martedì 17 maggio 2022

2+1= 23 - Due artisti e un curatore: Pino Lauria, Angelo Riviello e Massimo Nicotra, al Civico 23

 2+1= 23
2 artisti e 1 curatore:

Pino Lauria, Angelo Riviello e Massimo Nicotra, al Civico 23 di Salerno, Via Parmenide 23

Comunicato Stampa

 Arte visiva concettuale a Salerno nella mostra dal titolo “2+1=23”.Grazie all’attento lavoro del curatore, l’artista Massimo Nicotra, e alla collaborazione con CGROUP e Civico 23, verranno presentate 11 opere, di medio grandi dimensioni, di Angelo Riviello e Pino Lauria, due artisti eterogenei: Angelo Riviello il più fedele alla costruzione concettuale degli anni Settanta, organizzatore del concetto puro, senza l’uso di un piacere estetico o del saper fare e Pino Lauria che prende il concettuale e lo adatta alla propria esperienza di vita artistica fondendolo con intelligente ironia, a tratti surreale, in una religiosità sempre presente anche se fortemente negata.

 La mostra, è aperta dal 14 al 28 maggio 2022, dal martedì al sabato dalle 18.00 alle 20.00, a Salerno, al “Civico 23 No Profit Art Space”, via Parmenide 23.

L’inaugurazione si è tenuta il 14 maggio alle ore18,30.

Contatti: Civico 23 +39 3404758533


Arte concettuale =

qualunque espressione artistica dove i concetti e le idee siano più importanti del risultato estetico dell’opera stessa. (Movimento sviluppatosi nella seconda metà degli sessanta e velocemente propagato ovunque).

Possiamo affermare che gli antefatti storici di questa esperienze furono le “Serate futuriste” e anche una parte del dadaismo.

L’arte concettuale come punto d’arrivo di un percorso caratterizzato dall’evoluzione dell’arte visiva contemporanea mediante la volontà di sottrarre l’arte stessa ai vincoli formali e culturali che ne costituivano la tradizione... rinunciare  all’opera stessa e al suo valore venale.

La definizione di arte concettuale si deve a Joseph Kosuth che la utilizzò nella metà degli anni sessanta per definire il suo obiettivo di un’arte fondata sul pensiero e non più su un ormai troppo sfruttato piacere estetico. L’Happening e le performance si potrebbero definire concettuali anche se in realtà si distinguono per le componenti di improvvisazione e di arte collettiva

In qualche maniera l’arte concettuale influenza ancora oggi dopo oltre mezzo secolo molta arte contemporanea non prettamente concettuale.

Si presentano in questa occasione due artisti eterogenei entrambi pervasi da questa esperienza: Angelo Riviello il più fedele alla costruzione concettuale degli anni 70, organizzatore del concetto puro, senza l’uso di un piacere estetico o del saper fare e Pino Lauria che prende il concettuale e lo adatta alla propria esperienza di vita artistica fondendolo con intelligente ironia a tratti surreale ad una religiosità sempre presente ma fortemente negata

  Massimo Nicotra


Pino Lauria 

Biografia



Pino Lauria è nato ad Accettura (MT) .

Nel 1984 frequenta la scuola calcografica presso la Grafica di via sette Dolori di Ma- tera. Sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private. Ha inoltre realizzato le copertine di tre volumi e altrettanti CD sull'opera dei compositori lucani dal 500 ai giorni nostri, a cura della Regione Basilicata e Biblioteca Provinciale di Matera. Ha partecipato al “Progetto Esserci” curato dal critico Philippe Daverio. Si sono interessati alla sua produzione critici e giornalisti della stampa specializzata nel settore, RAI 3 Basilicata e TV private. Citato nel corso “l’arte lucana dell’800 e del 900” tenuto dalla docente di storia dell’arte contemporanea prof.ssa Maria Adelaide Cuozzo dell'Università della Basilicata, anno accademico 2009-2010. Ha collaborato alla realizzazione della tesi di un corso di laurea in operatore dei beni culturali “il restauro nell'arte contemporanea" della D.ssa Paterino Anna, "un caso di studio Pino Lauria e le sue opere”. Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Basilicata, sede di Matera. Inoltre ha partecipato alla 54 Esposizione Internazionale D'arte della Biennale di Venezia Padiglione Italia a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2013 ha partecipato al progetto di micro residenza e scambi interdisciplinari per artisti “OZIO ABITARE” a cura di ARTEria Associazione d'Arte e Cultura Matera in collaborazione di Regione Basilicata e Provincia di Matera. Nel 2019 ha partecipato alla rassegna "Contemporanea" Potenza - Matera a cura di Anna R.G.Rivelli.

Sito ufficiale: www.pinolauria.com


NARCISO”, 2020 

Fotografia: stampa su carta fine art - 

Hahnemühle - Dimensioni: 60x60 cm.


GOTT MIT UNS”- 2009 

Fotografia:stampa sucarta fine art -

 Hahnemühle - Dimensioni: 60x60 cm.


MEA CULPA”, 2010 

Fotografia: stampa su carta fine art - 

Hahnemühle - Dimensioni: 60x60 cm.


SIMULAZIONE DIVINA 2”, 2010 

 Fotografia: stampa su carta fine art - 

Hahnemühle - Dimensioni: 60x60 cm.


:MARZIA”, 2019 

Fotografia: stampa su carta fine art - 

Hahnemühle - Dimensioni: 60x60 cm.


“IL MIO DOPPIO”, 2010 

Fotografia stamoa su carta fine art –

 Hahmemuhle Dimensioni: 60x60 cm.


Angelo Riviello

Biografia


Nato a Campagna (SA). Frequenta l'Ist. d'Arte di Salerno, e studia Scenografia  con Toti Scialoja all'AA. BB. AA. di Roma. dove viene in contatto con una certa avanguardia romana. In seguito si trasferisce a Milano, dove matura una sua visione artistica. Svolge un'attività multidisciplinare. La sua fonte di ispirazione è il recupero di una memoria, iniziando dal luogo natio, con alcuni dei suoi personaggi storici universali. Il suo capolavoro, come evento ritrovato nella memoria, con interventi e progetti di “Arte Pubblica” nel tessuto urbanistico della città, in risposta ai movimenti in auge di quegli anni 80 post sisma, è il “Progetto Chiena”: il recupero e la trasformazione dell’evento del fiume Tenza (chiamato “Chiena”), della Città di Campagna, da "Nettezza Urbana" in "Opera d'Arte” (a più mani) e “Spettacolo”, dal 1982 al 1994, nella condivisione di amici e compagni di strada e degli artisti invitati da ogni parte d'Italia. Le sue prime personali, dal titolo "Affetti" (1978) e "Due o Tre Angoli di Casa" (1981) avvengono presso la Galleria "Taide" di Salerno. Ha esposto in altre mostre personali (Milano 2002, Centro Culturale Puskin, Marsiglia, 2008, Galerie du Tableau) e in numerose collettive, in campo nazionale e internazionale, come la "Nuova Creatività nel Mezzogiorno" al "Goethe Institute" di Napoli, nel 1979, il Premio Terna 01 nel 2008 (tra gli artisti finalisti), con mostre a Roma e a New York, il Progetto “Rupextre” di Matera nel 2010,  "Fluxus Time", al "Kingsborough Community College of the City University" di New York, 2013, e la 1a Biennale della Murgia, 2021. Sue opere figurano in diverse collezioni museali, tra cui il GAM di Torino (Galleria Naz. d'Arte Moderna). 

https://angelo-riviello.blogspot.com/


I LOVE YOU”, 2008

con le pasticche viagra ho composto la scritta “I Love You”

 fotografia digitale elaborata al computer – stampa su dibond

Dimensioni:  110x110 cm.


SHOAH”, 2009

fotografia digitale elaborata al computer – stampa su tela rembrandt

Dimensioni:  100x200 cm.


“IL MARCHIO DEL CRANIO DI LOMBROSIANA MEMORIA”, 2010/2011

fotografia digitale elaborata al computer – stampa su forex

Dimensioni:  70x100 cm.


"ITALIAN GENERATION...NO GAG! GRANFATHER-FATHER-SON”, 2010

Dalla serie “Remake Work in progress - Affetti 1" - da video still film super 8 (Ritratti, autoritratti,1977)-

fotografia digitale elaborata al computer – stampa su forex

Dimensioni:  70x100 cm.

L'ITALIA DEI SORDO-MUT(U)I,  2011”

 Fotografia digitale elaborata al computer – stampa su forex

Dimensioni:  70x100 cm.





lunedì 16 maggio 2022

Il 422° anniversario della morte sul rogo di Filippo Giordano Bruno -17 febbraio 1600 - 17 febraio 2022

 Il 17 febbraio è il 422° anniversario della morte di Filippo Giordano Bruno (Filippo era il nome di battesimo), il più grande filosofo italiano di fama universale, paladino e punto di riferimento continuo, della libertà di pensiero e della libera scienza, contro ogni dogma e oscurantismo. Sempre attuale nella sua inattualità.

Il 17 febbraio del 1600, accusato dalla Santa Inquisizione di eresia, fu bruciato vivo sul rogo, in Campo dei Fiori a Roma, con la "lingua in giova" affinché non potesse parlare.
La mia conoscenza ravvicinata del Bruno è avvenuta nel 1978, quando per la prima volta scoprii su una bancarella di libri usati a Salerno (che faceva angolo con Via Angelo Papio, dove avevo in corso una mia personale alla Galleria “Taide Spazio Per”), per caso un libro di Eugenio Garin, nelle edizioni CEI (Giano tascabili bifronte), che parlava di Galilei e Bruno che aveva compiuto il noviziato a Campagna, nel Convento dei Frati Domenicani, e celebrato la prima messa nella Chiesa di San Bartolomeo. Rimasi sorpreso, tanto da pensare, da “complottista” qual’ero, che nella mia città, fino a quel momento tale notizia qualcuno volesse tenerla nascosta, o che avesse problemi a divulgarla. Per pudore? Per paura di parlare di un personaggio così scomodo che faceva ancora paura alla Chiesa Cattolica? Non si sa. Infatti esisteva una pubblicazione, venuta poi a galla, dal titolo ”Postilla per Giordano Bruno” del rev. Don Alberto Gibboni della Curia Vescovile, ma ahimè, letta (credo) da un’elite di pochi addetti, senza che avesse modo di accedere alle scuole pubbliche della città/territorio, per un bene comune. Un insegnante di lettere, filosofia e storia dell’Istituto Magistrale, una persona seria e scrupolosa, alla notizia che si diede dal periodico mensile “il Setaccio”, condivisa poi dal quotidiano “La Gazzetta di Salerno”, mi chiese con apprensione: ma sei proprio sicuro che Giordano Bruno è stato a Campagna? Gli risposi si. A dirlo non sono io, ma Eugenio Garin, lo storico più accreditato del Bruno, e lo dice il Bruno stesso nel suo diario.

Queste opere, la prima realizzata interpretando il Bruno, dal titolo “De’ Segni De’ Tempi” , del 1985, pubblicata nel catalogo ‘A Chiena a Campagna – Kermesse Nazionale d’Arte Contemporanea”, l’altra pubblicata su “Art Diary Italia 1991”, allegato della famosa rivista “Flash Art”, edizione italiana e internazionale , è stata la seconda realizzata in omaggio al grande filosofo di Nola, a cavallo tra il 1986 e il 1987. Fu esposta in una Rassegna dal titolo “FUOCO-HUMUS AI MARGINI”, a cura del sottoscritto e di Nicola Gaetano Cuccaro, con artisti campani e lucani, durante la rimodulazione dei Fuochi di Sant’Antonio Abate (i Fucanoli di Sant’Antuono), 1° ediz. 1987 (della durata di un mese, dal 17 gennaio, con i Fucanoli) al 17 febbraio di quell'anno, per ricordare il Bruno), e nell’estate dello stesso anno nella Rassegna Laboratorio “Ambiente come Scultura”, a cura di Massimo Bignardi (con ufficio Stampa a cura di Erminia Pellecchia, e un docuvideo di Mario Carrese, con commenti critici di Maurizio Vitiello). La terza, dal titolo “All’Ombra delle Idee”, è del 1987, esposta per la prima volta al grande pubblico, al “Trevi Flash Art Museum” di Trevi (PG) , dopo essere stata esposta al nascente Civico Museo Campagna (Museo della Memoria), dal 1988 al 1994. Un’altra opera consta di 5 lastre di finta ardesia, dal titolo “Esprit de Geometrie Hérétique”. Opere mai esposte, del 1992/96/2003.
Infine la lapide che si può ammirare, realizzata su disegno del sottoscritto, fu ubicata sulla facciata principale del Museo-ex Convento, solo nel 1983, a distanza di tre anni dal terremoto, inaugurata alla presenza del Sindaco di Nola e del vice Sindaco di Campagna, con i rispettivi comandanti dei V.U. il sottoscritto, e cittadini vari.
Nel 1989 all’Expo Arte di Bari, dove portai l’opera “All’Ombra delle Idee”, conobbi Peppe Capasso, un artista multidisciplinare di Napoli, scomparso un anno fa, a cui piacque molto l’opera esposta nel padiglione dell’Associazione G.Bruno. Dialogando tra noi, mi regalò un suo bellissimo libro appena pubblicato dal titolo “Lontano dal Bruno – Labirinti Separati”, Ediz. Centro Arte Multiplo 2 – Scisciano (Na), 1989. Dunque, del Bruno, una mia conoscenza approfondita, lunga svariati anni, dal 1978 al 1989, con realizzazione di alcune opere, dal 1985 al 1992/96/2003.

De' Segni De' Tempi", 1985,
Installazione al Civico Museo della Memoria 
di Etno Antropologia e d'Arte Contemporanea.
Dal catalogo 'A Chiena - 
Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea", 1987 - 
Ediz. Civico Museo - Stampa Boccia , Salerno
(Opera scomparsa, negli anni 90)

Art Diary Italia, 1991.
Edizioni Giancarlo Politi , Milano

Art Diary Italia, 1991.
Edizioni Giancarlo Politi , Milano

"All'Ombra delle Idee", 1987
Opera esposta al ""Museo Campagna", dal 1988 al 1994, 
e al "Trevi Fash Art Museum" nel 1996 -
Trevi (PG)

"Eternamente Esca a gli Voraci Fuochi", 1986/87

"Esprit de Geometrie Hérétique", 1992/96/2003

Il libro di Eugenio Garin "Galilei -Bruno" - Ediz. CEI 1966
Giano Tscabili - Bifronte

Il libro di Eugenio Garin "Galilei -Bruno" - Ediz. CEI 1966
Giano Tscabili - Bifronte


"Labirinti Separati"
Il libro che mi regalò a Bari, Peppe Capasso, nel 1989
"Labirinti Separati" - interno

La lapide a ricordo, disegnata dal sottoscritto, e ubicata nel 1983
sulla facciata esterna del "Museo della Memoria.
di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea".

17 febbraio 1983: la lapide a ricordo, disegnata dal sottoscritto, 
e ubicata nel 1983 sulla facciata esterna del "Museo della Memoria. 
di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea", 
alla presenza dei promotori, del Sindaco di Nola, del Vice Sindaco di Campagna 
e dell'Assessore alla P.I. , con i rispettivi comandanti dei V.U.
P.S. Il sottoscritto (in primo piano) indossa un cappotto di pelle

17 febbraio 1983: la lapide a ricordo, disegnata dal sottoscritto,
 e ubicata nel 1983 sulla facciata esterna del "Museo della Memoria. 
di Etno-Antropologia e d'Arte Contemporanea", 
alla presenza dei promotori, del Sindaco di Nola, 
e del Vice Sindaco di Campagna, con i rispettivi comandanti dei V.U. .
 




sabato 30 ottobre 2021

Giuseppe Gibboni vince il Premio Paganini, 2021

 Dal quotidiano “Genova è” del 24 ottobre 2021

https://genovaquotidiana.com/2021/10/24/a-un-italiano-il-premio-paganini-vince-gibboni-lultimo-era-stato-angeleri-nel-1997/

A un italiano il Premio Paganini: vince Gibboni. L’ultimo era stato Angeleri nel 1997

Giuseppe Gibboni ha studiato al Conservatorio Martucci di Salerno e presso Accademia “W. Stauffer” di Cremona. Pubblico in piedi a fine esecuzione. L’orchestra ha pestato i piedi in segno di approvazione, spalla e direttore lo hanno abbracciato




Giovanni Angeleri era stato l’ultimo italiano ad aggiudicarsi il premio, 24 anni fa. Gibboni è il quinto italiano a vincere il premio giunto alla sua cinquantaseiesima edizione. Gibboni, classe 2001, nasce in una famiglia di musicisti professionisti, nel cui dna campagnese, scorre da sempre una forte passione per la musica, e, grazie ai primi insegnamenti dei genitori, a tre anni inizia a suonare il violino (la madre, Gerardina Letteriello, è pianista, il padre Daniele è violinista, che a sua volta, insieme ai suoi due fratelli musicisti, Ninni, chitarrista, e Antonello, violoncellista, ricevettero i primi insegnamenti dallo zio Liberato Muro, artista a 360°, violinista, chitarrista, pittore, attore e regista di teatro dialettale, accompagnato dal fratello Egidio, suonatore di contrabbasso, e dalla sorella Angelina, pittrice). 

Concerto grosso di Giuseppe Gibboni con i News Trolls

Giuseppe con il papà Daniele

Giuseppe con la mamma Gerardina e il papà Daniele


p.s. Nella breve presentazione, mi sono permesso di aggiungere un dettaglio sulla famiglia di Giuseppe Gibboni, citando il grande zio Liberato Muro (detto Ninnillo) e i due altri grandi, Ninni e Antonello, fratelli di suo padre Daniele.

Non c'è che dire, Giuseppe, ha saputo ricambiare alla grande verso tutta la famiglia, scrivendo una pagina di storia di un Premio prestigioso internazionale come il Paganini, soprattutto nei confronti dei suoi genitori, ma anche dello zione, e degli altri due zii...e l'altro zione Egidio (che, purtoppo. non c'è più), e la zia Angelina.

Daniele Gibboini, il papà di Giuseppe

Geradina Letteriello, la mamma di Giuseppe

Daniele Gibboni

Gerardna Letteriello e Daniele Gibboni in concerto

Gerardna Letteriello e Daniele Gibboni in concerto

Antonello Gibboni

Ninni Gibboni

Gruppo musicale "The Quintet Jazz Rapsody", in stile "Tu vuò fà l'americano", 
fine anni 50, chitarra Ninnillo Muro, fisarmonica Antonio Scannapieco, batteria 
Giulio Scannapieco, maracas Tonino Pirpan, contrabbasso Egidio Muro.

Ninnillo Muro, oggi, con l'amico
 Pasquale Caponigro

Da Fanpage del 26 ottobre, 2021

Il giovane violinista salernitano Giuseppe Gibboni vince il Premio Paganini. È il primo italiano dopo 24 anni

Il violinista salernitano Giuseppe Gibboni vince il Premio Paganini: non accadeva che vincesse un italiano dal 1997. Gibboni, vent’anni ed originario di Campagna, studia al conservatorio Martucci di Salerno sotto la guida di Maurizio Aiello ed è il quarto italiano di sempre a vincere il Premio Paganini.

A cura di Giuseppe Cozzolino






Il violinista salernitano Giuseppe Gibboni vince il Premio Paganini: non accadeva che un italiano vincesse il massimo riconoscimento nel concorso internazionale di violino dedicano allo storico artista ligure da 24 anni. Complessivamente, è il quarto italiano di sempre a vincere questo premio giunto alla 56esima edizione, dopo Salvatore Accardo (1958), Massimo Quarta (1991) e Giovanni Angeleri (1997). Vent'anni, originario di Campagna, piccolo centro di montagna a due passi da Eboli, cuore della Piana del Sele, studia al Conservatorio Martucci di Salerno sotto la guida di Maurizio Aiello.

Prima del trionfo sul palco, aveva anche sventato uno scippo

Poche ore prima di aggiudicarsi il premio, Giuseppe Gibboni era seduto ai tavolini di un bar quando ha assistito ad uno scippo, ed è intervenuto afferrando il ladro che aveva scippato una borsa ad una signora che si trovava poco distante. Un gesto per il quale si è complimentato anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, definendolo: «Uno straordinario artista, un ragazzo generoso di cui la Liguria è doppiamente orgogliosa».

Tutti i premi vinti da Gibboni
La commissione internazionale, formata da Pietro Borgonovo, Pierangelo Conte, Francesca Dego, Stephanie Gonley, Aiman Mussakhajayeva, Christoph Poppen, Jacob Rohde Soelberg e Pavel Vernikov, con Sergej Krylov a presiederla, ha votato compatta per lui, che si aggiudica anche il primo premio (30mila euro), ma anche 15 concerti italiani, un contratto biennale con un’agenzia di concerti di Shanghai per la rappresentanza in Cina ma soprattutto l’onore di suonare il violino Guarneri del Gesù del 1743, detto "Il Cannone”, ovvero lo strumento leggendario appartenuto allo stesso Paganini. Gibboni si è aggiudicato anche i premi per la migliore esecuzione del Concerto e dei Capricci di Paganini, nonché il premio del pubblico. Un trionfo.

Il plauso di De Luca e Napoli

Per lui sono giunti i complimenti da parte di tutte le personalità politiche di Salerno e campane. Se Vincenzo De Luca ha fatto da apripista, dicendo che "l'artista campano è da tutti indicato come destinato ad una carriera straordinaria in ragione delle sue doti naturali ma anche del rigore nello studio del violino", i complimenti maggiori sono arrivati anche da Palazzo di Città, dove il neo eletto sindaco Enzo Napoli ha commentato:

Esprimo i miei complimenti più calorosi a Giuseppe Gibboni, violinista appena ventenne, che ha vinto il prestigioso Premio Internazionale Paganini. La rassegna internazionale premia gli artisti emergenti ed è il preludio di una carriera ricca di successi. Siamo orgogliosi di lui e lo attendiamo al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno per applaudirne una strepitosa esibizione

Il Teatro Verdi di Salerno

Teatro Verdi . Interno




domenica 17 ottobre 2021

Giovanni Rubino, l'artista della Memoria

 

Da Artribune

Morto a Milano l’artista Giovanni Rubino

                                                           

By Giulia Giaume

13 ottobre 2021


L’ARTISTA NAPOLETANO, CLASSE 1938, È VENUTO A MANCARE NELLA CITTÀ DOVE LAVORAVA E ABITAVA DA ANNI


È morto a Milano, dove viveva e lavorava, l’artista Giovanni Rubino, nato a Napoli nel 1938. Attivo dal ’65 come artista e pittore e dagli anni ’90 come videoartista e regista, aveva esposto in molti contesti internazionali con uno spiccato senso di vicinanza ai grandi temi sociali del suo tempo, manifestando con gesti e opere un attivismo tutt’altro che di maniera.













LA CARRIERA ARTISTICA IMPEGNATA DI RUBINO

Giovanni Rubino, nel corso della lunga carriera, ha sempre manifestato un preciso interesse nei confronti di grandi temi sociali. Nella seconda parte degli anni ’60 iniziò a lavorare a Reggio Emilia, partecipando ai fermenti culturali che animavano la città frequentando artisti e poeti come Corrado Costa, con il quale collaborò per numerosi anni realizzando performance e opere, ma anche Giulio Bizzarri e Rosanna Chiessi. Nel 1972 Rubino e Costa inscenano la performance MMORTEDISON a Mestre Cristo di Marghera per protestare contro l’inquinamento della zona industriale, installando con l’aiuto degli operai un manichino sulla croce con maschera anti gas. Quando nel 1993 esplose un’autobomba al PAC, Rubino diventò ogni giorno per un mese testimone della ricostruzione, da cui gemmarono delle opere figurative ed evocative in gouache. Disse: “Ho voluto fare qualcosa che contribuisse a sensibilizzare l’opinione pubblica. Sono sempre stato attento agli avvenimenti politici e subito ho voluto dare il mio contributo. Lavorando a torso nudo testimoniavo anche con il corpo alcune valenze della performance e davo maggiore senso all’azione. Attiravo lo sguardo della gente che passava lì ogni giorno. E’ stato toccante. Dare memoria a un fatto questo era importante per me. Non faccio Arte per l’Arte”. Nel 2005 l’iconico progetto FAREMEMORIA, copertura e riproduzione di lapidi partigiane e antifasciste delle vie di Milano, ricalcate, recuperate e trasformate con la tecnica del frottage per non fare sbiadire la memoria storica.

– Giulia Giaume





Dal Corriere della Sera – Cronaca di Milano

L’ADDIO

Morto a Milano Giovanni Rubino, l’artista della memoria collettiva

                                         

Nato a Napoli nel 1938, Giovanni Rubino era famoso per i suoi schizzi disegnati all’improvviso quando girava per le strade. Le sue opere più impegnate: dal Pac sfregiato dalle bombe alla guerra di Sarajevo





Di Redazione Milano

È morto a Milano, dove viveva e lavorava, l’artista Giovanni Rubino, nato a Napoli nel 1938. Artista completo, pittore, poi videoregista e regista, aveva esposto in molti contesti internazionali. Al centro, i temi sociali.

Pittore figurativo, Rubino era famoso per i suoi schizzi, disegnati all’improvviso, quando girava per le strade, estraendo dalle tasche un bloc-notes, o in occasione di certi eventi. Nel 1993, subito dopo la strage mafiosa al Pac di via Palestro a Milano, si era piazzato sulle macerie per un mese, disegnando ciò che gli suggerivano quelle immagini: «Ho voluto fare qualcosa che contribuisse a sensibilizzare l’opinione pubblica — raccontò — Sono sempre stato attento agli avvenimenti politici e subito ho voluto dare il mio contributo. Lavorando a torso nudo testimoniavo anche con il corpo alcune valenze della performance e davo maggiore senso all’azione». Nel 1995 aveva trascorso alcune settimane in Bosnia per raccontare, con i suoi disegni, la guerra da Sarajevo. Aveva anche disegnato due murales: uno all’Alfa Romeo di Arese, simboleggiava le lotte dei lavoratori: l’altro, a Gioiosa Ionica, rappresentava la lotta contro le mafie.

Negli ultimi anni continuava il suo lavoro all’insegna del motto «Fare memoria». Armato di scala e «attrezzi», saliva sui muri e applicava la tecnica del frottage, «sfregando» lapidi, soprattutto, di vittime del nazifascismo, e riportando i loro nomi e le loro vite su fogli. Famosi fotografi, da Ferdinando Scianna a Gianni Berengo Gardin, riprendevano in contemporanea la sua attività con le loro macchine fotografiche. Rubino aveva partecipato, nel ‘75, alla quadriennale di Roma, e, nel 2012, a una mostra collettiva a Palazzo Reale a Milano.

Il 10 ottobre, alla chiusura della mostra «L’eredità di Dante», a Fortunago, in provincia di Pavia, si è sentito male. Trasportato al policlinico San Matteo di Pavia, è deceduto lunedì 11 ottobre a 83 anni. I funerali, in forma civile, si terranno venerdì 15 ottobre, alle ore 14.30, nella Sala del commiato del cimitero di Lambrate.

14 ottobre 2021 | 16:23

Giovanni Rubino e Corrado Costa.
Crocefisso con maschera antigas.Mestre.1972







11 settembre 1973
il collettivo di porta ticinese realizza in piazza duomo
uno striscione per il Cile davanti ai manifestanti
in quella occasione Rubino formò il collettivo di porta ticinese
con Amadori, Crociani ,Ricatto , Bonomi....





Le 4 GIORNATE di NAPOLI
FAREMEMORIA a Scampia
frottage Giovanni Rubino
foto




















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