lunedì 21 dicembre 2020

I LOVE YOU - AUGURI

I LOVE YOU - AUGURI 
Con fotografie digitali di pasticche viagra, ho composto la scritta: I LOVE YOU 

Dal blog di Angelo Riviello, 
19 maggio, 2011

"I LOVE YOU ", 2008 
 Fotografia digitale elaborata al computer - supporto, 
quantità e dimensioni variabili. Opera finalista alla prima ediz. 
del Premio Terna 01, 2008.


"I LOVE YOU ", 2008 , part.

 Le maschere nel tempo
































sabato 24 ottobre 2020

Gina Pane e la Body Art

 Da McArte

l'AltrArteBlog. Quattro passi nell'Arte Contemporanea e Classica


Gina Pane, la vera madre della performance artistica



Gina Pane, la vera madre della performance artistica

In molti pensano che la “madre” della performance artistica sia Marina Abramovic, ma si sbagliano. Se tra gli artisti che si contendono il titolo di “padre” della performance ci sono Bruce NaumanYves KleinJoseph BeuysVito Acconci e Hermann Nitsch, tra le artiste che ambiscono al titolo di “madre” di questa moderna concezione artistica, ci sono Carolee Schneemann (1939-2019) e Gina Pane (1939-1990) prima ancora di Marina Abramovic che in realtà si è autodefinita tale.

Gina Pane è stata una artista di padre italiano e madre austriaca nata in Francia e cresciuta a Torino, un dato non trascurabile visto che la sua formazione personale contribuirà molto alla visione dell’Arte in quanto intrisa di una simbologia religiosa e riferimenti a mostri sacri del Rinascimento.



Studia Arte a Parigi, all’Académie des Beaux Arts fino al 1966 e insegnerà all’Ecole des Beaux-arts di Le Mans dal 1975 al 1990.

Dopo una serie di dipinti geometrici e sculture, nel 1968 inizia il suo percorso di performer e già nel 1973 si esibisce in una delle performance che resterà tra le più famose e la consacrerà una delle regine della Body Art: “Azione Sentimentale”.

A Milano, presso la Galleria Diagramma di Luciano Inga Pin, la Pane si presenta vestita di candido bianco, con un buchet di rose da cui toglierà le spine e se le conficcherà nel braccio fino al sanguinamento, nel tentativo di simboleggiare il sacrificio della sposa.   



Da allora la performance che vede protagonista il suo corpo sarà il suo elemento imprescindibile per molto tempo, rendendola protagonista di una concezione autolesionista, in cui il corpo è mezzo per esternare dolore, donare le sue lacerazioni agli altri, in una sorta di estensione di sé, di regalo di pezzi della sua esistenza alla comunità. La concezione  del corpo quale dono, del sacrificio e del dolore quali simboli di amore verso il prossimo è ovviamente retaggio di una forte tradizione religiosa che nonostante le nuove inclinazioni di pensiero del tempo, resta sempre presente nell’opera di Gina Pane, come la sua concezione della femminilità, espressa nell’atto del donarsi, nonostante avrà relazioni omosessuali. L’artista si offre, aprendo la sua pelle, offre il suo sangue come un nuovo Cristo, offre il flagello del suo corpo quale nuovo sacrificio all’umanità. Una operazione al limite della blasfemia di cui ancora non tutti comprendono il significato che si rifà certo alla tradizione cattolica, ma soprattutto al suo opposto, in quanto è in questo caso una donna a sostituirsi al figlio di Dio. Lo stesso suo cognome “Pane” ricorda la simbologia religiosa del Cristo, quale corpo che si fa cibo, quale cibo che viene spezzato e dato in dono assieme al sangue che si fa vino nei riti cattolici.

Nelle prossime sue performanceGina Pane si presenterà sempre attraverso il dolore sanguinolento del suo corpo, con ferite autoinflitte in varie parti, con significati sempre diversi, si paragonerà ai santi, ai martiri, non per un bisogno di autolesionismo ma cosciente che il dolore sia un mezzo per saziare la sete dell’umanità, una possibilità di riscaldare le esistenze di cui ancora non si è trovato un sostituto.



Gina Pane si taglierà, con lamette che prima avrà provato su fogli di carta davanti al pubblico, lacererà la sua pelle, il suo labbro, mescolerà il suo sangue a latte, taglierà le sue palpebre e poi le benderà in modo da apparire come se lacrimasse sangue, taglierà un suo orecchio quale omaggio a Van Gogh.

“……Se apro il mio corpo affinché possiate guardarci il mio sangue, è per amore vostro: l’Altro.…..”

Gina Pane

La personalità di Gina Pane si farà spazio attraverso il dolore sempre autoinflitto, quale mezzo di comunicazione e soprattutto dono verso il prossimo. Fino a che abbandonerà il corpo quale mezzo espressivo nel 1981. Da questa data inizierà un nuovo ciclo di immagini e sculture in cui saranno presenti personaggi mistici, santi, martiri, e riferimenti a artisti del passato come Paolo uccelloFilippo Lippi. La sua concezione di una donazione di se stessa attraverso il martirio della propria carne sarà sempre presente ma in senso figurato fino a quando morirà prematuramente.



Atemporale, l’Arte di Gina Pane si discosta di molto da quella di Marina Abramovic, che è invece spesso inquadrata nel suo presente e probabilmente per questo ha portato la fama della performance d’Arte a un livello altissimo. Gina Pane invece si muove su valori esistenziali, metafisici, mistici, in cui talvolta entrano anche tematiche al tempo attuali, ma tendenzialmente è interessata al lato spirituale di un’esistenza non contestualizzata e resta comunque legata alle sue radici, ai valori che gli sono stati inculcati anche quando li ridiscute, li analizza, li sovverte. L’evolversi della figura femminile si fa spazio nelle tematiche di Gina Pane e inizia a creare una nuova possibilità di ridisegnare il suo ruolo sociale ma nonostante questo, il donarsi per lei è ancora sacrificio, l’offrirsi è dolore, l’estasi si ottiene per Gina Pane solo in questo modo. Siamo nel pieno della rivoluzione dei costumi sociali, negli anni ’70, ma l’offerta di sé agli altri quale libera dai sensi di colpa e gioiosa che sarà ovvia negli anni ’90, è ancora per Gina Pane impensabile.


P.S. A proposito del libro di Lea Vergine "Il Linguaggio del Corpo (la Body Art e storie simili") di Giampaolo Prearo Editore, del 1974, da ebay (doive risulta in vendita), si può leggere la descrizione del libro (quanti bei nomi, anche se nell'elenco panoramico, ma sommario, mancano altri nomi importanti di quei magici anni 70, tra i viventi e artisti che ci hanno salutato, anche prematuramente. Per esmpio, manca Carolee Schenemann, Charlotte Moorman, la stessa Marina Abramovic, e altri come Gino De Dominicis, Sergio Lombardo, Luciano Fabro, Tullio Catalano, Franco Falasca, Roberto Comini,Giulio Paolini, Brigata Es, il gruppo dei salernitani con Pietro Lista, Ugo Marano, Carmine Limatola (Ableo), Franco Longo, Sergio Vecchio, Nino Tommaso Durante, ecc.,

DESCRIZIONE (Parlando anche delle convergenze):

330 illustrazioni in bianco e nero (performances di Vito Acconci, Giovanni Anselmo, Keith Arnatt, John Baldessari, Gianfranco Baruchello, Ben Vautier, Valentina Berardinone, Joseph Beuys, Marcel Broodthaers, Trisha Brown, Günter Brus, Enrico Bugli, Pierpaolo Calzolari, Cioni Carpi, Giuseppe Chiari, Giorgio Ciam, Jole de Freitas, Giuseppe Desiato, Alain d'Hooghe, Tery Fox, Howard Lee Fried, Gilbert e George, Dan Graham, Rebecca Horn, Enrico Job, Joan Jonas, Michel Journiac, Ketty La Rocca, Urs Lüthi, Elio Mariani, Tom Marione, Denis Masi, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Annette Messager, Otto Muehl, Hidetoshi Nagasawa, Ugo Nespolo, Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Dennis Oppenheim, Jean Otth, Stanislao Pacus, Gina Pane, Luca Maria Patella, Giuseppe Penone, Gianni Pisani, Vettor Pesani, Arnulf Rainer, Klaus Rinke, Allen Ruppersberg, Lucas Samaras, Rudolf Schwarzkogler, Richard Serra, Katharina Sieverding, Aldo Tagliaferro, Antonio A. Trotta, Janos Urban, Franco Vaccari, Gruppo Zaj, Michele Zaza).
Testi, di cui molti inediti, degli artisti. Biografie. Fotografie, tra gli altri, di Ugo Mulas, Claudio Abate, Elisabetta Catalano, Giorgio Colombo, Mimmo Jodice, Paolo Mussat Sartor. Edizione in italiano e inglese Impaginazione di Walter Prearo. 8vo. pp. 300 ca. . Molto buono (Very Good). Pagine leggermentebrunite ai margini (Pages slightly browned to edges). Prima edizione (First Edition). . "Alla base della cosiddetta "body-art' e di tutte le operazioni presentate in questo libro c'è la necessità (ciò che non può non essere) inappagata di un amore che si estenda illimitatamente nel tempo (la durata), il bisogno d'essere amati comunque, per quello che si è e per quello che si vorrebbe essere, con diritti illimitati (di qui la delusione e il fallimento inevitabili): quel che si chiama amore primario. L'aggressività che contraddistingue - vedremo in seguito – tutte queste azioni, eventi, montaggi di sequenze fotografiche, perfomances nasce proprio da questo amore non corrisposto" (Lea Vergine). Codice inventario libreria 0000000216545

https://mcarte.altervista.org/gina-pane-la-vera-madre-della-performance-artistica/

https://it.wikipedia.org/wiki/Body_art#Bibliografia



mercoledì 21 ottobre 2020

Morta Lea Vergine, un giorno dopo il marito Enzo Mari

 

Morta Lea Vergine, un giorno dopo il marito Enzo Mari

Curatrice e critica d'arte, aveva 82 anni



Lea Vergine, con Luciano Ing-Pin, che fu il primo in Italia, negli anni 70,
 in quella Milano ricca di fermenti artistici e culturali, a far conoscere
 nel suo spazio di via Pontaccio,  Gina Pane la regina, tra le 
grandi protagoniste della"Body Art" internazionale, insieme a Carolee Schneeman, 
 e la stessa Marina Abramovic (di 7 anni più giovane), venuta dopo,  

Il Corpo come linguaggio - La "Body Art' e storie simili - 
Giampaolo Prearo Editore,  Milano, 1974

(ANSA) - MILANO, 20 OTT - È morta all'età di 82 anni, solo un giorno dopo il marito, il grande designer Enzo Mari, Lea Vergine, curatrice e critica d'arte. Secondo quanto si è appreso, i due erano ricoverati nello stesso ospedale e sarebbero morti (si dice) per le conseguenze del coronavirus. Lea Vergine era nata a Napoli nel 1938 con il nome di Lea Buoncristiano e si era trasferita a Milano negli anni '70. Era ritenuta una delle figure più importanti nella critica artistica contemporanea in Italia ed ha scritto sui maggiori quotidiani e settimanali. La sua ultima pubblicazione è stata "L'arte non è faccenda di persone perbene". Conversazione con Chiara Gatti, edito da Rizzoli nel 2016. (ANSA).

martedì 13 ottobre 2020

Vito Sersale

 

Vito Sersale-"Ho racchiuso in una linea il cielo"-ediz. Rassegna dell'Acqua - La Chiena,1985-foto  by Antonio Corsaro

Vito Sersale

Vito Sersale, nato a Campagna (SA). Negli anni 60, dopo aver frequentato l’Istituto Magistrale “Teresa Confalonieri", con l'intera famiglia, si trasferisce a Milano. Si iscrive al corso di nudo all’Accademia di Belle Arti di Brera e al Corso di Grafica all’Istituto Umanitaria. Inizia l’avventura artistica con riferimento nell’aria dell’Impressionismo.  Le sue opere sono caratterizzate, da atmosfere silenti e nel contempo oniriche.

Negli anni 80 inizia la sperimentazione di nuove tecnologie. Prima di tutte il laser, fondando insieme ad altri due artisti il gruppo “METALASER”. Negli anni precedenti, la riflessione teorica, mette in evidenza la dinamica della materia dove il colore diventa protagonista.

Espone dal 1968. Ha tenuto mostre e installazioni personali, ed ha partecipato a collettive in Italia e all’estero. Nel 1985, fece parte del primo nucleo storico degli artisti che aderirono al “Progetto Chiena”, da un’idea progettuale di Angelo Riviello. In seguito, nel 1997, è tra gli artisti e curatori della Rassegna "Le Porte dell'Arte - Incontri Internazionali d'Arte Contemporanea", tenuta a Campagna (SA). Nel 1998,  aderì al Nuovo Costruttivismo Manifesto I-V di Sergio  Dangelo.

Vito Sersale, ci ha lasciato prematuramenmte, all'età di 67 anni, oltre 10 anni fa, a Bresso (MI).

Sue opere figurano in collezioni private e pubbliche, tra cui la “Galleria d'Arte Santa Barbara” di Milano,  il “Museo  MAGA “ di Gallarate (VA), e il “Museo Padre di Etno-Antropologia e d’Arte Contemporanea (Museo della Chiena- MEAAC)” di Campagna (SA).



Dalla presentazione della "Galleria d'Arte Santa Barbara" di Milano:

Vito Sersale nato a Campagna (Salerno). Dopo aver frequentato l'istituto magistrale si trasferisce a Milano, si iscrive al corso di nudo  all'Accademia di  Brera e al corso di grafica all'istituto Umanitaria.
Inizia l'avventura artistica con riferimento nell'aria dell'impressionismo: Opere  perverse da atmosfere silenti e nel contempo oniriche. Negli anni 80 inizia la    sperimentazione di nuove tecnologie, prima di tutte il laser, fonda insieme ad altri due artisti il gruppo ricerche visive "Metalaser". Negli anno precedenti, la riflessione teorica, mette in evidenza la dinamica della materia dove il colore    diventa protagonista. Espone dal 1968, ha tenuto mostre e installazioni personali ed ha partecipato a collettive in tutta Italia e all'estero.

http://www.libreriabocca.com/mostre/nuovo-costruttivismo-manifesto-i-v.html

https://utopiacontemporaryart.blogspot.com/2017/02/progetto-chiena-storicizzazione.html

http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/A0010-00030/

file:///C:/Users/Utente/Pictures/Vito%20Sersale/OARL_A0010-00030.pdf

NOTA AI MARGINI

Ricordando l'artista Vito Sersale . Uno dei figli di Campagna "dimenticato", insieme ad altri figli, tra cui Nino Aiello (pittore), Armando Aiello (detto Giotto, pittore), Antonio Luongo (detto Antoniuccio, fotografo e pittore), Emilio D'Amato (fotografo), Pompeo Ganelli (fotografo e videomaker, sempre al passo con i tempi, disponibile e aggiornato, maestro anche con il digitale, l'autore di quella bellissima foto in B/N della prima secchiata storica del 1985), Lucio Ganelli (disegnatore, architetto, storico), Giuseppe Russo (scultore), Giuseppe Busillo (scultore), Arturo Busillo (medico-pittore), e altri Genius Loci, come Angelo Giordano (scultore, sempre vicino al nascente Museo di San Bartolomeo, sagrestano della Chiesa del SS. Nome di Dio, sempre disponibile per visite guidate), Natale Perruso (scultore), Pasquale Perruso (fotografo, pittore e creativo a tutto campo, come piccolo imprenditore), e altri, che furono puntuali con una loro presenza, nel dare un contributo, senza chiedere nulla, con un ,loro umile segno, non solo al "Progetto Chiena", del 1985, che fece conoscere l'evento fluviale a livello nazionale, in tutta Italia (gettando le basi alla più grande economia locale di attrazione turistica, artistica e culturale), ma anche alle "Porte dell'Arte" del 1997, che sbancarono quasi tutti i media, provinciali, regionali e nazionali.

Gli amici, le famiglie, e i parenti tutti, non li hanno dimenticati. Mi rivolgo alle Istituzioni locali e territoriali, all'associazionismo a favore del luogo, con statuto nazionale, all'associazionismo artistico e culturale di levatura nazionale e internazionale, ai Comitati della memoria di una storia della nostra città (visto che siamo così bravi a ricordare e puntualmente, a commemorare, dove, malgrado tutto, la "memoria corta" detta le sue regole, prigioniera nel provincialismo, di quel ridicolo e obsoleto detto:"nemo proheta in patria")...

Questo al nostro paese, si chiama "Patrimonio Culturale e umano", di cui una città dovrebbe esserne fiera.

p.s. A parte un ricordo (istituzionale), nei luoghi deputati, creati anche con un loro forte contributo (il minimo che possiamo fare, grazie al nostro piccolo-grande-museo fondato nel 1982), nemmeno un tentativo di intitolare una via, un vicolo, uno slargo del centro storico, a questi artisti-cittadini nati e vissuti nella loro città, a cui diedero molto, quando qualche anno fa, fu messa in cantiere la nuova toponomastica...Si spera quanto prima, ad un'azione di riconoscimento da parte del maggiore ente locale. Del resto non ci vuole molto, per essere informati, in modo dettagliato, se si consultano alcuni libri e testi fondamentali della nostra storia recente, iniziando dagli anni 80, prima che sia troppo tardi.
Un'ultima osservazione: questi cittatidini artisti che ci hanno lasciato, posti ai margini, o dimenicati, vuoi per negligenza, per ignoranza o insensibilità di certe Istituzioni, e/o Associazioni specifiche, e di altri Enti pubblici e privati, vuoi per altri misetriosi motivi da psicanalizare, non sono "perdenti", i PERDENTI sono coloro che dalla memoria corta, si aggrappano alla memoria dei cosiddetti "vincenti".


venerdì 9 ottobre 2020

Cinque artisti e un poeta per Ugo Marano. A Salerno

 

"La casa dell’angelo – 5 artisti per Ugo Marano"

A cura di Marco Alfano
Pellezzano, 11/09/2020 - 11/1/2020

LA MOSTRA PRESENTA 30 OPERE DI UGO MARANO, TUTTE PROVENIENTI DALLA COLLEZIONE DEGLI EREDI, TRA CUI TRE SCULTURE IN FERRO (1968), SEI VASI IN CERAMICA DI 160 CM, ED ALCUNI CAPOLAVORI, COME LA CASA DELL’ANGELO (1984), OLTRE AD UNA SERIE INEDITA DI 16 PROGETTI-DISEGNI.

Da ArtTribune

Cinque artisti e un poeta per Ugo Marano. A Salerno



INFORMAZIONI

  • Luogo: COMPLESSO MONUMENTALE DELLO SPIRITO SANTO
  • Indirizzo: 84080 Capriglia - Pellezzano - Campania
  • Quando: dal 11/09/2020 - al 11/10/2020
  • Vernissage: 11/09/2020 ore 18,30 su invito
  • Curatori: Marco Alfano
  • Generi: design
  • Orari: INAUGURAZIONE SU INVITO 11 SETTEMBRE 2020 ORE 18.30 APERTURA AL PUBBLICO SABATO 12 SETTEMBRE 2020 ORE 17 dal giovedì alla domenica, dalle ore 17 alle 22 Ingresso libero Per gli eventi prenotazione obbligatoria

mercoledì 16 settembre 2020

GILLO DORFLES - LA SUA PAESTUM



Gillo Dorfles torna nella sua amata Paestum a 2 anni dalla sua scomparsa con una mostra a lui dedicata per celebrare e rendere omaggio al sodalizio che, in circa vent’anni, l’artista e critico d’arte triestino ha saputo tessere con il territorio pestano e la sua comunità.

Dal 17 settembre 2020, negli spazi della Torre 28 dell’antica cinta muraria di Paestum, verrà esposta una raccolta di circa cento opere tra materiali minimi, tele, grafiche e ceramiche, realizzate durante i numerosi soggiorni pestani di Dorfles quando, lontano dalle grandi città del nord, l’“angelo della critica” tornava a dipingere.

Gillo Dorfles. La sua Paestum”, a cura di Nuvola Lista e Antonello Tolve, nasce da una collaborazione tra il MMMAC | Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea e il Parco Archeologico di Paestum e Velia, con il sostegno economico della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Capaccio Paestum.

<<Tra i disegni e le pitture su tela, le carte e i cartoncini, le ceramiche e le serigrafie e i gioielli, il mondo di Gillo – all’anagrafe Gillo era Angelo Eugenio – è mostrato oggi in tutta la sua coerenza e evoluzione>>, avvisa Antonello Tolve. Da alcuni lavori degli anni ‘40 fino ai più recenti del 2009 e 2010, la mostra propone anche un video inedito in cui, in un’atmosfera intima, il maestro è ripreso mentre dipinge.

La mostra di Dorfles negli spazi del Parco Archeologico di Paestum e Velia, si pone in continuità con le installazioni di arte contemporanea già presenti a Paestum come l’opera “Tempi Prospettici” di Carlo Alfano nel museo o “Il Cavallo di sabbia” di Mimmo Paladino nell’area archeologica. 

“Quando mi è stata proposta una mostra su Gillo Dorfles nella Torre 28 di Paestum sono rimasto entusiasta – dichiara il direttore del Parco. – L’intenso rapporto che Gillo aveva con il sito di Paestum e che emerge chiaro nelle sue opere d’arte lo pone tra i protagonisti del Novecento che hanno dato nuovo impulso alla conoscenza, alla fama e alla centralità del sito magno-greco nell’arte, nella letteratura e nella cultura contemporanea. Con questa mostra si vuol far inoltre emergere la connessione tra archeologia e contemporaneità in un sito che continua a fornire stimoli e a restituire nuove scoperte e che è in continuo divenire, anche grazie al coinvolgimento di più realtà del territorio come il MMMAC”.

A rendere ancora più coinvolgente l’esposizione alla Torre 28 è inoltre un denso ventaglio di pannelli che accoglie alcune frasi scritte dal Dorfles che accompagnano il pubblico e lo invitano a riflettere sul vasto orizzonte di interessi che hanno alimentato il suo percorso teorico e creativo.

«Il suo soggiorno era scandito da lavoro, relax e abitudini>>, ricorda Nuvola Lista nel testo introduttivo al catalogo. <<Il lavoro lo vedeva partecipe alle inaugurazioni delle mostre da lui curate, da Mimmo Paladino a Lucio Del Pezzo, da Arnaldo Pomodoro a Carol Rama. Concedeva alcune interviste. Ma in buona parte della sua permanenza era alla ricerca di concentrazione e ispirazione necessarie per dipingere e discutere di progetti futuri. L’atmosfera di Paestum rendeva tutto più semplice». 


Gillo Dorfles. La sua Paestum
a cura di Nuvola Lista e Antonello Tolve

Torre 28 della cinta muraria, Via Porta Giustizia
Parco Archeologico di Paestum (SA)
Preview stampa | giovedì 17 settembre2020 ore 11:30
Soft opening | giovedì 17 settembre 2020, dalle ore 16:00 alle ore 20:00
durata | 17 settembre / 17 novembre 2020 
orari d’apertura | tutti i giorni, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15 alle 18:00
Ingresso incluso nel biglietto del Parco Archeologico

Ufficio stampa MMMAC | Manuela Gallo 
recapiti | tel. +39 339 1629185 / mmmac.paestum@gmail.com
Ufficio stampa Parco Archeologico | Maria Boffa, Rossella Tedesco
recapiti | tel. +39 0828 811023 / pa-paeve.promozione@beniculturali.it

• Catalogo Edizioni MMMAC | con testi di Maria Cristina Di Geronimo, Nuvola Lista, Antonello Tolve, Gabriel Zuchtriegel e una antologia di scritti di Gillo Dorfles pubblicati per le mostre del museo.
176 pagine colori, euro 28,00


pubblica: 


                                              Erminia Pellecchia, da Il Mattino", 15 settembre, 2020   


                                             Repubblica - Redazione di Napoli


                                  Antonello Tolve - Le Cronache del Mezzogiorno







giovedì 10 settembre 2020

"Angelo Riviello Moscato & Filippo Bruno Nolano" - Work in Progress 1992-96-2003

Angelo Riviello

"Ridisegnando Bruno - Esprit de Geometrie Hérétique" 

 1992/96/2003

Incisione con punteruolo su 5 lastre di ardesia, 100x100x2 cm.


1

2

3

4

5

"Angelo Riviello Moscato & Filippo Bruno Nolano"

Work in Progress
1992-96-2003

dalla serie

"Esprit de Geometrie Hérétique"

Ridisegnando Bruno

Ho vissuto e lavorato per alcuni anni (1988-90/1992-94) nello stesso luogo dove Giordano Bruno ha compiuto il noviziato celebrando la prima messa e dove ha concepito gran parte delle sue opere: il Convento dei Frati Domenicani di San Bartolomeo della Città di Campagna (Sa), con annessa Chiesa del SS. Nome di Dio, dove è venerato uno dei rari esempi di Cristo velato in Italia.

Ho inciso su ardesia, a mano libera con un punteruolo, una serie di disegni er(m)etici di Giordano Bruno, dallo spirito rigorosamente geometrico. Chiunque li può ridisegnare con il gessetto. Con una performance-azione. Nella mia immaginazione, penso al Papa, ad un cardinale, ad un vescovo, a un monaco domenicano, a una suora, o anche realisticamente parlando, ad un semplice prete (possibilmente esorcista), che compia questo gesto, nella imprevedibilità dell'azione, accompagnato per mano da un bambino.

Dati tecnici:

Incisione con punteruolo su ardesia. 
Dimensioni: 100x100x2 cm.

Milano/Campagna, 9 - febbraio - 2003/2005

https://angelo-riviello.blogspot.com/2010/09/angelo-riviello-moscato-filippo-bruno.html

Anni 80/90/2000 - "Angelo Riviello Moscato & Giulio Cesare Capaccio" - work in progress dal 1986
https://angelo-riviello.blogspot.com/2010/09/angelo-riviello-moscato-giulio-cesare.html

In cantiere: "Angelo Riviello Moscato & Giulio Pippi Romano"work in progress dal 2002/2003

Visualizzazioni totali

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali