venerdì 5 febbraio 2021

Gino Scannapieco (Luigi) - Storie umili

 

Luigi Scannapieco (detto Gino, per gli amici e per gli artisti che lo hanno conosciuto)

A distanza di 5 giorni dall'ultimo saluto dato al caro Gino, per ricordarlo, abbiamo creato una pagina sul blog di Utopia (l'associazione, di cui era uno dei soci fondatori e sostenitori, fino a 20 giorni fa, nata nel 2006, anche per recuperare l'appartenenza di un'idea progettuale inerente alla nuova chiena, ai fini di un riconoscimento dalle istituzioni locali, invitandole a "fare memoria")...




Cronaca di un incidente ai tempi inoltrati del covid-19

 Dal profilo di Angelo Riviello Moscatlo - Commento a caldo da fb in data 21 gennaio alle ore 14:36

 Non auguro a nessuno (di questi tempi), di essere ricoverato in uno dei nostri ospedali di provincia, dove si parla solo di covid. Sono molto preoccupato per le sorti di un amico, vicino di casa (da una vita, nei rapporti di stima e di affetto, con tutta la famiglia, ma che ormai dopo la dipartita dei suoi genitori, da disabile ipovedente, viveva da solo da alcuni anni), che circa una settimana fa, ha avuto un improvviso malore in casa, di sera tardi, in pieno coprifuoco, prima di andare a letto (in genere rientrava tra le ore 21/21.30), dopo la solita passeggiata serale, in Piazza Guerriero, e quattro chiacchiere tra gli amici "in maschera", per non perdere quel minimo di socialità nel sentirsi "vivi", lui, amante della barzellette, per mantenere un buon umore.

Lo hanno trovato il giorno dopo, in pigiama, vicino alla porta d'ingresso, per terra (notando tra l'altro che il letto era ancora intatto), dalla quale, forse, voleva uscire per chiedere aiuto ai vicini, e quindi si presume che sia stato per tutta una notte, dalle ore intorno alle 22.30/23, in uno stato di semincoscienza, o del tutto svenuto in quelle condizioni, fino al giorno dopo verso le ore 10.30/11 (un orario in cui con un suo cugino-amico, aveva appuntamento quasi tutte le mattine nei dintorni di un parcheggio, e non lo vedeva arrivare, e non rispondeva al telefono) quando hanno dovuto rompere i vetri di una finestra per poter entrare in casa, dal retro dell'abitazione. L'ambulanza, subito chiamata nel soccorso, è arrivata dopo un'ora. Troppo, considerando le distanze con Eboli, e altre località vicine.



Chi era Gino?

Gino (il nome del nostro caro amico, ed è stato scritto nella storia, in attesa di pubblicarne un libro, e di organizzare un convegno), per la cronaca locale, da ipovedente (per chi non lo sa, o per chi ha "dimenticato"), per paradosso, ha fatto da guida ai tanti artisti venuti da ogni parte d'Italia, e del mondo, invitati dal sottoscritto, e dagli altri curatori di turno, accompagnandoli, da Largo Sant'Antonio (ingresso della città, dove si fissavano gli appuntamenti), al Museo di San Bartolomeo (un tragitto non facile, per un "non vedente", a piedi o in auto) , per dare un loro contributo creativo, in occasione del recupero e della trasformazione della Chiena, in Opera d'Arte e Spettacolo, dal 1985, al 1994...allacciando anche rapporti di amicizia con alcuni di loro, che ancora oggi sono coltivati, e vivi nella memoria. Tutte le volte che lo sentivo arrivare con gli ospiti, entrando nel Convento, e mi chiamava, per avvisarmi, per me, coordinatore artistico responsabile, era sempre una bella sorpresa. Lasciavo tutto, e dal primo piano scendevo giù ad accoglierli. Un ruolo, il suo, che ha sempre svolto egregiamente, allegramente, con umiltà, con passione e puntualità.

Siamo in ansia per lui. Con le notizie giornaliere che ci arrivano, attraverso i fratelli (anch'essi amici), i nipoti, e il suo cugino-amico, sappiamo solo, che si trova, dopo l'operazione, in sala di rianimazione, in condizioni stazionarie.

Auguriamo a Gino, una pronta guarigione, e di rivederlo al più presto attivo tra noi, nella condivisione di una realtà quotidiana, e dei momenti passati in una positività progettuale, che guardava al futuro, con gente favolosa di ogni nazionalità, sempre disponibile, per sentirsi utile agli amici e alla comunità, che ultimamente ha ricordato per telefono, a un amico artista di Napoli, di vecchia data, di caratura internazionale, che ci ha chiesto un video da inviargli prima di Natale, per un suo progetto, a parte anche una sua disponibilità, nel farsi ritrarre in ombra (di nascosto, in questi giorni), nel progetto "Jumble", in un grande murales in cantiere dal 2017,nel quartiere di Zappino, lungo una parete di oltre 20 metri, promosso dall'ass. Giordano Bruno e Utopia Contemporary Art (dando anche un suo contributo di una spesa a costo zero) nel piano alto a terrazzamento, del parcheggio multipiano, dietro la canonica della Chiesa di Sant'Antonino.

 

 

 

37Adriana Maggio, Carmela Leso e altri 35

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Commento da fb in data 29 gennaio alle ore 14:47

Purtroppo, ho saputo che il nostro caro amico Gino (1961 - 2021) non ce l'ha fatta. Quell’intera notte trascorsa per terra svenuto, vicino alla porta d’ingresso, pare che gli sia stata fatale. A pensare che la sera stessa era stato in pizzeria dai nipoti, e aveva fatto rientro a casa, alla solita ora, tra le 21 - 21:15.  Gino, l'ipovedente, l'amico e la guida degli artisti che venivano nella nostra città, tra gli anni 80 e 90, per dare un contributo creativo, partecipando attivamente al Progetto di Museo vivo, e della Nuova Chiena, in cantiere dal 1982 al 1994, con i quali instaurò un rapporto umano e di amicizia che, con alcuni di loro, è durato nel tempo, fino a qualche settimana fa prima del suo incidente, parlando a telefono con uno di loro (un amico artista di Napoli, molto conosciuto), dopo avergli inviato due video, prima delle festività natalizie, per un suo progetto. Così fu il suo impegno, anche per "Le Porte dell'Arte" del 1997, che ebbe una vasta risonanza nazionale, su tutti i maggiori media e TV nazionali, nelle solite vesti di accompagnatore degli artisti, e segretario addetto alle pubbliche relazioni.

 Gino Scannapieco, questo il suo cognome, un degno figlio di Campagna, il cui papà (Biagino), è stato un grande suonatore di sax (come una buona parte della famiglia Scannapieco, facendosi onore anche in Germania con una sua band, come emigrante, e vicino a quei Fucanoli degli anni 90, spaziando tra jazz e musica leggera, quando, da pensionato, rientrò a casa). Gino amava tanto la sua città, e tutte quelle iniziative che potessero farla conoscere all'esterno delle proprie mura e confini (spesso mentali e meschini), dando sempre tutto se stesso, senza mai chiedere nulla.

Negli anni duemila, è stato anche tra i soci fondatori dell’ass. Utopia Contemporary Art, nel recupero di quella Chiena creativa, autofinanziata, nel rivendicare, una paternità progettuale e un proprio cammino, con  l’Arte, affinché diventasse un bene comune, per tutta la città/territorio, nel coinvolgere, artisti di ogni parte del mondo, attraverso la presenza delle loro opere, con la “mail art” e la “video arte”, con alcune nuove conoscenze, di artisti, di New York e Berlino, venuti appositamente nella nostra città, e anche con  vecchie e care presenze, a parte la partecipazione della coppia di amici artisti svizzeri, naturalizzati campagnesi, che in autonomia, nella realtà facevano la spola, tra un nord (Lombardia ed Emila Romagna), un centro (Lazio) e un sud Italia (tra Campania e Basilicata), che Gino aveva conosciuto molto bene negli anni 90, e che con gioia accoglieva sempre nel suo piccolo.  Ultimamente, lo vedevo spesso, con suo cugino, quasi ogni giorno, per svariati motivi, tra il parcheggio multipiano di Zappino (nella mattinata tardi, e dove anche lui è ritratto nel lungo murales in cantiere dietro la canonica), e la piazza Guerriero, di sera (dalle 18.30 alle 19.30), nella consueta illusione della solita passeggiata, prima di cena, nel deserto delle strade, tra i pochi presenti, tutti con le mascherine, qualche chiacchiera, e i bar chiusi o semi chiusi. Gino non lo vedremo più camminare da solo, nel suo percorso abituale di andata e ritorno, tra casa, la piazza Guerriero, il corso Umberto, e la via Cesarano della cattedrale, verso Zappino, dove ogni tanto lo trovavo fermo, nello spiazzo della sede di Utopia, in via Cesarano (anche la sua sede da socio fondatore), e lo chiamavo, per farci coraggio e ritirarci a casa insieme…E’ da una decina di giorni, che non lo vedo più. Devo solo immaginarmelo, come credo tutti quegli amici, parenti e conoscenti che gli hanno voluto bene…. Il suo ruolo originale, fa parte di quello spaccato storico fondamentale, che ha gettato le basi e creato un futuro possibile, per un richiamo turistico, e un tornaconto economico, alla nostra città, con la Nuova Chiena spettacolarizzata, che nessuno può disconoscere. Un ipovedente che ha fatto da “faro”, guidando gli artisti e altri ospiti, verso l’ex convento di San Bartolomeo, per gettare le basi alla Chiena d’Arte e al Museo, compreso le secchiate e le passeggiate.

Gino che come un marinaio continuerà a farsi trasportare fino al prossimo obiettivo senza mai stancarsi di ripartire…” il Faro è un simbolo che evoca sicurezza a solitudine. infatti la sua funzione primaria era di segnalare la presenza della costa alle navi che navigavano di notte.

Gino segnalava la sua presenza agli artisti che doveva accogliere, come le navi, aspettandoli al varco, all’ingresso della città, per accompagnarli da “non vedente” lungo la strada che porta al Museo, che conosceva a memoria, o in auto per San Leo, o a piedi per il Corso Umberto, fino allo svincolo della Cattedrale, per imboccare a destra, la via lunga e stretta di impianto medievale, tutta in salita, fino a San Bartolomeo. Un Faro, si, Gino è stato un Faro, malgrado il suo handicap, per tutti noi promotori del primo nucleo storico del museo civico fondato nel 1982, che gettò le basi al museo degli internati (uno spaccato monotematico scaturito nel 2007), e della nuova chiena (1982/1985), per gli artisti, e per l’intera Comunità.





Domani 30 gennaio, alle ore 15.30, ci sarà l'ultimo saluto nella Chiesa di Sant'Antonino, del suo quartiere.

Ai fratelli Sandro e Luciano, ai nipoti, alla famiglia tutta, non possiamo che esprimere le nostre più sentite condoglianze e il nostro dolore, come amici, conoscenti, vicini di casa, i soci fondatori dell'ass. Utopia, e i soci dell'ass. Giordano Bruno.

. Caro Gino, che la terra ti sia lieve!

59 Giuseppe Siano, Ermanno Di Senatore, e altri 57

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Il manifesto del 30 gennaio, 2021:

“L’associazione Utopia e l’ass. Giordano Bruno, si associano al dolore della famiglia Scannapieco, per la perdita del caro e insostituibile Gino”.

Considerazione a caldo

“Non c’è cosa più triste che ignorare una storia umile, vera, reale, che fa parte di un contesto storico molto più ampio, che ha visto (anche) Gino dare il proprio contributo, con passione, dedizione, e amore nei confronti dell'arte e della sua città, per disinformazione, per chi è in buonafede, e per partito preso, e opportunismo, per chi è in malafede, vittima del proprio io,  del proprio cinismo e arrivismo, e della propria ipocrisia, arroganza e ignoranza!”.

Gino Chiena -Rassegna 1993,
foto Raffaella Formenti

Raffaella Formenti (artista) e Gino Scannapieco (ipovedente)-
("Arte x Tutti") Azione-laboratorio nell'acqua (part. 1) - Ediz. Rassegna 1993

Raffaella Formenti (artista) e Gino Scannapieco (ipovedente)
Azione-laboratorio nell'acqua (part. 2) - Ediz. Rassegna 1993

Gino sulle sponde del Tenza, con Angelo Riviello, 
e l'artista Renata Strada -"Wanted" con Giovanni Strada,
2006

Gino con gli amici tipografi da una vita, Carmine e Peppino-
Grafica Ebolitana-Eboli

Gino con il suo amico barbiere Carlo Consalvo
(a sinistra) e con Gerardo Fasano 

Con il fratello Luciano

L'ultima foto di Gino Scannapieco (1961-2021) 
amico degli artisti - Brigataes.Gino Scannapieco.2021



"Le Porte dell'arte",interno portone palazzo Amodio Vico S.Antonino. - Gino, molto contento e soddisfatto, in giacca e cravatta, con alcune delle nostre mamme e sorelle maggiori, in primo piano, felici e sorridenti (da sinistra a destra, la signora Magliano, Marino e Falcone) che non ci sono più - Agosto 1997 - Archivio Ninì Red-
Le Porte dell'Arte, l'ultimo grande sogno progettuale, dopo gli anni 80, inizio 90, e prima del nulla, per ricucire le aspirazioni della nostra città, con la Rassegna dell'Acqua, nel farsi ascoltare da un mondo artistico e culturale, a livello nazionale e internazionale, con progetti significativi e all'avanguardia, di residenze e di mostre-laboratorio d'artista, che coinvolgevano, registi, scrittori, artisti e maestri dell'arte moderna e contemporanea, ma anche un pubblico entusiasta e attivo, della nostra città e del territorio campano. 
Un tentativo di riprendere tale evento, fu fatto nel 2006, con un progetto firmato da James Putnam (ex curaore del British Museum di Londra), e Alan Frenkiel (curatore e scrittore d'arte), con la Rassegna a cura degli stessi. Dopo un'oretta di dalogo, la risposta fu NO! "non ci sono soldi", incentivando così un'altra grande stagione all'insegna del VUOTO.


Biagio Scannapieco, il papà di Gino, grande suonatore di sax...
Sempre elegante. - Archivio Niinì Red


Campagna (Sa) Italy : Le Porte dell'arte,interno portone palazzo Amodio Vico S.Antonino. - Agosto 1997 - Archivio Ninì Red -
Ida, la mamma di Gino, la quarta da sinistra, al centro della foto, insieme a un'altra mamma del quartiere di Zappino, che abitavano a Piazzza Brenta.




Il ritratto in ombra di Gino, dicembre/gennaio 2020/21 
sulla parete del parcheggio multipiano "Atri" 
realizzato  un mese prima che ci lasciasse. Il murales in cantiere
 (bozza):  con questo ritratto anche lui è rientrato 
a far parte del gruppo "Jumble", inizio progetto 2017.


P.S. Un aneddoto molto significativo e importante: durante tutto il periodo del lockdown per il covid-19, fino ad oggi, tra coprifuoco, zone gialle, rosse e arancione, Gino, è stato tra i pochissimi amici, non terrorizzati dai mass media, con il quale si parlava tranquillamente, del più e del meno, e ci si vedeva, regolarmente,condividendo alcuni aspetti di una quotidianità, quasi abituale, date le forti restrizioni, anche fatta di problemi, di piccole gioie e soddisfazioni, di malintesi e piccole scazzature, ma sempre nel rispetto e nell'affetto reciproco...Si usciva, a volte dal quartiere e dal centro storicio, sempre nelle ore diurne, per  distrarci, insieme a un altro amico (suo cugino), per andare a prendere un caffè, o a magiare un panino, o addirittura a pranzo, da un altro amico che ha la trattoria...là dove era possibile. Poi ci vedevamo la sera, tra la Piazza Guerriero e lo Spazio Utopia, tra le ore 19 e le ore 20/21. Solo nella notte di Natale,abbiamo fatto un'eccezione, trasgredendo al coprifuoco, organizzandoci una cena nella cantinella Utopia...con un piccolo menù a base di antipasto con bocconcini di mozzarella di bufala, un primo con uno spaghetto alla carbonara, di cui per così poco, si leccò le dita complimentandosi come non aveva fatto mai, dando anche un voto di 10 su 10, felicissimo, tanto che gli erano piaciuti,..e per secondo baccalà fritto. Da bere vino rosso. e per finire un paio di fichi secchi, e mandarini per frutta...

https://www.facebook.com/gino.scannapieco.5


La casa in verticale di Gino in Piazza Brenta (a tre livelli) - scorcio esterno e part, di interni - 

Sulle pareti alcuni disegni in sintesi di una vita, della sua passione, del suo impegno e della sua appartenenza a una cultura identitaria, tra passato e futuro, nella collaborazione attiva (da cittadino volontario), per la sua comunità, tra una Chiena recuperata e riprogettata, e un Museo di Etno--Antropologia e d'Arte Contemporanea, guardando al futuro, 

(disegni realizzati da Roberto)



















Il fratello Luciano tra la foto della mamma Aida e il
padre Biagio


lunedì 1 febbraio 2021

Progetto "Jumble"


Premessa, da
Arteprima Progetti:
Noi non amiamo la street art (o i murales), è una effimera e modaiola maniera (in ogni senso) di sporcare i muri pubblici con l'ego di pseudoartisti che non hanno nessuna empatia con le persone che vivono in quei luoghi. A Tor Marancia, ad esempio, hanno rovinato un impianto architettonico meraviglioso per far posto a delle immagini invadenti e fuori luogo, in ogni senso, invece di insegnare la bellezza e l'accoglienza delle architetture popolari romane.
Noi amiamo la street culture, che è ben altra cosa, per esempio Banksy, Chris Johanson, Keith Haring, Raymond Pettibon, ecc., oppure l'arte pubblica, ambientale e partecipativa che noi stessi come Arteprima Progetti ideiamo, progettiamo e realizziamo, aumentando concretamente il potere immaginifico e le opportunità di crescita culturale ed economica delle aree e delle persone che ci vivono, o combattendo il degrado con i fatti, senza indorare le gabbie come fanno i graffitisti.
Questo progetto ibrido che vi segnaliamo da exibart del 27 gennaio 2021, è stupendo, coerente con la natura e le identità dei luoghi e intelligente come pochi. Bravissimi, davvero un'operAzione intelligentissima.

di 

A Grotte (AG) l'arte torna a rioccupare lo spazio pubblico, dando nuova luce a quartieri oscuri e nuova voce all'essere umano rimasto di spalle durante l'anno più difficile della storia contemporanea
Da uno stralcio: "...La scelta di investire sull’arte pubblica è dovuta alla consapevolezza che l’arte possa essere una nuova linfa e una boccata d’aria fresca per tutta la comunità, soprattutto per quelle zone del paese in cui il degrado e l’indifferenza spesso prendono il sopravvento...". 
https://www.exibart.com/arte-contemporanea/glue-porn-un-progetto-di-confine-per-ritrovare-bellezza/?fbclid=IwAR0kaLaVLZ5mejFqwu3lsXuJx3fXBJssywoPHj5t1II__97kjUJurreub-Y






In queste premesse, con le quali ci troviamo totalmente d'accordo, dove a prevalere è l'idea, la cultura, e non la bravura tecnica di un qualsiasi pittore-graffitista, pare che il nostro progetto (Jumble, con questa "nuova tecnica-non tecnica", estremamete semplice, come l'uovo di Colombo, e alla portata di chiunque abbia dimestichezza con il disegno e un pò di fantasia), sia pertinente, e perfettamente in tema con gli abitanti di un quartiere, con la natura e la storia di un luogo, che si perde nei secoli, e di un "non-luogo" di un parcheggio multipiano incustodito e abbandonato, al degrado e all'indifferenza, per fortuna bene illuminato con grandi fasci di luce, in questo caso, di Campagna-SA (la "città invisibile", dal latino "Civitas Campaniae") - 

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Progetto  "Jumble"

Street Art o Street Culture (Arte Pubblica, Arte Urbana, Arte Ambientale), a costo zero: a firma "Jumble" - "Operazione Hitchcok – Ritratti in sito" (ovvero i "folletti" di "Porta Fezza" (come li ha definiti il prof. Rino Mele) tra le ombre reali che giocano con le ombre dei ritratti in sito, e altre ombre diurne e notturne,  tra  le ombre riflesse quando piove, e le ombre proiettate su tutte le superfici, nelle splendide giornate di sole, di chi ci abita, di chi ci è nato, di chi ci lavora, di chi frequenta abitualmente l'antico quartiere di Zappino della Civitas (Campagna), di chi ha un rapporto particolare con la nostra città, e di chi casualmente, viene in visita,. o per motivi turistici, o a trovare amici e parenti, anche per tanti altri svariati motivi, come rendersi “invisibile” nella “città invisibile”,  parcheggia la sua auto in detto luogo, e sparisce..

Il gruppo "Jumble" (A.R.M. Ass. G.Bruno 2017 - Utopia C. A.), nei suoi blitz notturni, aumenta gradualmente di numero, nella sua eterogeneità dei componenti in espansione (in attesa, del cinquecentenario del titolo di città a Campagna, durante e dopo: 1518-2018, per iniziare a realizzarsi). Un "work in progress" che sta avendo i suoi natali, in un "luogo-non-luogo" posto ai margini, di un antico quartiere della nostra città (il secondo sorto nell’anno mille), iniziando dal nuovo parcheggio multipiano "Atri-Zappino”, dirimpettaio dei "briganti", con la loro grotta-rifugio, inaugurato nel mese di febbraio del corrente anno (2017), a ridosso di Sant'Elmo. Complici? le "LUCI e OMBRE" di un centro storico in attesa del proprio destino...

N.B. Ricordiamo che Jumble è dovunque e in nessun luogo. A differenza dei Beatles ("scarafaggi") che erano solo quattro meravigliosi musicisti di Liverpool, che hanno incantato, con la loro musica universale,  intere generazioni, Jumble ("accozzaglia", "minestrone", o anche "marmellata"), "sono uno, nessuno e centomila" (per dirla con Pirandello).

Tutti gli artisti di questo mondo, che si riconoscono, possono essere "Jumble"...e riprodurre dovunque le loro idee...con la complicità dei luoghi da contestualizzare, con le loro  luci e le loro ombre, le loro storie e le loro leggende, con l'adesione della gente che vive o lavora in certi quartieri, o centri urbani. Il plagio, sul modo di eseguire le immagini (una volta acquisito), non esiste, se a firmare è "Jumble"...Gli artisti (certi "artisti" autoctoni") che aderendo, e sentendosi dei “geni”, ponendosi sullo stesso piano (o addirittura un gradino più alto) dei grandi maestri del passato, come Caravaggio, Picasso, lo stesso Van Gogh, ma anche quelli del presente, come Bleck Le Rat, Banksy, Chris Johanson, il compianto Keith Haring, ecc., ecc., vorrebbero fare sempre le "prime donne", restassero a casa, perché se non si firmano con detto nome, adeguandosi alla filosofia del gruppo, e si calano con umiltà nella storia del luogo e dei suoi abitanti (se ne sono capaci), commettono un plagio, rivelandosi alla fine, solo dei ridicoli e mediocri ("falsi, copioni e mariuoli")…













https://www.facebook.com/Cantinella-Casa-Utopia-sul-fiume-450278778407396










venerdì 15 gennaio 2021

Matera Alberga ai tempi di "Capitale della Cultura Europea", 2019

 Da Artribune

e da Facebook

Matera Alberga. Il viandante e l’arte contemporanea

Matera Alberga è appena iniziata, ai tempi della Capitale della Cultura Europea, 2019


La Fonte del Tempo di Dario Carmentano, per noi di Utopia, abituati al recupero, alla salvaguardia e alla trasformazione in opera d'arte delle tradizioni più umili e dimenticate, o andate in disuso,, della nostra cultura identitaria, che si perde nei secoli, come l'evento fluviale della  "Chiena" di Campagna (SA), nella deviazione delle acque di un fiume nel centro storico (1985/1994), fra tutte e sei le opere, forse, è quella che più rappresenta, in questo progetto di "Matera Alberga" 2019, una cultura sommersa materana, in cui l'artista, ha sintetizzato l'elemento acqua e storia del luogo (a noi cari), che emerge poeticamente, dall'unica sorgente-cisterna, esistente nei Sassi, detta della Madonna dell'Idris, riportandola alla luce, con una rimodulazione fortemente creativa, minimale, mistica, e al tempo stesso gioiosa e ironica, universalizzandola, nella sua "acquisizione del tempo", come dice con estrema semplicità lo stesso autore, nella sua presentazione nel docu-video. Per noi, la meno appariscente, ma la più sostanziosa, ricca di contenuti, e di fascino, di uno spaccato storico-religioso popolare, che prepotentemente emerge in tutta la sua lentezza dal passato, nell'impatto con un presente frenetico che scorre via velocemente, trasformandosi in opera d'arte: il miracolo dell'acqua...a goccia a goccia,...il miracolo dell'arte, che coinvolge un pubblico, di cittadini materani e dei tanti cittadini viandanti, in visita a Matera. Il miracolo di un'Arte Pubblica (Public Art).

Sarà, anche perchè, ci riporta, come esperienza di Arte Pubblica, e come accennato precedentemenmte, al nostro tema dell'ACQUA (e "Storia del Luogo" della Città dell'acqua e del fuoco), elemento vitale per l'umanità, scaturito nel 1982, dal recupero di un'identità e memoria, in un'idea progettuale innovativa, per una "Rassegna Art Festival", annuale, per attirare l'attenzione sulla "Città Invisibile", immediatamente dopo il terremoto del 23 novembre 1980, in cui invitare in una residenza della durata di un mese, artisti di ogni nazionalità. Una residenza, come in effetti si iniziò a fare dal 1985, in pieno boom del "ritorno all'ordine" con un decorativismo tout court, nella più assoluta avanguardia, senza precedenti, con la sola forza della passione, con pochi contributi e tanta creatività, in un concerto di solisti, uno diverso dall'altro, che suonavano in coro, per circa un decennio, con una ripresa dal 2005 al 2015 (un altro decennio), attraverso i più svariati linguaggi artistici conteporanei, dai laboratori site specific, di pittura, alla scultura, fotografia, performance, ambientazioni sonore, e installazioni, e Dario Carmentano, è stato a Campagna, nell'edizione del 2006, ospite invitato, su segnalazione di un altro grande artista (Arcangelo Moles), lasciando, dopo un lavboratorio, una sua installazione mobile nel fiume: la famosa "Zattera", in concomitanza del "Pesce Lupo" dell'artista svizzero Peter Fraefel.  
 (A.R.M. gennaio 2021)

 Dimore dell’Idris - La Fonte del Tempo di Dario Carmentano
nell'apprezzamento del critico d'arte, prof. Massimo Bignardi,
 dell'Università di Siena, direttore artistico del "FRAC Museum" di Baronissi (SA)







SEI ALBERGHI, SEI GRANDI ARTISTI, I SASSI DI MATERA. SONO QUESTI GLI INGREDIENTI DI UN PROGETTO, MATERA ALBERGA, CHE REINTERPRETA I VALORI CARDINALI DELLA CITTÀ: ACCOGLIENZA, INCONTRO E CONVIVENZA.

A cura di Francesco Cascino con la collaborazione di Christian Caliandro (storico dell'arte), Matera Alberga si svolge negli hotel che hanno recuperato il concetto degli antichi Vicinati.

IL TOUR

Il percorso parte dall’Hotel del Campo, l’unica struttura che non si trova nei Sassi e che funziona come una sorta di stargate, di porta d’apertura, andandosi poi a dipanare nel centro storico e costruendo una mappa virtuale attraverso l’esperienza dell’arte. Ogni albergo ospita infatti una installazione di un artista; tutti i lavori sono fruibili sia dagli ospiti che dai viaggiatori temporanei, così come dai cittadini che si riappropriano, grazie a esse, di antichi luoghi della memoria.
Il lavoro di Giuseppe Stampone (Double Face/Welcome to Matera) si colloca nell’Hotel del Campo, Rapporti di Filippo Riniolo è presso la Locanda di San Martino, Idra – Istituto di Ricerca Anime di Alfredo Pirri si trova nelle cisterne di Corte San Pietro, The Eternal Ear è l’opera sonora di Georgina Starr nella sala delle colazioni di Sextantio-Le Grotte della Civita; alle Dimore dell’Idris si trova invece La Fonte del Tempo di Dario Carmentano; infine si può esperire Motherless Child di Salvatore Arancio da Casa Diva.

LE PAROLE DEL CURATORE

“Lavorando con sei artisti diversi (che speriamo diventino presto di più, perché altri alberghi hanno aderito ma stiamo aspettando sponsor e partner di questa bella operazione) che non hanno mai lavorato insieme, il curatore è l’unico trait d’union”, ha commentato Francesco Cascino, “l’unico che può cercare di portare gli artisti nella stessa direzione concettuale e culturale senza mai, neanche per un momento, pilotarne forzatamente le visioni, le idee, le soluzioni”. Con quali esiti? “Oggi possiamo dire che le installazioni permanenti di Matera Alberga parlano tutte dello stesso tema con linguaggi e media diversi, e questo non solo è una gioia immensa ma soprattutto il risultato di un grande lavoro di gruppo, di ascolto, di riflessione, comprensione, accoglienza e incontro”. 

Locanda di San Martino - Rapporti di Filippo Riniolo  

A SCUOLA D’ARTE CONTEMPORANEA

Matera Alberga è un progetto di Matera 2019 realizzato in partnership con CAM – Consorzio Albergatori Materani e con il sostegno della Fondazione Carical, ed è arricchito da due programmi di formazione partecipativi: gli Art Thinking e gli Art Walking, a cura di Francesco Cascino insieme all’artista Dario Carmentano. Gli incontri proseguiranno da maggio a dicembre, dando vita inoltre a una serie di momenti pensati appositamente per gli studenti delle scuole superiori e per i bambini delle scuole medie.
“Matera Alberga”, spiega Rossella Tarantino, manager di Sviluppo e Relazioni della Fondazione Matera Basilicata 2019, “è uno dei progetti del nostro programma culturale che, coerentemente con il dossier di candidatura, punta a sviluppare un nuovo paradigma della percezione del contesto storico e architettonico e una nuova relazione con gli ambienti che ci circondano, attraverso l’arte contemporanea. È una nuova narrazione di Matera 2019 che prova ad andare oltre gli stereotipi”..
Marco Enrico Giacomelli

Francesco Cascino fa da visita guidata  con  il lavoro di 
Giuseppe Stampone (Double Face/Welcome to Matera) nell’Hotel del Campo



Motherless Child di Salvatore Arancio - Casa Diva.







A Matera ci sono cose che non esistono al mondo. Non stiamo parlando di inutili fiction, naturalmente, né di altri dispositivi che aumentino il senso di esclusione delle provincie dall’impero. Parliamo di una Fonte del Tempo, per esempio, che guarisce dalle ferite della distruzione di massa e non si trova da nessun’altra parte se non alle Dimore dell’Idris. Parliamo dell’Istituto Di Ricerca Anime (IDRA) che guarisce i vuoti interiori e che potete sperimentare solo a Corte San Pietro.
Insomma arte accogliente e comprensiva che ieri decine di viandanti italiani, inglesi, greci e tedeschi, insieme a molti materani, hanno visitato e vissuto con noi durante il nostro Art Walking mensile.
Pensate: c’è gente da tutto il mondo e dalle periferie che ha capito come nutrire intelligenza emotiva, sguardo laterale e senso critico, e c’è gente che dà il suo contributo all’evoluzione davanti alla TV. Ognuno ha i suoi canali. Poi si lamentano del degrado. In effetti il vero colpevole del declino occidentale, cioè lo spettacolo, ha stravinto. Quelli come noi faticano ogni mese per far quadrare i conti ma non rinunciano alla coscienza collettiva e neanche alla qualità culturale che sposta in avanti le sinapsi. Chi invece vive del proprio orticello si illude di essere felice ma non sa riconoscere il disagio della vera solitudine: quello della moltitudine. C’è qualcosa che non gira ma non sanno cosa. Noi sì. Noi siamo sempre in ottima compagnia.
Grazie
Francesco Cascino
23 settembre 2019
P.S. Siamo in attesa, che gli artisti (e noi aggiungiamo, intergenerazionali, giovani, meno giovani e maestri, di tutti i linguaggi espressivi) diventino presto di più (come promesso dal curatiore), perché altri alberghi hanno aderito e si aspettano  sponsor e partner di questa bellissima operazione.




lunedì 21 dicembre 2020

I LOVE YOU - AUGURI

I LOVE YOU - AUGURI 
Con fotografie digitali di pasticche viagra, ho composto la scritta: I LOVE YOU 

Dal blog di Angelo Riviello, 
19 maggio, 2011

"I LOVE YOU ", 2008 
 Fotografia digitale elaborata al computer - supporto, 
quantità e dimensioni variabili. Opera finalista alla prima ediz. 
del Premio Terna 01, 2008.


"I LOVE YOU ", 2008 , part.

 Le maschere nel tempo
































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