venerdì 25 novembre 2016

Borgo d'Arte - Eboli

Borgo d'Arte - Eboli
8 Dicembre  2016 / 8 Gennaio 2017
A cura di Valerio Falcone
















giovedì 24 novembre 2016

Campagna: 17 Settembre 1943 – Le 177 vittime innocenti del bombardamento anglo-americano

Dal blog di Mario Onesti - Mercoledì Set 12,2012

http://monesti.blog.tiscali.it/2012/09/12/17-settembre-1943-le-vittime-innocenti-della-guerra/?doing_wp_cron


17 Settembre 1943 – Le 177 vittime innocenti del bombardamento – Largo Cantalupo a Campagna (Sa)





La tragedia e l’Elenco dei morti del 17 Settembre 1943 a Campagna, Piazza Cantalupo
Campagna Largo Cantalupo, oggi Largo della Memoria
A – 17 Settembre 1943 – 2003: Sessant’anni Anni dopo Un Articolo del Settembre 2003 pubblicato sul Mensile “IL SAGGIO” In questo Settembre cade il sessantesimo anno dal tragico 17 Settembre 1943. Ricordo quanto mi raccontava mia madre Titina, poco più che ventenne allora. Abitava di fronte alla Chiesa dell’Annunziata e non era molto lontana dal Comune, quando furono sganciate le bombe, i cui effetti si notavano pure sulle sue gambe, perché delle schegge la ferirono in più parti. Quella mattina, sul tardi, davanti al Palazzo di Città si consumò una tragedia immane. La guerra, sempre e comunque, è qualcosa di tremendo, perciò è importante saper leggere ciò che accade e perché accade. Per Primo Levi “chi non ha compreso la storia, è costretto a ripeterla” e già da un poeta greco del VI secolo a.c., Anacreonte, ci veniva il più grande degli insegnamenti possibili per dire NO all’orrore: “E amò le armi che grondano pianto” (Il Bellicista). Per Montaigne “il distruggerci e lo scannarci tra noi, è testimonianza della nostra debolezza e della nostra imperfezione; un’imperfezione che i ragazzi riescono a vedere e noi no”. E non vogliamo far vedere loro le atrocità della guerra, perché temiamo che rimangano scossi, perché non vogliamo farci vedere, da loro, per quello che in realtà siamo e di quali orrende atrocità siamo capaci!. Si costruisca, allora, un mondo che “disobbedisca all’orrore” ed “obbedisca all’amore”, si costruisca un mondo dove gli adulti sappiano appianare i “dissensi” senza ricorrere alle “violenze”. Si era a meno di dieci giorni dall’Armistizio, l’Italia era in mano all’invasore tedesco. Al Centro-Nord si organizzava la “Resistenza”, al Sud, invece, le Truppe Alleate avanzavano per liberarlo. In quei giorni i bombardamenti colpirono anche le nostre zone. Sedici Comuni furono coinvolti (Acerno, Albanella, Altavilla S., Battipaglia, Campagna, Capaccio, Castelcivita, Controne, Contursi, Eboli, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, Pontecagnano, Roccadaspide) nella “tragedia delle popolazioni della Valle del Sele e dintorni”, come ha scritto Paolo Tesauro Olivieri nel suo Libro “Settembre 1943? (Studio P/Edizioni – Luglio 1979). Le guerre moderne non conoscono “solo vittime sui campi di battaglia”, ma anche quelle, che, “in paesi e città”, si contano “tra inermi popolazioni civili”. Tesauro Olivieri per farci conoscere “i danni di guerra ed i nomi dei morti civili”, per “raccoglierli in un volume, consegnarli al ricordo imperituro dei posteri e scolpirli sul marmo”, ha vagato a lungo per “paesi e contrade”. Gli storici, nel senso più ampio, ci hanno consegnato “un quadro chiaro” di quella parte della guerra che va sotto il nome di “battaglia di Salerno”. Oltre ai “civili”, tanti, anche in Italia, in quegli anni immolarono la propria vita “per la comunità nazionale”. Non ci sono, perciò, morti di serie A e di serie B, essi sono tutti uguali e meritano, per umana pietà, identico rispetto. Un “distinguo”, però, va fatto fra chi morì per “ridare al paese dignità, libertà e democrazia” e fra chi, pur credendo di essere nel giusto, “morì per opposti motivi”. Caduto il Fascismo (che, nel “ventennio”, cancellò le libertà democratiche, si alleò con l’invasore nazista, lasciandosi trascinare nella folle avventura della guerra, ed emanò, nel 1938, le vergognose “leggi razziali”), il 25 Luglio del 1943, e formato il nuovo governo, sotto la direzione del Maresciallo Badoglio, le truppe tedesche intensificarono la loro opera di “fortificazione” in tutto il paese. Il Terzo Reich aveva in Italia 18 Divisioni: Rommel comandava quelle del Settentrione, Kesserling quelle del “Gruppo Sud”. La Divisione “Panzer”, la Sedicesima, già impegnata a Stalingrado, copriva il “terreno tra Eboli e Battipaglia”. Gli Alleati sbarcano in Sicilia e a Cassibile, 3 Settembre, firmano con il Governo Italiano “le clausole di armistizio”. L’Alto Comando Alleato è informato che i nuovi governanti sono in pericolo e “corre voce” che, da un momento all’altro”, i tedeschi prenderanno in pugno l’intera situazione. Allora stringe i tempi e firma con l’Italia l’Armistizio l’8 Settembre. Molti si illusero che la guerra era finalmente finita. Si chiudeva, invece, “solo una delle più tristi vicende della nostra storia” e “se ne apriva un’altra, scritta non solo col sangue, ma anche con le lacrime delle popolazioni inermi”. Lo “sbarco” di Salerno (9 Settembre) aveva “lo scopo di mantenere l’occupazione di un porto più a nord possibile in Italia”, dalla cui “salda base”, poi, “mantenere grosse forze sul continente” (“Operazione Avelanche”, questo era il “nome convenzionale” – Il X Corpo Inglese ed il VI americano formavano la Quinta Armata, posta agli ordini del generale March Clark). Il porto prescelto era Napoli, ma, “visto che era troppo difeso, vennero studiate le rive di sbarco più vicine possibile e quelle di Salerno risultavano le più adatte”. La Pianura di Pesto e le colline circostanti erano contese da Tedeschi ed Anglo-Americani. Alla sospensione delle ostilità, da parte dell’Italia, si unì lo “sbarco degli Alleati”, nella notte tra l’Otto ed il Nove Settembre, sulle spiagge del Golfo di Salerno. Tutte “minate” dai tedeschi, vi fu una carneficina di soldati “alleati”. Il Cimitero “inglese” di Pontecagnano lo testimonia in modo eloquente. Questi, comunque, costruirono una “testa di ponte” ed avanzarono “verso l’interno” (Albanella, Altavilla, Roccadaspide ed Agropoli). La popolazione civile della Valle del Sele e dintorni conosce una tragedia oltremisura. I morti si contano a decine e decine, se non a centinaia, ad Acerno, Altavilla, Battipaglia, Eboli, Montecorvino Pugliano, Olevano, Pontecagnano, Roccadaspide, Serre, Campagna ed in tanti comuni ancora. Ingenti sono gli stessi danni di guerra. A Campagna, località “senza vie d’uscita”, fino al mattino del 17 Settembre 1943 “solo qualche aereo aveva lanciato degli spezzoni, che erano caduti qua e là senza rilevanti danni”. Per la sua singolare ubicazione, prima dell’Otto settembre, “nessuno immaginava che avrebbe potuto subire danni così ingenti e piangere un numero di morti così elevato e per giunta proprio quando la lotta nella Piana del Sele si poteva considerare virtualmente terminata”. Un assembramento consistente di persone, quel giorno, attendeva in Piazza Mercato il turno per ritirare, con la Tessera Annonaria, la razione di pane e pasta. Davanti al Portone del Comune sostava un autoblindo tedesco. Una fila “abbastanza lunga, per determinare quella grande ecatombe”, che “nessuna penna umana ha finora descritto nei suoi tragici particolari”!. Tra morti e feriti, giacevano a terra oltre trecento persone, tra cui diversi “sfollati”, di “Eboli e di altri luoghi”, che consideravano Campagna “sicura per la sua ubicazione” e, quindi, “adatta per lo sfollamento”. Sul luogo (ex Largo Cantalupo, oggi “Largo della Memoria”), Lato dx del Portone pricipale del Municipio, si trova una Lapide-Ricordo, ivi collocata il 17 Settembre 1965, con versi struggenti del grande Salvatore Quasimodo: “Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue,/salite dalla terra…”. Subito sotto la Motivazione che volle apporre, a futura memoria, l’Amministrazione di allora, guidata dal Sindaco socialista Avv. Antonino D’Ambrosio: “Il 17 Settembre 1943 uomini di ogni età e di ogni luogo/qui chiamate dal bisogno dell’umana assistenza/rimasero vittime di poche bombe scese dal cielo./Questa Lapide ne eterni la memoria”. Una testimanianza per il tragico, drammatico fatto accaduto. Poco più di un Verso (il quart’ultimo e metà del terz’ultimo) di “Uomo del mio tempo”. Versi straordinariamente intensi e significativi di Salvatore Quasimodo, uno dei più grandi poeti del Novecento. Ancora sconvolto dagli orrori cui ha assistito, il poeta di Modica lancia un appello, affinché un futuro di pace, di umana fratellanza possa prospettarsi alle giovani generazioni. L’uomo di oggi – egli dice – nella sua antica abitudine all’odio, alla violenza è ancora quello dell’epoca della pietra e della fionda. Anzi, gli strumenti di morte di cui oggi si avvale, grazie ai progressi della scienza e della tecnica, sono molto più efficaci. L’uomo di oggi uccide ancora, come sempre; il suo cuore è rimasto duro e feroce come quello di Caino quando uccise il fratello Abele. Ma se i figli, cioè i giovani d’oggi, riusciranno a dimenticare il sangue fatto scorrere dai loro padri, a cancellare l’odio verso i propri fratelli lasciato loro in eredità, rinasceranno tempi nuovi, di serenità e di pace. Documenti ufficiali presso il Municipio non ne esistono. Solo presso l’Ufficio Sanitario del Comune si trovava un Elenco, in diversi punti lacunoso (e perciò non poteva avere “valore di atto ufficiale”), messo a disposizione di Tesauro Olivieri dal Vigile Sanitario Gerardo Cacciottolo. Esso fu compilato molti mesi dopo presso la Pretura di Eboli, con Atto Notorio del 26 Aprile 1944, per attestare che “il 17-9-43, a seguito di incursione aerea, erano morte molte persone”. C’era un Elenco di 135 persone, ma c’erano pure “altre vittime, circa una quarantina ancora, e poi tanti feriti”. Anche l’acqua e la luce vennero a mancare e, dopo la fine delle ostilità, popolazione ed autorità dovettero lavorare tantissimo per rimettere tutto a posto. Spesso “il dopo è peggiore della guerra stessa!”. Basta guardare all’ultimo terremoto. Tantissimi, inoltre, furono i “danni di guerra” (sei fabbricati andarono distrutti ed oltre 400 subirono danni rilevanti; di essi 53 furono ripristinati con l’Assistenza UNRRA CASA e 350 con Pratiche Normali presso il Genio Civile). Un congruo numero di istanze furono inoltrate all’Intendenza di Finanza per il risarcimento dei “beni perduti in casa”. Un iter comunque lungo e laborioso. Fino a qualche anno fa, scriveva Olivieri nel 1979, rimanevano da definire ed evadere ancora diverse pratiche. Ricordo quando, ragazzino, con i coetanei giocavo “alla guerra”, e a tant’altri “giochi” di allora (a tal proposito, sui “giochi di ieri e i giochi di oggi” , rinvio ad un mio lungo servizio, dal titolo “Giochi di Antonio Petti e la memoria”, postato su questo Blog lo scorso 25 Gennaio 2007), sulla “casa carut arret’ addo ‘e monach” (parte anteriore dell’attuale Sede Centrale dell’Istituto Magistrale “Teresa Confalonieri”). Fu “carneficina orrenda”. Un centinaio di corpi “vennero proiettati all’intorno, dilaniati, e rimasero per più giorni senza sepoltura”. Il caldo particolarmente intenso diede “molto più pensiero ai superstiti”, perché le salme “cominciavano a disfarsi” ed imminente era l’insorgere di un’epidemia. Uno dei presenti all’accaduto, il dottore Carlo Mirra, ci ha riferito, in questi giorni, di un carro zeppo di cadaveri, che improvvisamente prese a correre lungo la discesa alberata, per andare a fermarsi, a forte velocità, nei locali dell’ex edicola Cubicciotti (Viruzza Fontana). I corpi inanimati, rimossi, dalle macerie, dalla spontanea pietà di “confinati” ebrei, prigionieri politici e persone animate da spirito di solidarietà umana, ad incominciare dal mai dimenticato Vescovo Giuseppe Maria Palatucci, furono accatastati, sia sul posto, sia a Largo Sant’Antonio, nei pressi del Monumento ai Caduti della Grande Guerra, e, con un fazzoletto sulla bocca, in sostituzione delle maschere, procedettero alla cremazione. A questi benefattori, soprattutto a quelli “senza nome” è andata la gratitudine delle famiglie delle vittime delle cittadine di Campagna, Eboli e Battipaglia. Pure da noi, da queste modeste pagine, “una particolare segnalazione a memoria dei posteri”.
Mario Onesti (“Il Saggio” – Settembre 2003, n. 90, pagg. 34-35)

COMUNE DI CAMPAGNA (PROVINCIA DI SALERNO)
B – SECONDA GUERRA MONDIALE: LE VITTIME CIVILI DEL BOMBARDAMENTO CAMPAGNA 17 SETTEMBRE 1943
“Perché non sia stata una morte inutile, il Comune di Campagna a ricordo perenne: 1943 – 2003″







giovedì 27 ottobre 2016

Giulia Piscitelli "Live the Dream" 2016 exhibition view

Giulia Piscitelli
Live the Dream
2016
exhibition view

20 ottobre / 9 dicembre 2016

Galleria Fonti
via chiaia n 229, 
80132 - Napoli, Italia

tel / fax +39 081 411409
email: info@galleriafonti.it



























Press Release Artist: 

Giulia Piscitelli' s research for her latest group of works is based on a proportional system between the scale of some maps, which give us the possibility to understand the changes that man made to borders during the history, and the more historically representative iconographic divine symbol which is the nimbus. The artist leads the visitor to go on journey through the space and the time. The space is defined by maps chose by the artist which, dated back to a period between 1920 and 1942, can be compared to the recent ones and allow to draw in proportion the reality, even simply a particular historical period. The time is defined by the nimbuses. The artist transfers in proportion on maps, using the traditional technique of golden leaf, the characters' nimbuses of some masterpieces of ancient art coming from monasteries, miniatures, frescos, temperas, dated back between XI and XV century. Therefore on a 1941 Greece map is possible to discover the “Ritratto dell’evangelista san Matteo” coming from a 1025 miniature of the Gospel by Kharberd, preserved in the Matenadaran library in Armenia; or, on a Carte de France of the 30s is possible to discover the “Maestà del Louvre” by Cimabue of 1280. The characters of those artworks are represented by Giulia Piscitelli in the absence of their bodies, in their golden condition. The nimbus becomes symbol of union as it is iconographic element used since distant time not just in the Christian history as proved by the example coming from the Roman city of Palmira with three gods Baalshamin, Aglibol e Malakbel. The image of the nimbus evokes also the image of a coin, which has always two faces. Therefore a nimbus is put by the artist inside a Coin Cup of Sands Casino & Country Club, souvenir of a trip done by the artist to Atlantic City in 1990, on which is printed the slogan Live the Dream. 

Giulia Piscitelli was born in Napoli in 1965. Lives and Works in Napoli Selected Solo Exhibitions: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, London; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Selected Group Exhibitions: 2015: Sleepless, 21er Haus, Wien; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlin; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Saturno, T2 Torino triennale, Torino; Video Report Italia 2006.07, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; 2007: Vesuvius, Moderna Museet Stokholm Comunicato Stampa Artista: Giulia Piscitelli Titolo: Live the Dream.

Selected Solo Exhibitions: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, London; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Selected Group Exhibitions: 2015: Sleepless, 21er Haus, Wien; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlin; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Saturno, T2 Torino triennale, Torino; Video Report Italia 2006.07, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; 2007: Vesuvius, Moderna Museet Stokholm.

La ricerca svolta da Giulia Piscitelli per la realizzazione del suo nuovo gruppo di opere si basa su un sistema di proporzioni tra le scale di riduzione grafica di alcune mappe geografiche, che permettono di individuare le modifiche apportate dall'uomo ai confini territoriali nel corso della storia, ed il simbolo iconografico più storicamente rappresentativo del divino che è l'aureola. L'artista induce così il fruitore ad un viaggio nello spazio e nel tempo. Lo spazio è determinato dalle mappe geografiche scelte dall'artista che, risalenti al periodo tra il 1920 e il 1942, possono essere confrontate con quelle attuali e permettono di disegnare in proporzione la realtà, anche semplicemente di un determinato periodo storico. Il tempo è determinato dalle aureole. L’artista trasferisce in proporzione su carte geografiche, mediante la tradizionale tecnica a foglia oro, le aureole dei personaggi di alcuni capolavori dell'arte antica provenienti da monasteri, miniature, affreschi, tempere su tavola, databili tra il XI e XV secolo. E' così che su una mappa del 1941 della Grecia si scopre il Ritratto dell’evangelista san Matteo proveniente da una miniatura del Vangelo di Kharberd del 1025 e conservata nella Biblioteca Matenadaran in Armenia; oppure, su una Carte de France degli anni ’30 si scopre la Maestà del Louvre di Cimabue del 1280. I protagonisti di queste opere sono rappresentati da Giulia Piscitelli nell’assenza dei loro corpi, nella loro condizione aurea. L’aureola è intesa come simbolo di unione in quanto elemento iconografico utilizzato da tempo remoto non soltanto nella storia cristiana come dimostrato dall'esempio proveniente dalla città romana di Palmira con le tre divinità Baalshamin, Aglibol e Malakbel. L'immagine dell'aureola evoca anche l'immagine di una moneta, che ha però sempre due facce. E' così che un’aureola viene incollata all’interno di un Coin Cup di Sands, Casino & Country Club, ricordo di un viaggio fatto dall’artista ad Atlantic City nel 1990, su cui si legge lo slogan Live the Dream. 

Giulia Piscitelli è nata a Napoli nel 1965. Vive e lavora a Napoli Mostre Personali Selezionate: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, Londra; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Mostre Collettive Selezionate: 2015: Sleepless, 21er Haus, Vienna; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlino; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Satur

Mostre Personali Selezionate: 2015: Wide Rule, Kayne Griffin Corcoran, Los Angeles CA; 2013: Intermedium, Museo MADRE, Napoli; Sim Sala Bim, Galleria Fonti, Napoli; 2012 Kayne Gri ffin Corcoran, Santa Monica CA; 2011 Contested Zones, CUBITT Gallery, Londra; Rischi minori, Fondazione Giuliani, Roma; 2010 Be ige, Fondazione Morra Greco, Napoli; 2009 Protocollo, Galleria Fonti, Napoli; 2008 Ballhaus, RISO Museo d’Arte Contemporanea, Palermo; 2006 Selected video works 1989-2002, Galleria Fonti, Napoli Mostre Collettive Selezionate: 2015: Sleepless, 21er Haus, Vienna; 2014: Italy in SongEun, SongEun Art and Cultural Foundation, Seoul; 2013: La Materia di un Sogno, Collezione Paolo Brodbeck, Fondazione Brodbeck, Catania; 2012: Sõida tasa üle silla (Ride gently over the bridge), Galerii Noorus, Tartu, Estonia; 2011: 54th Mostra Internazionale d'Arte di Venezia; 2010: Strange Comfort (Afforded by the profession), Kunsthalle, Basel; 2009: Barock, Museo MADRE, Napoli; Historias, cuentos y amnesias, La Casa Encendida, Madrid; 2008: When things cast no shadow-5th Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlino; dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarente d’Alba (CN); 50 Lune di Saturno, T2 Torino triennale, Torino; Video Report Italia 2006.07, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; 2007: Vesuvius, Moderna Museet Stoccolma. 


https://www.facebook.com/314430329627/photos/ms.c.eJxl0MsNA0EIA9COIowNA~;03tlIuyXquT5gfAqUeTnGgzvngJ0sTYV00l4RL1f7LZgdNquTSZ999MnmJfOe4UkyryfUrGLAU2FYT6~;8BxlPhG~_r4dM7R~_1LN988PGolQSg~-~-.bps.a.10154683850299628.1073741853.314430329627/10154683853814628/?type=3&theater

http://galleriafonti.it/

http://www.igav-art.org/artist?id=167

lunedì 24 ottobre 2016

A Salerno per inseguire le "luci d'artista" le fontane non sono più di moda

 A Salerno, dove inseguono "Le luci d'artista" (che di artista non sono, come invece lo sono a Torino da almeno venti anni), vengono abbandonate le fontane artistiche, sia quelle storiche, che di recente manifattura, ad opera di artisti e architetti contemporanei.

Una testimonianza, presa dal blog "I figli di Chiancarella": http://figlidellechiancarelle.org/site/?p=257


A Salerno le fontane non sono più di moda
Viaggio nello stato di degrado ed abbandono delle fontanelle pubbliche cittadine, un tempo fiore all’occhiello del sindaco De Luca, ormai ex Vincenzo a’ fontana, il suo primo soprannome ai tempi del primo mandato da sindaco negli anni novanta.
Le fontane di Salerno, un tempo con l’allora giovane sindaco Vincenzo De Luca, erano molto in auge tanto che il popolare primo cittadino fu appellato Vincenzo ‘a funtana.
n.b. Oggi vivono una esistenza più grama, molte sono “stutate” (spente, ndr) altre interrate e trasformate in non sempre apprezzabili fioriere od aiuole.
A noi sinceramente piacciono più le fontane ed il movimento dell’acqua.
Ugo Marano, "Fontana Felice" (resa "infelice" dall'incuria e dall'abbandono)
Peccato che, dopo l’interramento nel Parco del Mercatello e della “Fontana Felice” di Ugo Marano, davanti al sagrato di San Pietro in Camerellis, adesso si proceda con la fontana di Piazza Montpellier (prospiciente il Parco Pinocchio) trasformandola in aiuola.



La stessa sorte potrebbe toccare anche a quella davanti all’Hotel Salerno.
Mah speriamo di no

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Ugo Marano, l'autore della "Fontana Felice", nel ricordo di Angelo Trimarco, presidente della Fondazione "Filiberto Menna" di Salerno
Ad Amalfi, il 1968
di Angelo Trimarco

Per ricordare Ugo, ora, mi soccorre una foto di gruppo. E’ il 1968, ad Amalfi, dove negli Arsenali dell’antica Repubblica, l’arte povera, pilotata da Germano Celant, inizia la sua avventura d’alto mare. La foto raffigura Ugo, capelli folti, altissimo, e con una cartella bianca stretta in mano, Marcello Rumma, che di Arte povera più Azioni povere è stato l’artefice, chi scrive, una ragazza con una treccia lunghissima che  segna le esili spalle e, sullo sfondo, Gerry Schum, artista, gallerista e collezionista  che, in questi anni e anche dopo, ha girato il mondo per raccontare con la sua telecamera i momenti più significativi dell’arte in corso.

  Avevamo, tutti, meno di trent’anni ad Amalfi, nel 1968,  quando, temerariamente, da punti cardinali diversi, abbiamo scelto di affacciarci nel mondo dell’arte come artisti, collezionisti e critici, comunque, stupiti dalle recenti esperienze che stavano cambiando la scena dell’arte e, insieme, speravano di trasformare il mondo.

  E’stato proprio nel 1968 che Ugo, in piazza del Duomo, ha presentato i suoi lavori. Si è trattato  di una prova generale, se non di un esordio,  alla presenza del popolo dell’arte che, negli stessi giorni, festeggiando l’arte povera, anima la Rassegna di Pittura, divenuta internazionale dalla seconda edizione. La mostra è scandita da  sculture, in armonia con lo spazio che si apre sul mare e sul sacro: sculture che rifiutano i materiali nobili, il marmo e il bronzo. E’ questo un tratto – le sculture nell’aperto del cielo, del verde e dell’aria – che l’artista, nel corso del tempo, non abbandonerà tanto da pensare e realizzare, in questa tensione, il lavoro, di scultura e di design – un design che ama il suono del vento -, alleggerito, di volta in volta, con materiali sempre meno  invadenti  e più teneri, come la ceramica.

  Ha voluto che anche la ceramica, talvolta semplici piatti, avesse la seduzione del gioco e l’intensità dell’amicizia. Così, un’estate, per La festa delle Idee, ha invitato a Capriglia, dov’è nato, una famiglia di scrittori, di critici e di teorici dell’arte – Sanguineti, Dorfles e Menna, per esempio -, a realizzare un piatto. Menna, a emblema, ha segnato il piatto con il palmo della sua mano, la mano dell’artigiano e dell’artista che l’età moderna ha distinto e, poi, ha separato. Anch’io sono stato invitato a Capriglia, ma, sottraendomi alla sfida, mi sono limitato a scrivere la presentazione in catalogo citando, come si usava, un lungo brano di Deleuze sul desiderio e sulle sue derive. E’ stato anche nel ricordo di quest’incontro di piatti ad arte  che la Fondazione Menna, nel salutare il carissimo amico che ci ha lasciato, ha accompagnato, quale viatico, le parole con una foto che raffigura Ugo, in macchina, insieme a Sanguineti, Bianca e Filiberto. 

  Anche nella nostra città, a Salerno, Ugo Marano ha realizzato un’opera, una fontana di ceramica azzurra e di acqua limpida – l’ha chiamata Fontana Felice - che ha collocata nello spazio antistante la chiesa di San Pietro in Camerellis, nel  centralissimo corso Garibaldi. Lo so, non è la Fontana dei Fiumi di Bernini, a piazza Navona. Non deve essere, però, neanche una discarica. Merita, io credo, almeno un po’ di attenzione e soprattutto di manutenzione quale segno, a un anno dalla sua scomparsa, del nostro ricordo e della nostra amicizia.   






lunedì 10 ottobre 2016

Fontana della Chiena

Fontana della Chiena - Piazza Melchiorre Guerriero a Campagna (SA) Città dell'Acqua




La Fontana della Chiena, realizzata con reperti e frammenti in pietra, terracotta e ceramica, rinvenuti dopo il sisma del 1980 in Irpinia, con una struttura portante in ferro e cemento bianco, creata da Angelo Riviello. La fontana ha dimensioni di 460 cm di altezza e una pianta quadrangolare di 380 x 350 x 300 cm.

Opera donata alla Città di Campagna, nel 1994


I gradoni sono stati progettati appositamente per coinvolgere ancora di più il pubblico, invitandolo ad entrare e uscire dalla fontana bagnandosi. Una fontana che ben si addice alla Festa dell'Acqua con la Chiena. Da ammirare, non solo come elemento decorativo di arredo urbano, ma anche, e soprattutto, come utilizzo sociale...
Foto Santino Campagna, 2016

Foto Santino Campagna


Foto Santino Campagna

Foto Santino Campagna


Foto Felice Capaccio, 1997
Foto Simona Cerchia, 2015

La folla in attesa della Chiena davanti alla Fontana (nella deviazione del fiume Tenza)
Foto Simona Cerchia

Bozzetto Plastico originale della Fontana, realizzato dall'autore nel 1982 (esposto per tre giorni, con articoli de "Il Setaccio", durante il festival dell'Unità, nell'estate di quello stesso anno, raccogliendo oltre 500 firme). Sullo sfondo il Palazzo Tercasio, ex convento della clarisse, dei SS. Filippo e Giacomo, sec. xv. 
p.s. La Fontana, oltre che a prevedere la grande "bocca d'uscita principale dell'acqua", prevedeva, come si vede chiaramente nel plastico, un prolungamento dei gradoni, con altre due piccole uscite laterali (con due fontanelle incastonate nella pietra, con alla destra un segno di Giordano Bruno, e alla sinistra un segno del Caramuel, due dei personaggi di fama universale, legati alla città di Campagna). Fu ridimensionata, perché nel 1992, intanto, in Piazza Guerriero, l'Amministrazione Comunale, decise di costruire i nuovi uffici postali. Una decisione molto infelice, nella mancanza di rispetto più assoluta, nei confronti di una storia e di una tradizione secolare, in quel luogo deputato dell'acqua, per antonomasia, che ha creato la fortuna della città. Tutto questo, sempre grazie alle riserve dovute (in quegli anni di fermento)ad un'ignoranza pazzesca, di una classe politica amministrativa, nei confronti di un progetto legato alla Nuova Chiena, che poteva offrire molto di più, di quanto sta offrendo, con il solo folclore, per una grande Rassegna dell'Acqua - 'A Chiena Art Festival, all'insegna dell'Innovazione e della Tradizione (passato e futuro a braccetto, nel coinvolgimento di un presente accorto e sgnificativo della ricerca artistica contemporanea).

p.s. Di opere così (più contenute ovviamente, e se il Comune ci avesse dato ascolto) sul tema dell'Acqua, il centro storico poteva essere arricchito con altri segni (da aggiungere alle fontane storiche pubbliche e private che vanta la nostra città), piccoli e medi, come andava a definirsi gradualmente (grazie alla Chiena recuperata) "Città dell'Acqua", con laboratori in sito, da parte di altri artisti disposti a donare una loro sculto-architettura, da integrare perfettamente nell'ambiente urbano di Campagna. All'Amministrazione Comunale, si chiedeva in cambio solo un catalogo, e l'incarico ad una curatela specializzata (guardando alla "Scuola di Critica d'Arte di Salerno" di quegli anni 80). Furono molti i maestri che aderirono a tale nostra proposta (dai vari Antonio Trotta, Fabro, Nagasawa e Mattiacci, ai Dalisi, Ugo Marano, agli emergenti Mainolfi e Paladino, ed altri come Mautone, Vitiello, etc.). Maestri oggi universalmente riconosciuti, di cui alcuni presenti nei più prestigiosi Musei d'Arte Contemporanea del mondo. 

Per un'opera così, dedicata all'acqua della Chiena del fiume Tenza, ben si addice un vecchio detto napoletano:"Acquaio' , l'acqua è fresca?...Manco 'a neve!"(Acquaiolo, l'acqua è fresca...Più della neve!


Progetto Esecutivo (realizzato nello Studio di Architettura di Gerardo e Isidoro Marzullo, fotocopiato in occasione della Chiena 30(nel trentesimo anniversario della sua    trasformazione, da nettezza urbana, a spettacolarizzazione e opera d'arte):











Spazio riservato agli schizzi e studi della Fontana, del 1982




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...E dopo il "Bianco, Rosso, Verde...made in Italy" di Angelo Riviello (pendolare, tra le città di Roma, di Milano e la sua città, con esperienze di arte giovane emergente, fin dagli anni 70), che nel 1988, colorò le acque della Chiena, con i colori della bandiera italiana, ci sono ancora sedicenti artisti (autoctoni) che colorano l'acqua, nel 2016, con quasi 30 anni di ritardo, quando ai tempi, nel "ritorno all'ordine", dipingevano solo "croste" (accademiche):


https://www.facebook.com/giovanbattista.deangelis/videos/1450551758295110/?pnref=story


...E c'è qualcuno (artista?), che nel 1984 (sempre in fase di sperimentazione, in base all'idea progettuale-pilota), incaricato di fare animazione nell'acqua della Chiena, come "mimo", andando letteralmente fuori tema, nell'incapacità di coinvolgere il pubblico, e fallendo clamorosamente (non essendo farina del proprio sacco), che addirittura, nel 2015 (invece di visitare la mostra della "Chiena 30°", tenuta nel Comune di Campagna),  tramite una "lettera aperta", sul proprio sito web (nel quale sito, salviamo alcune testimonianze di cittadini campagnesi sulla Chiena anni 50 e 60, che non ci sono più), rivendica l'idea progettuale che è stata di Angelo Riviello, nata nel 1982, unitamente al progetto di detta Fontana, che doveva fare da scenografia permanente, nel luogo deputato di Piazza Guerriero, all'evento da spettacolarizzare (dopo aver raccolto i reperti lapidei del dopo-sisma, e dopo averla proposta, prima dell'estate, in quello stesso anno, nei "container" di Largo Sant'Antonio, sede ai tempi, del terremotato Comune di Campagna, tra le perplessità del prof. D'Orazio Corinto, Assessore alla P.I. a seguito di un invito per organizzare l'Estate Campagnese di quell'anno). Un personaggio, che vive a Eboli, che (a prescindere dal fatto, che la Chiena non appartiene alla sua memoria storica), non esita, a tentare di impadronirsi, sia dell'idea del Riviello, che da sempre lavorava sulla (sua) "Memoria" (come altri in loco, hanno tentato di fare), che di alcuni suoi scritti, presi da vari siti (della Pro Loco e del Comune di Campagna), che furono l'introduzione al famoso Libro/Catalogo (a firma di Angelo Riviello), redatto e impaginato graficamente, nel 1985, con la copertina decorata da Gelsomino D'Ambrosio, e stampato nel 1987 dalla Tipografia Boccia di Salerno, il quale afferma "convintissimo" (mentendo a se stesso) di averli scritti lui, di suo pugno, due anni prima della stampa del catalogo, e un anno prima della Rassegna dell'Acqua, per la sua animazione teatrale nella Chiena (una minima parte di una sezione, all'interno di un progetto molto più ampio e significativo, lontano anni luce da tale personaggio), unitamente agli "Amici del Teatro", che fu una sorta di attesa (diciamo "sperimentale") pre-edizione 1985 (dati gli impegni di lavoro del Riviello a Milano, fino agli inizi di luglio del 1984). 
n.b. Sapevamo che fosse un "mimo". Ma che si credesse di essere anche un "Nostradamus" (anche se casareccio, del vicolo), francamente no. Siamo al delirio: 

http://www.vincenzoaltieri.net/teatro/116-progetto-a-chiena-a 

Rivendicazioni e scintille, storie di plagio, sulla Chiena, acqua e Fontana:

http://monesti.blog.tiscali.it/2011/07/17/documento-associazione-spazio-utopia-sulla-chiena/?doing_wp_cron

Vicolo del Canale della Chiena, e uno degli ex lavotoi pubblici della città:
Il Canale della Chiena-Ex Lavatoio pubblico, fine anni 60 e inizio 70 

Altre opere (installazioni scultoree) di Angelo Riviello:


Eternamente esca 'a gli voraci fuochi, 1986/87
(in deposito nel Luogo della Memoria della città
di Campagna)
Eternamente esca 'a gli voraci fuochi - part.
All'ombra delle idee, 1987 - Proprietà dell'artista
All'ombra delle idee, part.

Collegamenti a link  esterni:


Cronologia di alcune opere, disegnate, dipinte, scolpite, da Angelo Riviello, realizzate come installazioni o come sculto-architettura:

http://angelo-riviello.blogspot.it/2011/02/anni-8090.html


Nella sua opera, c'è sempre un costante riferimento alla "memoria e identità" (work in progress, dalla metà degli anni 70), sia nei più svariati mezzi tecnici (dalla fotografia e cinema alla pittura, a esperienze digitali, con foto e video), che nella "scultura disegnata", e nella realizzazione di installazioni scultoree e sculto-architettura, che creano una scenografia suggestiva e coinvolgente emotivamente, in un viaggio individuale e collettivo, immaginario e reale, nel provocare emozioni e reazioni, stupore e coinvolgimenti, anche imprevedibili, dialogando con la sua biografia familiare, con la storia e con la realtà urbana di una comunità, sia essa locale che universale.


"Un uomo senza memoria non esiste. Anche il più smemorato, è soggetto a riviverla nel suo inconscio, e/o attraverso la memoria altrui ..." (A.R.M. 2016)

"Chi non rispetta il passato, non sa vivere il presente,e non può progettare il futuro" (A.R.M, 2005)

Dal Libro/Cartolina d'Artista "Marano & Riviello - La Città Invisibile Sparita 1" - Edizioni Utopia Contemporary Art - Stampa AMG press, Roccadaspide (SA), 2016

https://it.wikipedia.org/wiki/Fontana_della_Chiena

http://achienadicampagna.blogspot.it/p/storia-della-chiena.html


Intervista ad Angelo Riviello,di Mimmo Di Caterino (artista-curatore-scrittore), Cagliari-Napoli

http://www.napoliartmagazine.it/il-vesuvio-visto-da-unisola-mimmo-di-caterino-intervista-angelo-riviello/

Intervista ad Angelo Riviello, a cura di Lea Ficca (curatrice), Roma

http://monesti.blog.tiscali.it/2013/10/20/angelo-riviello-ci-parla-della-utopia-contemporary-art/

http://lacittadisalerno.gelocal.it/salerno/cronaca/2016/08/16/news/la-tradizione-di-mezzanotte-1.13972353

Bibliografia (presa da Wikipedia)

  • AA. VV. 'A Chiena a Campagna - Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea - 1985 - Edizioni Museo Campagna -- Stampa Boccia, 1987 Salerno
  • E. Crispolti "Disegno Campania '88" - Nuove Edizioni Gabriele Mazzotta, Milano, 1988
  • AA. VV. "Le Porte dell'Arte (Le Porte dell'Acqua) - Incontri Internazonali d'Arte Contemporanea"- Edizioni Comune di Campagna - Stampa Grafica Ebolitana, 1997 - Eboli (SA)
  • AA.VV. Art Diary Italia "Arte e artisti in Campania / Salerno / Altri" - Giancarlo Politi Editore per la Flash Art Books, Stampa INTERGRAF & LITO - Rodano (MI), 1996
  • AA. VV. "Primo Premio Trevi Flash Art Museum "- Giancarlo Politi Editore, Milano, 1996
  • M. Bignardi "Cronache - Attraverso l'arte contemporanea nel Mezzogiorno", Edizioni Asir - La Buona Stampa s.p.a. Ercolano (NA), 1987
  • G. D'Ambrosio Scheda "Campagna", Edizioni 10/17, Arti Grafiche Sud (ristampa), Salerno, 1996
  • C. Granito "La Città della Chiena e dei Fucanoli" - Scheda "Campagna", Edizioni 10/17, Arti Grafiche Sud, Salerno, 1996
  • M. Onesti "La Fontana della Piazza a Campagna" - Il Segno, Anno IV n.10 - ottobre 1994-Editore Studio Europa, Caggiano (SA)
  • AA. VV. "La Fontana della Chiena - Progetto" a cura del Museo Civico - Il Setaccio, luglio/agosto 1982 - stampa in proprio - Campagna (SA)
  • AA. VV. "Quasi la Patria di Giordano Bruno" - Gazzetta di Salerno, 3 marzo, 1983
  • A. Frenkiel, Among the Gorges of Campagna, dal Libro/Catalogo "A Chiena -Kermesse nazionale d'arte contemporanea", Ediz. Museo Campagna - Stampa Boccia, Salerno,1987.
  • P. Onesti, La Chiena, Torino 1993.
  • O. Mottola "Campagna: parla "l'inventore della Chiena e del recupero di Giordano Bruno" - Il Settimanale Unico, 22 settembre 2006
  • V. D'Agostino "Intervista ad Angelo Riviello" - Notiziario - Associazione Progetto per Campagna, gennaio 2006
  • AA. VV. "Acqua Trentennale della Chiena (1985/2015)"- 30º anniversario" - Il Saggio (Libri,Poesia, Arte) - Edizioni il Saggio, Eboli, ottobre 2015, Stampa Dgitalpress, Santa Maria di Castellabate (SA)
  • AA. VV. "Chiena delle 24, 17 agosto 2016" - La Città di Salerno (Quotidiano) - Stampa Arti Grafiche Boccia, Salerno 2016
  • Patrizia Ferri, "La metropoli possibile - Spazi urbani. Una riflessione sull'Arte Pubblica e le sue declinazioni possibili, escludendo le sculture ornamentali disseminate all'aperto e puntando invece su un progetto collettivo che coinvolga la comunità e i suoi desideri" - il Manifesto - Roma, Edizione del 2 ottobre 2016
  • Domenico "Mimmo" Di Caterino, "Il Vesuvio visto da un’isola: Mimmo Di Caterino intervista Angelo Riviello" - Napoli Art Magazine, Napoli, Edizione del 18 settembre, 2014


Collegamenti esterni (presi da Wikipedia)

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