lunedì 14 maggio 2018

Amarcord 1 - Incontri, ricordi, euforie e melanconie


Amarcord 1
Incontri, ricordi, euforie e melanconie

a cura di Giancarlo Politi

Ritratto fotografico di Francesco Vincitorio
Francesco Vincitorio, chi era costui?
Chi si ricorda di Francesco Vincitorio? Eppure negli anni ’70 è stato un frequentatore e testimone popolare dell’arte. Dopo la guerra, in cui come prigioniero fu anche deportato in Polonia, diventò funzionario di banca. Era nato ad Ancona, ma appena tornato dalla prigionia si trasferì a Roma. Appassionato infaticabile dell’arte, camminatore instancabile tra studi e gallerie. Si prodigò per far conoscere soprattutto gli artisti meno noti e famosi. Fondò e diresse per 12 numeri NAC, Notiziario di Arte Contemporanea: una rivistina molto spartana (con tendenze moraliste) ma densa di informazioni: solo recensioni di mostre anche dalle più disparate località e di artisti spesso sconosciuti. In un certo senso fu un precursore del web: recensire tutte le mostre di tutte le tendenze per permettere al lettore di scegliere. La rivistina visse solo per 12 numeri, poi per difficoltà economiche chiuse. Tenne anche, con grande successo, su L’Espresso, una rubrica di brevissime informazioni sull’arte. Ricordo che si aspettava l’uscita de L’Espresso per imbattersi in qualche curiosa informazione di Vincitorio. Amico di tutti, artisti, galleristi, critici, si batté inutilmente per un Sindacato di artisti moderno e di vero aiuto per chi ne avesse bisogno.

Perché ho pensato a lui? Così, perché mi attraggono le vicende della vita. Francesco Vincitorio, molto amato e popolare negli anni 70 e totalmente dimenticato oggi. Ma questa è la vita.


Francesca Alinovi e Luciano Inga-Pin presso la Galleria Neon, Bologna, 1983.

Un altro desaparecido: Luciano Inga-Pin
Anche Luciano Inga-Pin, popolarissimo gallerista degli anni '80-'90 è scomparso dalla memoria comune. Eppure Luciano fu veramente il gallerista milanese di tutti gli artisti con qualche qualità: e li esponeva con amore, senza quasi vendere nulla ma anche senza chiedere nulla. Ma se riusciva a vendere qualcosa (così facevan tutti) l’artista nemmeno lo sapeva. Ma era il gallerista più amato e popolare di Milano in quegli anni. Fu lui ad esporre per primo Marina Abramović, Gina Pane, Urs Lüthi, Günther Brus. Ma anche Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Giuseppe Maraniello, i Nuovi Futuristi e tanti, tantissimi altri. Anche se il suo grande amore, in cui si incarnò veramente, fu la Body Art. di cui divenne promulgatore e punto di riferimento. 

Si impegnò moltissimo per promuovere il lavoro di Marina Abramović, che dopo di lui, gradualmente, prese il volo. 

Fui molto dispiaciuto a causa di una pubblicità di Abramović su Flash Art che non potei rifiutare, in cui la ormai famosa artista serba, metteva in guardia i collezionisti che avevano acquistato le sue opere da Luciano perché avrebbero potuto essere dei falsi. Io non credo che lo fossero: si trattava solo di stampe fotografiche dell’epoca molto poco professionali che Marina, diventata super professionale, volesse togliere dal mercato. Ma anche se Luciano Inga-Pin avesse venduto qualche opera di Marina non certificata, non meritava certamente quel trattamento.

Incontrai Luciano le ultime volte in Versilia, povero e malato, ospite del comune amico Egidio Giorgi: sempre gentile e sorridente, senza mai lamentarsi o accusare qualcuno. Sempre pieno di ricordi e amori per l’arte.

Fui sorpreso quando al suo funerale, a spese del Comune, in una sconosciuta chiesa di periferia, mi ritrovai solo con Giovanni Veneziano. In tutta Milano eravamo stati gli unici a portare l’ultimo saluto a Luciano. Quello fu per me un altro grande insegnamento di vita.


Ugo Carrega, Traccia, 1999

La Poesia Visiva. Dove sta oggi?
Negli anni '70 esisteva un grande dibattito sulla Poesia Visiva. Il suo principale rappresentante e testimone, Ugo Carrega, insieme anche a Emilio Isgrò e a Sarenco, sosteneva addirittura che la Poesia Visiva avrebbe anticipato l’arte concettuale. Certo, all’epoca esistevano importanti esempi all’estero che potrebbero ricondursi alla poesia visiva, soprattutto attraverso Fluxus, ma credo che, senza togliere nulla a nessuno, tra Joseph Kosuth e Emilio Isgrò ci sia una sostanziale differenza. Ripeto, con il massimo rispetto per entrambi. Anche se mi chiedo a cosa abbia portato quel grande dibattito, tutte le polemiche di quegli anni in cui sembrava che la poesia visiva stesse rivoluzionando il mondo. Un po’ come il ’68, finito poi in una bolla di sapone. L’unico curatore che ha ricordato la poesia visiva e la sua storia, è stato Vincenzo De Bellis, nella sua discussa mostra Ennesima alla Triennale. Eppure la poesia visiva e il suo parterre hanno prodotto artisti appunto come Isgrò, Ugo Carrega, oggi completamente scomparso, e a Fienze Luciano Ori e Lucia Marcucci. Ma anche molti altri interessanti sperimentatori del momento. La sola galleria che cerca di alimentare il ricordo e il mercato della Poesia Visiva è la galleria Frittelli di Firenze, che ha raccolto molto materiale e meriterebbe una maggiore attenzione, anche dalla città di Firenze. Altrimenti non vedo altre realtà culturali italiane impegnate nel ricordare questo importante momento della creatività italiana.

Post Scriptum: Molto ben scritta la voce "Poesia Visiva" su Wikipedia, anche se sono di parte. Consiglio a chiunque voglia approfondire questa problematica di leggerla. Mi piacerebbe anche conoscerne l'autore per congratularmi con lui perché è veramente completa e complessa. E magari chiedergli, se Gea fosse d’accordo, di scrivere un articolo per Flash Art.


Per suggerire spunti di riflessione e alimentare il dibattito intorno ai contenuti della rubrica scrivete a:giancarlo@flashartonline.com
In occasione di 

"Amarcord" (Incontri, ricordi, euforie e melanconie, a cura di Giancarlo Politi)
alleghiamo una lettera-testimonianza di Angelo Riviello, pubblicata sul suo blog, in data  26 settembre 2010



domenica 26 settembre 2010


Luciano Inga Pin - Lettera a Luciano: Scusate il ritardo!

Luciano Inga-Pin
Pagina dedicata a Luciano Inga-Pin, per quel rapporto, breve ma intenso che ho avuto con lui, a cavallo tra il 1975-76 e il 1977-78, quando senza saperlo (né io e né lui), forse, abbiamo contribuito ad anticipare un humus iniziato negli anni 90


La sua Galleria di Via Pontaccio 12/A

Con Lea Vergine - Foto Mario Gorni


Con Giovanni Tufano

Luciano nella sua Galleria

Caro Luciano, 
scusa il ritardo, ma anche se a distanza di oltre un anno dalla tua “scomparsa”, mi piace scriverti adesso che ho un blog, senza l’emozione del momento …perché per me sei sempre in via Pontaccio 12 A, alle prese con le tue mostre, con i tuoi amici e con i giovani artisti…dove ho lasciato una parte di me stesso …e poi tu sai benissimo che per me il tempo è stato, ed è, relativo, molto relativo…quasi inesistente, anche se implacabile, distratto come sono, dagli impegni quotidiani e dai miei pensieri (a volte) che mi spingevano istintivamente in sentieri avventurosi abbozzati (forse in anticipo, senza rendermene conto) andando a scavare in un mio percorso formativo, partendo da una mia realtà antropologica e culturale iniziando dalle quattro mura di casa, per approdare in una realtà molto più ampia….ma senza mai fare calcoli di tempo…perché incapace nel momento magico e  ansiogeno (per me) della creatività, di “calcolare” tempi e strategie. Questo, forse anche per fattori caratteriali dovuti ad una mia riservatezza, e al "dubbio" che non mi lascia mai, che mi spingono postume a prendere coscienza?…Pare di si, ed è molto probabile…

Quanti andirivieni nella tua casa-galleria di via Pontaccio, dove volentieri mi affacciavo dal balcone chiacchierando con altri amici e compagni di strada durante le mostre che tu organizzavi. Quanti ricordi…quanti affetti…quante speranze….quanti nuovi amici conosciuti, grazie a te, alla tua capacità di comunicare e di richiamare tutta una nuova generazione di artisti. Mi ricordo quando suonavo il campanello alla tua porta vetrata. Ti affacciavi sempre con molta disponibilità, interesse e simpatia, con quegli occhi ingigantiti dagli occhiali, da sembrare due binocoli e il sorriso immancabile. Sempre gentile. Sempre sincero. Mi ricordo anche il tuo cane pastore che ti faceva da guardia per un certo periodo. Mi ricordo, in particolare, quando conobbi Giorgio Verzotti e gli parlasti in modo molto simpatico e affettuoso di me e del mio lavoro che svolgevo in bicicletta spostandomi da una zona all’altra di Milano, come agente della Casa Edtrice Einaudi, elogiandomi, come giovane artista, nel fare questa attività per vivere…

Io come altri, sono stato nella tua “sala d’attesa”. Mi dispiace solo di quel dialogo “interrotto” tra te e me, a proposito del mio lavoro, in  quegli anni a cavallo, tra il 1975-76 e il 1978… Infatti, quando ebbi modo di conoscere, tra gli altri, anche Mimmo Paladino nella tua galleria di via Pontaccio (1978), l’aria che si respirava nel mondo dell’arte, iniziava a cambiare, purtroppo non solo per gli artisti come me, ma (penso) anche per un “gallerista” come te, di punta, a cui interessava il presente in ogni attimo... Capii,  che il momento non era più favorevole per il mio modo di lavorare, tanto da scoraggiarmi nel completare la mia presentazione attraverso le opere, sia di fotografia che di alcuni film super 8 realizzati tra il 1975, 76 e il 1977-78, che dovevo ancora sistemare per la presentazione. Una mostra che di lì a poco, avrei fatto alla Galleria Taide di Salerno (di Pietro Lista e Cristina Di Geronimo), con una proiezione informale di alcuni film, tra amici, la sera dopo il vernissage, tra cui il fotografo Pino Musi, il giornalista Giovanni Ugo Di Pace, l'antropologo Paolo Apolito, Gelsomino D'Ambrosio, Art Director di Segno Associati, lo stesso Pietro Lista e Cristina Di Geronimo, e altri. Film che poi tu hai visto in VHS, tra il 1997 e il 1999-2000. Quando alcuni giorni dopo ti telefonai mi rispondesti che ne eri entusiasta…Poi non so cosa sia successo…non ci siamo più sentiti. Io l’eterno precario (per campare) in una scuola  pubblica italiana sempre più problematica  e degradata, con tutti gli aspetti consequenziali  che si riversavano (e si riversano) nella vita quotidiana e tu…a continuare la tua attività, tra i mille impegni, con passione,  fino all’ultimo. 

Infatti in quell’anno 78, mentre Mimmo mi diceva, tra l’altro,  che stava cercando casa a Milano, il sottoscritto invece la lasciava (ad un amico pittore: Franco Tripodi) la sua piccola casetta (di 40 m2 al quarto piano di via Torricelli al n.5), che non lavorava più con la Casa editrice Einaudi, e intuendo quel “ritorno all’ordine” attraverso la manualità pittorica e il decorativismo, gli rispose che stava per lasciare quella città. Lasciare Milano, sentendosi “inutile”, data anche la difficoltà nel sopravvivere e nel rifiutare sull’altro versante, il facile mercato del sottobosco della città meneghina. Per la stima che tu sicuramente provavi nei miei confronti, fui invitato da te (dopo che avevi preventivato una mia presenza in galleria con un paio di mie opere) ad adeguarmi alla nuova realtà, che come ti dissi,  non mi sentii di “accettare”,  ringraziandoti di cuore,  convinto fino all’ultimo del mio lavoro (anche se tra mille dubbi) che stavo svolgendo e che avevo svolto fino ad allora e che stavo portando avanti, guardando oltre il presente (incosapevolmente proiettato verso gli anni 90?), che tu ancora non conoscevi bene fino in fondo, dal momento in cui “oggettivamente”(come fummo travolti entrambi dal ritorno all'ordine con lo “tzunami” della transavanguardia e di altri "movimenti" similari) fosti costretto (forse), anche senza “tradirmi” ad “abbandonarmi” e non mi fu più dato tempo di proseguire nel fartelo conoscere. Il "Nuovo Futurismo" che teorizzasti nel 1983, insieme a Renato Barilli, era ancora lontano…Così tolsi l'incomodo...non perché non sapessi dipingere "rifiutando la pittura" (anzi avrei potuto riprendere con un mio segno neo-espressionistico che avevo da adolescente allievo nell'Istituto d'Arte di Salerno), ma perché il mio lavoro guardava innanzitutto oltre me stesso, la narrative art, la body art, la performance, era molto "diverso" dalle altre esperienze che tu avevi proposto in quegli anni a Milano, tra cui due grandi della body art, Gina Pane e Marina Abramovic, Guglielmo Achille Cavellini e tanti altri. Una similitudine azzardata, era possibile con altri giovani su un lavoro (forse) prettamente fotografico (inteso come linea di partenza), ma non nell'uso dei vari mezzi tecnico-espressivi, tra cui il desiderio per un uso autonomo del mezzo filmico...

Arrivarono gli anni 80. Che per me rappresentano un “buco nero”…Ormai da Milano ero rientrato a Salerno, dall’estate del 1978, dove nella mia città (Campagna), ho vissuto il tragico terremoto del novembre 80, e dove nel 1982, dopo le mie prime personali alla Galleria Taide di Salerno, nel 1978 e 1981 (che volevo e dovevo fare con te, con la proiezione di alcuni dei miei film super 8, perché è con te  e con altri cari amici artisti di Milano, che maturai una mia visione, in quella città dove ho vissuto intensamente gli anni giovanili e di una ricerca spinta agli estremi, non perché Salerno non mi andasse bene, anzi, è il mio capoluogo di provincia, la città della scuola di critica d'arte, dove ho studiato, sognando l'arte, ma al tempo stesso era una città lontana da un circuito nazionale e internazionale), per non sentirmi di nuovo “inutile”, recuperai un antico evento del fiume, in disuso ormai, che serviva, oltre che a pulire le strade della città, nella sua deviazione fluviale, ad un’economia locale che non c’era più, composta da mulini, pastifici, cartiere e creterie (trasformandolo in opera d’arte, come dicono gli amici)…e coinvolgendo “irresponsabilmente” nell'idea progettuale molti altri artisti di ogni parte d’Italia, ad esprimersi con un proprio linguaggio espressivo…attraverso la perfomance, laboratori di pittura e scultura, musica, teatro,danza, video…mentre Lucio Amelio a Napoli, in contemporanea, “responsabilmente”, realizzava “Terrae Motus”, con alcuni dei mostri sacri internazionali dell'arte, dopo avermi invitato nel 1979 a partecipare, come giovane, alla Rassegna sulla nuova Creatività nel Mezzogiorno.

 Posso dire che nella mia vita,  fino ad oggi, ho trovato solo te come interlocutore serio e rigoroso, con cui confrontarmi  e  maturare una mia visione…anche se è mancato quel momento magico di verifica, al seguito dei numerosi incontri che facevamo, per i motivi sopraindicati, dove per un attimo ti sei “distratto”, con tutta la mia comprensione, ma al tempo stesso con tanta amarezza e rammarico da parte mia…in una Milano “grigia”, dove complessivamente ho vissuto per quasi 15 anni, nel mio nomadismo da pendolare, nei continui andirivieni, tra il nord e il sud (Milano-Salerno), nei treni affollati di 2 classe (ultimo step dal 1996 al 2003). Ancora oggi, non riesco a pensare che tu non ci sia più. Per me sei sempre in quell'appartamento di via Pontaccio, in una Brera “da movida”, vuota e  irriconoscibile, con quel tuo sorriso sempre immancabile e con quegli occhi ingigantiti dagli occhiali, da sembrare due binocoli…e la tua disponibilità al dialogo sempre aperta! Milano (la città a tolleranza zero) non ha perso solo un gallerista, ma un pilastro dell'arte contemporanea in Italia...e uno dei più importanti in campo europeo.

Caro Luciano, sapessi quanto mi è  mancata la mia prima mostra personale con te, mediante una  tipologia di lavoro basilare (1975-76-77- film super 8 e fotografia di una realtà altra, nuda e cruda), in anticipo di almeno 14 anni da quell'humus iniziato negli anni 90 (anni di fuoco), aprendo le danze dalla tua postazione milanese, con una delle prime esposizioni che facesti, ospitando tra gli altri, Betty Bee e la prima di Vanessa Beecroft, segnalata da Giacinto Di Pietrantonio...dove invitare tutti i miei amici di Milano (e i tuoi amici), con i quali sono cresciuto e mi hanno aiutato a crescere. 
Spero di poterla fare in un'altra dimensione con te, nel bruniano universo "infinito et mundi", per rifarci del tempo perduto...anche se io non credo nella reincarnazione come te...

Un caro abbraccio…
Angelo Riviello

domenica 27 agosto 2017

Un atlante per Napoli - Arte in Campania -1966 - 2016

Da Artribune

Un atlante per Napoli

   

La casa editrice Electa ha pubblicato un atlante che ripercorre un cinquantennio di arte contemporanea in territorio partenopeo. Rivelandosi un azzeccato punto di partenza per mappare un’area e un’epoca dense di sfumature.
Vincenzo Trione (a cura di) ‒ Atlante dell’Arte Contemporanea a Napoli e in Campania 1966 2016 (Electa, 2017)

La pubblicazione di un nuovo libro sulla storia artistica di una città irrequieta e generosa come Napoli, “cervello d’Italia” a detta di Gillo Dorfles, è un ulteriore traguardo di storicizzazione e catalogazione dell’arte odierna che lascia sperare, che avanza ipotesi su un futuro luminoso.
Nato da uno studio approfondito e stabile che il Dipartimento di ricerca del Madre, coordinato da Vincenzo Trione e formato da un team di valorosi studiosi (Olga Scotto di VettimoAlessandra TronconeLoredana Troise), ha avviato, sin dal 2013, anno in cui è stato nominato direttore generale del museo Andrea Viliani, l’Atlante dell’Arte Contemporanea a Napoli e in Campania 1966-2016 (edito da Electa) disegna brillantemente i punti cardinali di un’atmosfera preziosa, di un territorio artisticamente e teoricamente munifico.
Predecessori illustri di questo articolato volume che mira a rubricare dati e date, Napoli ad Arte 1985-2000 (1999) e Napoli. Un racconto d’arte 1954/2000 (2002) di Angelo Trimarco sono, assieme a Napoli presente. Posizioni e prospettive dell’arte contemporanea, catalogo della mostra organizzata (dal 26 novembre 2005 al 26 febbraio 2006) dall’allora direttore Lóránd Hegyi al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, triumvirato imprescindibile per chi ha voglia di comprendere le gioie e i dolori di un territorio unico.
Tuttavia l’Atlante, che va a creare oggi un quadrato riflessivo con questi tre volumi – quasi introvabili, se non in qualche sparuta libreria di provincia –, annovera al suo interno una mappatura prodigiosa di nomi, di luoghi, di occasioni, di immagini e di riviste che da Napoli si schiudono verso il dibattito internazionale.

“Certo però che su questo raffinato Atlante, da conservare e da consultare all’occorrenza, un po’ di polemiche non sono mancate”.

Accanto alle sezioni più strettamente critiche e filologiche che tracciano un percorso puntuale sugli Artisti, sulle Gallerie, associazioni e spazi indipendenti, sulle Istituzioni pubbliche e fondazioni, sulle Mostre (sfilano, ad esempio, Annali delle ArtiLe costanti nell’arteResistenzeSistema Binario), la parte conclusiva, Album: immagini di una storia, “propone una narrazione visiva di alcuni tra i principali eventi espositivi che hanno scandito le vicende dell’arte a Napoli e in Campania tra il 1966 e il 2016”. In questo capitolo rilassante e piacevole, tra le foto, di tanto in tanto, alcuni testi di importanti scrittori del calibro di DostoevskijManganelli o Sanguineti si presentano allo sguardo del lettore – come intervalli radiosi – per offrirgli una pausa riflessiva. Tra questi ce n’è uno di Curzio Malaparte, tratto dal suo dolorosissimo libro del 1959, La pelle, dove Napoli è definita “un mondo”: “Napoli è la più misteriosa città d’Europa, è la sola città del mondo antico che non sia perita […]. Napoli è una Pompei che non è mai sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo antico. Non potete capire Napoli, non capirete mai Napoli”.

QUALCHE POLEMICA

Certo, su questo raffinato Atlante, da conservare e da consultare all’occorrenza, un po’ di polemiche non sono mancate: in particolare naturalmente da parte di alcuni artisti che sono andati alla ricerca del proprio nome senza trovarlo. In molti non hanno mostrato attenzione, però, a una primissima parte del volume dove, accanto a Cantiere Napoli, saggio di Trione che fa da viatico all’intero disegno, e a una pagina Sul metodo, è presente, a pagina 43, un paragrafo importante (Sui criteri), che non solo spiega l’ossatura del progetto, ma avvisa anche che si tratta del punto di partenza – ecco una positura degna di nota, nonché sintomo di serietà – di un costante aggiornamento: “l’Atlante”, e questo (ribadiamolo) è davvero un grande punto a suo favore, “esce anche in versione ebook, periodicamente aggiornato” da un “Dipartimento di ricerca” che lavora.
‒ Antonello Tolve
Vincenzo Trione (a cura di) ‒ Atlante dell’Arte Contemporanea a Napoli e in Campania 1966-201

Electa, Milano 2017
Pagg. 1088, € 120
ISBN 978889181084

Se Arte in Campania deve essere, che arte sia: una situazione negli anni 80 dopo sisma - Progetto "Chiena" - luogo Campagna (Salerno) -

martedì 1 agosto 2017

"Talk about love" e' l' album di esordio dei Sonicsphere



Country, psichedelia, ballads fanno parte del pop rock dei Sonicsphere, band italiana all’ esordio con 5 brani tratti dal loro primo lavoro “Talk about love”.
Talk about Love e’ stato registrato e mixato a casa con Reason ed una Babyface.
“Complessivamente il tempo impiegato e’ stato di circa 5 giorni di registrazione, dove brani di qualche anno fa hanno trovato vita insieme a nuove composizioni. Sono canzoni d’ amore e odio perche’ i testi sono stati scritti d’ impatto, subito dopo aver completato i brani. Parlano d’ amore, delle persone e di una certa voglia di evasione; in simbiosi con la musica che e’ sempre sognante e sospesa tra le nuvole” dice il chitarrista e cantante della band. “Abbiamo registrato in modo semplice, con arrangiamenti semplici perche’ trattandosi di una demo siamo convinti che la musica debba piacere e in seguito essere registrata professionalmente. E’ quindi una valutazione che non spetta a noi, ma a chi si occupa di produzione e distribuzione. E’ per questa ragione che offriamo l’ ascolto e download gratuito. Neil Young, Ride, Brian Jonestown Massacre, Sophia sono le bands alle quali ci ispiriamo o che ci piacciono”
 
“Talk about love”
00.00 – The traveller
04.21 – Price
07.53 – Everyday
14.48 – Talk about love
17.21 – Baby you



https://youtu.be/V0jP2HZZKv8


domenica 4 giugno 2017

Street Art a Napoli

Street Art a Napoli: le principali opere da scoprire (secondo Arianna Esposito)

Da Napoli Today

Arianna Esposito
01 marzo 2017
Street Art a Napoli: le principali opere da scoprire

Ironiche, provocatorie, a metà tra il sacro e profano, sono le opere degli street artist che hanno reso omaggio a Napoli




Blu
L'urlo sguaiato, forte, liberatorio di chi rompe le sbarre della costrizione, in nome della libertà. Questa la prima cosa che viene in mente, passando davanti le mura dell'Ex Opg (Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Materdei) dove l'artista Blu ha reso omaggio a questo ex luogo di repressione, raffigurando sula facciata principale dell'edificio un internato dalle sembianze di Hulk che prende a morsi la vita.





Bosoletti
Le strade di Napoli sono musei a cielo aperto. Il calore, quello dei suoi abitanti, e i colori, quelli delle sua mura, regalano a cittadini, turisti e passanti istantanee di arte allo stato puro. La Street Art Made in Naples è oramai sempre più diffusa e i maggiori painter e artisti che passano per Napoli, lasciano un segno indelebile sulle mura e sui palazzi di questa meravigliosa città. Eccone otto da non perdere.




Banksy
La sua Madonna in Piazza dei Girolamini oramai è nota a tutti gli abitanti del quartiere e non. L'irriverente artsista americano Banksy ha scelto di raffigurare una madonna insolita, con una pistola al posto dell'aureola, metafora della doppia anima di questa città: santa e diabolica allo stesso tempo.


Ciop&Ciaf
Sono napoletani e pieni di inventiva, Ciop&Caf hanno realizzato circa duecento opere negli anni a Napoli. Molte di queste si trovano per i vicoli dei quartieri spagnoli, sono opere colorate, ironiche, che mixano la tradizione all'innovazione con forme geometriche e avanguardistiche.



Arp
Sono buffi, a dispetto dell'aspetto, sono gli scheletri spiritosi dell'artista Arp che raffigura scheletri sulle mura di Napoli, ricollegandosi al fascino occulto delle ”capuzzelle” di Santa Maria del Purgatorio, ai misteri e alle leggende del capoluogo partenopeo con la giusta dose di ironia.



ExitEnter
Eroi moderni, combattenti coraggiosi, messaggeri di pace, sono i protagonisti delle opere dell'artista Exit Enter che fa volare sulle mura della città palloncini rossi come il pomodoro della pizza che spesso rappresenta e colombe bianche, simbolo di pace e armonia in una città che ne ha tanto bisogno.


Alice
Una donna dipinta da una donna. Le figure femminili ritratte da Alice Pasquini sono forti e fragili allo stesso tempo, sono determinate e volubili, hanno i tratti delicati, occhiali spessi e il capo coperto e un dito sulle labbra che cela chissà quale segreto o semplicemente invita i passanti ad ammirarla in silenzio.




Orticanoodies
Il Collettivo Orticanoodles grazie all'Associazione Inward ha realizzato un doveroso omaggio al giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra. Al Vomero, in via Romaniello, nei pressi dell'abitazione del coraggioso cronista, in quella strada che ogni giorno percorreva per andare a lavoro, il volto di un uomo perbene e la sua macchina da scrivere, simbolo della passione per un mestiere sempre più difficile.



Napoli - “Ultravioletto”: parte il crowdfunding per progetti sociali e d’arte nel Quartiere Sanità

Da "Identità Insorgenti" - La Voce dei..del mondo, del 26 settembre 2016





Ancora una volta “Il Fazzoletto di Perle”, associazione napoletana molto attiva che mette in connessione arte, sociale e periferie, lancia un’iniziativa, con una campagna di crowdfunding per il quartiere Sanità, dove già ha realizzato il bellissimo murales “Luce”.
Stavolta il progetto si chiama “Ultravioletto” e l’intento è quello di lavorare in maniera trasversale sul tema della diversità come valore e opportunità. Pina Ottieri, anima dell’associazione, è uno di quegli esempi virtuosi che Napoli produce: una donna che si rimbocca le maniche, attenta all’arte, al bello, al sociale, al coinvolgimento virale degli abitanti delle periferie (suo anche il progetto del murales di Bosoletti a Materdei).
“Esistono cose che non vediamo e che qualcun altro vede. Dialogando con chi è diverso, possiamo allargare il nostro orizzonte di conoscenza e di comprensione del mondo ed entrare in empatia con gli altri esseri, a qualunque specie appartengano. La luce ultravioletta non è visibile all’occhio umano. Ma il nostro corpo ne subisce gli effetti.Le farfalle sono invece in grado di percepire l’ultravioletto. Questo le aiuta nella ricerca del cibo e del partner. Viviamo immersi in una realtà parziale e percorriamo la mappa che di essa abbiamo tracciato. Ma il territorio è infinitamente più vasto dei sentieri usuali e il confronto con gli altri ci insegna nuove strade” si spiega nelle premesse al progetto.
“Ultravioletto” prevede un nucleo di attività nel rione Sanità di Napoli, in cui l’associazione “il Fazzoletto di Perle” ha già realizzato “Luce”, progetto di arte partecipata e zooantropologia.
Ci saranno interventi di artisti, scienziati, musicisti, scrittori, educatori, che porranno l’attenzione su modi diversi di percepire il mondo, a partire da altre specie viventi ma anche da culture diverse e  emarginate.
Verranno individuati spazi trascurati o abbandonati di cui si studieranno le caratteristiche. Aree verdi sottratte al controllo dell’uomo e uniche custodi urbane di biodiversità. Posti marginali rispetto ai percorsi acquisiti eppure ricchi di storia e di arte.
Francisco Bosoletti, Tono Cruz, il maestro Mono Gonzalez sono i tre muralisti con cui l’associazione il Fazzoletto di Perle ha ideato e costruito il progetto e che realizzeranno interventi di arte partecipata.
Altri artisti saranno con loro.
“Ultravioletto” si irraggerà anche in altre città italiane rendendo disponibili:
– un  progetto di Zooantropologia Didattica che porterà alla costruzione di piccoli giardini delle farfalle
– una mostra itinerante con fotografie del progetto “Luce” e opere originali degli artisti che ne sono stati parte
– interventi di arte partecipata nelle città che attiveranno i progetti più interessanti correlati a questo tema
“Ultravioletto” sarà anche un workshop dei maestri Mono Gonzalez e Tono Cruz presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida, nel quale l’associazione “il Fazzoletto di Perle” conduce da 4 anni attività di zooantropologia assistenziale. Il workshop di serigrafia sarà la conclusione di un nuovo percorso con i ragazzi detenuti.
 Info e contatti Giuseppina Ottieri tel 3388946565 / ilfazzolettodiperle@libero.it


giovedì 25 maggio 2017

Scampia- Napoli-Proposta di recupero di almeno una Vela di Scampia da destinare a residenza per artisti

Napoli è la nostra capitale. I nostri amici napoletani, che stanno avanzando tale proposta, è gente seria, preparata, competente, e avranno tutto il nostro appoggio per tale idea progettuale.

Una grande idea...Un'idea meravigliosa, che certamente contribuirebbe non poco a fare di Scampia, un punto di riferimento internazionale e a renderla "appetibile", viva, per una sua riqualificazione, come luogo "periferico"di attrazione, lontano dal centro storico di Napoli (ma al tempo stesso vicino..molto vicino), dove vivono e lavorano molti bravi artisti (in Campania e nella stessa Napoli), in contatto con altre situazioni, in altre città e nazioni, e capitali del mondo...che non potrebbero fare altro che bene...in tutti i sensi, portando un pò di gioia, amore per la vita, e di "follia creativa" in positivo...Solo l'Arte può fare "miracoli" e salvare il mondo. L'Arte è vita! Creiamo sinergie in ogni realtà, piccola media o grande che sia, sensibilizzando la politica istituzionale del territorio, nel recuperare ex fabbriche di pomodori dismesse e abbandonate da anni (in provincia di Salerno, ce ne sono alcune bellissime, lungo alcune strade che portano al mare), vecchie architetture industriali in disuso, ex palazzi storici dimenticati e vuoti, luoghi della memoria, centri storici semi-abbandonati, e soprattutto in certi "luoghi - non luoghi", dove regna la depressione e il degrado...e interagiamo con altre situazioni simili sparse in tutto il mondo, tra l'occidente e l'oriente, con interscambi e inviti reciproci.
Angelo Riviello Moscato


E se recuperassimo almeno una Vela di Scampia e la destinassimo a residenza internazionale per artisti?





Questa richiesta nasce per caso, nasce leggendo un interessantissimo articolo di Internettuale a firma di Mariano Cervone, che rievoca la storia delle Vele a Scampia e ci restituisce le volontà e intenzioni del costruttore Di Salvo.

Leggi l’ articolo di Mariano Cervone su Internettuale

Ormai sono passati anni dai tentativi falliti di abbattere quelli che, impropriamente a nostro avviso, furono definiti mostri, ma che hanno una significativa storia alle spalle, dal punto di vista architettonico e per ciò che si è vissuto in quei luoghi.
Riuscire a ristrutturarne almeno una parte ed erigerla a simbolo di ciò che, un tempo, fu all’ avanguardia di un architettura estrinsecata attraverso l’ idea di città verticale, significherebbe sancire finalmente la vittoria ed il ripristino dell’ onesta’ in quel territorio. Un edificio destinato a residenza internazionale per artisti, un monumento di architettura di Napoli, un punto definitivo dal quale partire per un concreto Rinascimento culturale.
E’ un sogno? Si, lo è, ma è anche un progetto di speranza, un simbolo importante della dignità dei napoletani  e di quel quartiere; un monumento storico da tramandare come esempio di vittoria di valori morali e onestà alle future generazioni.
L’ idea è nata…agli uomini napoletani la forza e il coraggio per realizzarla.
Giovanni Manzo

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