giovedì 23 giugno 2016

Rino Mele - Tra i finalisti del Premio Viareggio per la Poesia, 2016



Il nostro caro e vecchio amico Rino Mele, è tra i finalisti del Premio Viareggio per la Poesia, 2016, con "Un grano di morfina per Freud" (Ediz. Manni)...A lui va il nostro più caro abbraccio, un'infinita stima, e gli auguri per un grande successo e riconoscimento!

Solo a sentirlo parlare (tra amici o durante la presentazione di una mostra), è una poesia...
Mi piace citare Rino (memoria storica, e uno dei protagonisti, di tanta cultura salernitana, fin dagli anni 70, in quella Salerno di Filberto Menna, Alfonso Gatto, Sanguineti, Crispolti, Angelo Trimarco, Bonito Oliva, e tanti altri), alcuni stralci di un suo testo nel Libro/Catalogo della "Chiena-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea, 1985 (Ediz. Boccia, 1987)", a testimonianza di ciò che fu realizzato in quell’inizio degli anni 80 (non solo in campania, ma sul territorio nazionale), sia come Casa Museo Laboratorio nascente e sia come esperienza di ri-destinazione d’uso dell'Evento “Chiena”, dopo averlo strappato alla ruspa selvaggia, trasformato in "Opera d'Arte", iniziando in questo modo (Angelo Riviello): 

"Tra luglio ed agosto Campagna si riempie d'acqua: il fiume Tenza viene deviato dal suo corso perché diventi linguaggio, perché continui il suo itinerario sotto il segno della finzione e della rappresentazione...". 
Poi continua nella citazione di alcuni nomi, protagonisti di quella situazione, da Pasquale Natella (con la sua "pozza d'acqua") a Gelsomino D'Ambrosio (con il suo uroboro, il serpente che si mangia la coda...e la sua umidità nella sua scheda "Campagna", tra odori di mosto e rosmarino), del quale disse, tra l'altro: " Fu D'Ambrosio a presentarmi, a Roma, nei pressi del teatro dell'Opera, un suo conterraneo (il sottoscritto), un altro taciturno impregnato d'umido umore, che sfida con tanta innocenza le leggi della burocrazia politica da sembrare uno di quei santi improbabili, San Bernardino, Sant'Ilario, San Mansueto, che fioriscono colombe d'acqua dalle mani, e che saprebbero uscire dai tormenti con la semplicità di un bambino o di un funambolo. Il campagnese incontrarto a Roma era un artista, fotografo, e, infine più tardi, dedito a difficili regie (il Civico Museo Archivio...la Chiena...)". 
In pieno testo, entra nei dettagli dell'arte e di alcuni artisti: "Quanti nomi giovani tra gli operatori, quante mani felici, come l'arte diventa speranza politica, profilo riconoscibile dei dolci e difficili abitanti di un paese senza uscite...A ripercorrere la danza degli artisti sull'acqua ci sono tanti impegni generosi da citare: Mariano Mastrolonardo e le sue carte colorate, Pina Guida, Enrico Viggiano, Maria Pia Roncoroni, Alba Savoi, Angelo Riviello e le sue fragili barche, piccoli velieri senza approdo; il sottomarino Nino Aiello (con la nera tuta da sub simile ad un ilare diavolo sfuggito ad un imprudente esorcista); Vito D'Ambrosio concettuale; Gisella Meo tra vele e gabbie aeree...Anna Malapelle e le sue scale che s'aprono nel cielo rompendo le finestre....Francesco Bonazzi , che dipinge l'acqua, che dipinge nell'acqua..., e ancora Epifani, De Marinis, Antonio Porcelli, Sergio Pavone...,  e Alfonso Filieri intento a scolpire difficili colonne (d'acqua). Così tra il convento dove i domenicani cercavano la cecità sui libri misteriosi e chiari delle preghiere notturne e la chiesa dell'Annunziata scavata dal terremoto la festa dell'acqua ha celebrato in tre anni la sua maternità su un paese sconvolto da una memoria troppo tenace e la progressiva perdita d'identità...". 
E così arriviamo al passaggio finale “premonitore” e “profetico” (sempre attuale): 
“Campagna è troppo piccola perché molti altri si accorgono dell’eventuale fallimento del suo spazio simbolico, ma è anche abbastanza grande perché questa piccola impercettibile catastrofe risuoni di eco in eco sommandosi alle valanghe di azioni mancate, peccati di omissione culturale cui è sempre troppo tardi rimediare...” (Rino Mele, 1987).





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