venerdì 30 maggio 2014

'RICUCIAMO LA CITTÀ': FORUM PER LA CULTURA A SALERNO

'RICUCIAMO LA CITTÀ': FORUM PER LA CULTURA A SALERNO 

Incontro 15 maggio 2014 Biblioteca Provinciale di Salerno - Presentazione Piano Regolatore della Cultura

Si presenta il 15 maggio alle ore 10.00, alla Biblioteca Provinciale di Salerno il “Piano Regolatore per la Cultura Salerno” (“PRG Cultura”), promosso dal Forum della Cultura, gruppo autogestito di cittadinanza attiva, nato a dicembre 2013 e composto da giornalisti, operatori, artisti, editori, docenti e appassionati. Il “PRG Cultura” viene proposto in una città dove negli anni ’90 si è avviato un importante piano regolatore urbanistico di Oriol Bohigas solo in minima parte realizzato; segnata da controverse e imponenti opere firmate da archistar internazionali che hanno suscitato grandi contrasti; interventi che hanno portato la città all’attenzione nazionale come laboratorio di trasformazione urbanistica ma hanno lasciato la vita culturale al di fuori da corrette prassi contemporanee, tantomeno europee. Il “PRG Cultura” prende a prestito “regolamentazioni” comunali di altre città (in questo caso Cagliari) ispirate a buone pratiche di organizzazione della cultura, di destinazione degli spazi, di regole di trasparenza e buon governo. In essa si lanciano alcuni spunti come il Museo diffuso, il Laboratorio sul Paesaggio, il Polo Teatrale, la Città del Cinema, lo Spettacolo del Mare e altre proposte, per “Ricucire la città”, (secondo le teorie dell’antropologo francese Marc Augè)  su base culturale in un percorso che recuperi Memoria, Identità. Siti storici, Produzione  culturale e artistica e che valorizzi la bellezza architettonica e paesaggistica della città; la sua illustre tradizione della Scuola Medica Salernitana, gli antichi palazzi del Centro Storico, il rapporto privilegiato con il mare. Il PRG Cultura è stato messo on line con l’invito a produrre “ emendamenti”, proposte di modifica e suggerimenti; è un documento in progress integrato da numerosi contributi e verrà presentato al pubblico il 15 maggio per un ulteriore confronto e per  la più ampia partecipazione. L'evento sarà aperto dai saluti di Barbara Cussino (direzione Musei e Biblioteche Provinciali di Salerno) e interverranno Pino VuoloSergio Vecchio ("La cultura che c'era"), Tommaso Avagliano (Marlin Editore, collana "Filo spinato"), Pietro Ravallese ("Dalle periferie alla comunità"), Antonio Braca (Soprintendenza BSAE - "Quale futuro per i Beni Culturali a Salerno"), Franco Tozza (Memoria e Teatro a Salerno), Milva Carrozza (Associazione Artura "Vivere di cultura"),Gianluca De Martino (Legambiente - "Giovani e spazi sociali"), Valerio Falcone (Fornace Falcone - "Impresa per l'arte"), Angelo Riviello (Associazione Utopia Contemporary Art), Franco Forte (Oedipus Edizioni, Editoria e territorio), Raffaella Di Leo (Italia Nostra) e Nicolantonio Napoli (Casa Babylon, Pagani - "Spettacolo e napolicentrismo").
Dopo una breve pausa caffè è previsto un dibattito aperto con conclusioni affidate a Vittorio Dini. Coordinano Luciana Libero e Anna Nisivoccia.




La nostra proposta come Utopia Contemporary Art:

Angelo Riviello e Associazione Utopia Contemporary Art: BOZZA PER UN'IPOTESI PROGETTUALE DI UN MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA IN PROGRESS  "CITTA' DI SALERNO"

Angelo Riviello, artista : Un Museo per Ugo Marano aperto agli artisti (8 aprile)

Colgo l'occasione, per quanto concerne l'invito espresso nella bozza di questo PRG Cultura Salerno, di riportare una notizia di sei mesi fa, riguardante Ugo Marano, pubblicata sulla mia bacheca il 15 febbraio scorso:  "Tra le tante notizie di musei che chiudono, pare che se ne stia aprendo uno a Ferrara, dedicato all'amico artista salernitano di Cetara, Ugo Marano, uno degli artisti di quegli anni 70 ("Arte nel sociale"), invitati da Enrico Crispolti alla Biennale di Venezia in quella famosa edizione del 1976. Lui che dal territorio non ha mai voluto staccarsi per trasferirsi altrove, per scelta non solo di vita, ma artistica e culturale..."E' quì che devono venirci a trovare...", mi disse una volta d'estate sotto casa sua a Cetara, con quel mare meraviglioso che faceva da cornice...A me che abitualmente, ero quasi sempre su un treno di seconda classe, nell'andirivieni e nei soggiorni, tra un sud e un nord del paese (Milano), nel mio modo interdisciplinare di lavorare sull'Identità e Memoria...Potevo capirlo, certo, per la sua scelta "coraggiosa" nel restare, dando nuova linfa all'arte della ceramica e della terracotta, nella sua patria di "scuola vietrese" sulla Costiera Amalfitana, nell'essere insieme, come dice Daria Scarpitta nell'articolo, un "abile artigiano e un fine pensatore"...Mi chiedo, al di là delle recenti ed effimere "Luci d'artista", se bisogna ancora aspettare molto a Salerno per avere un museo dalle Istituzioni, non solo per Ugo Marano, ma per un'intera generazione che ha dato molto alla città di Salerno e al territorio tutto del salernitano e campano, un museo vivo che sia una base di partenza, per un percorso fino alle ultime generazioni...Eppure non sono mancati e non mancano (ancora oggi), personalità di quella famosa Scuola di Critica d'Arte di Salerno... Possibile che in detta città, si preferiscano solo i "presepi e le luci di Natale"???"...
Proposta di Associazione Utopia Conteporary Art
La storia di una città capoluogo come Salerno, si misura anche dal grado di conoscenza che l'arte può dare, attraverso i suoi artisti più rappresentativi e operatori culturali vari, nati e/o residenti in tale città e/o nel territorio salernitano ma anche artisti che hanno soggiornato e lavorato a Salerno e sul territorio, che nel tempo hanno operato e operano in Italia e all'estero, dando lustro alla città di Salerno e al territorio tutto, dei quali alcuni (attivi nell'arte visiva) hanno rappresentato l'Italia, partecipando ad alcune edizioni della Biennale di Venezia (vetrina internazionale per antonomasia dell'Arte Contemporanea).
Bozza Progettuale
Per un museo in progress, sulla falsa riga di Castel Sant'Elmo - Novecento a Napoli (1910-1980), si propone un Museo-Laboratorio che possa rappresentare e ricordare artisti nati a Salerno e provincia  attraverso le loro opere (ma anche disegni, documenti vari, lettere, oggetti, aneddoti, etc.), e operatori attivi nei vari campi dell'espressività artistica contemporanea, dal Teatro al Cinema, dalla Danza alla Musica, e sui loro rapporti con altri artisti e realtà regionali, nazionali e internazionali. Un Museo vivo, che sia una base di partenza per un percorso fino alle ultime generazioni. Un Museo, quindi, inteso non solo come "banca-dati" con un suo archivio specifico, ma anche come centro polifunzionale, attivo e propositivo, rivolto ad ampliare non solo il mondo dell'arte, ma anche il mondo della cultura in generale (con fototeca e biblioteca di storia dell'arte), e quello dello spettacolo, con un auditorium che accoglie convegni, concerti, rappresentazioni teatrali e cinematografiche.
Campagna, 02 maggio, 2014
Associazione culturale “Utopia Contemporary Art”
Il Presidente, arch. Santino Campagna
n.b. ovviamente a questa ipotesi di progetto, tutti sono invitati ad esprimere una loro opinione e a proporre eventuali modifiche, se si riterrà opportuno ed effettivamente utile per la città di Salerno capoluogo di provincia, con l’augurio che nella condivisione generale, diventi il progetto di tutti.
Associazione culturale “Utopia Contemporary Art”




Senza progetto c’è solo l’incultura. Il critico D’Avossa parla della sua città


Antonio D’Avossa è un altro di quei salernitani  che hanno avuto successo nel mondo ma rimasti legati alle proprie radici, alla propria città. Docente all’Accademia di Brera, curatore d’arte in mostre internazionali che ha presentato in importanti capitali, di recente è passato a Salerno per “The Drifting Clouds-Nuvole alla deriva” mostra di tre giovani artisti alla Galleria Verrengia.  Da anni D’avossa presenta artisti consolidati ed emergenti, come questi giovani giapponesi, ora sta lavorando ad un progetto per il padiglione svizzero dell’Expo di Milano, poi di nuovo nl Brasile dove nel 2012  ha  curato la mostra sui 50 anni di Fluxus per la Biennale internazionale di San Paolo. Con D’avossa discutiamo della città e di cultura.
- Qual è il tuo rapporto oggi con Salerno, una città da cui manchi da molti anni.
“Non è un buon rapporto, è una città che non mi ha dato molto, anzi diciamo che non mi ha mai dato nulla né riconosciuto. Ricevo molte chiamate per organizzare cose in varie parti del mondo ma non da Salerno, da cui sono andato via più di trenta anni fa ma con un rapporto affettivo ancora molto forte”.
-Quindi anche se ti chiamano da tutto il mondo, il silenzio di Salerno in qualche modo ferisce,  è il richiamo delle radici?
“E’ il desiderio che la città abbia una evoluzione verso un progetto culturale più ampio. E’ una città che non si è mai dotata di un progetto di ampio respiro fatto di luoghi, di siti, di idee; vi sono città piccole con importanti gallerie civiche, con progetti anche popolari affinché gli abitanti, i giovani, gli anziani possano essere educati ad una visione della contemporaneità che non riguarda solo l’arte ma che va dalla danza, al teatro, alle arti visive. A Salerno non vi è mai stato un progetto capace di produrre  una generazione abituata all’arte contemporanea”.
-Eppure non sono mancati artisti e personalità di rilievo, importanti critici come Bonito Oliva, la scuola fiorita intorno a Filiberto Menna; una città che ha avuto una sua storia culturale.




“E’ vero che Salerno ha avuto una storia  ma è anche vero che bisogna abbandonare questa nostalgia degli anni ’70; intanto perché siamo andati tutti fuori, non di testa,  ma fuori dalla città. Sicuramente vanno ricordati quegli anni ma vanno anche archiviati. Quando parlo di progetto,  parlo di progetto dell’oggi,  non di manifestazioni che non ci sono più, la rassegna di teatro o altro. Bisogna riprogettare la presenza culturale mentre tutto quello che ho visto in questi anni non è stato nulla. E’ come Saviano che chiede dove eravate,  mentre si sparava voi inauguravate le mostre, e Saviano lo dice rispetto a Napoli,  alla gestione della città da parte di Bassolino, una città che malgrado le contraddizioni, si è comunque dotata di strumenti, di spazi espositivi, delle stazioni metropolitane.  Io non vorrei confrontare Salerno con Napoli però Salerno è una città che potrebbe potenzialmente esprimere molto di più e quando c’è un fluire delle idee, in qualche modo cambia qualcosa”.
-          Non è chiedere troppo ad una città di provincia,  forse la politica delle grandi opere, della presunta “città europea” ha generato delle illusioni.
“Ma non dobbiamo rincorrere altre città, va creato un progetto ex novo, è sulla diversità che si può essere vincenti. Le nuove architetture che la caratterizzano e la caratterizzeranno ancora, sono state certamente un percorso interessante, ma questa architettura è la stessa che ha portato al Crescent.  D’accordo, quello che è successo in questi anni a Salerno ha in parte evitato situazioni di degrado ma poi si arriva al punto terminale che è il Crescent  il quale finirà come in Sudamerica, recintato e con la vigilanza armata”.
-          Qui a Salerno stiamo organizzando il Forum della Cultura, abbiamo elaborato un Piano Regolatore della Cultura  il quale attraversa le cose di cui stai parlando, la memoria, le arti,  la contemporaneità. E’ una iniziativa di cittadinanza attiva che vuole intervenire con un progetto per la città. Uno dei punti delicati è la spesa pubblica con  interventi discutibili come quello delle Luci di artista su cui vengono investite molte risorse, credo che tu conosca molto bene Le luci di artista di Torino.
“E’ molto bella l’idea del Piano regolatore perché significa pianificare dei progetti e darsi delle regole che è poi quello che è mancato a Salerno. Il problema non è il denaro pubblico ma il fatto che resti qualcosa di più ampio respiro. Mi fa ridere questa iniziativa delle Luci di Artista salernitane in confronto a Torino, Torino ha una Galleria Nazionale, il Castello di Rivoli, vi sono importanti Fondazioni, c’è un contesto con una storia importante che va dall’ arte povera ad altre linee di ricerca. Le Luci di artista di Torino nascono con un progetto dedicato all’arte; gli abitanti di Torino sanno che quell’intervento è arte contemporanea che si va a legare ad un particolare momento qual è il Natale , con delle opere che lavorano su un materiale che è la luce. A Salerno no. Mi è capitato di trovarmi nella città nel passaggio dal 30 novembre al primo dicembre, quelle sono luminarie, non hanno alcun segno di conservazione delle opere, si installano e vengono rimosse, non ci sono consulenti, allora quella spesa diventa uno spreco. Solo nelle prime edizioni delle cosiddette  “Luci di artista” c’è stato un prestito di opere, poi  l’intera progettualità è scaduta nella luminaria. E’ lo stesso discorso dell’architettura, se non c’è un progetto il punto terminale è il  Crescent, se non c’è un progetto il punto terminale è la luminaria. Hanno preso una formula  e ne hanno fatto un progetto cheap, scadente; qui non ci sono gli artisti, so che lo scorso anno hanno utilizzato due artisti locali che in realtà sono dei ceramisti e una spesa notevole per un’artista, la Borghi, con cifre analoghe si fanno grandi mostre, si comprano delle opere.”.
-          Ultimamente hai curato una importante esposizione per la Galleria Verrengia,
“Una Galleria che fa sforzi personali senza alcun aiuto da parte della città. Ed è questo che manca a Salerno, una Galleria Civica, un sistema di spazi pubblici. Bisogna dare un progetto alla città,  creare un sistema culturale, un contesto, come a Torino, dove abitanti e addetti ai lavori possano crescere insieme, perchè è  l’assenza di progetto che determina lo spreco,è  l’assenza di progetto che determina l’incultura. Mando un mio saluto al Forum della Cultura e  in particolare a Vittorio Dini, che considero un maestro e un caro amico ”.

n.b. Nella 1a Foto una immagine degli anni ’70, e nella 2a, una foto recente di Antonio D’Avossa in Brasile, per la Mostra sui 50 anni di Fluxus (adavossa@libero.it).

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