti riguardanti l'attività artigianale del FALEGNAME, mestiere principale che ha esercitato mio padre, prima di fare il "bettoliere", dalle basilari seghe, serrotti e attrezzi vari, al tipico banco da falegname, mestieri che comunque alternava, con la sua passione per la musica, come musicante nella Banda Musicale della Città di Campagna;

3) Alcuni oggetti riguardante l'attività artigianale del CALZOLAIO (detto anche ciabattino), mestiere esercitato da mio nonno, unitamente a quello del bettoliere e musicante nella Banda musicale della Città di Campagna, come suo figlio Umberto, mio padre.

4)  Oggetti domestici, contadini d'uso quotidiano,  proveniente dalla casa paterna dei miei genitori, la stessa che fu dei nonni paterni, dal classico braciere con asciuga-panni in vimini e in ferro, un vecchio letto in ferro, ventagli in vimini, palette in ferro per girare la brace, una cristalliera da cucina, cassapanche, "cascettielli" di legno della "mia infanzia" (uno chiaro color legno, e uno scuro con i chiavistelli per il lucchetto), alcune cornici ovali in legno, di immagini religiose di vari santi, (in particolare una classica Madonna di Pompei (della Famiglia Onesti Ferdinando e Moscato Angelina, miei zii, in una cornice ovale nera), due rasoi elettrici "REMINGTON", appartenenti a mio padre, acquistati in Germania a Munchen (Monaco di Baviera) durante il suo soggiorno, dove si recò, tra gli anni 50 e 60, da emigrante per lavorare in un fabbrica, due ferri da stiro, uno a carbome e l'altro più antico, a piastra, un orologio in ceramica (non funzionante) da comò-con specchio, camera da letto, e tanti altri oggetti;

5) Piccoli e medi elementi in pietra lavorata, frammenti di ceramica vietrese e oggetti in ferro battuto.

6) Quasi tutto il materiale cartaceo, con timbro del proprietario (riportante il nome e cognome del sottoscritto), che già di per se formava un Archivio/Biblioteca, messo su con la collaborazione del giovane Maurizio Ulino (il nostro storico-guida della città), tra cui,  una "Storia Popolare d'Italia" compilata da Oscar Pio nel 1870 e stampata a Milano in n.7-8 tomi, nel 1874...una serie di riviste, di cui alcune ancora impacchettate con legacci, della sezione "Militaria" dal titolo "Rivista Militare" ( appartenenti ad un mio zio maresciallo scelto dell'esercito regio, Nicola Riviello, il papà di Maria Riviello, vedova del compianto Renato De Rosa), e tanti piccoli e medi libri di saggistica, romanzi, riviste (come la Domenica del Corriere, con illustraziuoni di Walter Molino) e quotidiani d'epoca, libricini religiosi, depliant, volantini, e cataloghi d'arte contemporanea, etc. che il sottoscritto durante le visite alle mostre, portava con se sempre due copie, una ad uso privato e l'altra per la Biblioteca del Museo. Una parte di libri furono acquistati dal sottoscritto appositamente per la Biblioteca, come la collana edita da Fabbri Editore, anno 1992, "Capire la Pittura", formata da n.7 cofanetti, contenenti n. 12 biografie ricche di illustrazioni dei maestri storici, una collana che partiva dal GOTICO - RINASCIMENTO - il 600 e il 700 - L'OTTOCENTO (1) - L'OTTOCENTO (2) - per finire al 900 (1) - e al 900 (2) . A questi volumi, il sottoscritto scrisse ad alcuni maestri dell'arte moderna e contemporanea ancora viventi in quegli anni, come Arnaldo e Giò Pomodoro, parlando di Campagna, come una delle città colpite dal terremoto del 23-11-1980, i quali inviarono due grossi volumi della loro opera, accompagnati da una lettera, e così altri libri arrivati per il nascente Museo con Archivio/Biblioteca, che al momento mi sfuggono. Da parte dei cittadini campagnesi, furono donati alcuni libri di "Storia della Città di Campagna", dai fratelli Alessandro, Gaetano e Raffaele D'Ambrosio.

Il sottoscritto dichiara sotto la sua personale responsabilità, che gli oggetti tuttora giacenti a San Bartolomeo unitamente alla gran parte del materiale cartaceo (che a sentire alcune voci,  versano in totale abbandono), ad eccezione di quelli donati, e/o acquistati, appartengono nella gran parte dei casi, alla famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina (genitori del sottoscritto), e degli altri figli eredi, tra cui i suoi fratelli, Giacomo, Bernardo e Antonio Riviello (e rispettive famiglie). Furono trasferiti in blocco, nell'ex Convento, sito in Via San Bartolomeo, anche per gli imminenti lavori di ristrutturazione (legge 219 - ing. Domenico Balestrieri e Biagio Rocco) della casa paterna di Zappino, per consentire l'inizio dei lavori, innanzitutto per depositarli, e poi, mediante un'accurata cernita fare atto di donazione. Quindi non per tutti gli oggetti depositati in quel luogo, c'era l'intenzione, da parte della mia famiglia (e del sottoscritto, che propose tale soluzione), di fare donazione. Della maggior parte si, ma di alcuni, riportarli nella casa di mio nonno e dei miei genitori.

Inoltre, il sottoscritto, dichiara, in qualità di artista, che in detto LUOGO, si trovano da molti anni in deposito due sue opere di INSTALLAZIONE, come da fotografie allegate. La prima realizzata in un laboratorio in sito nel 1985 (unitamente ad altri artisti che parteciparono alla Prima edizione della Rassegna dell'Acqua - La Chiena), e donata al Museo nascente, dal titolo "Bruniano": "De' Segni De' Tempi" con frammenti di tela dipinta ad olio dell'ex Chiesa della Concezione, su reperto in legno verniciato (antico poggiamano della casa paterna), nelle dimensioni di 240x109x65x4 cm. e l'altra Installazione (scultorea-tecnica mista) in prestito, in un chiaro omaggio al grande filosofo di Nola Giordano Bruno, dal titolo "Eternamente esca agli voraci fuochi", nelle dimensioni: 454x23x35x137x137x37x2 cm.

Premesso che tali oggetti depositati, che di fatto dovevano essere custoditi e salvaguardati dall'Associazione G. Bruno, di cui, ai tempi, fu incaricata dal Comune di Campagna, tramite convenzione (compito che fu eseguito egregiamente, fino alla nuova situazione di degrado, dell'anno 1994-95, per cause ancora oggi misteriose), senza rivendicarne la proprietà, in assenza di una donazione ufficiale mai avvenuta,

Il fine ultimo di tale RICHIESTA è:
1) ri-controllare con la S.V. (data anche la sua specificità professionale di architetto, addetto ai lavori), lo stato di conservazione degli oggetti depositati, da donare alla Città di Campagna, affinché diventino a tutti gli effetti, un bene collettivo, di cui il Comune di Campagna si faccia garante: 

2) ri-selezionare gli oggetti, facendo una cernita di quelli più significativi (da un punto di vista documentario), da donare effettivamete, ed eventualmente intervenire per un minimo di restauro (a tal proposito, il sottoscritto si propone come volontario);

3) produrre un atto ufficiale di DONAZIONE (non solo della famiglia del sottoscritto, ma anche di altri cittadini campagnesi e rispettive famiglie, di cui sopra menzionate, nel ricordo di tali atti, nella condivisione di un bene comune);

4) esporre in modo dignitoso gli oggetti, o in uno dei locali (un'ala dell'ultimo piano?) del Luogo della Memoria-Museo Civico, nella continuazione del "Luogo della Memoria", o in un altro luogo storico adeguato di pubblico accesso, da definirsi, inteso come contesto di un'identità storica e culturale, di un popolo di giusti, che in quegli anni tragici della seconda guerra mondiale, disubbidendo alle leggi razziali, ha ospitato gli ebrei rifugiati, strappandoli da sicura morte, con la deportazione nei lager tedeschi.

N.B. INFINE, è nell'intenzione del sottoscritto, di donare un'intera camera da letto in legno matrimoniale dei suoi genitori (che gli fu donata da sua madre Vincenzina), di alta ebanisteria locale (periodo anni 30), con particolari decorativi intagliati di pregiata manifattura, composta da: letto a due piazze; un armadio a tre ante con specchi; due grossi comò, con specchio e cassettoni; un solo comodino (purtroppo l'altro è andato disperso). Attualmente, la camera da letto (con la gran parte degli oggetti), è ancora giacente presso la famiglia Aiello (eredi, miei nipoti, residenti a Lissone: Gustavo, Parigino e Armando) figli, dei compianti  Raffaele e Fifina Aiello (miei cugini). 

In attesa di un riscontro
costruttivo
formulo i miei più cordiali saluti
Angelo Riviello


Oggetti della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina -
Lo stato attuale - anno 2013-2014 (si intravede un banco da falegname,
 un attaccapanni, due tavoli da cantina, e un mobile da cucina - 'a scanzea -)
Oggetti, in buona parte della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina -
Lo stato attuale - anno 2013-2014
Oggetti, in buona parte della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina -
Lo stato attuale - anno 2013-2014
Oggetti, in buona parte della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina -
Lo stato attuale - anno 2013-2014. In primo piano un'opera di Giovanbattista
De Angelis, del 1987 - sullo sfondo una "ghiacciera" della Cantina "Marano" a Zappino -
Lo stato attuale (anno 2013-2014)
Oggetti, in buona parte della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina -
esposti nel "Luogo della Memoria", e altri portati dai ragazzi di San Bartolomeo,
 oggi padri di famiglia (Cosimo e Carlo Perna, Massimo Scotese, 
Danilo Granito, e altri)

Alcuni oggetti esposti di proprietà della famiglia Riviello - 
esposti nel "Luogo della Memoria"

Oggetti, in buona parte della famiglia Riviello Umberto e Moscato Vincenzina -
esposti nel "Luogo della Memoria", e altri portati dai ragazzi di San Bartolomeo,
 oggi padri di famiglia (Cosimo e Carlo Perna, Massimo Scotese, 
Danilo Granito, e altri)

Alcuni oggetti esposti portati dai ragazzi di San Bartolomeo,
 oggi padri di famiglia (Cosimo e Carlo Perna, Massimo Scotese, 
Danilo Granito, e altri) (tra gli anni 88 - 89 e 90)- Luogo della Memoria



Cassa di munizioni, donata dalla famiglia del colonnello Barrella -
esposta nel Luogo della Memoria
Allestimento al Museo dal 1988 al 1994, con oggetti portati dai ragazzi di San Bartolomeo,
 oggi padri di famiglia (Cosimo e Carlo Perna, Massimo Scotese, 
Danilo Granito, e altri)
Una pagina del catalogo - Le Porte dell'Arte, 1997
Incontri Internazionali d'Arte Contemporanea - 
Promossa dal Comune di Campagna - 
Stampa Grafica Ebolitana
Allestimento-Esposizione al Museo, dal 1988 al 1994,
in gran parte con oggetti della famiglia Riviello Umberto e 
Moscato Vincenzina (e di altri cittadini ancora senza nome)
Allestimento-Esposizione al Museo, dal 1988 al 1994,
in gran parte con oggetti della famiglia Riviello Umberto e
Moscato Vincenzina
Allestimento-Esposizione al Museo, dal 1988 al 1994,in gran parte 
con oggetti della famiglia Rivielo Umberto e Moscato Vincenzina
(e di altri cittadini ancora senza nome)

Foto di Marianne Piffareti del comitato Wohlen di Zurigo,
in visita al Museo nascente, 1989-90 -
il sottoscritto con Miki il suo amico "trovatello"
Foto di Marianne Piffareti del comitato Wohlen di Zurigo
in visita al Museo nascente, 1989-90 -
Foto di Marianne Piffareti del comitato Wohlen di Zurigo 
in visita al Museo nascente, 1989-90 -
Uno dei due rasoi elettrici "Remington", anni 50 e 60 (scomparsi), di Riviello Umberto
 acquistati a Monaco di Baviera, durante il suo soggiorno da "emigrante"
Uno dei due rasoi elettrici "Remington", anni 50 e 60 (scomparsii) di Riviello Umberto
 acquistati a Monaco di Baviera, durante il suo soggiorno da "emigrante"
Angelo Riviello - Installazione 1) - "De' Segni De' Tempi", 1985 
dal Catalogo 'A Chiena, 1985-87 con poggiamano in  legno (casa paterna), 
e con reperti di tela ad olio della Concezione - (in donazione al Museo)

Penombra, 1992-93 - Angelo Riviello - Installazione 3 - con  elementi lapidei
e terracotta, grazie alla collaborazione dei ragazzi di San Bartolomeo, oggi 
padri di famiglia (Cosimo e Carlo Perna, Massimo Scotese, Danilo Granito, e altri) 
Angelo Riviello - Installazione 2 - scultorea -
"Eternamente esca a gli voraci fuochi", 1986-87 (in prestito al Museo) 
Angelo Riviello - Installazione 2- scultorea -
"Eternamente esca a gli voraci fuochi", 1986-87 (in prestito al Museo) 
"Eternamente esca a gli voraci fuochi", 1986-87 - 
Foto scattata da Marianne Piffareti del comitato Wohlen di Zurigo, 
in visita al Museo nascente, 1989-90 (opera in prestito al Museo)

Il comitato Wohlen in visita al Museo,  accolti dal responsabile artistico 
Angelo Riviello (facendo loro da guida), 1989-90 


N.B. A seguito di questa lettera, inviata al Sindaco del Comune di Campagna, si dovrebbe avere un incontro, coordinato dal Direttore del Luogo della Memoria, prima del Natale  2015, tra il Sindaco, l'Associazione Utopia, l'Associazione Giordano Bruno, e il Forum dei Giovani. Una riunione, per decidere le sorti di tutto il patrimonio oggettuale raccolto (soprattutto) da Angelo Riviello (in gran parte di proprietà della sua famiglia, ai fini di una donazione ufficiale (mai avvenuta), unitamente al numero restante di altri oggetti, donati dai cittadini (consegnati allo stesso Riviello, incaricato responsabile del Comune di Campagna, tra gli anni 88-89 e 89-90). In tale incontro, si dovrà decidere (aspetto importante e basilare), come ri-destinare una parte dell'ultimo piano del "Museo-Luogo della Memoria" (ala settecentesca, da un lato, e dall'altro spazi ampi con sottotetto ex novo e lucifere, già sede del Forum dei giovani). Siamo curiosi...

LA NOSTRA STORIA  - LA CULTURA CONTADINA - LA PRESENZA DI GIORDANO BRUNO

La proposta dell'Associazione Utopia, parte dal fatto che l'ex Convento di San Bartolomeo, vada riconfermato come "Luogo della Memoria", non solo degli ebrei internati (salvati dai Palatucci), ma come luogo religioso dei Frati Domenicani, che vide il noviziato di Giordano Bruno (1572), un asilo nido negli anni 60 (come documentato da una lapide donata dagli ebrei di Long Island City - U.S.A.), e dal 1985 al 1994, come Casa Museo Laboratorio, con la presenza di artisti di valore internazionale, venuti da ogni parte d'Italia, per dare un contributo alla trasformazione della "Chiena" in Opera d'Arte. Dopo il necessario re-inventario, verificandone lo stato di conservazione attuale, con la Catalogazione stilata dall'Arch. Bignardi (sotto l'Amministrazione Granito), uno dei soci fondatori della G. Bruno,  si dovrà passare alla donazione ufficiale di tutti gli oggetti raccolti, dando ad ognuno il nome dei cittadini-donatori, e una degna esposizione.

Infine, ri-proporremo con forza, la nostra memoria, attraverso una cultura contadina che non c'è più, ripartendo dal "Luogo". In sintesi, che sia effettivamente un "Luogo della Memoria", non solo per ricordare gli "ospiti" (gli ebrei strappati alla persecuzione delle leggi razziali), ma anche gli "ospitanti" (i cittadini campagnesi, definiti giusti e uomini di pace, che furono i nostri nonni, i nostri genitori, zii e fratelli maggiori), attraverso i loro mestieri, documentazione fotografica, e altro materiale oggettuale e cartaceo. Un Luogo, da cui ripartire, anche per una sorta di un (Nuovo) "Museo Diffuso - di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea", tra pubblico e privato, in altri luoghi (tra cui alberghi, hotel, agriturismo, e B&B del territorio) di comprovata qualità e sensibilità, nei confronti di una storia dell'arte, del luogo e della cultura (da rilasciare in prestito mediante una convenzione).

p.s. lPer ulteriori info, consultare e nostre pagine su facebook -
L'Ex Convento del Frati Domenicani di San Bartolomeo - Luogo della Memoria, con 369 membri:
https://www.facebook.com/groups/113479478675663/?fref=ts

Museo di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea - Museo Diffuso, con 725 "mi piace" (pagina molto frequentata) :
https://www.facebook.com/Museo-Di-Etnoantropologia-E-Darte-Contemporanea-museo-Diffuso-519709844789770/?fref=ts

Altra pagina similare di Museo Diffuso, con 400 membri:
https://www.facebook.com/groups/614707108547641/?fref=ts

La nostra pagina che parla di Arte Contemporanea - Utopia Contemporary Art, con 2.112 membri:
https://www.facebook.com/groups/51742504904/?fref=ts

Infine la pagina della nostra Rassegna dell'Acqua  'A Chiena (Chiena Art Festival), con 750 membri:
https://www.facebook.com/groups/51742504904/?fref=ts.
























giovedì 26 novembre 2015

ANGELO RIVIELLO - "Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio" con Marano & Riviello nella "Città Invisibile Sparita"

Nell'ambito della Chiena 30°

Il Presidente di Utopia / The President of Utopia Santino Campagna
Il Direttore dell'Historic B. Hotel Maccarunera / The Director of Maccarunera Historic B. Hotel Cosimo Tartaglia e l'Amministratore unico Carmela Tartaglia
hanno il piacere di invitarla all'inaugurazione  della mostra
invite you the opening of the exibition
ANGELO RIVIELLO

"Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio"
con Marano & Riviello nella "Città Invisibile Sparita"
(ante-logica-pre mortem in progress)

Historic B. Hotel Maccarunera
Vico delle Gualchiere - Canale della "Chiena"
27 Luglio / 27 Agosto 2015

Testimonianze critiche degli amici ospiti:
 Rino Mele dell'Università di Salerno e Antonio D'Avossa dell'Accademia di Belle Arti di Brera (Milano)
(lettere aperte all'autore, di Gelsomino D'Ambrosio, e di Antonio D'Avossa, dell'anno 2002)
OPENING  lunedì 27 luglio ore 20 

Un ringraziamento particolare a Pasquale Caponigro, come fonte documentaria sugli emblemi di Giulio Cesare Capaccio, e a Santino Campagna per la fornitura del grano di Serre

Utopia Contemporary Art Associazione Culturale
Via Arc. Carmine Cesarano 17 Campagna
utopiacontemporaryart.blogspot.it

Historic B.Hotel Maccarunera - ex Pastificio/Mulino sul fiume Tenza
Vico delle Gualchiere - P.zza M. Guerriero - Canale della Chiena
Pro loco Città di Campagna
C.so Umberto I°

Comune di Campagna
L.go della Memoria

Part. della locandina-Invito

Venerdi Santo in Campania, olio su tela di sacco - 1966
Omaggio - Arte e scienza, olio su tela - 1968
Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio - Work in progress - 
Nuvole, acrilico e tecnica mista su tela -1987//2001
Angelo Riviello Moscato & Filippo Giordano Bruno- All'ombra delle idee-part. 
Intaglio su legno di ciliegio, ulivo e castagno - 1987-88
La Città Invisibile Sparita - Work in progress Città Vissute - Opere Minime, dal 1978 
(I° serie)/1978 -  II° serie 1991) - Zappino,  acrilico su tela, 1993
Lotteria Italia-Le Stelle del desiderio, Olio su tela, 1996

Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio -Work in progress - 
Ceramica a cera sarda - diam. 30 cm (proprietà privata)-1987//2003
Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio -Work in progress - 
Ceramica a cera sarda - diam. 30 cm (proprietà privata)-1987//2003
Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio -Work in progress - 
Ceramica a cera sarda - diam. 30 cm (proprietà dell'artista) -1987//2003
Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio -Work in progress - 
Ceramica a cera sarda - diam. 30 cm (proprietà dell'artista)-1987//2003
Angelo Riviello

  Angelo Riviello (nato a Campagna - SA). Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte di Salerno, ha studiato Scenografia  con Toti Scialoja all'Accademia di Belle Arti di Roma e Storia dell'Arte con Nello Ponente, unitamente a materie come la Scenotecnica e Storia del Teatro), acquisendo il diploma di AA.BB.AA. con una tesi su Alexander Calder e le Avanguardie del 900. Per motivi di studio e di lavoro, si reca a Zurigo, Copenaghen, ed a Milano, con brevi soggiorni a Positano, Torino, Venezia, Firenze, Bologna, Bari, Berlino, Barcellona, Praga, Marsiglia, Matera, Parigi. Vive e lavora tra Napoli, Salerno e la Città di Campagna.

Ha svolto e svolge un'attività multidisciplinare (pittura, fotografia, cinema in 8 mm. e super 8, assemblages, installazioni scultoree e oggettuali, ambientazioni, video, performance-teatro, scrittura). Sul piano dei contenuti, la sua fonte di ispirazione è il recupero di una memoria, su una propria identità storica, antropologica e culturale, iniziando con introspezione, su aspetti intimisti, dove la propria autobiografia e certi aspetti familiari di una cultura prevalentemente cattolico-contadina, rappresentano il cardine e il pretesto per raccontare con ogni mezzo tecnico espressivo un suo percorso. Artista nomade, tra un nord e un sud del paese, libero nel trovare i tasselli per un suo "mosaico", nella sua opera in progress, con escursioni in altre città europee, nei suoi viaggi di "andata e ritorno", in città conosciute e vissute. Ha iniziato dipingendo con un segno intenso dai colori forti e passionali, aspetti del proprio territorio, per ritrovarsi poi nell'uso del mezzo fotografico e filmico (con una lettura anche documentaria), per continuare a spaziare, tra le ambientazioni, installazioni scultoree e la pittura, piegate ai propri intenti progettuali.

"Identità e Memoria", la ritroviamo nella storia del luogo, con i suoi personaggi universali, quali Giordano Bruno, Giulio Romano, Giulio Cesare Capaccio, ma anche nelle organizzazioni di eventi legati prevalentemente al tema dell’acqua, nella sua idea progettuale di recupero, di salvaguardia, di spettacolarizzazione e di trasformazione della Chiena, strappandola alla “ruspa selvaggia” della ricostruzione post sismica (il suo capolavoro nel sociale: Piena d’Acqua del fiume Tenza di Campagna, supportato in questo da Italia Nostra di Salerno, da Segno Associati, dal Comitato “Amici del Museo” e dalla concessione che fece l’Amministrazione locale, tra mille perplessità), da un uso locale, come nettezza urbana dalle antiche origini, a evento universale, con spettacolo multimediale, coinvolgendo numerosi altri artisti di varie generazioni e nazionalità, divenendo di fatto “un’opera d'arte a più mani” con il pubblico coinvolto gioiosamente a partecipare, in un “work in progress”, iniziando  dal 1982, con una componente musicale (la "Gazza Ladra" di Gioacchino Rossini), a cura di Gelsomino Fezza e Vito D'Ambrosio. Nel 1983 con un esperimento non riuscito di Teatro Mimo degli "Amici del Tetaro" (attuale Teatro dei Dioscuri) dovuto all’inesperienza e alla non conoscenza di un certo Teatro d’avanguardia (da Luca Ronconi, Magazzini Criminali, Krypton, Falso Movimento di Mario Martone, al Teatro Laboratorio di Grotowsk e Living Theater).. Nel 1984, con una mostra di pittori e fotografi locali, e finalmente nel 1985, il decollo definitivo (facendo conoscere la Chiena a livello nazionale), con l'arte e la cultura del presente a 360° (Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea), a cura di Angelo Riviello e Enzo Di Grazia (con testi in catalogo, oltre che dei curatori, anche di Rino Mele, con un racconto di apertura di Alan Frenkiel, e con un racconto di chiusura di Vito Maggio), con la partecipazione di alcuni gruppi teatrali, come il "Candeliere" di Salerno di Paolo Lista, e il "Teatro Cooperativa Lavoro" di Venezia, gruppi musicali, e numerosi artisti invitati, arrivati da ogni parte d'Italia (anche del luogo), che spettacolarizzandola, nel coinvolgimento del pubblico, la trasformarono in Opera d'Arte, attraverso performances, happenings, laboratori site specific, proiezioni video, abbinando il tutto alle passeggiate e alle secchiate.

Le sue prime personali, sulla "Memoria", dal titolo "Affetti" e "Due o Tre Angoli di Casa", risalgono al 1978 (prima del terremoto) e la seconda (con testo di Rino Mele), al 1981 (dopo il terremoto), organizzate dalla Galleria "Taide Spazio Per" di Salerno, di Pietro Lista e Cristina Di Geronimo. Ha esposto in altre mostre personali, in Italia e all'estero, e in numerose collettive e Rassegne, in campo nazionale e internazionale, come la "Nuova Creatività nel Mezzogiorno" (riservata ai giovani), al "Goethe Institute" di Napoli, organizzata da Lucio Amelio nel 1979, il Premio Terna 01 (prima edizione 2008, tra gli artisti finalisti), con mostre a Roma e a New York, e la recente "Fluxus", al "Kingsborough Community College of the City University" di New York, 2013, a cura di Irina Danilova.
Attualmente, condivide temi e progetti, del gruppo internazionale  "Manifesto Brut", e 59 Project.


Si sono interessati della sua opera: Luciano Inga–Pin, Michele Buonuomo, Rino Mele, Maria Roccasalva, Ugo Di Pace, Angelo Trimarco, Filiberto Menna, Enrico Crispolti, Massimo Bignardi, Gelsomino D'Ambrosio, Antonio D'Avossa, Alan Frenkiel, Irina Danilova, e altri. 

Il Vesuvio visto da un’isola: Mimmo Di Caterino intervista Angelo Riviello - Da "Napoli Art Magazine", 18 settembre 2014

Da "Napoli Art Magazine" - intervista di Domenico Mimmo Di Caterino

Da "Napoli Art Magazine", 18 settembre 2014
Il primo blog di Arte e Cultura a Napoli - intervista di Domenico Mimmo Di Caterino

"Ecco a voi l'artista che ha riesumato la "Chiena" di Campagna trasformandola in opera d'arte. Domenico Mimmo Di Caterino intervista per voi Angelo Riviello. Onorato di ospitarli sul nostro Magazine".

http://www.napoliartmagazine.it/?p=403

Il Vesuvio visto da un’isola: Mimmo Di Caterino intervista Angelo Riviello.

Angelo Riviello: spazzato via dal mercato della Transavanguardia.Angelo Riviello è un artista campano (Italia). Vive in provincia di Salerno e in giro per l’Europa (quando può). Usa ogni mezzo tecnico
espressivo…

Partiamo da un dato di fatto, l’impegno politico del tuo lavoro, di artista come di curatore; da sempre approfondisci problematiche complesse legate al sistema dell’arte Italia è hai compiuto anche il miracolo Campagna, ovvero quello di fare ragionare sulle problematiche dell’arte contemporanea, una tranquilla comunità periferica, il luogo comune vuole che di arte contemporanea si possa ragionare solo in luoghi, spazi e metropoli preposte, tu con la tua esperienza hai dimostrato il contrario, come è stato possibile? Come ha reagito Campagna all’arte contemporanea (anche di spessore internazionale) che hai proposto?
Dopo il mio soggiorno a Roma, e soprattutto a Milano, e dopo aver constatato, che l’arte (quella determinata dal sistema) prendeva un’altra piega dalla mia ricerca,  per me restare in quei siti, era inutile, a meno che non mi rimettessi a dipingere per vivere di pittura, rientrai a casa, in una tranquilla comunità periferica, come tu dici (a 30 Km da Salerno e 100 da Napoli), teatro della mia identità culturale, storica e antropologica, dalla quale non mi ero mai staccato.Con quella cultura, ci lavoravo con la mia ricerca, nel mio andirivieni da “pendolare” dal sud al nord, e grazie a quel nord, in una realtà urbana da grande metropoli (quasi newyorkese), pensavo al sud in modo distaccato per cogliere ciò che mi interessava mettere in risalto, vivevo, vendendo libri a rate della Casa Editrice Einaudi (spostandomi in biciletta per le vie di Milano).La tradizione, per me, è stata (ed è), la base per guardare avanti, nel tentativo di realizzare un mio concetto di “ricerca”.Una volta a casa, e cioè in Campania, e precisamente a Campagna, in provincia di Salerno, mi trovai dopo due anni nel bel mezzo di un terremoto del 23-11-1980, che causò nella sua tragica conseguenza oltre tremila morti, in tutta l’area del cratere, sconvolgendo un intero mondo antropologico, religioso e culturale. Non poca fu la rabbia, lo spaesamento e la paura di un futuro possibile. Rimboccandomi le maniche, ben presto mi trovai impegnato su tre fronti: 
Quello della SALVAGUARDIA del patrimonio esistente della mia città, attraverso i suoi segni portanti, e in tale specifico, il canale dell’acqua del fiume Tenza (dove ha origine la deviazione delle acque che generano la “Chiena”) era uno di questi, fondamentale, per ridare speranza ad una comunità dell’entroterra colpita dal sisma (lontana dai soliti itinerari di interesse), come tante altre realtà del cratere, nel progettare un futuro possibile, per il richiamo di un turismo sostenibile.
QUELLO DEL RECUPERO, come conseguenza nei fatti, nell’estate del 1982.
LA NUOVA DESTINAZIONE D’USO, attraverso l’arte e la cultura del presente (dal 1985 al 1994, con una ripresa nel 1997, e poi dal 2005 al 2011-2012, con la recente partecipazione anche di artisti stranieri di diverse nazionalità (tra cui alcuni che vivono a New York), per far rientrare l’arte (“messa intanto da parte”, guarda caso, non dalla gente del posto ma dalle solite istituzioni), proposta dall’Associazione “Utopia Contemporary Art”, ma senza esito, data la scarsità di fondi e l’insensibilità politico- amministrativa, a parte la crisi.

Tu parli di miracolo?
Possibile, certo, con la sola forza delle idee, ma agli inizi, nel recuperare la “Chiena” nel 1982, e trasformata in “opera d’arte” nel 1985 (nella metamorfosi, da evento tradizionale, locale, a evento universale), grazie ad una situazione interna di supporto basilare con persone del posto, ma soprattutto, per la creatività riscontrata e alla qualità delle operazioni di interventi nell’acqua (unitamente ad un uso ecologico e ludico dell’evento), nella collaborazione di numerosi artisti (dissidenti nei confronti della Transavanguardia), coinvolti con un invito aperto (dato che il sistema guardava da un’altra parte), provenienti da ogni parte d’Italia (alcuni dei quali stranieri, i primi di una serie), dando loro vitto e alloggio (in parte nell’ex convento dei Frati Domenicani, di Giordano Bruno, per farne una Casa/Museo/Laboratorio, e in parte nei prefabbricati del dopo sisma, attrezzati e dotati di doccia), senza i quali era impossibile che tutto ciò avvenisse. 
Oggi a distanza di 32 anni, la “Chiena”, con il suo canale, che una volta portava acqua ai mulini, ai pastifici, alle cartiere, alla centrale idrico-elettrica, e serviva a pulire le strade del centro storico attraversate, una volta anche da pecore, asini e muli (oltre che a rinfrescare d’estate il corso principale della città), viene riconosciuta dal MiBACT, come un evento di straordinaria bellezza.

Non ti nascondo, che prima di tale riconoscimento, e su sollecitazioni di amici artisti (tra i quali alcuni napoletani), come Associazione “Utopia” abbiamo pensato ad una possibile “storicizzazione” di tale situazione, per consentire una dignitosa esposizione permanente in loco, delle opere prodotte in quelgi anni 80 e 90 (fino alle ultime di mail art e di video arte), mediante una mostra documentaria in un luogo deputato istituzionale, di una grande città come Napoli, ovviamente con l’avallo e il supporto logistico, soprattutto, dell’Ente locale (con la speranza che si possano accodare anche Provincia e Regione e lo stesso MiBACT, altrimenti faremo senza).


Prima di tornare in Campania sei stato molto in giro, da artista, quando racconti del tuo lavoro ti consideri uno “spazzato via dalla Transavanguardia”, cosa vuoi dire di preciso?Tu sei un artista che attraversa generi e linguaggi dell’arte, forte della sua capacità di concettualizzazione poetica che piega il media che affronta, alludi alla costruzione teorica della “Transavanguardia” che per motivi di mercato limitava in quegli anni la ricerca artistica degna d’attenzione alle sole arti classiche?
 Ho usato un termine per esprimere con maggiore chiarezza, il contesto in cui mi sono trovato ad operare in quella fine degli anni 70 (1975/1978), e a proporre un mio lavoro che principalmente verteva sulla memoria & identità, senza fronzoli inutili o nostalgici, ma per raccontare delle storie in modo atipico e inusuale, sottolineando certi aspetti “trasgressivi”; mettere a nudo tabù e ipocrisie di una società piccolo borghese, cattolica e reazionaria,  valorizzando la cultura contadina, attraverso alcuni mezzi (dopo le prime esperienze pittoriche), con la fotografia e i film “fatti in casa” (in 8 mm. e super 8, oggi riversati in video digitale mini-dv, dopo un primo riversamento in VHS verso la fine degli anni 90)…

Perché “spazzato” via dalla Transavanguardia? Perché tale movimento, che alla grande celebrava un ritorno all’ordine, nel recupero di una manualità, per un decorativismo pittorico tout court, voluto fortemente dal mercato, chiuse inevitabilmente le porte a certe esperienze (non solo mie, ma di tanti altri, dei quali alcuni si convertirono). Esperienze (tra quelle conosciute e non), che riapparvero dopo oltre un decennio, dagli inizi anni 90 in poi…


I linguaggi dell’arte stanno mutando, questo secolo sembra avere sostituito agli intermediari del secolo passato, applicazioni e monitor di pc, parallelamente gli artisti sembrano ancorati al secolo passato e appaiono incapaci di usare questo grande vuoto (dettato anche dalla crisi economica) per elaborare nuove problematiche e nuove risposte linguistiche alla mutazione in corso, siamo davanti alla possibilità di ritrovarci una generazione asettica e acritica di artisti eterodiretti che si muovono soltanto da professionisti che seguono e inseguito un mercato costruito a tavolino o intravedi vie di fuga a tutto questo?
I linguaggi dell’arte stanno mutando, questo secolo sembra avere sostituito agli intermediari del secolo passato, applicazioni e monitor di pc, parallelamente gli artisti sembrano ancorati al secolo passato e appaiono incapaci di usare questo grande vuoto (dettato anche dalla crisi economica) per elaborare nuove problematiche e nuove risposte linguistiche alla mutazione in corso, siamo davanti alla possibilità di ritrovarci una generazione asettica e acritica di artisti eterodiretti che si muovono soltanto da professionisti che seguono e inseguito un mercato costruito a tavolino o intravedi vie di fuga a tutto questo"?

L’unica via di fuga, almeno per quelli come me, è “come sopravvivere”, senza “tradire” l’arte e la propria indole. Non il sistema mercantile, del quale non mi sono mai preoccupato, soprattutto in quegli anni 80, “strafottendomene” (scusa il termine un pò “aggressivo”, ma è la verità), altrimenti avrei agito da “furbastro” in tempi non sospetti, e avrei avuto anche la facoltà di farlo in quel di Milano, dove non mi mancava la possibilità, con un invito esplicito da parte di chi mi stimava e conosceva il mio lavoro. Dovevo solo decidermi, ma non l’ho fatto (senza entrare nei particolari). L’importante è essere se stessi, anche se a volte si pagano certe scelte, arrivando, se pur con un dubbio, ai soliti “rimpianti”. Il “grande vuoto” che hai messo in risalto (grazie anche alla crisi economica), fa riflettere, e secondo me, ci troviamo già a conoscere una generazione asettica e acritica di artisti che inseguono esclusivamente un mercato, parallelamente alle mutazioni del linguaggio artistico legato all’era digitale. Non so se esserne “invidioso”, o meno, o addirittura “indignarmi”. Di sicuro, di questo passo, l’arte ne risentirà e (in un futuro prossimo, credo) avrà poco da raccontare. In assenza di contenuti, assisteremo ai soliti “deja vu” (e “deja fait”), dei corsi e ri-corsi, e alle solite azioni eclatanti per “meravigliare” chi ormai “non si meraviglia più…

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