martedì 19 marzo 2019

Amarcord 26 - Incontri, Ricordi, Euforie, Melanconie di Giancarlo Politi-

Amarcord 26

Incontri, Ricordi, Euforie, Melanconie

di Giancarlo Politi
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A proposito di Amarcord


Cari amici, eccoci ancora. Con un po’ di ritardo. Ma lo smog milanese ha fatto esplodere le mie allergie e contribuito a prolungare una mia fastidiosa bronchite. Ora sto cercando una residenza estiva che mi salvi dall’estate che si annuncia torrida. Asiago? Oppure la solita Versilia? Intanto spero che l’amico dott Augusto Palermo, mentre parliamo d’arte e di altro, mi dia una mano con le sue illuminazioni mediche a superare questi scogli infidi.



New York Anni '80 (Parte Terza)
Si, certo, come tutte le cose del mondo anche l’East Village fece il suo tempo e in un periodo piuttosto breve esaurì la propria gloriosa vitalità. Visse la sua popolarità leggendaria per due o tre anni, poi declinò, come tutti i momenti e movimenti più salienti. Ma per noi malati d’arte il ricordo di quel miracolo, rivive nella nostra memoria. Perché come fai a toglierti dall’immaginazione, dalla memoria e dalla storia la Veronica Ciccone, cioè Madonna, che sgambettava in un seminterrato al suono di un giradischi scassato, in attesa della gloria? Che lei cercava voluttuosamente e disperatamente con tutti i suoi mezzi. Come puoi dimenticare il sorriso dolce di Pat Hearn, la gallerista elegante e colta che aveva contribuito a trasformare un quartiere malfamato in una vetrina della creatività e in un luogo privilegiato, con uno spazio espositivo bellissimo, che lo stesso Leo Castelli invidiava, considerandolo un miracolo in quel quartiere negletto. Una vera perla avulsa in un contesto degradato. Ma quel sorriso dolce di Pat da lì a poco si sarebbe spento, stroncato da un male inflessibile. Però ebbe il tempo, con il suo compagno e poi marito, Colin De Land, altra mitica figura di quegli anni ’80 ad entrare nella storia dell’arte della grande mela, con una galleria diventata mitica e con la creazione di una rassegna d’arte originalissima nelle stanze dell’Hotel Chelsea (inaugurando la moda da tutti imitata delle fiere d’arte in hotel), invitando le gallerie più prestigiose e che due anni dopo si spostò al Pier 91, sull’Hudson, diventando l’Armory Show, rilevata poi dalla Associazione delle Gallerie e che quest’anno ha festeggiato i suoi gloriosi venticinque anni.

Colin de Land e Pat Hearn
Colin De Land! Che figura straordinaria di uomo e di artista! Dopo aver studiato filosofia e linguistica alla New York University, aprì nell’East Sixt Street, nel cuore dell’East Village una curiosa galleria, la Vox Populi, con artisti molto propositivi ma anche con chiunque volesse lasciare un’opera in galleria. La quale ad un certo punto era un guazzabuglio di alto profilo insieme ad opere di dilettanti della strada, che però Colin accoglieva amichevolmente, purché dopo qualche giorno venissero a riprendere l’opera lasciata. Ben presto Vox Populi crebbe e si spostò al 40 di Wooster Street, con il nome di American Fine Arts Co. In breve il numero 40 di Wooster Street divenne il cuore creativo e propulsivo e di incontri di Manhattan, con artisti veramente innovativi e Colin che teneva lezioni d’arte a collezionisti e curiosi. Da American Fine Arts incominciammo a conoscere Cady Noland, Andrea Fraser, Richard Prince, Mark Dion, Ana Mendieta, e il visionario Peter Fend. E John Waters, che definì Colin “una vera icona che gronda cultura e trend”. Colin de Land, in collaborazione con Richard Prince, operò anche come artista, con gli pseudonimi di John Dogg e J. St. Bernard. Accanto ad American Fine Arts, al numero 39 di Wooster, aprì la propria galleria dell’East Village anche Pat Hearn che nel frattempo si era sposata con Colin. Una bellissima storia d’amore tra due star della cultura artistica newyorchese: Colin de Land, con le sue mostre provocatorie e Pat Hearn, diventata la paladina del femminismo anche grazie alla collaborazione con René Green, Julia Scher e la riscoperta di Mary Heilmann, bravissima e sconosciuta artista americana. Pat e Colin, la strana coppia dell’arte di New York, così diversi ma anche tanto uguali: elegante casual (non come Mary Boone, sempre elegantissima e firmatissima, tipica donna americana in carriera) Pat Hearn era portatrice di una eleganza casual piuttosto parigina. 

Spencer Sweeney e Colin De Land alla American Fine Arts, Co. New York. Courtesy e © Archives of American Art, Smithsonian Institution.

Disordinato e con accoppiamenti improbabili ma alla fine affascinanti Colin de Land, vero precursore e forse ideatore della moda grunge. E Colin sempre con la sigaretta tra le labbra, fumava l’impossibile: non so, due, tre, forse quattro pacchetti di sigarette al giorno. Quanti era umanamente possibile fumarne. Al punto che io lo chiamavo scherzosamente Humphrey, in ricordo del Bogart di Casablanca. Io mi chiedevo come era potuta nascere quella romantica storia d’amore che tutti vedevamo, tra una gallerista delicata che esponeva George Condo, Peter Schujff, David Bowes, Milan Kunc e un gallerista che presentava artisti di una durezza mai vista, come Cady Noland, Jessica Stockholder, Chris Burden. Eppure la storia d’amore sembrava indissolubile, perché Colin, nella sua apparente trascuratezza e noncuranza, era una persona gentile, che però aveva scelto una professione che non gli apparteneva, quella del mercante d’arte. Perché Colin era tutto, artista, filosofo, pensatore, scopritore di talenti ma non mercante. Infatti era povero in canna e, pur essendo ad un certo momento la galleria più ambita di New York, lo vedevi quasi pranzare con un panino e una gran tazza di caffè acquistati nel bar accanto. In un report su Colin de Land pubblicato qualche anno fa in Flash Art, Daniele Balice, oggi noto gallerista (Balice/Hertling) parigino descrisse il suo incontro con Colin: appena arrivato a New York, Daniele che non parlava una parola di inglese si precipita all’American Fine Arts per proporsi come assistente a un Colin de Land che non parlava né francese né italiano. Daniele Balice capì però che Colin era un totale squattrinato e dopo tre minuti l’incontro terminò con una stretta di mano. Ma fu quell’incontro a far decidere a Daniele Balice che avrebbe fatto il gallerista, tanto fu affascinato da quell’uomo, con intuito e una galleria straordinaria e una totale incapacità di vendere un’opera.



Credo che Daniele Balice, in quei tre minuti ne ereditò pregi e difetti. Però Colin diventò il riferimento di artisti, galleristi, collezionisti più sofisticati di tutto il mondo. E per me resta un mistero il segreto della sua indigenza. Ottimi artisti, richiesti da tutti ma senza apparenti riscontri economici. Ma anche sua moglie Pat Hearn non fu un’abile venditrice (come la sua competitor Mary Boone) perché anche lei amava più le opere, che preferiva tenersi, che il denaro. E durante la sua malattia, che l’avrebbe stroncata di lì a poco, gli amici artisti donarono un’opera (mi pare anche Jeff Koons) e indissero un’asta affinché si curasse. Perché una delle più famose galleriste di New York non aveva i mezzi economici per potersi curare. Ma questa straordinaria solidarietà non produsse gli effetti sperati e poco dopo, a soli 41 anni, Pat ci lasciò. E Colin de Land, che l’assistette amorevolmente, la seguì a distanza di un anno, anche lui poverissimo e deceduto per la stessa malattia. Due grandi galleristi (non mercanti) che insieme lasciarono un vuoto forse non più colmato a New York. Se non dal ricordo di chi li ha conosciuti.

Contributi
Giampiero Poggiali Berlinghieri
...Ma come mi spieghi tu che in questi ultimi 50/60 anni, a parte Sandro Chia che è emigrato per tempo, Firenze non ha prodotto alcun artista di rilievo? La bellezza assopisce? La sindrome di Stendhal uccide la creatività? Bisogna vivere in metropoli desolate e violente per produrre buona arte? Tu che pensi? 

Caro Giancarlo, permetti che ti risponda anch’io al quesito che hai posto a Risaliti. Certamente non ci sono stati artisti dirompenti o geniali da sfondare in campo internazionale, soprattutto senza un aiuto critico o commerciale. Certo la critica militante nell’ambito fiorentino ha sempre affossato qualsiasi artista locale, mai facendosi carico di promuovere responsabilmente un artista del territorio “troppo provinciale”, come direbbe il nostro amico. Avendo un’ottima conoscenza della città e della provincia, posso assicurarti che ci sono tanti artisti davvero sorprendenti per capacità e inventiva. Per quanto mi riguarda ho cercato di avere un dialogo, facendomi promotore di conoscenze vissute con personaggi ormai in via di estinzione che potrebbero interessare il direttore Del Museo del ‘900. Il “nostro” non si degna nemmeno di rispondere.  La sua arroganza e la poca sensibilità non aiutano la città e gli artisti del territorio. Come sempre la mia stima, un caro saluto. Giampiero Poggiali Berlinghieri

I fiorentini? Sempre più guelfi e ghibelliniApprezzo la tua difesa d’ufficio ma penso anche che sono trascorsi più di cento anni da quando la gloriosa Lacerba ha chiuso i battenti (1915) dopo cruente lotte interne tra futuristi fiorentini (Palazzeschi, Papini e Soffici) contro i cosiddetti milanesi “marinettisti” (Marinetti, Boccioni, Carrà) espulsi dal vulcanico Giovanni Papini al grido di «Qui non si canta al modo delle rane», verso ripreso dal trecentista Cecco d’Ascoli. Questo per dirti che Firenze da sempre è stato un teatro di grande verve comica. Ma questo è il bello di Firenze. Perché ancora oggi a Firenze si respira l’atmosfera della battaglia di Montaperti: da ogni piazza, strada, angolo, salotto salgono grida bellicose contro il vicino o l’amico. Una città così non può generare geni ma simpaticissimi artisti e amici, questo sì. Firenze è bella perché è diversa, perché sprizza bellezza e cattiveria da tutti i pori, perché ha una energia straordinaia che si consuma nella maldicenza. Ma a Firenze, dopo ciò che ha dato, si perdona tutto e possiamo aspettare ancora cento anni forse mille prima che ci dia un grande artista. Ma cosa importa. La genialità c’è anche se l’odio la trasforma in una pantomima. Eppure ne ha avuti Firenze di artisti promettenti. Ma non è andata più in là di Giuseppe Chiari, simpaticissimo fluxus fiorentino (ma tutti i fiorentini sono Fluxus). Ha tentato in tutti i modi di arrabattarsi anche Maurizio Nannucci, con la sua compagna tedesca (autorevole giornalista) che lo ha proposto in tutte le salse a musei e istituzioni germaniche. Ma il nostro Maurizio, con un lavoro troppo fragile e di ovvia derivazione, non è andato molto lontano. A Firenze c’è stato invece un bel focolaio di poesia visiva (in particolare Lucia Marcucci e Luciano Ori) alla cui opera vorrei augurare esiti migliori in futuro. 

Roberto Calvi ci ricorda Pierluigi Mazzari
Caro Giancarlo, 
ho appena letto il tuo Amarcord (e le risposte alle lettere). Sei un grandissimo, come diceva il mio grande amico Mazzari, l’uomo più intelligente nel panorama artistico italiano.
Sono onorato di conoscerti.
Roberto Calvi

Io ipocondriaco, tu mio medico senza saperlo
Caro Roberto,
grazie a te invece. Io da buon ipocondriaco faccio tesoro dei consigli che mi dài per interposta persona e forse all'insaputa. E grazie per avermi ricordato Pierluigi Mazzari, il cui vuoto nel collezionismo milanese e non solo, è ancora presente. Ma cosa è successo della sua bellissima collezione? Dispersa? Uno di questi giorni ti telefono per avere un altro consiglio che mi faccia migliorare gli Amarcord e la scrittura. Ti abbraccio. 
Giancarlo

Apollonia e Bauman
Bentornato tra noi! Carissimo Giancarlo, mi piacerebbe sapere se nei tuoi tour per il mondo e nel mondo dell'arte, ti sei mai imbattuto in Bauman, il filosofo polacco della cosiddetta società liquida. Egli ha profetizzato davvero, attraverso i suoi scritti le sue riflessioni, quello che oggi siamo diventati. Tutto è liquido! Anche l'arte straripa in un fiume di incongruenze e velleità. Dai raccontami di Bauman. Oggi avremmo davvero bisogno di tanti Bauman, la nostra società odierna cosiddetta "contemporanea" ha smarrito il concetto di valori, di fondamentali che fanno di un individuo un uomo!  Aspetto i tuoi prossimi Aamarcord che necessitano attenta e meditata lettura. Apollonia

L’arte alla deriva? E gli intellettuali da legislatori a interpreti 
Cara Apollonia, 
mi fa piacere sapere che tu segui i miei Amarcord. Tu e Bauman avete ragione. La società solida dei nostri nonni si è trasformata nella società liquida nostra e dei nostri figli. E l’arte, che è parte (sempre meno?) della società, nuota affannosamente cercando una riva. Ma sino ad oggi ha trovato solo una deriva. Cara Apollonia, tu con la tua energia e il desiderio di crescere per trasformarsi, sei la vera espressione della liquidità in natura. Se Zygmunt Bauman ti avesse conosciuta certamente ti avrebbe dedicato il suo (troppo) famoso Liquid Modernity. Ma il grande pensatore polacco è andato ben oltre la sua società liquida. Ha annunciato anche la fine del ruolo degli intellettuali: da legislatori a interpreti. Che fine miserevole!

Afro Somenzari
Caro Politi,
ricevo sempre Amarcord e, con una punta di imbarazzante invidia, leggo con attenzione le imprese che insieme a grandi artisti hai realizzato e che, alcuni dei quali, ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e diventarne amico. Uno di questi è Enrico Baj del quale poco si sente parlare e, a dire il vero, egli stesso amava citare Platone che affermava di non essere specialmente amante della vittoria. Sto riferendomi alla Patafisica della quale fu promulgatore in Italia diventando Satrapo Trascendente nominato dal Collège de Pataphysique insieme a Sanguineti, Fo ed Eco. Forse mi sbaglio dato che, meno se ne parla meglio è, sempre secondo i dettami della Scienza delle Scienze, tuttavia lo scopo di Amarcord è quello di ricordare per far rivivere e francamente sarebbe un piacere riscontrare testimonianze di artisti e amici che hanno percorso con lui tratti di vita. Da parte mia mi piacerebbe raccontare alcuni episodi che ci coinvolsero in affetto, stima e considerazione, tuttavia non so se siano interessanti. Vediamo se qualcuno risponde. Grazie per la pazienza Caro Politi, e buon viaggio. Afro Somenzari

Non so molto di patafisica
Caro Afro, 
non so molto di patafisica. So però che tu sei stato uno dei fondatori del Collegio di Patafisica italiano, insieme a Enrico Baj e Ugo Nespolo. Dunque tanto di cappello, anche se io l’ho sempre considerato un circolo di buontemponi, certamente sbagliando. Ma a quei tempi io dovevo lavorare duramente e non potevo seguire ciò che consideravo delle goliardate. Che invece certamente non erano, se si pensa che il vostro padre fu Jarry. Ho frequentato Enrico Baj (ho effettuato anche un viaggio a New York con lui, insieme a Renato Barilli e Giorgio Marconi) ma non c’è mai stato un feeling particolare tra noi. L’ho sempre ritenuto un ottimo artista che però è riuscito sempre, non so come mai, a danneggiarsi. L’autolesionismo è forse il fin della patafisica? Raccontami qualche episodio divertente per i lettori, ma non dilungarti troppo. Un abbraccio.

Maria Chiara Salvanelli
Gentile Direttore,
le scrivo perché il 4 aprile ci sarà la prima delle quattro giornate dedicate alla figura di Enrico Crispolti, scomparso lo scorso dicembre, promosse dall’Archivio Crispolti Arte Contemporanea insieme alle istituzioni che le ospiteranno di volta in volta. Il 4 aprile sarà a Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera e sarà curata da Luisa Somaini insieme a Livia Crispolti e Ignazio Gadaleta. Sono stati coinvolti artisti, storici dell’arte, curatori, direttori di museo e d’archivio, galleristi, editori d’arte, restauratori ed ex studenti che hanno collaborato con lui in vari modi e ognuno di loro farà un intervento di non più di 10/15 minuti l’uno, nell’intento di fare un primo bilancio della multiforme attività dello studioso Enrico Crispolti e della sua personalità eclettica e sfaccettata, componendo un mosaico di voci formato da coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, di lavorare con lui o di essere suoi allievi. Alcuni nomi tra i 38 relatori: Luca Massimo Barbero, Renato Barilli, Lorenzo Giusti, Ugo Nespolo, Paolo Laurini, Fabrizio Plessi, Francesco Tedeschi, Luca Pietro Nicoletti, Marco Tonelli. Gli altri appuntamenti saranno a Roma alla Sapienza il 27 maggio e poi in autunno a Siena, Firenze e Salerno. Le allego il comunicato stampa, la bio di Crispolti e l’elenco dei relatori di Milano insieme ad alcuni ritratti di Crispolti. Spero che potrete dedicare un po’ di spazio alla sua figura e alla sua storia. Un cordiale saluto,
Maria Chiara Salvanelli

Enrico? Un gentile notaio dell’arte
Enrico Crispolti, che io ho conosciuto sin dai primi passi, cioè da Alternative Attuali, all’Aquila (1962) è stato un critico molto diligente e mi dicono ottimo docente a Siena. Ricordo che fu ingiustamente osteggiato da Giulio Carlo Argan, che gli impedì l’accesso all’Università di Roma, preferendo assistenti più codini. Conobbi e frequentai anche sua moglie, Maria Drudi Gambillo, preziosa collaboratrice e forse sostenitrice dell’economia domestica con la sua attività di abile mercante d’arte. La Maria Drudi Gambillo, che purtroppo morì giovane, ebbe anche una galleria d’arte di cui non riesco a ritrovare tracce. Entrambi, Enrico e Maria, molto amici e sostenitori di Lucio Fontana, su cui scrissero tomi e tomi, gestirono tantissime opere di Lucio, ma veramente tante (all’epoca economicissime). Ogni volta che mi recavo a casa loro, le pareti traboccavano di opere di Fontana e di Enrico Baj. Enrico Crispolti è stato un grande conoscitore del secondo e terzo futurismo, ma poco selettivo sull’arte contemporanea. Per Enrico una mostra o una presentazione non si negava a nessuno. E forse aveva ragione.

Paolo Pagnoni
Scusa Giancarlo,
mi dici in che anni eri nel Lower East Side? Io ci sono stato per cinque duri anni. Lavorando con arte cinema ed ancora. Grazie per una risposta.

I nostri memorabili anni ‘80
Paolo, io non sono mai vissuto nell’East Village. Né a New York. Soprattutto negli anni ’80 con Helena, da Milano ci recavamo spesso nella grande mela (per un paio di settimane almeno 5-6 volte l'anno) e nei momenti di fulgore frequentavo l’East Village. Ma non vi ho mai abitato. Abitavo nel mitico Chelsea Hotel, dove incontravo tutti, da Andy Warhol a Christo, Jeffrey Deitch….. Ma ho avuto anche la fortuna (relativa, io preferivo sempre il Chelsea) di abitare gratuitamente nei migliori hotel di New York (Pierre Hotel, La Plaza) e di Los Angeles (Le Mondrian), di Londra e Parigi, grazie a tal Ashkenazy, curioso collezionista, grande allevatore di polli (ne possedeva 200 mila, mi raccontava: e ogni mattina raccoglieva oltre 100 mila uova, operazione a cui lui assisteva devotamente alzandosi alle cinque del mattino) e proprietario di alcuni hotel a Los Angeles, presentatomi da Enzo Cannaviello e che in cambio della pubblicità in Flash Art, lui, grazie ad un ingegnosissimo scambio con i suoi splendidi Hotel a Los Angeles, riusciva a trovarci stanze in tutto il mondo. Grazie a lui ho abitato in alcuni degli hotel più belli e carismatici dell’universo. A volte con qualche imbarazzo. Il mondo dell’arte è per noi sempre stato pieno di sorprese e di grandi stravolgimenti. Di grandi piaceri e qualche delusione. Ricordo che viaggiavamo sempre in prima classe, grazie ad un caposcalo della TWA, di origine italiana, amico di Luciano Paladini e di Claudio Poleschi, che per amore dell’Italia, quando v’era posto (e ce n’era sempre) ci cambiava la nostra carta di imbarco economica in una di prima classe. Viaggi mitici, ricordo. Anche grazie a questi piccoli lussi, i nostri anni ’80 furono memorabili. E indimenticati.

Paolo Mozzo mi chiede di Angel Ortiz
Caro Giancarlo,
è la prima volta che ti scrivo e lo faccio per una curiosità che mi assilla; nella foto che hai pubblicato di Patty Astor con opere di Keith Haring presso la Fun Gallery, del 1983 (fotografia di Eric Kroll), si vedono chiaramente gli interventi di Angel Ortiz, che lavorara, a volte, a due mani con Keith Haring. Si dice che fossero amanti, ma tu che hai vissuto dal vivo quel periodo hai potuto conoscere Angel Ortiz? Era un graffitista valido oppure solo un assistente? Il fatto che oggi sia sparito di fatto dalla scena artistica americana dei graffitisti che contano è legato alla sua mediocrità come artista o all'incapacità di chiudere accordi con i grandi galleristi dell'epoca?
Grazie in anticipo se avrai voglia di soddisfare le mie curiosità. Ciao. 
Paolo Mozzo

Angel Ortiz è LA2. E un ricordo di Edit DeAk.
Caro Paolo,
ma non ti sorprendere se un ottimo grafitista sia scomparso dai libri e dalla storia. Succederà a tutti. E non solo ai grafitisti. Ma il tuo Angel Ortiz (Little Angel 2), che si firmava LA 2, è ancora vivo e si attende il suo recupero, perché è stato famoso e bravo (ed è relativamente giovane: 1967). Amico e collaboratore di Keith Haring (come lo furono tra loro Andy Warhol e Jean Michel Basquiat), già dall’età di 14 anni, espose da solo o con Keith Haring, in importanti gallerie (Tony Shafrazy, Robert Fraser, Fun gallery. A Milano si presentò con una bellissima mostra insieme a Keith Haring, da Salvatore Ala e nel 2005 ha esposto alla Leonardo di Bolzano, che non conosco). Non era solo un assistente (anche se molto protetto) di Keith Haring, ma un bravissimo artista che collaborò intensamente con Keith. Purtroppo, la scomparsa di Haring lo ha fatto cadere in una sorta di dimenticatoio, ma pare qualcuno se ne stia occupando. Amante di Keith Haring? Probabile. Keith era un seduttore raffinato.
Ma se vuoi conoscere meglio Rammellzee e il graffitismo americano, leggiti l’articolo che segue di Edit DeAk, nostra amica e direttrice di Art Rite, la vera rivista dell’underground newyorchese. Edit, nata a Budapest nel 1948, fuggì con il padre, nascosta nel bagagliaio di una macchina, nel 1968. E attraverso la ex Yugoslavia prima e l’Italia poi, dopo varie peripezie, riuscì a raggiungere New York, dove nel 1972 si laureò brillantemente alla Columbia University. Edit era molto intelligente, dinamica e curiosa e i suoi interessi si indirizzarono subito verso le Street Art e la performance, per cui fu molto riluttante a collaborare con riviste dagli interessi più ampi, malgrado fosse insistentemebte invitata da Art in America, Artforum e Flash Art. Assieme a Walter Robinson e grazie ad un supporto dei programmi Whitney, fondò una sorta di fanzine, Art-Rite, che ebbe molto seguito nella New York dell’underground. Anche a causa delle sue frequentazioni, si lasciò coinvolgere dall’uso della droga. Anche per questo fu una bellissima meteora. Morì povera e e dimenticata nel 2017.

Un bellissimo articolo di Edit DeAk su Rammellzee e la New York anni ‘80
http://www.carrierinoesi.it/mostre/rammellzee/

Cristina Cobianchi
Gentile Giancarlo Politi,
Le scrivo perchè vorrei informarla di qualcosa che penso possa farle piacere. L’artista Angelo Bellobono (Nettuno, Roma 1964) ha realizzato dei bellissimi libri d’artista su vecchie copie di Flash Art, alcune entrate in una prestigiosa collezione. In questi giorni fino al 28 febbraio, ne abbiamo uno esposto nella mostra personale dell’artista dal titolo Linea Appennino 1201, a cura di Elisa Del Prete. L’artitsa dipinge su ogni pagina (in questo in mostra ci sono 97 acquerelli, oli e tecnica mista) e il risultato è veramente molto interessante. Può averne un’idea anche visitando la gallery del nostro sito www.albumarte.org, ma resto a disposizione per ulteriori informazioni se le può fare piacere. Sono la fondatrice e presidente di AlbumArte,  uno spazio indipendente e no profit con sede a Roma, che si caratterizza per le sue collaborazioni internazionali e i suoi cicli di approfondimento sui vari linguaggi del contemporaneo come videoarte, pittura, fotografia, scultura, istallazioni, performance, sound art, concerti e residenze, privilegiando nel suo sostegno gli artisti più giovani o emergenti. Ha attivato collaborazioni con istituzioni pubbliche come il Museo MAXXI, La Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, l’Institut Français, la Real Academia de España, l’Ambasciata dei Paesi Bassi, l’Ambasciata della Repubblica di Lituania; Fondazioni pubbliche come la Moondrian Found e la Nordic Artists ’Centre Dale; piattaforme indipendenti come Vision Forum; Ministeri della Cultura, Istituti di Cultura e Università in Italia e all’estero. Realizza mostre con artisti e curatori italiani e internazionali e progetti contituativi tra i quali: Anteprima, AlbumArte | VideoArtForum, AlbumArte | Residenze, Produce brevi video e documentari sull’arte contemporanea. Un caro saluto 
Cristina Cobianchi

Omaggi a Flash Art? No grazie per favore.
Cara Cristina, 
sapendo quanta fatica mi è costata realizzare Flash Art, talvolta ogni numero una sofferenza e un miracolo, che non mi incuriosisce vederlo maltrattato o scarabocchiato da artisti. Io credo che la rivista, almeno nel suo complesso, sia molto migliore del lavoro di tantissimi artisti. Anche della stessa Strategia di Maurizio Cattelan, che certamene è l’opera più significativa e famosa realizzata usando copie di Flash Art. E forse anche una delle meno riuscite di Maurizio. Ma all’epoca, si faceva ciò che si poteva. Invece ho molto apprezzato il numero di Flash Art realizzato da Guillaume Bijl, uno straordinario artista belga, portato in Italia dalla infaticabile Grazia Terribile, in occasione di una sua mostra, credo proprio nello spazio di Grazia qui a Milano. Un bellissimo numero con idee nuove che ci insegnarono anche a noi. L’entusiasmo di Grazia Terribile, fantasiosa e facoltosa proprietaria terriera di Gravina di Puglia, caratterizzò, disperdendo una parte del suo capitale ma con intuizioni brillanti, il mondo dell’arte milanese. Invece Guillaume Bijl sembra essere stato fagocitato, con il suo genio turbolento, dalle voragini dell’arte europea. Peccato.

Donatella Surian
Ringrazio moltissimo per queste raccolte di ricordi, sono un tesoretto e come tali le conservo per immaginare una realtà così particolare da sembrare, oggi, incredibile.
Spero vivamente che vengano raccolte in un volume, volume che non vedo l’ora di acquistare…
Donatella Surian, Scuola del Vedere / Trieste

La realtà è sempre incredibile
Cara Donatella, ricordati che la realtà è sempre incredibile. Basta saperla guardare.

Christian Naccarato
Ciao Giancarlo,
sono Christian Naccarato, giovane aspirante regista, studente dell’accademia di belle arti di Venezia e assiduo lettore di Flash Art. Ho appena letto sulla rivista del cambio di rotta e ti scrivo appunto per poter continuare a ricevere le lettere, o meglio gli “Amarcord”. Ti ringrazio in anticipo. Cordiali saluti,
Christian Naccarato

Volli, sempre volli, fortissimamente volli
Caro Christian,
Flash Art, con mia figlia Gea e il suo staff segue il mondo nuovo. Io sono costretto a rincorrere i ricordi. Ma questa è la vita. E tu ricordati delle parole del conte Vittorio Alfieri: "volli, sempre volli, fortissimamente volli". Arriverai ovunque.

Paolo Lazzarini
Bravissimo Giancarlo, 
seguo con grande interesse i suoi Amarcord, meravigliose pennellate di luce, colore e calore.
Mi chiedevo di tutta la sua vasta esperienza e conoscenza. Le sarebbe possibile offrire un supporto nell'indirizzarci su cosa è rimasto oggi 2019 a New York che valga la pena vivere per provare ad entrare nel mondo dell'arte.
Grazie 
Paolo Lazzaroni

New York? E’ tutta l’arte del mondo
Caro Paolo,
non so cosa dirti. Non vado a New York da un po’ di tempo, però sono sicuro che è ancora il posto più stimolante al mondo. Se andrai, mettiti in un angolo tra due strade, magari a Times Square. In poco tempo capirai l’arte contemporanea e perché è così. Il vero museo di New York non è il MoMa (comunque il più bello al mondo) ma le strade e le piazze multicolori e chiassose e musicali della città. Lì incontrerai e capirai Jackson Pollock, Franz Kline, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Leo Castelli, Andy Warhol. Cioè tutta l’arte del mondo dal 1945 ad oggi. E con un po’ di immaginazione anche i futuristi, molto più vicini a New York (senza conoscerla) che a Milano.


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Via Carlo Farini 68, 
20159, Milano 
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