lunedì 29 settembre 2014

Lettera del Forum della Cultura di Salerno al sindaco De Luca a proposito della Biennale d'Arte Contemporanea



Arte e cultura a Salerno. Il Forum della Cultura di Salerno invia una lettera al Sindaco De Luca.

A Salerno si è costituito il FORUM DELLA CULTURA, libera associazione di intellettuali svincolata da qualsiasi rapporto con il mondo della politica. Cultura libera e svincolata da ogni potere politico e partitico, per una libera civiltà della conoscenza: questo è lo spirito che sembra improntare il gruppo dei soci fondatori della neo associazione. Uno dei primi atti è stato quello di chiedere al sindaco della città chiarimenti in merito alla “Biennale d’Arte di Salerno” che partirà a breve. In una lettera a De Luca i responsabili dell’associazione hanno chiaramente scritto che a Salerno vi è troppa improvvisazione nel campo della cultura, specie nel campo delle arti, ignorando la presenza dell’Università degli Studi e della Fondazione Menna, che per l’occasione sembrano non essere stata  coinvolte. Il tono della lettera è garbato, ma durissimo e fermo e si chiede a De Luca di voler dare una risposta chiara agli interrogativi. Di seguito il testo della lettera da cui ognuno può trarre le proprie opinioni in merito.

“Ill.mo Sindaco,
alcuni mesi or sono dagli schermi di Lira Tv lei ha espresso apprezzamento per il Piano Regolatore della Cultura, documento elaborato dal Forum Cultura Salerno presentato alla stampa il 15 maggio u,s. nella sede della Biblioteca Provinciale.
Il documento, sulla falsariga di quello prodotto da una analoga pubblica amministrazione, introduce alcune regole per l’organizzazione della cultura, per l’accesso degli operatori, per la trasparenza della pubblica spesa, per la regolamentazione degli spazi, individuando la necessità di procedure a evidenza pubblica, nel rispetto delle normative vigenti.
Rileviamo invece che a tutt’oggi il Comune di Salerno, da lei descritto come modello evoluto ed europeo, non dispone di alcuna regolamentazione al proposito; né esistono altri strumenti di partecipazione popolare come previsto dalla normativa statutaria (Art. 34/38 Statuto Comunale); e che permane, a norma dell’art.12 della Legge n.241 dell’8/8/90, un Regolamento per la concessione dei contributi del Comune di Salerno datato al 1993 (Giunta Giordano) che in ogni caso prevede il principio del “valore culturale delle iniziative”.
In alcune sue recenti dichiarazioni, a proposito della manifestazione “Biennale d’arte contemporanea di Salerno”, lei ha dichiarato di voler trasformare tale manifestazione in un “evento permanente” e che il Comune vuole puntare “a realizzare un museo permanente di arte contemporanea” “per dare un’anima alle nostre comunità e per dare occasioni di lavoro e di vita per centinaia di giovani, di creativi, di studenti dei licei artistici, che possono contemporaneamente arricchire i nostri quartieri di opere d’arte e trovare occupazione in un momento così difficile”.
Tali auspici, certamente condivisibili, suscitano però particolare apprensione in quanto espressi a sostegno di una manifestazione locale che appare scarsamente supportata da una curatela qualificata e da criteri scientifici di selezione degli artisti, i quali sono invitati a partecipare mediante il pagamento di una quota di adesione; carenze che appaiono ancora più gravi se il nome della manifestazione vuole indicare non solo una cadenza temporale della rassegna, ma anche l’ambiziosa volontà di confrontarsi con analoghe manifestazioni nazionali e internazionali.
Appare incomprensibile che questo accada nella città di Filiberto Menna, dove il Comune sostiene da anni una Fondazione a tale personalità intitolata; sede di prestigiose Gallerie d’arte e di artisti di fama, con critici salernitani di indiscusso valore internazionale; senza il coinvolgimento né della Fondazione né del Dipartimento dell’Ateneo salernitano, dove le tracce del magistero di Menna sono ancora visibili grazie a tanti autorevoli studiosi.
Il Forum della Cultura, nell’esprimere viva preoccupazione per l’affermarsi di orientamenti che privilegiano dilettantismo e improvvisazione,
CHIEDE
in primo luogo che la cittadinanza sia informata sulle modalità di concessione della prestigiosa sede di Palazzo Fruscione sulla quale la Giunta Municipale, con proprio atto n. 449 del 6 dicembre 2013, ha emanato un avviso per acquisire manifestazioni di interesse e di cui si ignora l’esito;
in secondo luogo, se per l’utilizzo di tale spazio sia stato versato un canone di affitto e di quale importo, considerato che nel tariffario comunale di concessioni degli spazi non risulta Palazzo Fruscione.
Nel fare poi espressa richiesta di una celere introduzione di un aggiornato Regolamento per l’erogazione di contributi sulla base di requisiti specifici, trasparenti e misurabili, che premino la qualità culturale e artistica insieme alla qualità progettuale e alla capacità gestionale; nel fare richiesta di Istituzione della Consulta degli Operatori della Cultura, a norma dello Statuto comunale, il Forum
CHIEDE
che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Salerno avvii un pubblico confronto, con il coinvolgimento degli operatori della città, sugli argomenti sollevati.
Distinti Saluti
Salerno, 26/09/2014 FORUM CULTURA SALERNO
Il Presidente
Luciana Libero
L’Associazione Forum della Cultura di Salerno, costituitasi in data 10/09/2014, è presieduta da Luciana Libero; ne è presidente onorario Vittorio Dini, vicepresidente Pino Vuolo; il Consiglio direttivo è composto da Massimo Adinolfi, Pino Vuolo, Marcello Ravveduto, Gianluca De Martino. Sono Soci fondatori del Forum Luciana Libero, Vittorio Dini, Sergio Vecchio, Marcello Ravveduto, Massimo Adinolfi, Antonello Mercurio, Enzo Rosco, Nicola Palma, Mario Tarallo, Piero Lucia, Alfonso Conte, Ernesto Scelza, Lello D’Anna, Pietro Ravallese, Anna Nisivoccia, Angelo Giubileo. Tra i soci Luigi Bisogno, Sara Martucciello, Rosalba De Vivo, Serena Caracciuolo; Ros De Vivo, Centro Studi Choice Onlus, Guglielmina Felici, Valentina Mustaro Teatro La Ribalta. Il gruppo Facebook Forum Cultura Salerno conta oltre 460 iscritti.

associazioneforumculturasalerno@pec.it

n.b. Fonte: e-mail ricevuta dall'Associazione FORUM DELLA CULTURA di Salerno

lunedì 11 agosto 2014

Il MiBACT riconosce la Chiena ('A Chiena a Campagna-Salerno) come un evento di straordinaria bellezza

 Il MiBACT insieme a "Buskers a Ferrara", la "Notte della Taranta" in Salento... ha riconosciuto la "Chiena -'A Chiena a Campagna" (Salerno), come un evento di straordinaria bellezza, di un'Italia che riserva sempre delle sorprese piacevoli per un turismo accorto e sostenibile..
Ce n'è voluto di tempo!!! dopo 32 anni (1982, con gli "Amici del Museo" e il "Circolo Pescatori Tenza"), nella tempestività del dopo-terremoto del 1980, da parte degli artisti e di quei pochi cittadini sensibili e lungimiranti...Gli anni volano..e l'Italia della burocrazia, se la prende con calma...Anzi, partiamo dal 1984 (30 anni prima, con il Teatro dei Dioscuri") e poi nel 1985 (29 anni prima, con artisti invitati direttamente da Angelo Riviello, da ogni parte d'Italia), l'anno definitivo di decollo e della trasformazione, in "opera d'arte" e della spettacolarizzazione della "Chiena"(la sua idea progettuale), con la produzione di un Libro/Catalogo, bilingue- Salerno - Ediz. Boccia - 1987 (una vera chicca).

p.s. C'è chi è "rock", e c'è chi è "lento" nel nostro bel paese.. Comunque, come dice il proverbio: "meglio tardi che mai"...

N.B. Ma tutto questo...GRAZIE ALL'ARTE!! Così bistrattata...così incompresa...che ancora aspetta al varco.




n.b. Si spera che in loco, si vada a completare un elemento importante come la "Fontana della Chiena", un'opera di Angelo Riviello, progettata nel 1982 (unitamente al recupero di un'usanza "dimenticata"), rimasta ancora "incompiuta" da quel lontano 1994 (anno della realizzazione)...sia nell'aspetto tecnico-idrico, che culturale con due citazioni (proposte ai tempi) di due personalità forti della nostra cultura meridionalistica e universale: Giordano Bruno e Carlo Levi...









venerdì 30 maggio 2014

'RICUCIAMO LA CITTÀ': FORUM PER LA CULTURA A SALERNO

'RICUCIAMO LA CITTÀ': FORUM PER LA CULTURA A SALERNO 

Incontro 15 maggio 2014 Biblioteca Provinciale di Salerno - Presentazione Piano Regolatore della Cultura

Si presenta il 15 maggio alle ore 10.00, alla Biblioteca Provinciale di Salerno il “Piano Regolatore per la Cultura Salerno” (“PRG Cultura”), promosso dal Forum della Cultura, gruppo autogestito di cittadinanza attiva, nato a dicembre 2013 e composto da giornalisti, operatori, artisti, editori, docenti e appassionati. Il “PRG Cultura” viene proposto in una città dove negli anni ’90 si è avviato un importante piano regolatore urbanistico di Oriol Bohigas solo in minima parte realizzato; segnata da controverse e imponenti opere firmate da archistar internazionali che hanno suscitato grandi contrasti; interventi che hanno portato la città all’attenzione nazionale come laboratorio di trasformazione urbanistica ma hanno lasciato la vita culturale al di fuori da corrette prassi contemporanee, tantomeno europee. Il “PRG Cultura” prende a prestito “regolamentazioni” comunali di altre città (in questo caso Cagliari) ispirate a buone pratiche di organizzazione della cultura, di destinazione degli spazi, di regole di trasparenza e buon governo. In essa si lanciano alcuni spunti come il Museo diffuso, il Laboratorio sul Paesaggio, il Polo Teatrale, la Città del Cinema, lo Spettacolo del Mare e altre proposte, per “Ricucire la città”, (secondo le teorie dell’antropologo francese Marc Augè)  su base culturale in un percorso che recuperi Memoria, Identità. Siti storici, Produzione  culturale e artistica e che valorizzi la bellezza architettonica e paesaggistica della città; la sua illustre tradizione della Scuola Medica Salernitana, gli antichi palazzi del Centro Storico, il rapporto privilegiato con il mare. Il PRG Cultura è stato messo on line con l’invito a produrre “ emendamenti”, proposte di modifica e suggerimenti; è un documento in progress integrato da numerosi contributi e verrà presentato al pubblico il 15 maggio per un ulteriore confronto e per  la più ampia partecipazione. L'evento sarà aperto dai saluti di Barbara Cussino (direzione Musei e Biblioteche Provinciali di Salerno) e interverranno Pino VuoloSergio Vecchio ("La cultura che c'era"), Tommaso Avagliano (Marlin Editore, collana "Filo spinato"), Pietro Ravallese ("Dalle periferie alla comunità"), Antonio Braca (Soprintendenza BSAE - "Quale futuro per i Beni Culturali a Salerno"), Franco Tozza (Memoria e Teatro a Salerno), Milva Carrozza (Associazione Artura "Vivere di cultura"),Gianluca De Martino (Legambiente - "Giovani e spazi sociali"), Valerio Falcone (Fornace Falcone - "Impresa per l'arte"), Angelo Riviello (Associazione Utopia Contemporary Art), Franco Forte (Oedipus Edizioni, Editoria e territorio), Raffaella Di Leo (Italia Nostra) e Nicolantonio Napoli (Casa Babylon, Pagani - "Spettacolo e napolicentrismo").
Dopo una breve pausa caffè è previsto un dibattito aperto con conclusioni affidate a Vittorio Dini. Coordinano Luciana Libero e Anna Nisivoccia.




La nostra proposta come Utopia Contemporary Art:

Angelo Riviello e Associazione Utopia Contemporary Art: BOZZA PER UN'IPOTESI PROGETTUALE DI UN MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA IN PROGRESS  "CITTA' DI SALERNO"

Angelo Riviello, artista : Un Museo per Ugo Marano aperto agli artisti (8 aprile)

Colgo l'occasione, per quanto concerne l'invito espresso nella bozza di questo PRG Cultura Salerno, di riportare una notizia di sei mesi fa, riguardante Ugo Marano, pubblicata sulla mia bacheca il 15 febbraio scorso:  "Tra le tante notizie di musei che chiudono, pare che se ne stia aprendo uno a Ferrara, dedicato all'amico artista salernitano di Cetara, Ugo Marano, uno degli artisti di quegli anni 70 ("Arte nel sociale"), invitati da Enrico Crispolti alla Biennale di Venezia in quella famosa edizione del 1976. Lui che dal territorio non ha mai voluto staccarsi per trasferirsi altrove, per scelta non solo di vita, ma artistica e culturale..."E' quì che devono venirci a trovare...", mi disse una volta d'estate sotto casa sua a Cetara, con quel mare meraviglioso che faceva da cornice...A me che abitualmente, ero quasi sempre su un treno di seconda classe, nell'andirivieni e nei soggiorni, tra un sud e un nord del paese (Milano), nel mio modo interdisciplinare di lavorare sull'Identità e Memoria...Potevo capirlo, certo, per la sua scelta "coraggiosa" nel restare, dando nuova linfa all'arte della ceramica e della terracotta, nella sua patria di "scuola vietrese" sulla Costiera Amalfitana, nell'essere insieme, come dice Daria Scarpitta nell'articolo, un "abile artigiano e un fine pensatore"...Mi chiedo, al di là delle recenti ed effimere "Luci d'artista", se bisogna ancora aspettare molto a Salerno per avere un museo dalle Istituzioni, non solo per Ugo Marano, ma per un'intera generazione che ha dato molto alla città di Salerno e al territorio tutto del salernitano e campano, un museo vivo che sia una base di partenza, per un percorso fino alle ultime generazioni...Eppure non sono mancati e non mancano (ancora oggi), personalità di quella famosa Scuola di Critica d'Arte di Salerno... Possibile che in detta città, si preferiscano solo i "presepi e le luci di Natale"???"...
Proposta di Associazione Utopia Conteporary Art
La storia di una città capoluogo come Salerno, si misura anche dal grado di conoscenza che l'arte può dare, attraverso i suoi artisti più rappresentativi e operatori culturali vari, nati e/o residenti in tale città e/o nel territorio salernitano ma anche artisti che hanno soggiornato e lavorato a Salerno e sul territorio, che nel tempo hanno operato e operano in Italia e all'estero, dando lustro alla città di Salerno e al territorio tutto, dei quali alcuni (attivi nell'arte visiva) hanno rappresentato l'Italia, partecipando ad alcune edizioni della Biennale di Venezia (vetrina internazionale per antonomasia dell'Arte Contemporanea).
Bozza Progettuale
Per un museo in progress, sulla falsa riga di Castel Sant'Elmo - Novecento a Napoli (1910-1980), si propone un Museo-Laboratorio che possa rappresentare e ricordare artisti nati a Salerno e provincia  attraverso le loro opere (ma anche disegni, documenti vari, lettere, oggetti, aneddoti, etc.), e operatori attivi nei vari campi dell'espressività artistica contemporanea, dal Teatro al Cinema, dalla Danza alla Musica, e sui loro rapporti con altri artisti e realtà regionali, nazionali e internazionali. Un Museo vivo, che sia una base di partenza per un percorso fino alle ultime generazioni. Un Museo, quindi, inteso non solo come "banca-dati" con un suo archivio specifico, ma anche come centro polifunzionale, attivo e propositivo, rivolto ad ampliare non solo il mondo dell'arte, ma anche il mondo della cultura in generale (con fototeca e biblioteca di storia dell'arte), e quello dello spettacolo, con un auditorium che accoglie convegni, concerti, rappresentazioni teatrali e cinematografiche.
Campagna, 02 maggio, 2014
Associazione culturale “Utopia Contemporary Art”
Il Presidente, arch. Santino Campagna
n.b. ovviamente a questa ipotesi di progetto, tutti sono invitati ad esprimere una loro opinione e a proporre eventuali modifiche, se si riterrà opportuno ed effettivamente utile per la città di Salerno capoluogo di provincia, con l’augurio che nella condivisione generale, diventi il progetto di tutti.
Associazione culturale “Utopia Contemporary Art”




Senza progetto c’è solo l’incultura. Il critico D’Avossa parla della sua città


Antonio D’Avossa è un altro di quei salernitani  che hanno avuto successo nel mondo ma rimasti legati alle proprie radici, alla propria città. Docente all’Accademia di Brera, curatore d’arte in mostre internazionali che ha presentato in importanti capitali, di recente è passato a Salerno per “The Drifting Clouds-Nuvole alla deriva” mostra di tre giovani artisti alla Galleria Verrengia.  Da anni D’avossa presenta artisti consolidati ed emergenti, come questi giovani giapponesi, ora sta lavorando ad un progetto per il padiglione svizzero dell’Expo di Milano, poi di nuovo nl Brasile dove nel 2012  ha  curato la mostra sui 50 anni di Fluxus per la Biennale internazionale di San Paolo. Con D’avossa discutiamo della città e di cultura.
- Qual è il tuo rapporto oggi con Salerno, una città da cui manchi da molti anni.
“Non è un buon rapporto, è una città che non mi ha dato molto, anzi diciamo che non mi ha mai dato nulla né riconosciuto. Ricevo molte chiamate per organizzare cose in varie parti del mondo ma non da Salerno, da cui sono andato via più di trenta anni fa ma con un rapporto affettivo ancora molto forte”.
-Quindi anche se ti chiamano da tutto il mondo, il silenzio di Salerno in qualche modo ferisce,  è il richiamo delle radici?
“E’ il desiderio che la città abbia una evoluzione verso un progetto culturale più ampio. E’ una città che non si è mai dotata di un progetto di ampio respiro fatto di luoghi, di siti, di idee; vi sono città piccole con importanti gallerie civiche, con progetti anche popolari affinché gli abitanti, i giovani, gli anziani possano essere educati ad una visione della contemporaneità che non riguarda solo l’arte ma che va dalla danza, al teatro, alle arti visive. A Salerno non vi è mai stato un progetto capace di produrre  una generazione abituata all’arte contemporanea”.
-Eppure non sono mancati artisti e personalità di rilievo, importanti critici come Bonito Oliva, la scuola fiorita intorno a Filiberto Menna; una città che ha avuto una sua storia culturale.




“E’ vero che Salerno ha avuto una storia  ma è anche vero che bisogna abbandonare questa nostalgia degli anni ’70; intanto perché siamo andati tutti fuori, non di testa,  ma fuori dalla città. Sicuramente vanno ricordati quegli anni ma vanno anche archiviati. Quando parlo di progetto,  parlo di progetto dell’oggi,  non di manifestazioni che non ci sono più, la rassegna di teatro o altro. Bisogna riprogettare la presenza culturale mentre tutto quello che ho visto in questi anni non è stato nulla. E’ come Saviano che chiede dove eravate,  mentre si sparava voi inauguravate le mostre, e Saviano lo dice rispetto a Napoli,  alla gestione della città da parte di Bassolino, una città che malgrado le contraddizioni, si è comunque dotata di strumenti, di spazi espositivi, delle stazioni metropolitane.  Io non vorrei confrontare Salerno con Napoli però Salerno è una città che potrebbe potenzialmente esprimere molto di più e quando c’è un fluire delle idee, in qualche modo cambia qualcosa”.
-          Non è chiedere troppo ad una città di provincia,  forse la politica delle grandi opere, della presunta “città europea” ha generato delle illusioni.
“Ma non dobbiamo rincorrere altre città, va creato un progetto ex novo, è sulla diversità che si può essere vincenti. Le nuove architetture che la caratterizzano e la caratterizzeranno ancora, sono state certamente un percorso interessante, ma questa architettura è la stessa che ha portato al Crescent.  D’accordo, quello che è successo in questi anni a Salerno ha in parte evitato situazioni di degrado ma poi si arriva al punto terminale che è il Crescent  il quale finirà come in Sudamerica, recintato e con la vigilanza armata”.
-          Qui a Salerno stiamo organizzando il Forum della Cultura, abbiamo elaborato un Piano Regolatore della Cultura  il quale attraversa le cose di cui stai parlando, la memoria, le arti,  la contemporaneità. E’ una iniziativa di cittadinanza attiva che vuole intervenire con un progetto per la città. Uno dei punti delicati è la spesa pubblica con  interventi discutibili come quello delle Luci di artista su cui vengono investite molte risorse, credo che tu conosca molto bene Le luci di artista di Torino.
“E’ molto bella l’idea del Piano regolatore perché significa pianificare dei progetti e darsi delle regole che è poi quello che è mancato a Salerno. Il problema non è il denaro pubblico ma il fatto che resti qualcosa di più ampio respiro. Mi fa ridere questa iniziativa delle Luci di Artista salernitane in confronto a Torino, Torino ha una Galleria Nazionale, il Castello di Rivoli, vi sono importanti Fondazioni, c’è un contesto con una storia importante che va dall’ arte povera ad altre linee di ricerca. Le Luci di artista di Torino nascono con un progetto dedicato all’arte; gli abitanti di Torino sanno che quell’intervento è arte contemporanea che si va a legare ad un particolare momento qual è il Natale , con delle opere che lavorano su un materiale che è la luce. A Salerno no. Mi è capitato di trovarmi nella città nel passaggio dal 30 novembre al primo dicembre, quelle sono luminarie, non hanno alcun segno di conservazione delle opere, si installano e vengono rimosse, non ci sono consulenti, allora quella spesa diventa uno spreco. Solo nelle prime edizioni delle cosiddette  “Luci di artista” c’è stato un prestito di opere, poi  l’intera progettualità è scaduta nella luminaria. E’ lo stesso discorso dell’architettura, se non c’è un progetto il punto terminale è il  Crescent, se non c’è un progetto il punto terminale è la luminaria. Hanno preso una formula  e ne hanno fatto un progetto cheap, scadente; qui non ci sono gli artisti, so che lo scorso anno hanno utilizzato due artisti locali che in realtà sono dei ceramisti e una spesa notevole per un’artista, la Borghi, con cifre analoghe si fanno grandi mostre, si comprano delle opere.”.
-          Ultimamente hai curato una importante esposizione per la Galleria Verrengia,
“Una Galleria che fa sforzi personali senza alcun aiuto da parte della città. Ed è questo che manca a Salerno, una Galleria Civica, un sistema di spazi pubblici. Bisogna dare un progetto alla città,  creare un sistema culturale, un contesto, come a Torino, dove abitanti e addetti ai lavori possano crescere insieme, perchè è  l’assenza di progetto che determina lo spreco,è  l’assenza di progetto che determina l’incultura. Mando un mio saluto al Forum della Cultura e  in particolare a Vittorio Dini, che considero un maestro e un caro amico ”.

n.b. Nella 1a Foto una immagine degli anni ’70, e nella 2a, una foto recente di Antonio D’Avossa in Brasile, per la Mostra sui 50 anni di Fluxus (adavossa@libero.it).

giovedì 10 aprile 2014

FLUXUS TIME IN KHARKIV


FLUXUS TIME IN KHARKIV (UCRAINA)

(when Kharkiv was 359 years old)

Curated by Irina Danilova



February 24 - March 1, 2014

Municipal Gallery Kharkiv, Ukraine






Fluxus Time in Kharkiv features Fluxus artists George Brecht, Ken Friedman, Alison Knowles, George Maciunas, Larry Miller, Yoko Ono and Jeffrey Perkins, along with Bas Jan Ader, Vagrich Bakhchanyan, Valera & Natasha Cherkashin, Lowell Darling, Mike Dyar, Tehching Hsieh, Peter Malone, Mike Metz, Linda Mary Montano, Phill Niblock, Angelo Riviello, Rino Telaro, Tolsty (Vladimir Kotlyarov).

The first exhibition about Fluxus in Kharkiv was during the Ukrainian Revolution and became the first Fluxus show in a revolutionary context.
Pictures From Revolutionary Kharkiv 





























Photos: Ivan Avdeenko, Svetlana Efanova and Irina Danilova. Special thanks to Prof. Lidia Starodubtseva and the Media Communication Department of Kharkiv Karazin State University, Tatyana Tumasyan, Les Tomah, Yasya Bondarchuk and all the staff of the Municipal Gallery. Fluxus Time in Kharkiv exhibition was supported by PSC CUNY grant.     web-design by Project 59 Inc.

http://www.project59.org/

http://www.project59.org/FluxusKharkiv/FluxusKharkiv.html


domenica 16 febbraio 2014

A Ferrara il primo museo dedicato all'artista salernitano Ugo Marano

A Ferrara il primo museo dedicato all'artista salernitano Ugo Marano
Da 1TV5, 19 Ottobre 2013, ore 13:32

Sono già trascorsi due anni da quel 15 ottobre 2011 quando il mondo perse la luce del maestro Ugo Marano, artista poliedrico, ceramista, morto all’età di 68 anni. Proprio in questi giorni in cui ricorre l’anniversario della sua dipartita, arriva la notizia che l’ASP, l’Azienda Speciale di Servizi alla Persona del Comune di Ferrara ha dato parere favorevole alla nascita del Primo Museo Ugo Marano, accogliendo così la richiesta dell’associazione DNA Maratea Contemporanea, da sempre attenta nel divulgare opere e pensieri dell’artista, e la disponibilità della Famiglia Marano. Il Museo dovrebbe sorgere entro l’anno nei locali di proprietà dell’ASP siti nei pressi di Via Ariosto a Ferrara e dovrebbe proporsi come Fabbrica delle idee e dei linguaggi. DNA Maratea si occuperà della promozione e gestione delle attività culturali. La famiglia Marano, invece, darà in comodato temporaneo (7anni rinnovabili) opere e idee legate al tema della città , dell’architettura e dello sviluppo, in linea con il ruolo avuto a Ferrara dall’artista quando era in vita. Egli, infatti, con l’economista Pasquale Persico, partecipò al Piano Strategico di Ferrara, strumento pianificatorio di medio-lungo periodo, proposto per delineare percorsi di sviluppo dei territori e lì espose la sua riflessione sulla città. Il costituendo Museo, dunque, si condenserà di alcune delle opere più belle di Ugo Marano, quelle che più rappresentano questo artista e la sua capacità di essere insieme un abile artigiano e un fine pensatore, quelle che hanno proposto rotture culturali e propositive. Sarà un laboratorio temporaneo di ricerca sull’arte contemporanea, un piccolo museo d’arte. Stupisce, però, che a ricordarsi del maestro, originario di Cetara in Costiera Amalfitana, sia stata Ferrara prima e meglio di altre città a lui più vicine, quelle salernitane e campane, che ancora l’idea di un Museo dedicato a Marano non avevano concretizzato. Evidentemente la città estense ha capito di più il messaggio dell’artista se gli rende omaggio a due anni dalla morte. Ferrara ha dato così materia ad un concetto di Marano: la vitalità della morte come humus necessario.
Daria Scarpitta


Tra le tante notizie di musei che chiudono, pare che se ne stia aprendo uno a Ferrara, dedicato all'amico artista salernitano di Cetara, Ugo Marano, uno degli artisti di quel 1976 ("Arte nel sociale"), invitati da Enrico Crispolti alla Biennale di Venezia di quella edizione 76, il cui esordio, come ricordato da Angelo Trimarco..."risale al 1968. ad Amalfi, dove negli Arsenali dell’antica Repubblica, l’arte povera, pilotata da Germano Celant, inizia la sua avventura d’alto mare". Lui che dal territorio non ha mai voluto staccarsi per trasferirsi altrove, per scelta non solo di vita, ma artistica e culturale..."E' quì che devono venirci a trovare...", mi disse una volta d'estate sotto casa sua a Cetara, con quel mare meraviglioso che faceva da cornice al dialogo...A me che abitualmente, ero quasi sempre su un treno di seconda classe, nell'andirivieni e nei soggiorni, tra un sud e un nord del paese, nel mio modo interdisciplinare di lavorare sull'Identità e Memoria. Potevo capirlo, certo, per la sua scelta "coraggiosa" nel restare, dando nuova linfa all'arte della ceramica e della terracotta, nella sua patria di "scuola vietrese" sulla Costiera Amalfitana, nell'essere insieme, come dice Daria Scarpitta, un "abile artigiano e un fine pensatore". Mi chiedo, al tempo stesso, e al di là delle recenti ed effimere "Luci d'artista", e a parte il FRAC di Baronissi (che non è il capoluogo), se bisogna ancora aspettare molto a Salerno, da parte delle Istituzioni, per avere un museo, non solo per Ugo Marano, ma per un'intera generazione che ha dato molto alla città di Salerno e al territorio tutto del salernitano e campano, un museo vivo (come da noi tutti amato) che sia una base di partenza, per un percorso, fino alle ultime generazioni...Eppure non sono mancati e non mancano (ancora oggi), personalità di quella famosa Scuola di Critica d'Arte di Salerno...Cos'è? è per caso assente una politica istituzionale??? Possibile che a Salerno si preferiscano solo i "presepi e le luci di Natale"???
Angelo Riviello  (16-Febbraio, 2014)

Ugo Marano, l'autore della "Fontana Felice", nel ricordo di Angelo Trimarco, presidente della Fondazione "Filiberto Menna" di Salerno
Ad Amalfi, il 1968
di Angelo Trimarco

Per ricordare Ugo, ora, mi soccorre una foto di gruppo. E’ il 1968, ad Amalfi, dove negli Arsenali dell’antica Repubblica, l’arte povera, pilotata da Germano Celant, inizia la sua avventura d’alto mare. La foto raffigura Ugo, capelli folti, altissimo, e con una cartella bianca stretta in mano,Marcello Rumma, che di Arte povera più Azioni povere è stato l’artefice, chi scrive, una ragazza con una treccia lunghissima che  segna le esili spalle e, sullo sfondo, Gerry Schum, artista, gallerista e collezionista  che, in questi anni e anche dopo, ha girato il mondo per raccontare con la sua telecamera i momenti più significativi dell’arte in corso. 
  Avevamo, tutti, meno di trent’anni ad Amalfi, nel 1968,  quando, temerariamente, da punti cardinali diversi, abbiamo scelto di affacciarci nel mondo dell’arte come artisti, collezionisti e critici, comunque, stupiti dalle recenti esperienze che stavano cambiando la scena dell’arte e, insieme, speravano di trasformare il mondo. 
  E’stato proprio nel 1968 che Ugo, in piazza del Duomo, ha presentato i suoi lavori. Si è trattato  di una prova generale, se non di un esordio,  alla presenza del popolo dell’arte che, negli stessi giorni, festeggiando l’arte povera, anima la Rassegna di Pittura, divenuta internazionale dalla seconda edizione. La mostra è scandita da  sculture, in armonia con lo spazio che si apre sul mare e sul sacro: sculture che rifiutano i materiali nobili, il marmo e il bronzo. E’ questo un tratto – le sculture nell’aperto del cielo, del verde e dell’aria – che l’artista, nel corso del tempo, non abbandonerà tanto da pensare e realizzare, in questa tensione, il lavoro, di scultura e di design – un design che ama il suono del vento -, alleggerito, di volta in volta, con materiali sempre meno  invadenti  e più teneri, come la ceramica. 
  Ha voluto che anche la ceramica, talvolta semplici piatti, avesse la seduzione del gioco e l’intensità dell’amicizia. Così, un’estate, per La festa delle Idee, ha invitato a Capriglia, dov’è nato, una famiglia di scrittori, di critici e di teorici dell’arte – SanguinetiDorfles e Menna, per esempio -, a realizzare un piatto. Menna, a emblema, ha segnato il piatto con il palmo della sua mano, la mano dell’artigiano e dell’artista che l’età moderna ha distinto e, poi, ha separato. Anch’io sono stato invitato a Capriglia, ma, sottraendomi alla sfida, mi sono limitato a scrivere la presentazione in catalogo citando, come si usava, un lungo brano di Deleuze sul desiderio e sulle sue derive. E’ stato anche nel ricordo di quest’incontro di piatti ad arte  che la Fondazione Menna, nel salutare il carissimo amico che ci ha lasciato, ha accompagnato, quale viatico, le parole con una foto che raffigura Ugo, in macchina, insieme a Sanguineti, Bianca e Filiberto.  
  Anche nella nostra città, a Salerno, Ugo Marano ha realizzato un’opera, una fontana di ceramica azzurra e di acqua limpida – l’ha chiamata Fontana Felice - che ha collocata nello spazio antistante la chiesa di San Pietro in Camerellis, nel  centralissimo corso Garibaldi. Lo so, non è la Fontana dei Fiumi di Bernini, a piazza Navona. Non deve essere, però, neanche una discarica. Merita, io credo, almeno un po’ di attenzione e soprattutto di manutenzione quale segno, a un anno dalla sua scomparsa, del nostro ricordo e della nostra amicizia.

Ugo Marano con Edoardo Sanguineti, Filiberto Menna e Bianca Menna (in arte Tomaso Binga)-
Salerno-Vietri sul Mare, anni 70





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