lunedì 21 maggio 2018

Amarcord 2 - Incontri, ricordi, euforie e melanconie

Amarcord 2
Incontri, ricordi, euforie e melanconie

a cura di Giancarlo Politi

Mario Diacono con Emilio Villa, 1961.


Emilio Villa
Sono stato amico di Emilio Villa, grande scrittore, critico d’arte, artista e immenso uomo di cultura. Lo conobbi a Roma alla fine degli anni Cinquanta e fraternizzammo subito, complice anche la mia frequentazione con Edgardo Mannucci – altro desaparecido, il più grande scultore informale italiano. Molto spesso io e Emilio accompagnavamo Mannucci ad Arcevia, nelle Marche, dove lui aveva la casa. Da Roma ad Arcevia la distanza sarà di 250 km. Ebbene, in quel percorso non c’era trattoria o bettola che loro non conoscessero. con tutte le specialità e i piatti da evitare. Sia Mannucci che Villa erano due buongustai straordinari, si vantavano entrambi di far parte dell’Accademia della cucina. Ogni nostro viaggio ad Arcevia, andata o ritorno, durava una giornata e si svolgeva come una sorta di processione culinaria.
Emilio Villa a Roma non aveva vita facile. Pare ostacolato da Argan che non riconosceva in Emilio valori accademici, non fu mai ammesso all’insegnamento. Capisco pure che la sregolatezza (anche letteraria e culturale) di Villa non fosse in sintonia con la morigeratezza anche intellettuale del valdese Argan, sempre tutto d’un pezzo. Emilio, grande amico e frequentatore di artisti, mi diceva sempre che aspettava un sostanzioso pagamento da Einaudi per la sua traduzione (pare rivoluzionaria) della Bibbia, di cui invece Einaudi rinviava sempre la pubblicazione, secondo Emilio, per veti occulti. Non so se poi questa famosa Bibbia sia mai uscita. 
Emilio era grande amico di Schifano e Uncini, ma soprattutto di Lo Savio che considerava un figlio. Tra i due esisteva un’amicizia profonda, al punto, e questo me lo confermò lo stesso Lo Savio, che spesso progettavano insieme le opere. Ed Emilio, davanti a Lo Savio, mi diceva che lo aveva incoraggiato al minimalismo e al concretiamo che contraddistingue l’opera del grande artista romano, fratellastro di Tano Festa, purtroppo scomparso prematuramente a 28 anni
In ogni caso, di Emilio ho un ricordo curioso e di cui lui andava fiero. Un giorno nella sua casa vidi due sculture di Lo Savio, ancora in lavorazione. Gli chiesi allora come mai fossero lì, e lui orgogliosamente mi disse che le stava realizzando sulla base di progetti che avevano ideato insieme. 
Qualche anno dopo, a Düsseldorf, Hans Mayer, noto gallerista tutt’ora operativo, mi confessò che aveva acquistato due importanti sculture di Lo Savio da Emilio Villa e le aveva vendute per un prezzo record ad un notissimo museo tedesco, dove fino a poco tempo fa erano esposte. 
Con la mia partenza da Roma, con destinazione Milano, nel 1971, i miei rapporti con Emilio Villa, salvo qualche telefonata, si estinsero. Così finì una grande amicizia e per me uno stimolo intellettuale pungente e dissacratorio.
Dai lettori
Massimo Minini

Giancarlo,

non so se è prevista una risposta possibile ma…anche io ricordo tante cose, come sai. Anche se non ne parlo con nostalgia. Mi paiono ancora presenti. Oltretutto ricordo meglio il lontano passato del recente presente. Vincitorio era un gentiluomo vecchia maniera. Voleva fare del bene in un mondo sbagliato. Infatti lo stagno era già popolato di squali e lui non se n’era accorto. Se lo sono mangiato.
Inga Pin ha fatto mostre straordinarie per preveggenza. Ha esposto quasi tutti i giovani di allora prima di tanti altri. Quelli che tu citi ma anche Clemente, Garutti. Il problema è che non li ha mai pagati.
E Marina Abramović aveva ragioni da vendere. Verso la fine della sua vita, per una decina anni, Inga ha fatto falsi a gogo. Sono venuti da me persino i carabinieri a farmi vedere opere vendute a Brescia, ma erano fatte talmente male che mi scappava da ridere. Da ridere invece non scappava a quei tantissimi che Inga aveva fregato. Quando vuoi un medico di Brescia ti dirà come ha dato centomila euro a Inga e li ha persi alla roulette russa. 

La Poesia visiva infine è un altro tasto dolente. Sarebbe stata un movimento serio se non fosse intervenuto Sarenco. A me piaceva, a Brescia ne abbiamo vista molta. Era vicina a fluxus, molto spesso erano delle barzellette illustrate o calembours. La poesia visiva ha insegnato all’Espresso a fare i titoli.

Poi è nata l’arte concettuale, più seria, e ha sbaragliato il campo. Soprattutto gli artisti concettuali non erano falsari o mezzi mercanti come altri della poesia visiva, compromessa dalla presenza di personaggi sbagliati. E poi troppe cartine e collagini diciamocelo, un po’ da asilo infantile.
Yours, Massimo Minini

Marina Abramović e Ulay
Caro Massimo, i miei ricordi non sono nostalgici, a volte un po’ amari per l’egoismo degli uomini e della storia. Nessun artista che esponeva da Luciano Inga Pin si aspettava di essere retribuito. Ma Luciano amava gli artisti e viveva in modo spartano. Marina Abramović l’ho portata io a Milano dopo aver visto una sua straordinaria performance a Belgrado. Ogni volta che la incrocio mi ricorda questo episodio e si commuove. Le presentai Luciano che entusiasticamente le fece una mostra. Ricordo che Marina era raggiante, credeva di aver toccato il cielo con un dito.
Dopo passò a esporre con Peppe Morra a Napoli. Le sue bellissime foto in bianco e nero, sgranate e talvolta leggermente sfuocate erano molto suggestive e poetiche.
Clemente che tu hai esposto in quegli anni e Luigi Ontani non erano lo stesso? E Mimmo Paladino? E Nicola De Maria? Che facciamo, adesso sconfessiamo anche quei lavori di brutte foto, sgranati e amatoriali?  
Caro Massimo, io se fossi un collezionista attento, considererei le foto in bianco e nero i suoi capolavori. Ma poi siete intervenuti voi a chiedere le immagini "ineccepibili" e a colori, a coprire di soldi l’artista e a convincerla a sconfessare le sue prime opere perché non tecnologicamente perfette e forse non resistenti all'eternità. E ora, tu ricco e lei miliardaria, vi coalizzate contro il povero Lucian Inga Pin che ha dato a Marina molto più di quanto abbiate dato tu e tutti i tuoi colleghi.
Facile per tutti ora inveire su un uomo come Luciano, morto in miseria e in solitudine e con un funerale a spese del Comune. Il tuo amico avvocato che ha dato centomila euro a Inga Pin (ma io non ci credo, Luciano non ha mai visto tali cifre) avrebbe solo pagato il suo accesso nel mondo dell’arte. Giusto che sia così. E io dico che le opere di Marina vendute da Luciano sono in assoluto tra le più belle della sua produzione. Se ne trovi qualcuna al prezzo a cui le ha cedute Luciano, fammi un segno che le acquisto io.
Sarenco? È stato lui l’unico protagonista che fece tanto rumore con la Poesia visiva. Gli altri poeti visivi sono stati buoni e tranquilli a produrre i loro collage, frottage, poemi visivi e sonori. Senza tumulti né rumore. Se si esclude qualche simpatica goliardata da parte di Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti e Giuseppe Chiari, a Firenze.
Francesco Vincitorio? Non è stato divorato dagli squali. Lui ha condotto una vita tranquilla e di successo sino alla sua morte. Rispettato e amato da tutti. Cosa desiderare di più?
Caro Massimo, mi sembra che il tuo successo e il grande benessere ti abbiano un po’ offuscato la vista. Forse anche tu dovrai operarti di cataratta come sto facendo io. Sperando di vedere tutto meno offuscato.
Un abbraccio. Giancarlo


Francesco Vezzoli

Che belli questi Amarcord.

Bacio, fv

Grazie Francesco. I tuoi apprezzamenti sono per me sempre emozionanti.

Alessandra Mammì
Ciao Giancarlo qui Alessandra Mammì, Vincitorio era un caro amico, Inga Pin un nome mitico, il tuoAmarcord è cosa buona e giusta, ma non ho capito. È cartaceo oppure online? Dove lo trovo? È necessario e urgente.
Un abbraccio, Ale

Alessandra, per il momento il mio Amarcord è sottoforma Newsletter. Con la speranza che presto diventi un libro, si dovrebbe chiamare Rimembranze.

Laura Cherubini
Io mi ricordo di Francesco Vincitorio!!! E anche degli altri…  bello, cos’è, una tua nuova rubrica?
Baci, Laura

Laura, sì, una rubrica di ricordi che spero un giorno diventi libro. 

Alberto Mugnaini
Ciao Giancarlo,
che piacere, e che emozione leggere le tue parole! Ti sono vicino in queste divagazioni sull’onda dei ricordi, in questi momenti in cui ci sentiamo più soli per le tante scomparse, grazie per queste testimonianze che tengono viva la storia.
E un grande abbraccio, Alberto

Sonia Campagnola
Caro Giancarlo,
Bellissima rubrica, è molto interessante leggere i tuoi ricordi. Non conoscevo Vincitorio e adesso vado a leggermi la poesia visiva su Wikipedia! Spero che tu stia bene.
Un caro saluto a te, Helena e Gea. Sonia

Ciao Sonia, noi custodiamo sempre un bellissimo ricordo di te e del tempo in cui hai lavorato per Flash Art. Un saluto da tutti noi.

Barbara Casavecchia
Grazie Giancarlo, È sempre bello leggerti. Un abbraccio. Barbara

Altro ricordo indelebile il tuo Barbara. Redattrice seria, preparata, implacabile con le stagiste distratte. Brava. 

Chiara Guidi, Michele Chiossi
Ciao caro Giancarlo, che bella questa tua rubrica “Amarcord”. L’ho letta con vero piacere. 
Desidero aggiungere solo una piccola nota al tuo prezioso e personale ricordo di Luciano Inga Pin, perché quella fredda mattina di febbraio, sul sagrato della Chiesa, la tua presenza e, le tue parole ci avevano confortato. Infatti il tuo arrivo con François, ci aveva fatto sentire improvvisamente, meno soli. 
Io ero con Michele Chiossi e Marco Cingolani, mentre Fausto Bertasa a causa del traffico mattutino in tangenziale, era arrivato trafelato un po’ in ritardo, ma la tua presenza aveva scaldato il  triste animo di noi tutti, mentre salutavamo per l’ultima volta Luciano. Come sempre, tu ci hai dato forza, ancora ti ringrazio.
Un grande abbraccio, Chiara

Grazie Chiara per le precisazioni preziose. Invidio la tua memoria, mentre la mia, ahinoi, funziona a sprazzi. Ogni tanto m’illumino di immenso. Ma spesso l’illuminazione cede il passo all’oscurità.

Luciano Marucci
Caro Giancarlo,
finalmente hai deciso di raccontare le tue frequentazioni, tanto più che hai dimostrato di avere un’ottima memoria. La tua rubrica rappresenterà un po’ di storia vissuta del contemporaneo, utile anche agli studiosi delle ultime generazioni. I presupposti sono giusti. Complimenti!
Ti leggerò sempre volentieri, anche perché ci ritroverò sicuramente delle conoscenze. Ne trarrà giovamento anche Gea… Spero di vedervi a Basilea. 
Ciao. Luciano

Caro Luciano, ancora non ho capito quanto questi ricordi un po’ fuori dalle righe interessino i giovani. Durante il percorso forse capirò.

Fausta Squatriti
Caro Giancarlo, ho letto con partecipazione i tuoi tre ritratti di persone un tempo ritenute importanti, e poi dimenticate. Ce ne sono altre, tra cui, importantissimo per Milano negli anni Settanta, Alexander Iolas, forse l’ultimo gallerista fastoso e geniale, autorevole e generoso, che sapeva sia promuovere i suoi amatissimi surrealisti, sia capire artisti emergenti come Pino Pascali, del cui talento era stato precoce ammiratore. La Galleria del Credito Valtellinese gli ha dedicato una mostra, e un bel libro arricchito da un carnet di appunti, ma l’ha fatta ad Acireale. Io in quegli anni disegnavo e stampavo quasi tutti i libri, i cataloghi e i manifesti che Iolas pubblicava per ogni mostra che faceva, nelle sempre più numerose gallerie che andava aprendo, dopo le tre capostipite, Parigi, Ginevra, New York. Sarebbe giusto ricordarlo meglio. 

Un affettuoso saluto, Fausta


Fausta, conobbi fugacemente Alexander Iolas. Nella sua galleria di Parigi. Queste mie scorribande non vogliono essere esaustive, ma dedicate ad amici o persone che ho frequentato con una certa assiduità.

Loretta Zaganelli
Gentile Giancarlo,
grazie per questo bell’articolo scritto col cuore. Mi ha fatto iniziare bene la settimana. Mi chiedevo se fosse stato pubblicato qualcosa di simile su Francesca Alinovi. So che è stato fatto un film-documentario sul suo lavoro di curatrice, ma non conosco altri testi sulla Alinovi, a parte la raccolta di scritti L’arte mia, che mi hanno fatto amare l’arte contemporanea. Se è già stato pubblicato qualcosa su Flash Art (che avrò perso per inseguire il lavoro e la vita), mi piacerebbe saperlo. Grazie ancora e buona giornata di sole, 
Loretta Zaganelli

Cara Loretta, uno dei prossimi ricordi sarà proprio su Francesca Alinovi. Flash Art negli anni Ottanta ha pubblicato numerose e fondamentali corrispondenze di Francesca.

Francesco Aprile
Gent.le Giancarlo Politi,
Mi chiamo Francesco Aprile, sono giornalista e mi occupo di poesia visiva, scritture asemantiche e altre forme di ibridazione della parola. Scrivo in risposta ai temi della sua rubrica sollevati nella mail, in modo particolare a "dove sia o possa essere oggi" la poesia visiva.
In effetti si è creduto, o meglio, in molti hanno creduto in una morte della verbovisualità già maturata da tempo, dal canto mio nel 2014 ho fondato con Cristiano Caggiula la rivista trimestrale online www.utsanga.itdove ci occupiamo delle ricerche letterarie, poetiche che puntano all'ibridazione di parola e nuovi media. Può essere finita la poesia visiva? Seguo l’indicazione di Eugenio Miccini e credo che poesia visiva sia un discorso politico sui media, in continuo movimento; fino a quando ci saranno uomini allora ci saranno anche media e il discorso sulle forme della parola potrà continuare a rinnovarsi, solo a patto di smettere e mettere da parte le forme trite e ritrite delle origini. Poesia visiva oggi dovrebbe essere un discorso altro rispetto alla struttura del collage degli anni Sessanta, un confronto aperto con la marea sconfinata della contemporaneità, un dialogo con la presunta impossibilità di stile che produce inciampi, cadute.

Mi piacerebbe vedere questa nuova Poesia Visiva all’altezza dei tempi. Io penso ai suoi inizi e alla sua storia: che ahimè, piange.

Lorena Giuranna / MAGA
Buongiorno Politi, 
Sono una storica e critica d'arte, lavoro al museo Maga di Gallarate e dirigo un centro per la poesia sperimentale e visiva a Ivrea dal 2008 (www.museodellacarale.it)
Ho letto nella sua newsletter dell’interesse per la “poesia visiva”, di cui sono studiosa e esperta insieme al prof Giorgio Zanchetti che prima di me ha indagato accuratamente l’argomento e ha prestato consulenza a De Bellis quando dedicò attenzione a queste ricerche nel contesto di Ennesima.
Sono 15 anni che tra il Museo Maga (che possiede una buona collezione sull’argomento tra opere e libri d’artista insieme al Mart e al Museo del Novecento di Firenze, otre che giustamente la galleria Frittelli) e il museo di Ivrea mi occupo di poesia sperimentale. Le inoltro il link a un mio articolo uscito su undo.net pochi anni fa, dato che sarei disponibile molto volentieri a scrivere sull'argomento, se interessasse. 
La voce su Wikipedia è molto completa dei nomi, è vero, non sono riuscita a capire chi l’abbia redatta.
Un saluto! Lorena Giuranna 

Francesco Correggia
Caro Giancarlo il tuo testo sulla Poesia visiva, "dove sta oggi?" Mi è parso interessante. Con il tuo articolo metti al centro dell’attenzione una questione che non si è ancora esaurita. Io in quegli anni ero un giovane artista e frequentavo il "Mercato del Sale" di Ugo Carrega assistendo a gran parte dei discorsi  che si tenevano sulla Poesia visiva e sui vari modi di declinare il rapporto della scrittura e della parola con la pittura. Mi sembra di avere colto un punto centrale di quei discorsi e cioè la distanza, più volte ribadita con determinazione, rispetto alle esperienze dell'arte concettuale e con gli artisti che adoperavano la parola in quel contesto. La maggior parte degli artisti della poesia visiva privilegiava una dimensione letteraria e poetica,  rituale e metaforica e  non solo testuale. Anche la distanza con il Fluxus veniva più spesso ribadita. Essi si sentivano più dei post-surrealisti, con sentimenti anarchici e individualisti. Così come è anche vero che Emilio Isgrò (artista che stimo molto) non ha mai fatto parte di quella situazione, lui stesso  ne ha preso le distanze. Per quanto riguarda oggi, debbo ricordarti che non è  solo la Galleria Frittelli che se ne occupa. Ricordo le mostre al Museo di Trento e Rovereto dell'Archivio di Nuova Scrittura della collezione Paolo Della Grazia e della Galleria Spazio Sant'Andrea di Gianfranco Bellora, La donazione al Museo del Novecento della collezione Spagna/Bellora e ancora la Galleria Francesco Clivio che proprio di recente ha inaugurato tre importanti mostre sulla Poesia visiva dedicate a Ugo Carrega, Sarenco e Lamberto Pignotti. Certo, molte cose sarebbero da approfondire, magari in un'altra sede. Comunque ti ringrazio e un caro saluto.
Ti allego un mio testo dedicato proprio alla Poesia visiva. Francesco Correggia  

Angelo Riviello
Caro Giancarlo, spero che tu voglia accogliere questa mia testimonianza con una lettera indirizzata al caro Luciano, scritta ad un anno di distanza dalla sua scomparsa, lontano da quella Milano che comunque ho amato della mia giovinezza in quegli anni Settanta inesauribili, con una ripresa negli anni Ottanta e infine verso la fine degli anni Novanta, quando grazie a te, dopo anni, rividi Luciano nella Galleria di Bianca Pilat, al seguito di quella prima edizione del Premio Flash Art Museum, dove partecipai come artista selezionato… Un caro abbraccio.
Angelo Riviello

Patrizio Peterlini / Fondazione Bonotto
Buongiorno Politi,
in merito al suo breve intervento sulla Poesia Visiva le ricordo l’attività della Fondazione Bonotto che da anni sta facendo un grande lavoro sulla poesia sperimentale: poesia concreta, poesia visiva e poesia sonora.
Oltre a pubblicare sul proprio sito tutto il materiale (opere, edizioni, libri, riviste, audio, video etc.) inerente tali sperimentazioni (http://www.fondazionebonotto.org/it/collection/poetry/artist), svolge una notevole attività espositiva ed editoriale. Le ricordo, ad esempio, il primo catalogo ragionato sull’attività di Arrigo Lora Totino, da me curato in collaborazione con Giorgio Maffei ed editato da Danilo Montanari (http://www.fondazionebonotto.org/it/collection/poetry/loratotinoarrigo/catalogue/7989.html)
Da due anni è promotrice del Prix Litteraire Bernard Heidsieck – Centre Pompidou, primo premio internazionale dedicato alla letteratura “fuori dal libro” ispirata dalle sperimentazioni di Heidsieck, Chopin etc. (http://www.fondazionebonotto.org/it/news/1-events/150-prix_litt_raire_bernard_heidsieck_-_centre_pompidou.html) Nel 2016 ha istituito, in collaborazione con l’Università Ca Foscari, il Centro studi SCORE, il primo Centro Studi in Italia che svolge una sistematica attività di ricerca, valorizzazione e diffusione delle ricerche verbo-visive (Lettrismo, Poesia Concreta, Poesia Visiva, Poesia Sonora) che si sono sviluppate in Europa e nel Mondo a partire dall’immediato secondo dopo guerra.(http://www.fondazionebonotto.org/it/news/1-events/133-apre_il_centro_studi_score.html).
Cordialmente

Caro Peterlini, so da amici comuni dell’ottimo lavoro che la Fondazione Bonotto va svolgendo. Complimenti.

Nicola Trezzi
Che bell’articolo! Penso che Inga Pin sia anche stato il primo a mostrare Vanessa Beecroft.
Se ci fosse l’occasione sarebbe da correggere “Giovanni Veneziano” con “Giuseppe Veneziano” (penso); una svista che può capitare a tutti.
Cari saluti alla redazione. Nicola

Grazie Nicola da Gerusalemme (o Tel Aviv?). L’amico Veneziano mi ha già perdonato per il lapsus. A quanto sembra non sono stato il solo a commetterlo. Anche in una pubblicazione di Phaidon, Giuseppe è diventato Giovanni.

Stefania Miscetti
Caro Giancarlo
Che bello il tuo ricordare Vincitorio, un vero gentiluomo dell’arte... Non vieni mai a Roma?
Ho appena chiuso una bella mostra antologica su Maria Lai, la mia “maestra” incontrata appena uscita dal liceo nel 1970 e cara amica  di Vincitorio, appunto…  
Ti mando un abbraccio, Stefania

Aldo Carretti
Contrariamente a quanto avete scritto recentemente sulla Poesia visiva, cioè che ci sono rarissime gallerie a trattarla anzi forse solo una, a Milano, vi suggerisco che esiste in centro a Milano una giovane galleria che tratta da sempre questi artisti modo completo e raffinato. 
 La Galleria Clivio, in Foro Buonaparte 48 a Milano, ha anche una sede a Parma in via emilio Lepido 3/13. Vi inviterei gentilmente a fare una visita, onde aggiornarvi maggiormente su quanto sta accadendo alla Poesia Visiva, troppo a lungo annichilita dal mercato. Ringraziandovi per l’attenzione vi porgo i miei più cordiali saluti.  Aldo Carretti, appassionato d’arte moderna e contemporanea

Caro amico, una rondine (e nemmeno due) fa primavera. La poesia visiva ora per me è solo un simpatico ricordo di gioventù. La sua riesumazione mi appare improbabile. Si è fatta troppa confusione. Un tempo chi non era poeta visivo, poteva scagliare la prima pietra. 

Marie Claire Delamichelle
Buongiorno Gent.mo Giancarlo,
ho letto con piacere e interesse il Suo Amarcord, e comprendo la malinconia, che condivido, dovuta al progressivo scomparire dell'arte e della correlata umanità dal vivere contemporaneo. Non sapevo nulla di Francesco Vincitorio e Luciano Inga Pin, anche perché allora ero troppo giovane per frequentare l'arte italiana; mi sembrano lontani eroi e martiri della cultura. Spesso però mi chiedo, quanto abbiano contribuito gli stessi operatori dell'arte (artisti, critici, galleristi, editori, curatori) attraverso ingiustificati narcisismi, speculazioni e disonestà intellettuale verso l’arte stessa, a tracciare la percezione scadente delle “armoniche visive” che porta a dimenticare l'essenza significativa di personaggi come questi. Mi suonano indescrivibilmente tristi, queste sue righe: “Fui sorpreso quando al suo funerale, a spese del Comune, in una sconosciuta chiesa di periferia, mi ritrovai solo con Giuseppe Veneziano. In tutta Milano eravamo stati gli unici a portare l’ultimo saluto a Luciano. Quello fu per me un altro grande insegnamento di vita” ... un eloquente epitaffio all'arte! 

Cara Marie Claire, non è solo l’arte che dimentica se stessa. Chi si ricorda di Germana Marucelli, la più importante stilista nella Milano negli anni Sessanta? Con le sue sfilate di vestiti ideati da Paolo Scheggi, Getulio Alviani e Piero Zuffi, si era imposta al mondo. E nel suo salotto si ritrovavano ogni giovedì Lucio Fontana e tutti gli artisti e intellettuali dell’avanguardia milanese. Eppure, nella moda di oggi, nessuno ricorda più questa sartina di Firenze che a 11 anni, appena terminate le scuole elementari, entra a lavorare nella sartoria degli zii. Ma poi, trasferendosi a Milano diventa il punto di riferimento della moda. Ma altri tempi.



Marco Bazzini
Caro Giancarlo,
ho letto con piacere la tua nota sulla Poesia visiva e non meno su Francesco Vincitorio che, concordo con te è stato troppo presto dimenticato. Proprio come la Poesia visiva che sul suo NAC ha trovato uno degli strumenti di riflessione e di dibattito più attenti. Da osservatore attento quale sei non ti sono certo sfuggite le mie mostre su Isgrò e le molte, anche all’estero, proprio intorno alle esperienze verbo visuali. Già nel 2006 ebbi l’occasione di fare la prima mostra museale di Poesia visiva al Pecci (non ero ancora direttore) partendo dalla Collezione Palli che come sai è uno dei più importanti collezionisti (a suo tempo anche mercante). Ma erano tempi in cui nessuno si filava quella che è l’ultima importante rivoluzione linguistica ancora tutta da scoprire. Sono, però, fiducioso che questo avvenga a breve. Già si sentono i primi rumori di passi che si fanno avanti. E questo tuo intervento lo leggo proprio come uno di questi passi. Su fronte Poesia visiva, però, rimane molta confusione terminologica così come non condivido le analisi che la fanno crescere nel solo spazio letterario. Da questo punto di vista la pagina Wikipedia non fa eccezione. Sono analisi basate su vecchi modelli che proprio i poeti verbo visuali hanno alimentato con la non poca confusione che hanno saputo costruire intorno alla loro esperienza. Sono voluti essere artisti e critici allo stesso tempo, e questo credo li abbia penalizzati fortemente.
Il discorso è troppo ampio per una mail che vuole ringraziarti per aver riportato all’attenzione i poeti visivi e quel loro confronto con il concettuale che meriterebbe davvero di essere approfondito fuori dai più diffusi luoghi comuni. Chiaramente sono disponibile ad approfondire il tutto quando vuoi. 
In attesa di rivederti presto, con la stima di sempre. Un caro saluto, Marco

Fabio Cavallucci
Bello, dovresti scrivere di più. Magari anche in inglese ciao Fabio

Caro Fabio, i miei scritti tradotti in inglese perderebbero il loro senso un po’ rustico che caratterizza da sempre la mia scrittura. 

Toti Carpentieri
Carissimo Giancarlo ho letto con grande piacere i tuoi tre amarcord, ritrovando tre vecchi amici ormai scomparsi dalla mente degli uomini di scarsa memoria (quanti ce ne sono in questi ultimi anni!) Rammento Francesco e il suo impegno, a Bari in una EXPO ARTE presentò il n.9 di ARTE&CRONACA con la copertina realizzata da Toti Scialoja.
Quanto a Luciano come non ricordare il suo impegno totale per la body art e le tante mostre, anche quelle che coinvolgevano Armando Marrocco. E infine Ugo con il Mercato del Sale e la stretta collaborazione con il LPN Laboratorio di Poesia di Novoli. Grazie. Un caro saluto. Toti

Ugo Carrega, grande studioso della Poesia Visiva a cui ha dedicato la vita. Credo morto in miseria e dimenticato, nella sua Genova da cui proveniva. La Genova vera culla della grande Poesia Visiva italiana,.

Mariarosa Ferrari
Io, Mariarosa Ferrari piccola gallerista di Cremona, ho conosciuto personalmente sia Francesco Vincitorio che Luciano Inga-Pin, del quale frequentavo la prestigiosa galleria di Via Pontaccio. Il mio tramite fu la grande Elda Fezzi, della quale nell'anno 2018 si ricordano i trenta anni dalla scomparsa. Grazie per questo importante tuffo nel passato. Cordiali saluti, Mariarosa Ferrari Romanini.

Elda Fezzi, gentile amica e grande conoscitrice e appassionata. La sua fu una perdita grave per l’arte contemporanea.

Mauro Cossu
… la fondazione Berardelli (Brescia) dispone di una notevole collezione di Poesia Visiva. 
Amarcord, incontri, ricordi…. Penso a Getulio, alle sue indagini visive, le giornate trascorse a Castiadas, le sue osservazioni…  Un caro saluto e buon proseguimento, Mauro

Giorni splendidi e irripetibili a Castiadas, con Getulio Alviani, François, il piccolo Jae Ar e il tuo vino di cui ho ricordi dolcissimi.

Letizia Ragaglia
Caro Giancarlo, sono molto felice che tu abbia ricordato la poesia visiva: è un tema della storia dell’arte che sta molto a cuore a Museion e fa parte della sua identità fin dalle fasi iniziali della sua storia. Dal 1998 condividiamo con il Mart di Rovereto la vasta collezione –opere, riviste, libri d’artista e volumi – dell’Archivio di Nuova Scrittura (ANS) come comodato di Paolo Della Grazia, collezionista indefesso. (Per la mostra che citi, “Ennesima”, a cura di Vincenzo De Bellis, abbiamo avuto il piacere di prestare diverse opere). Oltre che per alcune pubblicazioni sull’ANS (Catalogo “La parola nell’arte” e “ANS, Storia di una collezione”), insieme al Mart abbiamo lavorato alla piattaforma “VerboVisualeVirtuale” consultabile on line (verbovisualevirtuale.org , in collaborazione anche con la Fondazione Bruno Kessler). L’ANS ha una tale rilevanza all’interno delle nostre raccolte, che nel pianificare la sede attuale di Museion gli architetti KSV di Berlino hanno concepito una struttura per ospitare ed esporre i circa 2.500 lavori su carta appartenenti a tale collezione. La struttura ospita attualmente la personale di Irma Blank, a cura di Andreas Hapkemeyer (fino al 23/09/2018). Ma la ricerca su questo aspetto va avanti da diversi anni – ricordo, a titolo esemplificativo, le mostre dedicate a Nanni Balestrini, “Oltre la Poesia” (2014), Maurizio Nannucci “Top Hundred” (2015), la collettiva “ABC – lettere in libertà” (2009) e “ARTWORD. Archivio di Nuova Scrittura” (2002).
Con piacere ti anticipo che, da quest’autunno in poi, dedicheremo diversi momenti espositivi alle opere di poesia visiva: il 5 settembre prossimo si inaugura presso il Museo della Macchina da Scrivere di Parcines la mostra “Revue. Opere verbo visuali dalla Collezione Museion” – con oltre quaranta lavori in mostra, da Nanni Balestrini a Ugo Carrega a Décio Pignatari, passando per Carlo Belloli, Maurizio Nannucci e Stelio Maria Martini. Anche la mostra “Tutto. Prospettive sull’arte italiana” in collaborazione con la Sammlung Goetz di Monaco di Baviera e che inaugura qui a Museion il 12 ottobre prossimo, avrà una sezione dedicata alle opere di poesia visiva - da Giuseppe Chiari a Emilio Isgrò, fino ad Arrigo Lora Totino. Stesso tenore per la mostra del guest curator 2019: prendendo le mosse dall’Archivio di Nuova Scrittura, l’esposizione estenderà le ricerche sull’arte al femminile. Infine, il 2019 si concluderà con una grande mostra della collezione dedicata proprio all’Archivio di Nuova Scrittura. 
Spero così di aver aggiunto qualche elemento al tema, ti saluto allegando l’immagine di un’opera di Balestrini dalla serie “Non capiterà mai più”, che abbiamo recentemente prestato alla Fondazione Prada nell’ambito della mostra di Francesco Vezzoli sulla RAI. 
Cari saluti Letizia

Cara Letizia, so (e ho visto) che hai fatto un ottimo lavoro sulla Poesia Visiva. Ma il mondo dell’arte non ha recepito molto. Soprattutto il mercato. Anche perché il terreno della poesia visiva è troppo affollato. Occorrerebbe un’anima buona (e colta e informata) che sfoltisca un po’ il campo.

Irene Caravita
Gentile Giancarlo, 
mi permetto di risponderle con la speranza che questa mia possa in qualche modo interessarla.
La sua piccola raccolta di casi dimenticati della storia, e del mondo dell'arte milanese più recente mi ha toccata da vicino. Sono ancora giovane, e le persone, le situazioni che cita le ho solo studiate: durante le ricerche per la mia laurea magistrale mi imbattei nel nome della galleria Diagramma, e fui molto sorpresa della difficoltà di reperire informazioni circa la sua attività.
Ho così scritto un progetto di dottorato, e ho fortunatamente vinto il concorso per una borsa della Sapienza di Roma nell'ottobre 2016, e sono stata affidata alla supervisione del professor Claudio Zambianchi. Sto portando avanti una ricerca che include la ricostruzione dell'attività della galleria Diagramma (limitata al primo decennio diciamo), a partire proprio dalla cronologia delle mostre, fino ad approfondimenti su alcuni artisti e ovviamente su Luciano Inge-Pin stesso. Se lei fosse disponibile mi piacerebbe discuterne a voce con lei. In una situazione di tale carenza di materiale bibliografico, raccogliere la memoria di chi ha fatto esperienza diretta di quella gallerie, conosceva Luciano e lo frequentava, è per me molto importante. Un cordiale saluto, 
Irene Caravita

Mi ponga le domande che vuole. Meglio per iscritto. La memoria talvolta si risveglia sfiorando la tastiera. Tenendo presente che io non ho preparato la tesi su Luciano Inga-Pin. So alcune cose ma non conosco tutta la sua vita. Alcune cose le conosce meglio Massimo Minini. Anche lui può essere un ottimo interlocutore.

Fausto Ferri
Caro Giancarlo
permettimi di rivolgermi così a te, la tua rivista la leggo dai primi anni '70, quando ero un ragazzo e ti considero "di famiglia”. Ricordo quando, in un momento di difficoltà, proponevi l'abbonamento a vita per 100.000 lire, allora non li avevo e non mi fu possibile aderire e me ne è sempre rimasto il rammarico. Qualcuno ne sta godendo tuttora?
Ricordo anche quando uscì Art Diary, avere in tasca tanti indirizzi e telefoni mi dava una sensazione inebriante, ero potenzialmente in contatto con tutto quel mondo dell'arte che mi interessava ed affascinava tanto. E tante volte ebbi incontri grazie proprio a quella “miniera” tascabile!
Grazie per aver pensato a questa rubrica, Amarcord.
Ti ringrazio di aver ricordato Francesco Vincitorio, un vero signore della critica d'arte che conobbi e incontrai in molte occasioni, pensavo avesse il dono dell'ubiquità.
Mi fai ricordare che oltre a NAC e alla tua leggevo avidamente anche DATA, credo rimanga imbattuta quanto a qualità delle scelte e dei testi, e quell'antico geniale giovanotto che è ancora Tommaso Trini lo considero il più grande dei critici morenti (non è mia ma ci sta essendo comunque certo che Trini camperà cent'anni).
Se penso a chi non c'è più e che ricordo con rispetto, affetto e nostalgia sarebbero tanti, quanti sono i miei capelli bianchi, quelli che vorrei nominare e suggerirti per un ricordo, ma mi limito a tre scultori, tanto diversi e tanto simili allo stesso tempo: Melani, Tonello e Trotta.
Aggiungo in extremis un grande artista, Claudio Costa, ebbi un incontro intenso con le sue opere e con la sua entusiasmante vitalità. Grazie Giancarlo dell’attenzione dall'arte non si va in pensione, ti auguro lunghi anni di lavoro. Fausto Ferri

I miei ricordi, anzi le mie rimembranze, si riferiranno sempre a persone che ho conosciuto bene e con cui spesso ho collaborato. Visitai Melani nel suoi studio a Pistoia, ma mi sembrò un artista un po’ sopra le righe per la fugace riscoperta del momento. Tonello l’ho conosciuto fugacemente perché è scomparso troppo presto. Mi piaceva la sua esuberanza e il suo entusiasmo trainante. Trotta lo vedo ogni tanto a Pietrasanta. Claudio Costa l’ho conosciuto meglio, anzi l’ho frequentato anche a Rapallo e, ahimé, assistito al suo attacco di panico a Kassel, durante Documenta, per cui fu ricoverato in un ospedale psichiatrico tedesco. L’ho ritrovato dopo nel suo splendido studio/scuola all’Ospedale psichiatrico di Genova Quarto dove felicemente dipingeva e insegnava pittura. Poi, poco dopo nulla.

Andrea del Guercio
Caro Politi,
ho trovato toccante il ricordo di Francesco Vincitorio, oggi del tutto dimenticato non solo nella significativa storia di quegli anni ma anche nell'eleganza dei modi e nell'attenzione fatta di curiosità e ironia.
Un clima professionale raro anche in quegli anni ed oggi scomparso.
Mi permetto di segnalarti un altro nome 'dimenticato' per molti versi affine: Berenice con la sua treccia nel riquadro informativo di Paese Sera.
Ma ci sarebbe bisogno di parlare di tanti...per non dimenticare e insegnare. Un cordiale saluto andrea b del guercio

Berenice con la sua treccia disegnata da Renato Guttuso, per Paese Sera. La leggevo avidamente ma non ricordo di averla frequentata.
Per suggerire spunti di riflessione e alimentare il dibattito intorno ai contenuti della rubrica scrivete a:giancarlo@flashartonline.com

venerdì 18 maggio 2018

ISLAND UNIVERSE

PROJECT 59,INC. ​IS PLEASED TO PRESENT
Free public program

ISLAND UNIVERSE
MAY 27 – JULY 8


407A Colonels Row, Governors Island, NY
Fridays: 1pm - 9pm; Saturdays, Sundays & Holidays: 11am - 5pm
Opening Reception: May 27, 1-5PM


ALBERTO BURSZTYN & ADRIAN D. CAMERON, BILLY X.CURMANO, IRINA DANILOVA & HIRAM LEVY, ELLEN HARVEY, LISA HEIN & BOB SENG, ED HERMAN, RITA LEDUC, ALYSON POU, ANGELO RIVIELLO MARGARET ROLEKE, RINO TELARO, MARY TING, DASHA ZIBOROVA, NATALIA ZUBKO & BEAU KENYON

In the project Island Universe, following the ancient Chinese notion of the five main elements of nature (fire, earth, water, metal, and wood), a group of artists was invited to explore elements of Governors Island: Water, Wind, Light, (Is)land, and People. Transforming the rooms, stairways, and hallways of a house into a series of installations, photo/video presentations, sculptures, murals, and performances, artists broadened the elements of Governors Island to range from its recreational present to the visible landscapes and landmarks in the collective memory of the city’s past. Island Universe invites reflection on the environment of the island and its history, provokes questions about the relationship between the people and nature, and elicits personal memory to form into a narrative within the framing structure of the island. The exhibition Island Universe explores the distinct characteristics of Governors Island, once nearly forgotten by the city’s citizens, which now provide a canvas and space for leisure, memory, reflection and creative transformation. Along with New York based artists, the exhibition presents a documentation of elements related art by artists from around the globe. 
Curator: Irina Danilova

Contact: 917.621.5941 
project59inc@gmail.com 
www.project59.or




PROGETTO 59, INC. È FELICE DI PRESENTARE
Programma pubblico gratuito

ISOLA UNIVERSO
27 maggio - 8 luglio

407A Colonels Row, Governors Island, NY
Venerdì: 13: 00-21: 00; Sabato, domenica e amp; Festività: 11:00 - 17:00
Ricevimento di apertura: 27 maggio, 1-5PM

Nel progetto Island Universe, seguendo l'antica nozione cinese dei cinque elementi principali della natura (fuoco, terra, acqua, metallo e legno), un gruppo di artisti è stato invitato a esplorare elementi di Governors Island: acqua, vento, luce, (È) terra e persone. Trasformando le stanze, le scale e i corridoi di una casa in una serie di installazioni, presentazioni di foto / video, sculture, murali e spettacoli, gli artisti hanno ampliato gli elementi di Governors Island per spaziare dal presente ricreativo ai paesaggi visibili e ai punti di riferimento nel memoria collettiva del passato della città. Island Universe invita la riflessione sull'ambiente dell'isola e la sua storia, provoca interrogativi sul rapporto tra le persone e la natura, e induce la memoria personale a formare una narrazione all'interno della struttura inquadratura dell'isola. La mostra Island Universe esplora le caratteristiche distintive di Governors Island, una volta quasi dimenticate dai cittadini della città, che ora forniscono una tela e uno spazio per il tempo libero, la memoria, la riflessione e la trasformazione creativa. Insieme agli artisti di New York, la mostra presenta una documentazione di elementi relativi all'arte di artisti di tutto il mondo.

Curatore: Irina Danilova

lunedì 14 maggio 2018

Amarcord 1 - Incontri, ricordi, euforie e melanconie


Amarcord 1
Incontri, ricordi, euforie e melanconie

a cura di Giancarlo Politi

Ritratto fotografico di Francesco Vincitorio
Francesco Vincitorio, chi era costui?
Chi si ricorda di Francesco Vincitorio? Eppure negli anni ’70 è stato un frequentatore e testimone popolare dell’arte. Dopo la guerra, in cui come prigioniero fu anche deportato in Polonia, diventò funzionario di banca. Era nato ad Ancona, ma appena tornato dalla prigionia si trasferì a Roma. Appassionato infaticabile dell’arte, camminatore instancabile tra studi e gallerie. Si prodigò per far conoscere soprattutto gli artisti meno noti e famosi. Fondò e diresse per 12 numeri NAC, Notiziario di Arte Contemporanea: una rivistina molto spartana (con tendenze moraliste) ma densa di informazioni: solo recensioni di mostre anche dalle più disparate località e di artisti spesso sconosciuti. In un certo senso fu un precursore del web: recensire tutte le mostre di tutte le tendenze per permettere al lettore di scegliere. La rivistina visse solo per 12 numeri, poi per difficoltà economiche chiuse. Tenne anche, con grande successo, su L’Espresso, una rubrica di brevissime informazioni sull’arte. Ricordo che si aspettava l’uscita de L’Espresso per imbattersi in qualche curiosa informazione di Vincitorio. Amico di tutti, artisti, galleristi, critici, si batté inutilmente per un Sindacato di artisti moderno e di vero aiuto per chi ne avesse bisogno.

Perché ho pensato a lui? Così, perché mi attraggono le vicende della vita. Francesco Vincitorio, molto amato e popolare negli anni 70 e totalmente dimenticato oggi. Ma questa è la vita.


Francesca Alinovi e Luciano Inga-Pin presso la Galleria Neon, Bologna, 1983.

Un altro desaparecido: Luciano Inga-Pin
Anche Luciano Inga-Pin, popolarissimo gallerista degli anni '80-'90 è scomparso dalla memoria comune. Eppure Luciano fu veramente il gallerista milanese di tutti gli artisti con qualche qualità: e li esponeva con amore, senza quasi vendere nulla ma anche senza chiedere nulla. Ma se riusciva a vendere qualcosa (così facevan tutti) l’artista nemmeno lo sapeva. Ma era il gallerista più amato e popolare di Milano in quegli anni. Fu lui ad esporre per primo Marina Abramović, Gina Pane, Urs Lüthi, Günther Brus. Ma anche Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Giuseppe Maraniello, i Nuovi Futuristi e tanti, tantissimi altri. Anche se il suo grande amore, in cui si incarnò veramente, fu la Body Art. di cui divenne promulgatore e punto di riferimento. 

Si impegnò moltissimo per promuovere il lavoro di Marina Abramović, che dopo di lui, gradualmente, prese il volo. 

Fui molto dispiaciuto a causa di una pubblicità di Abramović su Flash Art che non potei rifiutare, in cui la ormai famosa artista serba, metteva in guardia i collezionisti che avevano acquistato le sue opere da Luciano perché avrebbero potuto essere dei falsi. Io non credo che lo fossero: si trattava solo di stampe fotografiche dell’epoca molto poco professionali che Marina, diventata super professionale, volesse togliere dal mercato. Ma anche se Luciano Inga-Pin avesse venduto qualche opera di Marina non certificata, non meritava certamente quel trattamento.

Incontrai Luciano le ultime volte in Versilia, povero e malato, ospite del comune amico Egidio Giorgi: sempre gentile e sorridente, senza mai lamentarsi o accusare qualcuno. Sempre pieno di ricordi e amori per l’arte.

Fui sorpreso quando al suo funerale, a spese del Comune, in una sconosciuta chiesa di periferia, mi ritrovai solo con Giovanni Veneziano. In tutta Milano eravamo stati gli unici a portare l’ultimo saluto a Luciano. Quello fu per me un altro grande insegnamento di vita.


Ugo Carrega, Traccia, 1999

La Poesia Visiva. Dove sta oggi?
Negli anni '70 esisteva un grande dibattito sulla Poesia Visiva. Il suo principale rappresentante e testimone, Ugo Carrega, insieme anche a Emilio Isgrò e a Sarenco, sosteneva addirittura che la Poesia Visiva avrebbe anticipato l’arte concettuale. Certo, all’epoca esistevano importanti esempi all’estero che potrebbero ricondursi alla poesia visiva, soprattutto attraverso Fluxus, ma credo che, senza togliere nulla a nessuno, tra Joseph Kosuth e Emilio Isgrò ci sia una sostanziale differenza. Ripeto, con il massimo rispetto per entrambi. Anche se mi chiedo a cosa abbia portato quel grande dibattito, tutte le polemiche di quegli anni in cui sembrava che la poesia visiva stesse rivoluzionando il mondo. Un po’ come il ’68, finito poi in una bolla di sapone. L’unico curatore che ha ricordato la poesia visiva e la sua storia, è stato Vincenzo De Bellis, nella sua discussa mostra Ennesima alla Triennale. Eppure la poesia visiva e il suo parterre hanno prodotto artisti appunto come Isgrò, Ugo Carrega, oggi completamente scomparso, e a Fienze Luciano Ori e Lucia Marcucci. Ma anche molti altri interessanti sperimentatori del momento. La sola galleria che cerca di alimentare il ricordo e il mercato della Poesia Visiva è la galleria Frittelli di Firenze, che ha raccolto molto materiale e meriterebbe una maggiore attenzione, anche dalla città di Firenze. Altrimenti non vedo altre realtà culturali italiane impegnate nel ricordare questo importante momento della creatività italiana.

Post Scriptum: Molto ben scritta la voce "Poesia Visiva" su Wikipedia, anche se sono di parte. Consiglio a chiunque voglia approfondire questa problematica di leggerla. Mi piacerebbe anche conoscerne l'autore per congratularmi con lui perché è veramente completa e complessa. E magari chiedergli, se Gea fosse d’accordo, di scrivere un articolo per Flash Art.


Per suggerire spunti di riflessione e alimentare il dibattito intorno ai contenuti della rubrica scrivete a:giancarlo@flashartonline.com
In occasione di 

"Amarcord" (Incontri, ricordi, euforie e melanconie, a cura di Giancarlo Politi)
alleghiamo una lettera-testimonianza di Angelo Riviello, pubblicata sul suo blog, in data  26 settembre 2010



domenica 26 settembre 2010


Luciano Inga Pin - Lettera a Luciano: Scusate il ritardo!

Luciano Inga-Pin
Pagina dedicata a Luciano Inga-Pin, per quel rapporto, breve ma intenso che ho avuto con lui, a cavallo tra il 1975-76 e il 1977-78, quando senza saperlo (né io e né lui), forse, abbiamo contribuito ad anticipare un humus iniziato negli anni 90


La sua Galleria di Via Pontaccio 12/A

Con Lea Vergine - Foto Mario Gorni


Con Giovanni Tufano

Luciano nella sua Galleria

Caro Luciano, 
scusa il ritardo, ma anche se a distanza di oltre un anno dalla tua “scomparsa”, mi piace scriverti adesso che ho un blog, senza l’emozione del momento …perché per me sei sempre in via Pontaccio 12 A, alle prese con le tue mostre, con i tuoi amici e con i giovani artisti…dove ho lasciato una parte di me stesso …e poi tu sai benissimo che per me il tempo è stato, ed è, relativo, molto relativo…quasi inesistente, anche se implacabile, distratto come sono, dagli impegni quotidiani e dai miei pensieri (a volte) che mi spingevano istintivamente in sentieri avventurosi abbozzati (forse in anticipo, senza rendermene conto) andando a scavare in un mio percorso formativo, partendo da una mia realtà antropologica e culturale iniziando dalle quattro mura di casa, per approdare in una realtà molto più ampia….ma senza mai fare calcoli di tempo…perché incapace nel momento magico e  ansiogeno (per me) della creatività, di “calcolare” tempi e strategie. Questo, forse anche per fattori caratteriali dovuti ad una mia riservatezza, e al "dubbio" che non mi lascia mai, che mi spingono postume a prendere coscienza?…Pare di si, ed è molto probabile…

Quanti andirivieni nella tua casa-galleria di via Pontaccio, dove volentieri mi affacciavo dal balcone chiacchierando con altri amici e compagni di strada durante le mostre che tu organizzavi. Quanti ricordi…quanti affetti…quante speranze….quanti nuovi amici conosciuti, grazie a te, alla tua capacità di comunicare e di richiamare tutta una nuova generazione di artisti. Mi ricordo quando suonavo il campanello alla tua porta vetrata. Ti affacciavi sempre con molta disponibilità, interesse e simpatia, con quegli occhi ingigantiti dagli occhiali, da sembrare due binocoli e il sorriso immancabile. Sempre gentile. Sempre sincero. Mi ricordo anche il tuo cane pastore che ti faceva da guardia per un certo periodo. Mi ricordo, in particolare, quando conobbi Giorgio Verzotti e gli parlasti in modo molto simpatico e affettuoso di me e del mio lavoro che svolgevo in bicicletta spostandomi da una zona all’altra di Milano, come agente della Casa Edtrice Einaudi, elogiandomi, come giovane artista, nel fare questa attività per vivere…

Io come altri, sono stato nella tua “sala d’attesa”. Mi dispiace solo di quel dialogo “interrotto” tra te e me, a proposito del mio lavoro, in  quegli anni a cavallo, tra il 1975-76 e il 1978… Infatti, quando ebbi modo di conoscere, tra gli altri, anche Mimmo Paladino nella tua galleria di via Pontaccio (1978), l’aria che si respirava nel mondo dell’arte, iniziava a cambiare, purtroppo non solo per gli artisti come me, ma (penso) anche per un “gallerista” come te, di punta, a cui interessava il presente in ogni attimo... Capii,  che il momento non era più favorevole per il mio modo di lavorare, tanto da scoraggiarmi nel completare la mia presentazione attraverso le opere, sia di fotografia che di alcuni film super 8 realizzati tra il 1975, 76 e il 1977-78, che dovevo ancora sistemare per la presentazione. Una mostra che di lì a poco, avrei fatto alla Galleria Taide di Salerno (di Pietro Lista e Cristina Di Geronimo), con una proiezione informale di alcuni film, tra amici, la sera dopo il vernissage, tra cui il fotografo Pino Musi, il giornalista Giovanni Ugo Di Pace, l'antropologo Paolo Apolito, Gelsomino D'Ambrosio, Art Director di Segno Associati, lo stesso Pietro Lista e Cristina Di Geronimo, e altri. Film che poi tu hai visto in VHS, tra il 1997 e il 1999-2000. Quando alcuni giorni dopo ti telefonai mi rispondesti che ne eri entusiasta…Poi non so cosa sia successo…non ci siamo più sentiti. Io l’eterno precario (per campare) in una scuola  pubblica italiana sempre più problematica  e degradata, con tutti gli aspetti consequenziali  che si riversavano (e si riversano) nella vita quotidiana e tu…a continuare la tua attività, tra i mille impegni, con passione,  fino all’ultimo. 

Infatti in quell’anno 78, mentre Mimmo mi diceva, tra l’altro,  che stava cercando casa a Milano, il sottoscritto invece la lasciava (ad un amico pittore: Franco Tripodi) la sua piccola casetta (di 40 m2 al quarto piano di via Torricelli al n.5), che non lavorava più con la Casa editrice Einaudi, e intuendo quel “ritorno all’ordine” attraverso la manualità pittorica e il decorativismo, gli rispose che stava per lasciare quella città. Lasciare Milano, sentendosi “inutile”, data anche la difficoltà nel sopravvivere e nel rifiutare sull’altro versante, il facile mercato del sottobosco della città meneghina. Per la stima che tu sicuramente provavi nei miei confronti, fui invitato da te (dopo che avevi preventivato una mia presenza in galleria con un paio di mie opere) ad adeguarmi alla nuova realtà, che come ti dissi,  non mi sentii di “accettare”,  ringraziandoti di cuore,  convinto fino all’ultimo del mio lavoro (anche se tra mille dubbi) che stavo svolgendo e che avevo svolto fino ad allora e che stavo portando avanti, guardando oltre il presente (incosapevolmente proiettato verso gli anni 90?), che tu ancora non conoscevi bene fino in fondo, dal momento in cui “oggettivamente”(come fummo travolti entrambi dal ritorno all'ordine con lo “tzunami” della transavanguardia e di altri "movimenti" similari) fosti costretto (forse), anche senza “tradirmi” ad “abbandonarmi” e non mi fu più dato tempo di proseguire nel fartelo conoscere. Il "Nuovo Futurismo" che teorizzasti nel 1983, insieme a Renato Barilli, era ancora lontano…Così tolsi l'incomodo...non perché non sapessi dipingere "rifiutando la pittura" (anzi avrei potuto riprendere con un mio segno neo-espressionistico che avevo da adolescente allievo nell'Istituto d'Arte di Salerno), ma perché il mio lavoro guardava innanzitutto oltre me stesso, la narrative art, la body art, la performance, era molto "diverso" dalle altre esperienze che tu avevi proposto in quegli anni a Milano, tra cui due grandi della body art, Gina Pane e Marina Abramovic, Guglielmo Achille Cavellini e tanti altri. Una similitudine azzardata, era possibile con altri giovani su un lavoro (forse) prettamente fotografico (inteso come linea di partenza), ma non nell'uso dei vari mezzi tecnico-espressivi, tra cui il desiderio per un uso autonomo del mezzo filmico...

Arrivarono gli anni 80. Che per me rappresentano un “buco nero”…Ormai da Milano ero rientrato a Salerno, dall’estate del 1978, dove nella mia città (Campagna), ho vissuto il tragico terremoto del novembre 80, e dove nel 1982, dopo le mie prime personali alla Galleria Taide di Salerno, nel 1978 e 1981 (che volevo e dovevo fare con te, con la proiezione di alcuni dei miei film super 8, perché è con te  e con altri cari amici artisti di Milano, che maturai una mia visione, in quella città dove ho vissuto intensamente gli anni giovanili e di una ricerca spinta agli estremi, non perché Salerno non mi andasse bene, anzi, è il mio capoluogo di provincia, la città della scuola di critica d'arte, dove ho studiato, sognando l'arte, ma al tempo stesso era una città lontana da un circuito nazionale e internazionale), per non sentirmi di nuovo “inutile”, recuperai un antico evento del fiume, in disuso ormai, che serviva, oltre che a pulire le strade della città, nella sua deviazione fluviale, ad un’economia locale che non c’era più, composta da mulini, pastifici, cartiere e creterie (trasformandolo in opera d’arte, come dicono gli amici)…e coinvolgendo “irresponsabilmente” nell'idea progettuale molti altri artisti di ogni parte d’Italia, ad esprimersi con un proprio linguaggio espressivo…attraverso la perfomance, laboratori di pittura e scultura, musica, teatro,danza, video…mentre Lucio Amelio a Napoli, in contemporanea, “responsabilmente”, realizzava “Terrae Motus”, con alcuni dei mostri sacri internazionali dell'arte, dopo avermi invitato nel 1979 a partecipare, come giovane, alla Rassegna sulla nuova Creatività nel Mezzogiorno.

 Posso dire che nella mia vita,  fino ad oggi, ho trovato solo te come interlocutore serio e rigoroso, con cui confrontarmi  e  maturare una mia visione…anche se è mancato quel momento magico di verifica, al seguito dei numerosi incontri che facevamo, per i motivi sopraindicati, dove per un attimo ti sei “distratto”, con tutta la mia comprensione, ma al tempo stesso con tanta amarezza e rammarico da parte mia…in una Milano “grigia”, dove complessivamente ho vissuto per quasi 15 anni, nel mio nomadismo da pendolare, nei continui andirivieni, tra il nord e il sud (Milano-Salerno), nei treni affollati di 2 classe (ultimo step dal 1996 al 2003). Ancora oggi, non riesco a pensare che tu non ci sia più. Per me sei sempre in quell'appartamento di via Pontaccio, in una Brera “da movida”, vuota e  irriconoscibile, con quel tuo sorriso sempre immancabile e con quegli occhi ingigantiti dagli occhiali, da sembrare due binocoli…e la tua disponibilità al dialogo sempre aperta! Milano (la città a tolleranza zero) non ha perso solo un gallerista, ma un pilastro dell'arte contemporanea in Italia...e uno dei più importanti in campo europeo.

Caro Luciano, sapessi quanto mi è  mancata la mia prima mostra personale con te, mediante una  tipologia di lavoro basilare (1975-76-77- film super 8 e fotografia di una realtà altra, nuda e cruda), in anticipo di almeno 14 anni da quell'humus iniziato negli anni 90 (anni di fuoco), aprendo le danze dalla tua postazione milanese, con una delle prime esposizioni che facesti, ospitando tra gli altri, Betty Bee e la prima di Vanessa Beecroft, segnalata da Giacinto Di Pietrantonio...dove invitare tutti i miei amici di Milano (e i tuoi amici), con i quali sono cresciuto e mi hanno aiutato a crescere. 
Spero di poterla fare in un'altra dimensione con te, nel bruniano universo "infinito et mundi", per rifarci del tempo perduto...anche se io non credo nella reincarnazione come te...

Un caro abbraccio…
Angelo Riviello

Visualizzazioni totali

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali