domenica 17 luglio 2016

CHORA

CHORA: l'ultimo progetto sullo spaccato di una ricerca artistica (di punta) in Basilicata (per noi di Utopia, l'unica), degli amici materani e potentini, nel Parco Scultura "La Palomba", di Antonio Paradiso . Un Parco da sogno...il Parco dei desideri, visitato e conosciuto durante il Progetto Rupextre del 2010: 

ARTISTI:
Alessandra Bia, Dario Carmentano, Bruno Di Lecce, Donato Faruolo, Massimo Lovisco, Pino Lauria, Marcello Mantegazza, Claudia Olendrowicz, Vito Pace

vernissage sabato 18 giungo 2016, ore 18.00

seguono performance di Alessandra Bia/Bartolomeo Smaldone, Dario Carmentano, Pino Lauria/Stefania Visconti, Massimo Lovisco/Gabriele Rufino/Stefano Spagnuolo

fino al 24 giugno 2016, solo su appuntamento

Parco Scultura La Palomba
c.da Pedale della Palomba – Matera


Il Parco Scultura La Palomba, al margine opposto della gravina su cui si affaccia Matera, fu realizzato su iniziativa dell’artista Antonio Paradiso in un’antica cava di tufo esausta. Negativo residuo di una settecentesca Matera che dopo lo scavo approda al costruito, è diventato oggi luogo di un’esposizione permanente di opere antropologiche, un antro in grado di mettere in risonanza l’arte oltre le strategie della musealizzazione.

Chora è tra le iniziative temporanee che ne tengono viva la presenza, ed è un’esposizione collettiva in forma di convivio tra esponenti della comunità artistica lucana. In mostra opere di Alessandra Bia, Dario Carmentano, Bruno Di Lecce, Donato Faruolo, Pino Lauria, Marcello Mantegazza, Massimo Lovisco, Claudia Olendrowicz, Vito Pace. A partire dalle 20.00 avranno invece luogo eventi performativi condotti dagli stessi artisti: Immagine urbana, memoria, segno, di Alessandra Bia, con la partecipazione del poeta Bartolomeo Smaldone; Eutrapelìa, di Dario Carmentano; Linea di Confine, di Pino Lauria con la partecipazione dell’attrice Stefania Visconti; Thirteen tears in the ears, opera sound art di Massimo Lovisco, Gabriele Rufino e Stefano Spagnuolo.


Il titolo dell’evento rimanda a categorie formulate da Platone e rielaborate tra gli altri da Jacques Derrida: al di fuori dei confini della polis, oltre il luogo della vita organizzata in cui la legge umana ambisce a coincidere con la legge della natura, si estende il luogo dell’indefinibile e del verosimile, un’area topografica e dell’intelletto in cui si dispiegano tanto l’inconcepibile quanto le infinite articolazioni del pensabile. La cava, un ambito che vibra fatalmente tra il vuoto e lo statuto di luogo senza mai giungere all’insignificanza, che si definisce anzi per assenza e privazione, diventa ricettacolo (una delle possibili traduzioni della parola chôra), ovvero sfera delle possibilità, luogo molteplice.


Matera è città atavica e anautoriale in cui ogni segno è segno culturale e in cui gli antichi percorsi urbani sono la pietrificazione di uno schema insediativo e relazionale scomparso: ogni muro compete con la strada, ogni pavimento con il soffitto altrui, ogni vicinato con il vicinato accanto. A questa pregnanza di sensi negoziati si contrappone la contemporanea ricerca di un destino, di una vocazione, di un momento di elaborazione cui nessun processo progettato sembra saper rimediare.



Chora nasce come coordinamento di energie intellettuali, come spazio, dispositivo, argomento, pretesto e laboratorio di discussione, non con l’intenzione di suggerire direzioni e strategie ma con l’intenzione di ripartire dalla convivialità stessa, dalla messa in comunione di idee, in un frangente in cui ogni movimento generazionale è dissolto e ogni spazio pubblico di riflessione destabilito.


Chora ha inaugurato sabato 18 giugno 2016 a partire dalle ore 18.00 ed è stata visitabile fino al 24 giugno su appuntamento (telefonando al numero 328 9716135).





mercoledì 6 luglio 2016

CHIENA 30° - CAMPAGNA 27 Luglio - 30 Settembre 2015


TESTO e COMUNICATO STAMPA
ACQUA-TRENTENNALE DELLA CHIENA (1985/2015 ) - 30° ANNIVERSARIO DELLA TRASFORMAZIONE DELL'EVENTO TRADIZIONALE  DA NETTEZZA URBANA a OPERA D'ARTE" , per un inizio di STORICIZZAZIONE


 MOSTRE ALL'INSEGNA DI UNA STORICIZZAZIONE IN PROGRESS, TRA AVANGUARDIA E TRADIZIONE

Nella città di Campagna, in occasione del Trentennale della Chiena, sono in corso alcune mostre e attività, accomunate da un unico obiettivo: storicizzare la "Chiena", nel recupero storico, per essere ri-visitata, regolamentata e ri-valorizzata, con maggiore attenzione, per un richiamo turistico di qualità, e non solo di quantità, come avvenuto negli ultimi 20 anni nel richiamo della "secchiata". La Chiena, evento fluviale del fiume Tenza, utilizzato nei secoli scorsi, non solo per portare acqua ai mulini, cartiere, concerie e alla centrale idro-elettrica, ubicate lungo le sue sponde, fino a congiungersi con il fume Atri, l'altro fiume che bagna la città, ma anche per pulire il Corso principale del centro storico, dallo sterco delle bestie da soma (asini, muli, e anche cavalli) che l'attraversavano tutto, e l'hanno attraversata fino agli anni 60, dall'ingresso di Via Roma, fino ad arrivare al primo quartiere storico medievale di San Bartolomeo, a ridosso del Castello Aragonese "Gerione", sorto  nell'anno mille.

 Il Comune aveva l'onere di deviare le acque dal canale attaccato alla Maccarunera (ex Pastificio/Mulino) il quale tramite ordinanza amministrativa, con "AVVISO ALLA CITTADINANZA" informava la popolazione della pulizia del corso, invitandola a restare in casa, incaricando per tale compito, anche un banditore che si recava in tutti i quartieri della città. In parole povere, nella citazione di un gergo popolare, la Chiena veniva utilizzata per "lavare i panni sporchi in  famiglia". Non era uno spettacolo gratificante da offrire ad occhi esterni, nel pulire lo sterco animale, per un richiamo turistico, da propagandare fuori dal territorio comunale. Tutto quello che poi capitava, nell'acqua deviata del fiume Tenza, ai malcapitati cittadini (trasgressori o ignari dell'avviso, o che rientravano da altre località vicine), era solo una casualità, dovuta ad incidenti non voluti, tra il divertimento e gli "sfottò" tipicamente "paesani", dove tutti si conoscono, e di tutti, come si suol dire, si conosce "vita, morte e miracoli".

Campagna, fu bagnata dalla Chiena, fino agli anni 60 (come già accennato), quando la cultura contadina iniziava a scomparire gradualmente. Il boom economico di quegli anni decretò quasi definitavamente la sua scomparsa, con interi nuclei familiari (che patendo ancora la povertà degli anni post 2a guerra mondiale) decisero di emigrare al nord Italia, chiamati da altri parenti e conterranei, soprattutto in Lombardia, e precisamente a Lissone in Brianza), ma anche in Svizzera, Germania, Francia e Inghilterra. Negli anni 70, infatti, la Chiena, sembrava essere vittima di un lento ma inesorabile declino, per finire nel dimenticatoio. andando letteralmente in disuso. Non si faceva quasi più. Non c'erano più mulini. Non c'erano più cartiere. La centrale elettrica tendeva a scomparire di lì a poco.  Gli asini, muli e cavalli, non passavano più. 
Si arrivò così alla data del 1980, segnato dal tragico terremoto del 23 novembre. Un Comitato "Amici del Museo e della Chiena" attenti alla salvaguardia di un mondo in via di estinzione(dei quali alcuni sono confluiti nell'Associazione G. Bruno, ed altri nell'Associazione Utopia, con alle spalle il supporto di Italia Nostra di Salerno), pensò in primis alla salvaguardia, e poi ad un recupero, per un nuovo uso della Chiena, con un'idea progettuale ben precisa, scaturita da una ricerca pre-terremoto, sull'Identità & Memoria (dalla metà degli anni 70) di Angelo Riviello (un artista natio del luogo, socio esterno militante di Italia Nostra, che faceva il pendolare, tra la città di Milano e Campagna, conosciuto e apprezzato in un certo ambiente artistico milanese di punta, ma anche di Salerno e di Napoli),  nella proposta di recuperarla per restituirla alla comunità, e nel tentativo di ridestinarla ad altro uso, e cioè del richiamo turistico-culturale, nel progettare un futuro, con la creazione di una piccola economia.

Ed ecco che con questi presupposti, entra in scena l'Arte. e precisamente gli artisti invitati nel 1985 dallo stesso Angelo Riviello (in qualità di coordinatore artistico del Comitato, con studi di Scenografia, compiuti, all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diplomò), che dopo i primi tentativi di spettacolarizzazione (tra il 1982 e il 1984), e sperimentando le infinite potenzialità espressive dei vari linguaggi artistici, che potevano confluire in tale progetto, nel 1985, trasformarono la Chiena, da evento di nettezza urbana in Opera d'Arte a più mani, con la collaborazione degli artisti, senza i quali era impossibile che tutto ciò avvenisse. Artisti dissidenti nei confronti di una cultura in auge in quel momento, voluta dal mercato dell'arte, nel "ritorno all'ordine", motivati, per un'arte nel sociale (public art), che andava incontro al pubblico, provenienti da ogni parte d'Italia, per un richiamo turistico intelligente, nel coniugare la "qualità" alla "quantità" dell'offerta, facendone un incontro annuale sotto forma di Rassegna o Festival. Nel 1982, oltre al progetto di un Museo di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea (Casa Museo Laboratorio, inteso come contenitore "vivo" di esperienze in sito, nell'ex Convento dei Frati Domenicani di San Bartolomeo, già visitabile negli ani a cavallo, tra il 1990-92 e 94), come base, nel ricreare un ambiente consono, e una scenografia idonea nel luogo deputato di Piazza Melchiorre Guerriero (nel sito che fu del Sedile di San Bernardino, come da lapide-ricordo) fu progettata anche la Fontana della Chiena, con reperti ed elementi lapidei, con frammenti in pietra e di terracotta. Ed è in questo che risiede la chiave di lettura, per comprendere da dove arriva la Chiena (la Nuova Chiena), ri-nata dalla macerie del dopo terremoto (grazie ad un miracolo dell'Arte, con una situazione, che non si esita a definire d'avanguardia in quel contesto degli anni 80, in pieno boom della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva,  e ad un'Amministrazione Comunale consenziente (anche se perplessa e con molte riserve), nella sua trasformazione per un nuovo uso.

In questo modo fu strappata anche dalle grinfie della ruspa selvaggia, che già andava a sconvolgere, ad abbattere intere insule, e a coprire con cemento e catrame, interi canali, piccoli ponti, e corsi d'acqua del Tenza, compresi i lavatoi pubblici, in diversi angoli della città, a ridosso delle acque (vedasi l'esempio eclatante di Via Molinari, dove l'acqua si accarezzava con mano), con il tentativo di intaccarla definitivamente nei segni storici millenari, e nella sua passata e ricca economia: l'ACQUA! Per il Comitato,  convinti che non poteva esistere "avanguardia senza tradizione", la ricostruzione andava fatta attraverso l'arte e la cultura del presente, "portando a braccetto passato e presente", per un futuro da costruire che doveva già essere oggi.
A testimonianza di quel 1985, fu stampato un Libro/Catalogo dal titolo "'A Chiena a Campagna - Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea - Edizioni Civico Museo Campagna-Stampa Boccia Salerno, 1987, con testi di Angelo Riviello, Enzo Di Grazia e di Rino Mele, e con due racconti, uno di apertura di Alan Frenkiel e uno di chiusura di Vito Maggio. Tale Libro/Catalogo, si può ammirare e consultare, nell' esposizione storica in progress, nella Sala G.D'Ambrosio del Comune, accedendo dall'ex  Via Mercato (attuale Via Grimaldi.............).

Come si evince, l'acqua è stata, nella sua tradizione secolare, la maggiore economia della città/territorio di Campagna, unitamente ai prodotti di una ricca agricoltura, tra i quali primeggia l'olio extra-vergine d'oliva rappresentando uno dei fiori all'occhiello della comunità campagnese.

Azioni blitz nell'acqua della Chiena e Installazione nel fiume Tenza - MOSTRE PROGRAMMATE
Mostre per Chiena 30°: in anteprima "Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio, con Marano & Riviello nella Città Invisibile Sparita"(mini Ante-Logica Pre Mortem), con un omaggio alla città di Campagna, e ad un personaggio storico straordinario (Giulio Cesare Capaccio), nella presentazione di Rino Mele (Università di Salerno), con lettere all'autore di Gelsomino  D'Ambrosio (Segno Associazti di Salerno), e di Antonio D'Avossa (Accademia di Belle Arti di Brera), dell'anno 2002 - Historic B Hotel Maccarunera dal 27 Luglio al 27 Agosto 2015;
Mostra-Documentaria in progress, dei manifesti storici, del libro/catalogo "'A Chiena a Campagna-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea", e stampati vari (locandine, cartoline, foto-documentarie, etc.), a cura dell'Associazione Utopia Contemporary Art (Direz. Artistica di Angelo Riviello) - Fino al 30 Settembre (con proroga fino al 15 Ottobre 2015)- Sala Conferenze "Gelsomino D'Ambrosio" del Comune di Campagna, dove nell'atrio esterno si può ammirare la piccola Fontana della Giudeca, riprodotta  in scala 1/2, e ubicata in modo permanente,  il 9 Agosto (sezione Laboratorio-Arte Applicata, curata dall'Arch. Santino Campagna-Presidente di Utopia);
Mostra-Laboratorio Site Specific, dell'anno 2010, sul tema dell'Acqua, della Chiena e Storia del Luogo, a cura di Aldo Colella (Presidente dell'Associazione Culturale "Visioni Future" di Potenza) - Dal 29 Agosto al 30 Settembre (prorogata in data da destinarsi).
Le azioni blitz nell'acqua della Chiena 2015, con un' Installazione nel fiume Tenza, ha visto la presenza del Gruppo Internazionale "Manifesto Brut"- nella rappresentanza di Rino Telaro (con una performance nelle acque della Chiena), e Giorgio Scotti (con un'installazione nel fiume Tenza, dal titolo "La moltiplicazione delle acque"), coadiuvati da Angelo Riviello, nel supporto dell'Associazione Utopia Contemporary Art, dal  Presidente Santino Campagna, e da altri amici, cittadini e soci di Utopia.
Associazione Culturale "Utopia Contemporary Art
(Coordinamento e Direzione Artistica di Angelo Riviello)








































  

giovedì 23 giugno 2016

Rino Mele - Tra i finalisti del Premio Viareggio per la Poesia, 2016



Il nostro caro e vecchio amico Rino Mele, è tra i finalisti del Premio Viareggio per la Poesia, 2016, con "Un grano di morfina per Freud" (Ediz. Manni)...A lui va il nostro più caro abbraccio, un'infinita stima, e gli auguri per un grande successo e riconoscimento!

Solo a sentirlo parlare (tra amici o durante la presentazione di una mostra), è una poesia...
Mi piace citare Rino (memoria storica, e uno dei protagonisti, di tanta cultura salernitana, fin dagli anni 70, in quella Salerno di Filberto Menna, Alfonso Gatto, Sanguineti, Crispolti, Angelo Trimarco, Bonito Oliva, e tanti altri), alcuni stralci di un suo testo nel Libro/Catalogo della "Chiena-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea, 1985 (Ediz. Boccia, 1987)", a testimonianza di ciò che fu realizzato in quell’inizio degli anni 80 (non solo in campania, ma sul territorio nazionale), sia come Casa Museo Laboratorio nascente e sia come esperienza di ri-destinazione d’uso dell'Evento “Chiena”, dopo averlo strappato alla ruspa selvaggia, trasformato in "Opera d'Arte", iniziando in questo modo (Angelo Riviello): 

"Tra luglio ed agosto Campagna si riempie d'acqua: il fiume Tenza viene deviato dal suo corso perché diventi linguaggio, perché continui il suo itinerario sotto il segno della finzione e della rappresentazione...". 
Poi continua nella citazione di alcuni nomi, protagonisti di quella situazione, da Pasquale Natella (con la sua "pozza d'acqua") a Gelsomino D'Ambrosio (con il suo uroboro, il serpente che si mangia la coda...e la sua umidità nella sua scheda "Campagna", tra odori di mosto e rosmarino), del quale disse, tra l'altro: " Fu D'Ambrosio a presentarmi, a Roma, nei pressi del teatro dell'Opera, un suo conterraneo (il sottoscritto), un altro taciturno impregnato d'umido umore, che sfida con tanta innocenza le leggi della burocrazia politica da sembrare uno di quei santi improbabili, San Bernardino, Sant'Ilario, San Mansueto, che fioriscono colombe d'acqua dalle mani, e che saprebbero uscire dai tormenti con la semplicità di un bambino o di un funambolo. Il campagnese incontrarto a Roma era un artista, fotografo, e, infine più tardi, dedito a difficili regie (il Civico Museo Archivio...la Chiena...)". 
In pieno testo, entra nei dettagli dell'arte e di alcuni artisti: "Quanti nomi giovani tra gli operatori, quante mani felici, come l'arte diventa speranza politica, profilo riconoscibile dei dolci e difficili abitanti di un paese senza uscite...A ripercorrere la danza degli artisti sull'acqua ci sono tanti impegni generosi da citare: Mariano Mastrolonardo e le sue carte colorate, Pina Guida, Enrico Viggiano, Maria Pia Roncoroni, Alba Savoi, Angelo Riviello e le sue fragili barche, piccoli velieri senza approdo; il sottomarino Nino Aiello (con la nera tuta da sub simile ad un ilare diavolo sfuggito ad un imprudente esorcista); Vito D'Ambrosio concettuale; Gisella Meo tra vele e gabbie aeree...Anna Malapelle e le sue scale che s'aprono nel cielo rompendo le finestre....Francesco Bonazzi , che dipinge l'acqua, che dipinge nell'acqua..., e ancora Epifani, De Marinis, Antonio Porcelli, Sergio Pavone...,  e Alfonso Filieri intento a scolpire difficili colonne (d'acqua). Così tra il convento dove i domenicani cercavano la cecità sui libri misteriosi e chiari delle preghiere notturne e la chiesa dell'Annunziata scavata dal terremoto la festa dell'acqua ha celebrato in tre anni la sua maternità su un paese sconvolto da una memoria troppo tenace e la progressiva perdita d'identità...". 
E così arriviamo al passaggio finale “premonitore” e “profetico” (sempre attuale): 
“Campagna è troppo piccola perché molti altri si accorgono dell’eventuale fallimento del suo spazio simbolico, ma è anche abbastanza grande perché questa piccola impercettibile catastrofe risuoni di eco in eco sommandosi alle valanghe di azioni mancate, peccati di omissione culturale cui è sempre troppo tardi rimediare...” (Rino Mele, 1987).





lunedì 22 febbraio 2016

Giordano Bruno...l'Arte, e gli artisti

Giordano Bruno...l'Arte, e gli artisti (il cui anniversario della sua morte è stato ricordato il 17 febbraio scorso), nella similitudine con il Caravaggio (Michelangelo Merisi), due grandi (che ci hanno sempre affascinato), di un passato che ha segnato un'epoca, fino ai giorni nostri, di cui la storia, prima li ha trattati da eretici, temporaneamente disdegnati, poi rivalutati, e infine trasformati in miti (alcuni dicono "eroi", niente di più sbagliato...erano solo due uomini assillati dal dubbio, come sete di conoscenza, coraggiosi e decisi alla ricerca costante della verità, un grande filosofo, e un grande artista, nati in forte anticipo sui tempi). Caravaggio e Giordano Bruno: dalla natura delle cose all’invisibile realtà:





Facciamo un salto in avanti, nel 1877, quando lo scultore Ettore Ferrari, terminò il modello del "Giordano Bruno" eretto due anni dopo in Campo dei Fiori a Roma, nello stesso luogo dove fu bruciato vivo sul rogo, il 17 febbraio del 1600. La sua fu un'opera del tutto gratuita, donata alla città di Roma (capitale d'Italia, dopo l'unità nazionale del 1861), tramite il Comitato Promotore del Libero Pensiero. Il modello in gesso fu esposto nello stesso anno all'Exposition Universelle di Parigi e salutato dalla critica come "opera classica molto pensata e fortemente sentita:



Nel 1987, Angelo Rivielo, realizza alcune opere sulla figura del grande filosofo di Nola, che aveva compiuto il noviziato e celebrato la prima messa nella sua città (proveniente da Napoli, da San Domenico Maggiore, a 75 km. di distanza), in un contesto di ri-scoperta, a cavallo tra gli anni 80 e 90 (post terremoto), delle radici storiche della Città di Campagna, e di alcuni personaggi di valore universale (tra i quali, il Bruno, Giulio Romano, il Capaccio e il Caramuel...). Si parlava di Casa Museo Laboratorio, di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea, unitamente al recupero della Chiena, evento di nettezza urbana andato in disuso, da trasformare, per Riviello, in un'Opera d'Arte a più mani:

Tutto ebbe inizio nel 1983, quando alla presenza delle Istituzioni, fu ubicata per la prima volta, una lapide a ricordo di Giordano Bruno, sulla facciata dell'ex Convento Domenicano, disegnata dallo stesso Riviello, e proposta all'Ente Locale, tramite gli "Amici del Museo e della Chiena". Tutto questo, dopo che casualmente, cinque anni prima, nel 1978,a Salerno (durante una sua prima mostra sulla "Memoria", dal titolo "Affetti 1", alla Galleria Taide Spazio Per), su una bancarella di libri usati, sotto al Tribunale, fu ritrovato dal Riviello, un libro bifronte delle edizioni Cee, di Eugenio Garin, che parlava, da un lato di Giordano Bruno, e dall'altro di Galileo Galilei.  
Angelo Riviello - Lapide a ricordo di Giordano Bruno-1983
1983 - Scoprimento della Lapide a ricordo di Giordano Bruno, promossa dagli "Amici del Museo", ubicata sulle mura esterne dell'ex Convento Dei Frati Domenicani, alla presenza del Vice Sindaco della Città di Campagna, Biagio Luongo, dell'Assessore alla Cultura D'Orazio Corinto, del Sindaco della Città di Nola e di altre presenze istituzionali- La Rai Tre di Napoli riprese l'intera operazione, "rimproverandoci di un ritardo di 300 anni, grazie alla Chiesa locale che teneva nascosta tale notizia.





Tre grandi opere segnarono questo suo periodo, delle quali la prima andata "dispersa" (per negligenza altrui, durante una sua assenza per motivi di lavoro), dal titolo "De' Segni De'Tempi", datata 1985 e pubblicata nel Libro/Catalogo bilingue della Chiena -Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea - stampa Boccia - Salerno, 1987 (un'installazione ubicata lungo le rampe in pietra, consumate dal tempo, dell'ex Convento dei Frati Domenicani di San Bartolomeo, sulle quali aleggiava ancora lo spirito del Nolano. Un anno e mezzo dopo seguì un'altra opera dal titolo "Eternamente Esca a gli voraci Fuochi", 1986/87: un'installazione scultorea (con tecnica mista), pubblicata anche su un'edizione di "Art Diary" (Editore Giancarlo Politi) degli inizi anni 90...Ne seguì un'altra ancora, nel 1987, tutta interamente in legno, dal titolo "All'Ombra delle Idee", esposta in una collettiva al "Trevi Flash Art Museum", nel 1996 (attualmente di proprietà dell'artista).



Da un'idea progettuale degli inizi anni 90,maturata da Angelo Riviello, dopo aver vissuto e lavorato per alcuni anni (1988-90/1992-94) nello stesso luogo dove Giordano Bruno compì il noviziato, arrivò a concepire il progetto '"Esprit de Geometrie Hérétique - Ri-disegnando Bruno" (ed esattamente, con un Work in Progress 1992-96-2003, tra la sua città e Milano dove si ri-trasferì per l'ultima volta, per poi rientrare a Campagna, alcuni anni dopo l'euro, per motivi contingenti, tra il 2003 e il 2004). Un lavoro inciso con il punteruolo, e ripassato con il gessetto, su cinque lastre di simil-ardesia pesantissima, di 100 x 100 cm. - spessore 2 cm. Dice l'autore: "perché inciso nell'ardesia e poi ri-passato con il gessetto? Per far si, che tutti potessero ri-disegnare il Bruno, nei suoi cerchi magici, finanche i bambini, o i più negati al disegno"













...


Con gli effetti speciali delle luci: "Cosmometrie" - un'ambientazione di Mario Airò che proietta Giordano Bruno, in una edizione dell'anno 2000, di Torino (la dodicesima) di "Luci d'Artista". E a Salerno? si scimmiotta! Purtroppo, per gli artisti, abbiamo le luci artigiane, spacciate per arte, grazie all'attuale governatore della Campania, ex sindaco della nostra stupenda Salerno, che come città, famosa (anche) per la sua Scuola di Critica d'Arte, meriterebbe molto di più)...








Giuseppe Zevola, (artista napoletano) che interpreta Giordano Bruno.
 Un altro degli artisti, che da anni, lavorano sulla figura di Giordano Bruno. Un artista che Angelo Riviello ha conosciuto per caso, a Padula nel 2006, nell'ambito della Rassegna "Fresco Bosco",alla Cerrosa di Padula, a cura di Achille Bonito Oliva, durante la pausa pranzo in una trattoria tipica della città "certosina", e invitato a Campagna, nello stesso anno, in occasione della "Rassegna dell'Acqua..La Chiena", a cura dell'Associazione Utopia, con una performance dal titolo "io Giordano Bruno"- tenuta sul sagrato della Chiesa di San Bartolomeo, luogo sacro, dove il nolano, nel 1572, celebrò la prima messa, dopo aver compiuto il noviziato.





 Maya Pacifico (critico d'arte e artista napoletana) ci presenta "il Palazzo Mentale", il suo prossimo progetto di mostra ispirato al trattato sull'arte della memoria (Ars Memoriae) di Giordano Bruno.
Un progetto, il suo, interessantissimo. Il lavoro, pare che si annunci molto complesso e articolato. Siamo sicuri che ci farà una bella sorpresa....A Maya Pacifico, auguriamo buon lavoro e un "In bocca al lupo"!!




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