sabato 31 dicembre 2016

"Similitudini-Contesti diversi-Progettualità diversa"

Nella lettura, ogni tanto è molto interessante trovare delle similitudini tra gli artisti - "Similitudini-Contesti diversi-Progettualità diversa" (potrebbe essere il titolo di una mostra): 1) il maestro Jiri Kolar due opere: datate1969 ; 2) Angelo Riviello: due opere, datate 1977 e 2011 (dal progetto "Identità & Memoria"- work in progress); 3) Domenico Antonio Mancini, due opere datate 2011 (di uno stesso progetto:"Altre Resistenze"?)

Jiri Kolar

Jiri Kolar

Angelo Riviello

Angelo Riviello

 Domenico Antonio Mancini

 Domenico Antonio Mancini

mercoledì 28 dicembre 2016

Alessandro Mautone a Linee Contemporanee

Un altro dei maestri protagonisti di quella situazione del 1985 (a cinque anni dal terremoto, nel gruppo "Lanocita, Marchi, Norrild, Vitiello), in cui l'evento di nettezza urbana 'A Chiena (andato in disuso negli anni 70), fu definitivamente recuperato e trasformato, con la spettacolarizzazione e laboratori in sito, in "Opera d'Arte" a più mani.

Quella ceramica “democratica” che entra nelle vite
Linee Contemporanee ospita Alessandro Mautone. Le sue creazioni immediatamente fruibili da tutti.
La mostra fa parte del progetto "45 ceramiche da 45 centimetri".
Fornace Falcone per la Cultura.
Foto di Michele Calocero
Lnee Contemporanee, Salerno, Via Parmenide 39, Tel. 089.339328 

E-mail: lineecontemporanee@tin.it 
Apertura: 9:00-13:30, 16:00-20:30. 
Chiusura: lunedì mattina e domenica


Mautone con Rino Mele alla Fornace Falcone

Mautone con Rino Mele e Raffaele Falcone, alla Fornace



Dal quotidiano "La Città di Salerno" del 24 dicembre 2016
di LUCIA D’AGOSTINO

Acqua, fuoco e argilla, sono queste le componenti di base per la realizzazione di manufatti in ceramica. Eppure l’unione di questi tre elementi, ogni volta sempre gli stessi così come la tradizione richiede, è un’alchimia sorprendente in grado di restituire oggetti diversi tra loro almeno quante sono le mani di chi li lavora.

Alessandro Mautone pittore, scultore, disegnatore, grafico e scenografo è un artista capace di lavorare la ceramica rinnovando l’antico rito della trasformazione dell’argilla in terracotta, utilizzando smalti che danno vita a quelle forme e linee, ormai una firma riconoscibile delle sue opere amate da critici e pubblico. Ieri è stata inaugurata la mostra di Mautone “45 Ceramiche da 45 cm”, presso i locali di Linee Contemporanee a Salerno, un appuntamento immancabile nel periodo natalizio che quest’anno festeggia la decima edizione.
Ogni anno da dieci anni, infatti, un artista diverso ha dato il suo contributo creativo realizzando 45 piatti di ceramica, ciascuno dei quali, del diametro di 45 cm, è autografato e unico; e proprio in occasione del vernissage della personale di Mautone tutti gli autori che hanno partecipato alle precedenti edizioni hanno contribuito con un omaggio ai festeggiamenti.
Le ceramiche in esposizione sono state realizzate e prodotte nella Fornace Falcone di Montecorvino Rovella e l’evento, accompagnato da un catalogo curato dallo Studio di Design Calocero e con testo critico di Rino Mele, ha il matronato del Madre – Museo d’arte contemporanea DonnaRegina di Napoli.

La mostra visibile fino al 25 gennaio 2017 (tutti i giorni dalle 9 alle 20) rinnova ancora la particolare magia di scoprire come la stessa forma, piatti di dimensioni stabilite, e lo stesso materiale, la ceramica, possano di volta in volta trasformarsi in qualcosa di sorprendente e inaspettato grazie alla cifra stilistica, all’estetica, all’ispirazione di artisti differenti tra loro per linguaggi espressivi e concezione dell’arte.
Con Mautone si entra in una dimensione in cui l’arte dovrebbe essere sempre, a suo dire, raggiungibile, fruibile e “utilizzabile” da chiunque, entrando nella quotidianità di ciascuno come avveniva nell’antichità quando la narrazione del proprio tempo correva parallela alla manifattura artigianale.
Di qui l’utilizzo di un materiale per certi versi “democratico” come la ceramica che ha la capacità con la sua presenza, se non con la sua funzionalità, di entrare nella vita delle persone riflettendone le caratteristiche esistenziali, come fosse un accessorio che si accompagna al fluire degli eventi e ne certifica la storia. Un po’ come avveniva nei tempi antichi da cui ci sono pervenuti oggetti in ceramica capaci di chiarirci qualcosa sui costumi, le abitudini e il pensiero di chi li realizzava. Non a caso è lo stesso Mautone a dire che gli sarebbe piaciuto disegnare fumetti, per quella capacità unica che hanno in modo semplice, non certo banale, di raccontare un vissuto, lo stesso che lui cerca di imprimere al suo lavoro con la materia, prediligendo al colore le linee e le forme.

L’artista, classe 1950 e napoletano di origini, ha abbandonato presto Napoli e si è trasferito in Costiera Amalfitana, prima di fermarsi a Cava de’ Tirreni, affinando la sua forza espressiva e preferendo la lavorazione dell’argilla alla pittura di cui ammette la profondità, la capacità sublime di raccontare storie.
Tuttavia mentre la pittura ha finito con l’essere relegata quasi esclusivamente nei musei, o oggetto di feticcio fine a sé stesso da parte di collezionisti, la ceramica conserva ancora una duttilità, una praticità capace di affiancare il concetto di arte a quello di vita vissuta. Tutto questo Mautone riesce a trasferirlo con sapienza e tocco personale alle sue creazioni che conservano la finalità di base legata all’arte che è quella prevalente, secondo lui, di donare piacere. Anche una velata denuncia se traspare, quando traspare, in alcune sue opere, è sempre accompagnata ad una strizzatina d’occhio per sottolineare l’ironia, la capacità dell’arte di non prendersi mai troppo sul serio per poter raggiungere facilmente la gente comune e non solo gli esperti e appassionati più scafati.

Del resto le sue esperienze nella grafica, nell’illustrazione e negli allestimenti scenografici teatrali hanno contribuito ad arricchire la sua arte di un tratto ludico leggero, capace poi di rendere riconoscibile i suoi lavori frutto di una sapienza quarantennale, ma mai didascalici pur rifacendosi a moduli rappresentativi che in qualche modo richiamano il passato.
Un passato che non è mai uno sguardo all’indietro, che volta le spalle al presente, ma anzi ha i piedi perfettamente ancorati alla contemporaneità e dove le sue storie non sono altro che un modo in cui la storia si fa interprete del futuro. Così le sue forme, le sue linee, sembrano avere una leggerezza che le rende libere dal condizionamento dell’autore, il quale entra in punta di piedi nelle sue stesse opere quasi rivendicandone una totale indipendenza.
Un gioco, insomma, dove
l’arte non è concepita come esercizio pedissequo del bello ma è quasi terapeutica, fa del bene perché è associata al piacere di chi la guarda e di chi la possiede, un oggetto che entra nelle giornate delle persone contribuendo allo scenario delle loro esistenze.

p.s. Queste ceramiche rispecchiano appieno il carattere gioioso, ironico, creativo, allegro e sempre sorridente :) di Mautone, detto "Sasà" (per gli amici)...La Direzione di Utopia




















venerdì 25 novembre 2016

Borgo d'Arte - Eboli

Borgo d'Arte - Eboli
8 Dicembre  2016 / 8 Gennaio 2017
A cura di Valerio Falcone















Alfonso Mangone, Borgo d'Arte eboli 2016-17


giovedì 24 novembre 2016

Campagna: 17 Settembre 1943 – Le 177 vittime innocenti del bombardamento anglo-americano

Dal blog di Mario Onesti - Mercoledì Set 12,2012

http://monesti.blog.tiscali.it/2012/09/12/17-settembre-1943-le-vittime-innocenti-della-guerra/?doing_wp_cron


17 Settembre 1943 – Le 177 vittime innocenti del bombardamento – Largo Cantalupo a Campagna (Sa)





La tragedia e l’Elenco dei morti del 17 Settembre 1943 a Campagna, Piazza Cantalupo
Campagna Largo Cantalupo, oggi Largo della Memoria
A – 17 Settembre 1943 – 2003: Sessant’anni Anni dopo Un Articolo del Settembre 2003 pubblicato sul Mensile “IL SAGGIO” In questo Settembre cade il sessantesimo anno dal tragico 17 Settembre 1943. Ricordo quanto mi raccontava mia madre Titina, poco più che ventenne allora. Abitava di fronte alla Chiesa dell’Annunziata e non era molto lontana dal Comune, quando furono sganciate le bombe, i cui effetti si notavano pure sulle sue gambe, perché delle schegge la ferirono in più parti. Quella mattina, sul tardi, davanti al Palazzo di Città si consumò una tragedia immane. La guerra, sempre e comunque, è qualcosa di tremendo, perciò è importante saper leggere ciò che accade e perché accade. Per Primo Levi “chi non ha compreso la storia, è costretto a ripeterla” e già da un poeta greco del VI secolo a.c., Anacreonte, ci veniva il più grande degli insegnamenti possibili per dire NO all’orrore: “E amò le armi che grondano pianto” (Il Bellicista). Per Montaigne “il distruggerci e lo scannarci tra noi, è testimonianza della nostra debolezza e della nostra imperfezione; un’imperfezione che i ragazzi riescono a vedere e noi no”. E non vogliamo far vedere loro le atrocità della guerra, perché temiamo che rimangano scossi, perché non vogliamo farci vedere, da loro, per quello che in realtà siamo e di quali orrende atrocità siamo capaci!. Si costruisca, allora, un mondo che “disobbedisca all’orrore” ed “obbedisca all’amore”, si costruisca un mondo dove gli adulti sappiano appianare i “dissensi” senza ricorrere alle “violenze”. 

Si era a meno di dieci giorni dall’Armistizio, l’Italia era in mano all’invasore tedesco. Al Centro-Nord si organizzava la “Resistenza”, al Sud, invece, le Truppe Alleate avanzavano per liberarlo. In quei giorni i bombardamenti colpirono anche le nostre zone. Sedici Comuni furono coinvolti (Acerno, Albanella, Altavilla S., Battipaglia, Campagna, Capaccio, Castelcivita, Controne, Contursi, Eboli, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, Pontecagnano, Roccadaspide) nella “tragedia delle popolazioni della Valle del Sele e dintorni”, come ha scritto Paolo Tesauro Olivieri nel suo Libro “Settembre 1943? (Studio P/Edizioni – Luglio 1979). Le guerre moderne non conoscono “solo vittime sui campi di battaglia”, ma anche quelle, che, “in paesi e città”, si contano “tra inermi popolazioni civili”. Tesauro Olivieri per farci conoscere “i danni di guerra ed i nomi dei morti civili”, per “raccoglierli in un volume, consegnarli al ricordo imperituro dei posteri e scolpirli sul marmo”, ha vagato a lungo per “paesi e contrade”. Gli storici, nel senso più ampio, ci hanno consegnato “un quadro chiaro” di quella parte della guerra che va sotto il nome di “battaglia di Salerno”. Oltre ai “civili”, tanti, anche in Italia, in quegli anni immolarono la propria vita “per la comunità nazionale”. Non ci sono, perciò, morti di serie A e di serie B, essi sono tutti uguali e meritano, per umana pietà, identico rispetto. Un “distinguo”, però, va fatto fra chi morì per “ridare al paese dignità, libertà e democrazia” e fra chi, pur credendo di essere nel giusto, “morì per opposti motivi”. 

Caduto il Fascismo (che, nel “ventennio”, cancellò le libertà democratiche, si alleò con l’invasore nazista, lasciandosi trascinare nella folle avventura della guerra, ed emanò, nel 1938, le vergognose “leggi razziali”), il 25 Luglio del 1943, e formato il nuovo governo, sotto la direzione del Maresciallo Badoglio, le truppe tedesche intensificarono la loro opera di “fortificazione” in tutto il paese. Il Terzo Reich aveva in Italia 18 Divisioni: Rommel comandava quelle del Settentrione, Kesserling quelle del “Gruppo Sud”. La Divisione “Panzer”, la Sedicesima, già impegnata a Stalingrado, copriva il “terreno tra Eboli e Battipaglia”. Gli Alleati sbarcano in Sicilia e a Cassibile, 3 Settembre, firmano con il Governo Italiano “le clausole di armistizio”. L’Alto Comando Alleato è informato che i nuovi governanti sono in pericolo e “corre voce” che, da un momento all’altro”, i tedeschi prenderanno in pugno l’intera situazione. Allora stringe i tempi e firma con l’Italia l’Armistizio l’8 Settembre. Molti si illusero che la guerra era finalmente finita. Si chiudeva, invece, “solo una delle più tristi vicende della nostra storia” e “se ne apriva un’altra, scritta non solo col sangue, ma anche con le lacrime delle popolazioni inermi”. Lo “sbarco” di Salerno (9 Settembre) aveva “lo scopo di mantenere l’occupazione di un porto più a nord possibile in Italia”, dalla cui “salda base”, poi, “mantenere grosse forze sul continente” (“Operazione Avelanche”, questo era il “nome convenzionale” – Il X Corpo Inglese ed il VI americano formavano la Quinta Armata, posta agli ordini del generale March Clark). Il porto prescelto era Napoli, ma, “visto che era troppo difeso, vennero studiate le rive di sbarco più vicine possibile e quelle di Salerno risultavano le più adatte”. La Pianura di Pesto e le colline circostanti erano contese da Tedeschi ed Anglo-Americani. Alla sospensione delle ostilità, da parte dell’Italia, si unì lo “sbarco degli Alleati”, nella notte tra l’Otto ed il Nove Settembre, sulle spiagge del Golfo di Salerno. Tutte “minate” dai tedeschi, vi fu una carneficina di soldati “alleati”. 

Il Cimitero “inglese” di Pontecagnano lo testimonia in modo eloquente. Questi, comunque, costruirono una “testa di ponte” ed avanzarono “verso l’interno” (Albanella, Altavilla, Roccadaspide ed Agropoli). La popolazione civile della Valle del Sele e dintorni conosce una tragedia oltremisura. I morti si contano a decine e decine, se non a centinaia, ad Acerno, Altavilla, Battipaglia, Eboli, Montecorvino Pugliano, Olevano, Pontecagnano, Roccadaspide, Serre, Campagna ed in tanti comuni ancora. Ingenti sono gli stessi danni di guerra. A Campagna, località “senza vie d’uscita”, fino al mattino del 17 Settembre 1943 “solo qualche aereo aveva lanciato degli spezzoni, che erano caduti qua e là senza rilevanti danni”. Per la sua singolare ubicazione, prima dell’Otto settembre, “nessuno immaginava che avrebbe potuto subire danni così ingenti e piangere un numero di morti così elevato e per giunta proprio quando la lotta nella Piana del Sele si poteva considerare virtualmente terminata”. Un assembramento consistente di persone, quel giorno, attendeva in Piazza Mercato il turno per ritirare, con la Tessera Annonaria, la razione di pane e pasta. Davanti al Portone del Comune sostava un autoblindo tedesco. Una fila “abbastanza lunga, per determinare quella grande ecatombe”, che “nessuna penna umana ha finora descritto nei suoi tragici particolari”!. Tra morti e feriti, giacevano a terra oltre trecento persone, tra cui diversi “sfollati”, di “Eboli e di altri luoghi”, che consideravano Campagna “sicura per la sua ubicazione” e, quindi, “adatta per lo sfollamento”. Sul luogo (ex Largo Cantalupo, oggi “Largo della Memoria”), Lato dx del Portone pricipale del Municipio, si trova una Lapide-Ricordo, ivi collocata il 17 Settembre 1965, con versi struggenti del grande Salvatore Quasimodo: “Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue,/salite dalla terra…”. Subito sotto la Motivazione che volle apporre, a futura memoria, l’Amministrazione di allora, guidata dal Sindaco socialista Avv. Antonino D’Ambrosio: “Il 17 Settembre 1943 uomini di ogni età e di ogni luogo/qui chiamate dal bisogno dell’umana assistenza/rimasero vittime di poche bombe scese dal cielo./Questa Lapide ne eterni la memoria”. Una testimanianza per il tragico, drammatico fatto accaduto. Poco più di un Verso (il quart’ultimo e metà del terz’ultimo) di “Uomo del mio tempo”. Versi straordinariamente intensi e significativi di Salvatore Quasimodo, uno dei più grandi poeti del Novecento. Ancora sconvolto dagli orrori cui ha assistito, il poeta di Modica lancia un appello, affinché un futuro di pace, di umana fratellanza possa prospettarsi alle giovani generazioni. 

L’uomo di oggi – egli dice – nella sua antica abitudine all’odio, alla violenza è ancora quello dell’epoca della pietra e della fionda. Anzi, gli strumenti di morte di cui oggi si avvale, grazie ai progressi della scienza e della tecnica, sono molto più efficaci. L’uomo di oggi uccide ancora, come sempre; il suo cuore è rimasto duro e feroce come quello di Caino quando uccise il fratello Abele. Ma se i figli, cioè i giovani d’oggi, riusciranno a dimenticare il sangue fatto scorrere dai loro padri, a cancellare l’odio verso i propri fratelli lasciato loro in eredità, rinasceranno tempi nuovi, di serenità e di pace. Documenti ufficiali presso il Municipio non ne esistono. Solo presso l’Ufficio Sanitario del Comune si trovava un Elenco, in diversi punti lacunoso (e perciò non poteva avere “valore di atto ufficiale”), messo a disposizione di Tesauro Olivieri dal Vigile Sanitario Gerardo Cacciottolo. Esso fu compilato molti mesi dopo presso la Pretura di Eboli, con Atto Notorio del 26 Aprile 1944, per attestare che “il 17-9-43, a seguito di incursione aerea, erano morte molte persone”. C’era un Elenco di 135 persone, ma c’erano pure “altre vittime, circa una quarantina ancora, e poi tanti feriti”. Anche l’acqua e la luce vennero a mancare e, dopo la fine delle ostilità, popolazione ed autorità dovettero lavorare tantissimo per rimettere tutto a posto. 

Spesso “il dopo è peggiore della guerra stessa!”. Basta guardare all’ultimo terremoto. Tantissimi, inoltre, furono i “danni di guerra” (sei fabbricati andarono distrutti ed oltre 400 subirono danni rilevanti; di essi 53 furono ripristinati con l’Assistenza UNRRA CASA e 350 con Pratiche Normali presso il Genio Civile). Un congruo numero di istanze furono inoltrate all’Intendenza di Finanza per il risarcimento dei “beni perduti in casa”. Un iter comunque lungo e laborioso. Fino a qualche anno fa, scriveva Olivieri nel 1979, rimanevano da definire ed evadere ancora diverse pratiche. Ricordo quando, ragazzino, con i coetanei giocavo “alla guerra”, e a tant’altri “giochi” di allora (a tal proposito, sui “giochi di ieri e i giochi di oggi” , rinvio ad un mio lungo servizio, dal titolo “Giochi di Antonio Petti e la memoria”, postato su questo Blog lo scorso 25 Gennaio 2007), sulla “casa carut arret’ addo ‘e monach” (parte anteriore dell’attuale Sede Centrale dell’Istituto Magistrale “Teresa Confalonieri”). Fu “carneficina orrenda”. Un centinaio di corpi “vennero proiettati all’intorno, dilaniati, e rimasero per più giorni senza sepoltura”. Il caldo particolarmente intenso diede “molto più pensiero ai superstiti”, perché le salme “cominciavano a disfarsi” ed imminente era l’insorgere di un’epidemia. Uno dei presenti all’accaduto, il dottore Carlo Mirra, ci ha riferito, in questi giorni, di un carro zeppo di cadaveri, che improvvisamente prese a correre lungo la discesa alberata, per andare a fermarsi, a forte velocità, nei locali dell’ex edicola Cubicciotti (Viruzza Fontana). I corpi inanimati, rimossi, dalle macerie, dalla spontanea pietà di “confinati” ebrei, prigionieri politici e persone animate da spirito di solidarietà umana, ad incominciare dal mai dimenticato Vescovo Giuseppe Maria Palatucci, furono accatastati, sia sul posto, sia a Largo Sant’Antonio, nei pressi del Monumento ai Caduti della Grande Guerra, e, con un fazzoletto sulla bocca, in sostituzione delle maschere, procedettero alla cremazione. A questi benefattori, soprattutto a quelli “senza nome” è andata la gratitudine delle famiglie delle vittime delle cittadine di Campagna, Eboli e Battipaglia. Pure da noi, da queste modeste pagine, “una particolare segnalazione a memoria dei posteri”.
Mario Onesti (“Il Saggio” – Settembre 2003, n. 90, pagg. 34-35)

COMUNE DI CAMPAGNA (PROVINCIA DI SALERNO)
B – SECONDA GUERRA MONDIALE: LE VITTIME CIVILI DEL BOMBARDAMENTO CAMPAGNA 17 SETTEMBRE 1943
“Perché non sia stata una morte inutile, il Comune di Campagna a ricordo perenne: 1943 – 2003″







giovedì 27 ottobre 2016

Giulia Piscitelli "Live the Dream" 2016 exhibition view

Giulia Piscitelli
Live the Dream
2016
exhibition view

20 ottobre / 9 dicembre 2016

Galleria Fonti
via chiaia n 229, 
80132 - Napoli, Italia

tel / fax +39 081 411409
email: info@galleriafonti.it



























Press Release Artist: 

Giulia Piscitelli' s research for her latest group of works is based on a proportional system between the scale of some maps, which give us the possibility to understand the changes that man made to borders during the history, and the more historically representative iconographic divine symbol which is the nimbus. The artist leads the visitor to go on journey through the space and the time. The space is defined by maps chose by the artist which, dated back to a period between 1920 and 1942, can be compared to the recent ones and allow to draw in proportion the reality, even simply a particular historical period. The time is defined by the nimbuses. The artist transfers in proportion on maps, using the traditional technique of golden leaf, the characters' nimbuses of some masterpieces of ancient art coming from monasteries, miniatures, frescos, temperas, dated back between XI and XV century. Therefore on a 1941 Greece map is possible to discover the “Ritratto dell’evangelista san Matteo” coming from a 1025 miniature of the Gospel by Kharberd, preserved in the Matenadaran library in Armenia; or, on a Carte de France of the 30s is possible to discover the “Maestà del Louvre” by Cimabue of 1280. The characters of those artworks are represented by Giulia Piscitelli in the absence of their bodies, in their golden condition. The nimbus becomes symbol of union as it is iconographic element used since distant time not just in the Christian history as proved by the example coming from the Roman city of Palmira with three gods Baalshamin, Aglibol e Malakbel. The image of the nimbus evokes also the image of a coin, which has always two faces. Therefore a nimbus is put by the artist inside a Coin Cup of Sands Casino & Country Club, souvenir of a trip done by the artist to Atlantic City in 1990, on which is printed the slogan Live the Dream. 

Giulia Piscitelli was born in Napoli in 1965. Lives and Works in Napoli Selected Solo Exhibitions: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, London; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Selected Group Exhibitions: 2015: Sleepless, 21er Haus, Wien; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlin; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Saturno, T2 Torino triennale, Torino; Video Report Italia 2006.07, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; 2007: Vesuvius, Moderna Museet Stokholm Comunicato Stampa Artista: Giulia Piscitelli Titolo: Live the Dream.

Selected Solo Exhibitions: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, London; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Selected Group Exhibitions: 2015: Sleepless, 21er Haus, Wien; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlin; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Saturno, T2 Torino triennale, Torino; Video Report Italia 2006.07, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; 2007: Vesuvius, Moderna Museet Stokholm.

La ricerca svolta da Giulia Piscitelli per la realizzazione del suo nuovo gruppo di opere si basa su un sistema di proporzioni tra le scale di riduzione grafica di alcune mappe geografiche, che permettono di individuare le modifiche apportate dall'uomo ai confini territoriali nel corso della storia, ed il simbolo iconografico più storicamente rappresentativo del divino che è l'aureola. L'artista induce così il fruitore ad un viaggio nello spazio e nel tempo. Lo spazio è determinato dalle mappe geografiche scelte dall'artista che, risalenti al periodo tra il 1920 e il 1942, possono essere confrontate con quelle attuali e permettono di disegnare in proporzione la realtà, anche semplicemente di un determinato periodo storico. Il tempo è determinato dalle aureole. L’artista trasferisce in proporzione su carte geografiche, mediante la tradizionale tecnica a foglia oro, le aureole dei personaggi di alcuni capolavori dell'arte antica provenienti da monasteri, miniature, affreschi, tempere su tavola, databili tra il XI e XV secolo. E' così che su una mappa del 1941 della Grecia si scopre il Ritratto dell’evangelista san Matteo proveniente da una miniatura del Vangelo di Kharberd del 1025 e conservata nella Biblioteca Matenadaran in Armenia; oppure, su una Carte de France degli anni ’30 si scopre la Maestà del Louvre di Cimabue del 1280. I protagonisti di queste opere sono rappresentati da Giulia Piscitelli nell’assenza dei loro corpi, nella loro condizione aurea. L’aureola è intesa come simbolo di unione in quanto elemento iconografico utilizzato da tempo remoto non soltanto nella storia cristiana come dimostrato dall'esempio proveniente dalla città romana di Palmira con le tre divinità Baalshamin, Aglibol e Malakbel. L'immagine dell'aureola evoca anche l'immagine di una moneta, che ha però sempre due facce. E' così che un’aureola viene incollata all’interno di un Coin Cup di Sands, Casino & Country Club, ricordo di un viaggio fatto dall’artista ad Atlantic City nel 1990, su cui si legge lo slogan Live the Dream. 

Giulia Piscitelli è nata a Napoli nel 1965. Vive e lavora a Napoli Mostre Personali Selezionate: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, Londra; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Mostre Collettive Selezionate: 2015: Sleepless, 21er Haus, Vienna; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlino; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Satur

Mostre Personali Selezionate: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, Londra; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Mostre Collettive Selezionate: 2015: Sleepless, 21er Haus, Vienna; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlino; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Saturno, T2 Torino triennale, Torino; Video Report Italia 2006.07, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; 2007: Vesuvius, Moderna Museet Stoccolma. 


https://www.facebook.com/314430329627/photos/ms.c.eJxl0MsNA0EIA9COIowNA~;03tlIuyXquT5gfAqUeTnGgzvngJ0sTYV00l4RL1f7LZgdNquTSZ999MnmJfOe4UkyryfUrGLAU2FYT6~;8BxlPhG~_r4dM7R~_1LN988PGolQSg~-~-.bps.a.10154683850299628.1073741853.314430329627/10154683853814628/?type=3&theater

http://galleriafonti.it/

http://www.igav-art.org/artist?id=167

Daily Calendar

Visualizzazioni totali

Lettori fissi

Informazioni personali