giovedì 18 agosto 2016


A Campagna biglietto a 1 euro per la chiena di mezzanotte. Dal quotidiano (La Città di Salerno)

A Campagna biglietto a 1 euro per la chiena di mezzanotte. Dal quotidiano  ("La Città di Salerno") del 17 Agosto 2016

L'evento conclude la manifestazione di quest'anno. Per la prima volta l'ingresso nella cittadina sarà a pagamento  

Una giornata della Chiena

CAMPAGNA. Mezzanotte in punto: la città si allaga. Il corso del Tenza viene deviato e l’acqua inizia a scorrere dall’alto. Scendendo, lungo le strade diventa un torrente alto quasi mezzo metro e accende gli animi di quanti ogni anno si radunano in attesa della Chiena notturna. C’è attesa per l’evento che stanotte 17 agosto (dopo l’antipasto di ieri sera) pone fine alla Chiena di Campagna, paese che da sempre è scenario di antichi rituali reiterati e rimodellati dagli autoctoni che hanno saputo fare del folklore locale un’attrattiva. E così, oltre ai campagnesi che da anni partecipano a questa catarsi acquatica, adagiandosi in strada come se essa stessa fosse un fiume, migliaia di turisti quest’anno sono arrivati da tutt’Italia per vedere l’ultima chiena dell’anno.

Da quest’anno, però, la tradizione è a pagamento. Niente spettacolo per coloro che non doneranno un euro. Obolo obbligatorio all’ingresso del paese. Pareri discordanti e tante polemiche riguardo questa decisione, che secondo molti abitanti andrebbe contro la storia dell’usanza stessa. Quella che chiude l’estate tra gavettoni, goliardia e signore che in ogni angolo di strada riempiono l’aria dell’odore di frittelle che, ancora bollenti, vendono per pochi centesimi. Il centro storico anche stanotte è una sagra a cielo aperto e ancora stellato, e costellato di pietanze immancabili del menù campagnese come: matasse e fagioli, lagane e ceci, gliummarelle e soffritti vari. Tentazioni a cui può resistere solo chi non è dotato di olfatto. Nato per ripulire le strade e le botteghe, questa manifestazione, del tutto spontanea, è di origine antica ed imprecisata: un evento folkloristico, unico al mondo, che si ripete ogni anno a partire da luglio.
Originariamente questo eccezionale avvenimento era necessario per l’igiene delle strade e delle botteghe, chi dice per ripulire la città dalla peste del ’600, chi semplicemente per ripulire il corso principale dagli escrementi degli animali da soma durante il periodo estivo, quando le piogge scarseggiano. Oggi, migliaia di turisti, ogni anno, scoprono ’a Chiena tra il mito e il fantastico, la leggenda e l’attualità. Nel 1889 venne risistemata la pavimentazione del corso Umberto I, per facilitare il deflusso delle acque fluviali in modo da non allagare le abitazioni, e venne restaurato il canale artificiale. Da allora, ogni anno i sindaci emanano una ordinanza per avvisare dell’allagamento. Dal 1985, ’a chiena si è trasformata in una kermesse artistico-culturale (da un’idea
di Angelo Riviello, artista e scenografo originario di Campagna) in cui, durante i giorni dell’allagamento, vengono svolte rappresentazioni artistiche, teatrali, musicali. Anche quest’anno il cartellone di eventi è stato intenso e ha visto la partecipazione di molti nomi importanti.


NOTA dell'Assocoazione Utopia Contemporary Art:
Un primo timido passo, verso un'informazione corretta, sulla Chiena e una sua storia che si perde nei secoli, ci viene dal quotidiano "La Città di Salerno", con notizie inerenti alla peste del 600, e nel 1889, quando venne risistemata la pavimentazione del corso Umberto I, per facilitare il deflusso delle acque fluviali in modo da non allagare le abitazioni, quando il Comune, con "avviso alla cittadinanza", deviava il fiume per la pulizia delle strade...Occorrerebbe un servizio specializzato, per una sua ricostruzione storica, quanto più fedele possibile. Su quella recente, invece, nel momento in cui correva un serio rischio di scomparire definitivamente, con la ruspa selvaggia, dopo il tragico terremoto del 1980 (data la tendenza perversa di coprire tutti i canali e i corsi d'acqua a vista del centro storico, con colate di cemento e catrame), con un decennio alle spalle di totale dimenticanza, sono tanti i nomi degli artisti da ricordare (dal 1985 in poi) che hanno contribuito a far grande la Chiena, recuperandola, facendo avanguardia e salvaguardia insieme (grazie al supporto di Italia Nostra di Salerno), trasformandola in Opera d'Arte a più mani, e facendola conoscere a livello nazionale e internazionale, compiendo, forse inconsciamente, il più grande atto estetico-rivoluzionario e spettacolare dell'arte italiana di questi ultimi 30 anni...

p.s. si cita Angelo Riviello (artista e scenografo) originario di Campagna (con un suo lavoro sulla "Identità & Memoria", svolto tra Salerno, Milano e Campagna), ma avrebbe fatto ben poco, con tale progetto, senza la partecipazione attiva di tutti gli altri artisti che fecero parte del primo nucleo, di cui alcuni, non ci sono più, e vanno ricordati...Aiutateci, come associazione Utopia, a storicizzare la Chiena...Grazie!
n.b. il biglietto d'ingresso a 1 euro, è solo un'offerta libera, non un'imposizione, con servizio navetta per evitare il caos...in una città poi, dove il parcheggio non si paga (la Direzione Artistica)

Su Wikipedia, già si riportano da qualche anno, le prime notizie, per una storicizzazione corretta e completa, ai fini di rendere l'Evento sempre più accattivante e incisivo, da un puntio di vista innovativo, artistico e culturale, come lo è stato all'inizio di tale avventura, negli anni 80 e inizio anni 90, senza mai tradire la Tradizione:
https://it.wikipedia.org/wiki/%27A_Chiena



La Chiena degli anni 80?


La Chiena degli anni 80? è stato il più grande atto estetico-rivoluzionario e spettacolare che l'Arte di questi ultimi 30 anni, abbia potuto fare, ad uso e consumo di tutti...che attraverso il recupero, la salvaguardia, e un progetto innovativo di continuità, senza tradire la tradizione, come work in progress, di un'opera d'arte a più mani, ha saputo guardare al futuro,ridando speranza a tutta una comunità duramente colpita dal terremoto!!! 
Quando si dice Campagna, si dice "CHIENA", e quando si dice Chiena, si dice "CAMPAGNA"...(la Civitas Campaniae)..


p.s. sono famose le definizioni poetiche, di Rino Mele, uno dei più grandi teorici, studiosi e poeti.italiani contemporanei...e proprio questa foto (di A. Riviello, e G-. Fezza, scattata con Yashica 6x6, pellicola B/N), di un secchio tipico del nostro artigianato, sotto il becco principale della Fontana di Via Giudeca (che fu il simbolo di quegli anni), piacque molto al prof. Mele, profondo conoscitore, non solo di arte in senso ampio, ma anche di fotografia..Com'è famoso il racconto scritto da Alan Frenkiel, dedicato a Campagna, uno scrittore americano, profondo conoscitore di letteratura, spettacolo, e musica contemporanea....


Foto di Angelo Riviello & Gelsomino Fezza, 1983 (la prima foto
simbolo della Cbiena-Rassegna dell'Acqua) anni 80
Il primo manifesto storico della Chiena-Rassegna dell'Acqua
Il Libro/Catalogo storico, bilingue delòla Chiena Rassegna dell'Acqua
(1a ediz. nazionale, 1985)
La Fontana della Chiena, di Angelo Riviello, progettata nel 1982,
 unitamente all'idea progettuale, di recupero, di salvaguardia,
e di spettacolarizzazione con l'Arte e la Cultura del Presente.
 Realizzata nel 1992
Foto di Pompeo Ganelli, 1985 (la prima grande foto della secchiata)


domenica 17 luglio 2016

CHORA

CHORA: l'ultimo progetto sullo spaccato di una ricerca artistica (di punta) in Basilicata (per noi di Utopia, l'unica), degli amici materani e potentini, nel Parco Scultura "La Palomba", di Antonio Paradiso . Un Parco da sogno...il Parco dei desideri, visitato e conosciuto durante il Progetto Rupextre del 2010: 

ARTISTI:
Alessandra Bia, Dario Carmentano, Bruno Di Lecce, Donato Faruolo, Massimo Lovisco, Pino Lauria, Marcello Mantegazza, Claudia Olendrowicz, Vito Pace

vernissage sabato 18 giungo 2016, ore 18.00

seguono performance di Alessandra Bia/Bartolomeo Smaldone, Dario Carmentano, Pino Lauria/Stefania Visconti, Massimo Lovisco/Gabriele Rufino/Stefano Spagnuolo

fino al 24 giugno 2016, solo su appuntamento

Parco Scultura La Palomba
c.da Pedale della Palomba – Matera


Il Parco Scultura La Palomba, al margine opposto della gravina su cui si affaccia Matera, fu realizzato su iniziativa dell’artista Antonio Paradiso in un’antica cava di tufo esausta. Negativo residuo di una settecentesca Matera che dopo lo scavo approda al costruito, è diventato oggi luogo di un’esposizione permanente di opere antropologiche, un antro in grado di mettere in risonanza l’arte oltre le strategie della musealizzazione.

Chora è tra le iniziative temporanee che ne tengono viva la presenza, ed è un’esposizione collettiva in forma di convivio tra esponenti della comunità artistica lucana. In mostra opere di Alessandra Bia, Dario Carmentano, Bruno Di Lecce, Donato Faruolo, Pino Lauria, Marcello Mantegazza, Massimo Lovisco, Claudia Olendrowicz, Vito Pace. A partire dalle 20.00 avranno invece luogo eventi performativi condotti dagli stessi artisti: Immagine urbana, memoria, segno, di Alessandra Bia, con la partecipazione del poeta Bartolomeo Smaldone; Eutrapelìa, di Dario Carmentano; Linea di Confine, di Pino Lauria con la partecipazione dell’attrice Stefania Visconti; Thirteen tears in the ears, opera sound art di Massimo Lovisco, Gabriele Rufino e Stefano Spagnuolo.


Il titolo dell’evento rimanda a categorie formulate da Platone e rielaborate tra gli altri da Jacques Derrida: al di fuori dei confini della polis, oltre il luogo della vita organizzata in cui la legge umana ambisce a coincidere con la legge della natura, si estende il luogo dell’indefinibile e del verosimile, un’area topografica e dell’intelletto in cui si dispiegano tanto l’inconcepibile quanto le infinite articolazioni del pensabile. La cava, un ambito che vibra fatalmente tra il vuoto e lo statuto di luogo senza mai giungere all’insignificanza, che si definisce anzi per assenza e privazione, diventa ricettacolo (una delle possibili traduzioni della parola chôra), ovvero sfera delle possibilità, luogo molteplice.


Matera è città atavica e anautoriale in cui ogni segno è segno culturale e in cui gli antichi percorsi urbani sono la pietrificazione di uno schema insediativo e relazionale scomparso: ogni muro compete con la strada, ogni pavimento con il soffitto altrui, ogni vicinato con il vicinato accanto. A questa pregnanza di sensi negoziati si contrappone la contemporanea ricerca di un destino, di una vocazione, di un momento di elaborazione cui nessun processo progettato sembra saper rimediare.



Chora nasce come coordinamento di energie intellettuali, come spazio, dispositivo, argomento, pretesto e laboratorio di discussione, non con l’intenzione di suggerire direzioni e strategie ma con l’intenzione di ripartire dalla convivialità stessa, dalla messa in comunione di idee, in un frangente in cui ogni movimento generazionale è dissolto e ogni spazio pubblico di riflessione destabilito.


Chora ha inaugurato sabato 18 giugno 2016 a partire dalle ore 18.00 ed è stata visitabile fino al 24 giugno su appuntamento (telefonando al numero 328 9716135).





mercoledì 6 luglio 2016

CHIENA 30° - CAMPAGNA 27 Luglio - 30 Settembre 2015


TESTO e COMUNICATO STAMPA
ACQUA-TRENTENNALE DELLA CHIENA (1985/2015 ) - 30° ANNIVERSARIO DELLA TRASFORMAZIONE DELL'EVENTO TRADIZIONALE  DA NETTEZZA URBANA a OPERA D'ARTE" , per un inizio di STORICIZZAZIONE


 MOSTRE ALL'INSEGNA DI UNA STORICIZZAZIONE IN PROGRESS, TRA AVANGUARDIA E TRADIZIONE

Nella città di Campagna, in occasione del Trentennale della Chiena, sono in corso alcune mostre e attività, accomunate da un unico obiettivo: storicizzare la "Chiena", nel recupero storico, per essere ri-visitata, regolamentata e ri-valorizzata, con maggiore attenzione, per un richiamo turistico di qualità, e non solo di quantità, come avvenuto negli ultimi 20 anni nel richiamo della "secchiata". La Chiena, evento fluviale del fiume Tenza, utilizzato nei secoli scorsi, non solo per portare acqua ai mulini, cartiere, concerie e alla centrale idro-elettrica, ubicate lungo le sue sponde, fino a congiungersi con il fume Atri, l'altro fiume che bagna la città, ma anche per pulire il Corso principale del centro storico, dallo sterco delle bestie da soma (asini, muli, e anche cavalli) che l'attraversavano tutto, e l'hanno attraversata fino agli anni 60, dall'ingresso di Via Roma, fino ad arrivare al primo quartiere storico medievale di San Bartolomeo, a ridosso del Castello Aragonese "Gerione", sorto  nell'anno mille.

 Il Comune aveva l'onere di deviare le acque dal canale attaccato alla Maccarunera (ex Pastificio/Mulino) il quale tramite ordinanza amministrativa, con "AVVISO ALLA CITTADINANZA" informava la popolazione della pulizia del corso, invitandola a restare in casa, incaricando per tale compito, anche un banditore che si recava in tutti i quartieri della città. In parole povere, nella citazione di un gergo popolare, la Chiena veniva utilizzata per "lavare i panni sporchi in  famiglia". Non era uno spettacolo gratificante da offrire ad occhi esterni, nel pulire lo sterco animale, per un richiamo turistico, da propagandare fuori dal territorio comunale. Tutto quello che poi capitava, nell'acqua deviata del fiume Tenza, ai malcapitati cittadini (trasgressori o ignari dell'avviso, o che rientravano da altre località vicine), era solo una casualità, dovuta ad incidenti non voluti, tra il divertimento e gli "sfottò" tipicamente "paesani", dove tutti si conoscono, e di tutti, come si suol dire, si conosce "vita, morte e miracoli".

Campagna, fu bagnata dalla Chiena, fino agli anni 60 (come già accennato), quando la cultura contadina iniziava a scomparire gradualmente. Il boom economico di quegli anni decretò quasi definitavamente la sua scomparsa, con interi nuclei familiari (che patendo ancora la povertà degli anni post 2a guerra mondiale) decisero di emigrare al nord Italia, chiamati da altri parenti e conterranei, soprattutto in Lombardia, e precisamente a Lissone in Brianza), ma anche in Svizzera, Germania, Francia e Inghilterra. Negli anni 70, infatti, la Chiena, sembrava essere vittima di un lento ma inesorabile declino, per finire nel dimenticatoio. andando letteralmente in disuso. Non si faceva quasi più. Non c'erano più mulini. Non c'erano più cartiere. La centrale elettrica tendeva a scomparire di lì a poco.  Gli asini, muli e cavalli, non passavano più. 
Si arrivò così alla data del 1980, segnato dal tragico terremoto del 23 novembre. Un Comitato "Amici del Museo e della Chiena" attenti alla salvaguardia di un mondo in via di estinzione(dei quali alcuni sono confluiti nell'Associazione G. Bruno, ed altri nell'Associazione Utopia, con alle spalle il supporto di Italia Nostra di Salerno), pensò in primis alla salvaguardia, e poi ad un recupero, per un nuovo uso della Chiena, con un'idea progettuale ben precisa, scaturita da una ricerca pre-terremoto, sull'Identità & Memoria (dalla metà degli anni 70) di Angelo Riviello (un artista natio del luogo, socio esterno militante di Italia Nostra, che faceva il pendolare, tra la città di Milano e Campagna, conosciuto e apprezzato in un certo ambiente artistico milanese di punta, ma anche di Salerno e di Napoli),  nella proposta di recuperarla per restituirla alla comunità, e nel tentativo di ridestinarla ad altro uso, e cioè del richiamo turistico-culturale, nel progettare un futuro, con la creazione di una piccola economia.

Ed ecco che con questi presupposti, entra in scena l'Arte. e precisamente gli artisti invitati nel 1985 dallo stesso Angelo Riviello (in qualità di coordinatore artistico del Comitato, con studi di Scenografia, compiuti, all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diplomò), che dopo i primi tentativi di spettacolarizzazione (tra il 1982 e il 1984), e sperimentando le infinite potenzialità espressive dei vari linguaggi artistici, che potevano confluire in tale progetto, nel 1985, trasformarono la Chiena, da evento di nettezza urbana in Opera d'Arte a più mani, con la collaborazione degli artisti, senza i quali era impossibile che tutto ciò avvenisse. Artisti dissidenti nei confronti di una cultura in auge in quel momento, voluta dal mercato dell'arte, nel "ritorno all'ordine", motivati, per un'arte nel sociale (public art), che andava incontro al pubblico, provenienti da ogni parte d'Italia, per un richiamo turistico intelligente, nel coniugare la "qualità" alla "quantità" dell'offerta, facendone un incontro annuale sotto forma di Rassegna o Festival. Nel 1982, oltre al progetto di un Museo di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea (Casa Museo Laboratorio, inteso come contenitore "vivo" di esperienze in sito, nell'ex Convento dei Frati Domenicani di San Bartolomeo, già visitabile negli ani a cavallo, tra il 1990-92 e 94), come base, nel ricreare un ambiente consono, e una scenografia idonea nel luogo deputato di Piazza Melchiorre Guerriero (nel sito che fu del Sedile di San Bernardino, come da lapide-ricordo) fu progettata anche la Fontana della Chiena, con reperti ed elementi lapidei, con frammenti in pietra e di terracotta. Ed è in questo che risiede la chiave di lettura, per comprendere da dove arriva la Chiena (la Nuova Chiena), ri-nata dalla macerie del dopo terremoto (grazie ad un miracolo dell'Arte, con una situazione, che non si esita a definire d'avanguardia in quel contesto degli anni 80, in pieno boom della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva,  e ad un'Amministrazione Comunale consenziente (anche se perplessa e con molte riserve), nella sua trasformazione per un nuovo uso.

In questo modo fu strappata anche dalle grinfie della ruspa selvaggia, che già andava a sconvolgere, ad abbattere intere insule, e a coprire con cemento e catrame, interi canali, piccoli ponti, e corsi d'acqua del Tenza, compresi i lavatoi pubblici, in diversi angoli della città, a ridosso delle acque (vedasi l'esempio eclatante di Via Molinari, dove l'acqua si accarezzava con mano), con il tentativo di intaccarla definitivamente nei segni storici millenari, e nella sua passata e ricca economia: l'ACQUA! Per il Comitato,  convinti che non poteva esistere "avanguardia senza tradizione", la ricostruzione andava fatta attraverso l'arte e la cultura del presente, "portando a braccetto passato e presente", per un futuro da costruire che doveva già essere oggi.
A testimonianza di quel 1985, fu stampato un Libro/Catalogo dal titolo "'A Chiena a Campagna - Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea - Edizioni Civico Museo Campagna-Stampa Boccia Salerno, 1987, con testi di Angelo Riviello, Enzo Di Grazia e di Rino Mele, e con due racconti, uno di apertura di Alan Frenkiel e uno di chiusura di Vito Maggio. Tale Libro/Catalogo, si può ammirare e consultare, nell' esposizione storica in progress, nella Sala G.D'Ambrosio del Comune, accedendo dall'ex  Via Mercato (attuale Via Grimaldi.............).

Come si evince, l'acqua è stata, nella sua tradizione secolare, la maggiore economia della città/territorio di Campagna, unitamente ai prodotti di una ricca agricoltura, tra i quali primeggia l'olio extra-vergine d'oliva rappresentando uno dei fiori all'occhiello della comunità campagnese.

Azioni blitz nell'acqua della Chiena e Installazione nel fiume Tenza - MOSTRE PROGRAMMATE
Mostre per Chiena 30°: in anteprima "Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio, con Marano & Riviello nella Città Invisibile Sparita"(mini Ante-Logica Pre Mortem), con un omaggio alla città di Campagna, e ad un personaggio storico straordinario (Giulio Cesare Capaccio), nella presentazione di Rino Mele (Università di Salerno), con lettere all'autore di Gelsomino  D'Ambrosio (Segno Associazti di Salerno), e di Antonio D'Avossa (Accademia di Belle Arti di Brera), dell'anno 2002 - Historic B Hotel Maccarunera dal 27 Luglio al 27 Agosto 2015;
Mostra-Documentaria in progress, dei manifesti storici, del libro/catalogo "'A Chiena a Campagna-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea", e stampati vari (locandine, cartoline, foto-documentarie, etc.), a cura dell'Associazione Utopia Contemporary Art (Direz. Artistica di Angelo Riviello) - Fino al 30 Settembre (con proroga fino al 15 Ottobre 2015)- Sala Conferenze "Gelsomino D'Ambrosio" del Comune di Campagna, dove nell'atrio esterno si può ammirare la piccola Fontana della Giudeca, riprodotta  in scala 1/2, e ubicata in modo permanente,  il 9 Agosto (sezione Laboratorio-Arte Applicata, curata dall'Arch. Santino Campagna-Presidente di Utopia);
Mostra-Laboratorio Site Specific, dell'anno 2010, sul tema dell'Acqua, della Chiena e Storia del Luogo, a cura di Aldo Colella (Presidente dell'Associazione Culturale "Visioni Future" di Potenza) - Dal 29 Agosto al 30 Settembre (prorogata in data da destinarsi).
Le azioni blitz nell'acqua della Chiena 2015, con un' Installazione nel fiume Tenza, ha visto la presenza del Gruppo Internazionale "Manifesto Brut"- nella rappresentanza di Rino Telaro (con una performance nelle acque della Chiena), e Giorgio Scotti (con un'installazione nel fiume Tenza, dal titolo "La moltiplicazione delle acque"), coadiuvati da Angelo Riviello, nel supporto dell'Associazione Utopia Contemporary Art, dal  Presidente Santino Campagna, e da altri amici, cittadini e soci di Utopia.
Associazione Culturale "Utopia Contemporary Art
(Coordinamento e Direzione Artistica di Angelo Riviello)








































  

giovedì 23 giugno 2016

Rino Mele - Tra i finalisti del Premio Viareggio per la Poesia, 2016



Il nostro caro e vecchio amico Rino Mele, è tra i finalisti del Premio Viareggio per la Poesia, 2016, con "Un grano di morfina per Freud" (Ediz. Manni)...A lui va il nostro più caro abbraccio, un'infinita stima, e gli auguri per un grande successo e riconoscimento!

Solo a sentirlo parlare (tra amici o durante la presentazione di una mostra), è una poesia...
Mi piace citare Rino (memoria storica, e uno dei protagonisti, di tanta cultura salernitana, fin dagli anni 70, in quella Salerno di Filberto Menna, Alfonso Gatto, Sanguineti, Crispolti, Angelo Trimarco, Bonito Oliva, e tanti altri), alcuni stralci di un suo testo nel Libro/Catalogo della "Chiena-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea, 1985 (Ediz. Boccia, 1987)", a testimonianza di ciò che fu realizzato in quell’inizio degli anni 80 (non solo in campania, ma sul territorio nazionale), sia come Casa Museo Laboratorio nascente e sia come esperienza di ri-destinazione d’uso dell'Evento “Chiena”, dopo averlo strappato alla ruspa selvaggia, trasformato in "Opera d'Arte", iniziando in questo modo (Angelo Riviello): 

"Tra luglio ed agosto Campagna si riempie d'acqua: il fiume Tenza viene deviato dal suo corso perché diventi linguaggio, perché continui il suo itinerario sotto il segno della finzione e della rappresentazione...". 
Poi continua nella citazione di alcuni nomi, protagonisti di quella situazione, da Pasquale Natella (con la sua "pozza d'acqua") a Gelsomino D'Ambrosio (con il suo uroboro, il serpente che si mangia la coda...e la sua umidità nella sua scheda "Campagna", tra odori di mosto e rosmarino), del quale disse, tra l'altro: " Fu D'Ambrosio a presentarmi, a Roma, nei pressi del teatro dell'Opera, un suo conterraneo (il sottoscritto), un altro taciturno impregnato d'umido umore, che sfida con tanta innocenza le leggi della burocrazia politica da sembrare uno di quei santi improbabili, San Bernardino, Sant'Ilario, San Mansueto, che fioriscono colombe d'acqua dalle mani, e che saprebbero uscire dai tormenti con la semplicità di un bambino o di un funambolo. Il campagnese incontrarto a Roma era un artista, fotografo, e, infine più tardi, dedito a difficili regie (il Civico Museo Archivio...la Chiena...)". 
In pieno testo, entra nei dettagli dell'arte e di alcuni artisti: "Quanti nomi giovani tra gli operatori, quante mani felici, come l'arte diventa speranza politica, profilo riconoscibile dei dolci e difficili abitanti di un paese senza uscite...A ripercorrere la danza degli artisti sull'acqua ci sono tanti impegni generosi da citare: Mariano Mastrolonardo e le sue carte colorate, Pina Guida, Enrico Viggiano, Maria Pia Roncoroni, Alba Savoi, Angelo Riviello e le sue fragili barche, piccoli velieri senza approdo; il sottomarino Nino Aiello (con la nera tuta da sub simile ad un ilare diavolo sfuggito ad un imprudente esorcista); Vito D'Ambrosio concettuale; Gisella Meo tra vele e gabbie aeree...Anna Malapelle e le sue scale che s'aprono nel cielo rompendo le finestre....Francesco Bonazzi , che dipinge l'acqua, che dipinge nell'acqua..., e ancora Epifani, De Marinis, Antonio Porcelli, Sergio Pavone...,  e Alfonso Filieri intento a scolpire difficili colonne (d'acqua). Così tra il convento dove i domenicani cercavano la cecità sui libri misteriosi e chiari delle preghiere notturne e la chiesa dell'Annunziata scavata dal terremoto la festa dell'acqua ha celebrato in tre anni la sua maternità su un paese sconvolto da una memoria troppo tenace e la progressiva perdita d'identità...". 
E così arriviamo al passaggio finale “premonitore” e “profetico” (sempre attuale): 
“Campagna è troppo piccola perché molti altri si accorgono dell’eventuale fallimento del suo spazio simbolico, ma è anche abbastanza grande perché questa piccola impercettibile catastrofe risuoni di eco in eco sommandosi alle valanghe di azioni mancate, peccati di omissione culturale cui è sempre troppo tardi rimediare...” (Rino Mele, 1987).





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