lunedì 13 ottobre 2014

ANTICIPAZIONI

"ANTICIPAZIONI"
(piccole/grandi opere)
25-10/4-11- 2014
Coordinamento Artistico di Elena P.Dell'Andrea

Sale Espositive Centro Culturale Galuppi
Via S. Mauro, 107
Burano - Venezia
Opening - Sabato 25 ottobre, ore 12
Orario Mostra: 14/18
tel. 349.101.74.12


L’artista è un sismografo in grado di registrare in anticipo le vibrazioni di piccole scosse, preludio di grandi sconvolgimenti. La parola chiave è il prefisso anti-, che ha dato origine al titolo Anticipazioni. Per Schopenauer “Nell’anticipazione (Antizipation) consiste l’ideale, essa è l’idea ed è qui che l’artista trova la forza di intuire la bellezza con tale chiarezza, da potercela rivelare quale non la vide mai.” Prendendo spunto da queste parole nasce questo momento di riflessione, che anticipa i temi caldi degli eventi della prossima stagione: nutrire il pianeta, energia per la vita, cibo, acqua e territorio. Approfondendo il tema, per Kant Antizipation è “ogni conoscenza mediante la quale io posso conoscere e stabilire a priori ciò che appartiene alla conoscenza sensibile”. Attraverso questa definizione possiamo ulteriormente ampliare il concetto di anticipazione, andando oltre i confini temporali del domani. Nella consapevolezza della difficoltà umana nel sospendere il giudizio su questa mostra e riflettere sulle cause, vi lascio con le parole di Nietzsche: “Pensiero fondamentale in tutti i nostri giudizi occorre prendere come norma l’avvenire, e non cercare dietro di noi le norme della nostra azione”.


Esposizione

Artisti:
Adua Martina Rosarno, Amedeo Fernandes, Thomas Scalco, Bernardo Pagliaro, Enrico Marcato, Elena P. Dell’Andrea, Rocco Sciaudone, Raffaele Vargas, Marco Rizzi.

Esposizione internazionale di Mail Art del Manifesto Brut
Artisti: 
Maya Pacifico, Eric Legrain, Rino Telaro, Michael Beauvent, Winny Tewes, Rocco Sciaudone, Elena P. Dell’Andrea, Roberto Scala, Irina Danilova, Roberta Filippi, Thomas Scalco, Peppe Esposito, Pino Lauria, Angelo Riviello, Anna Colmayer, Alfonso Caccavale.

  • Durante l’inaugurazione performance del duo Rosarno- Fernandes e intervento di Caterina Vianello su Il gusto dell’arte. La fragilità del confine tra cibo e opera artistica.
  • Contributi critici in catalogo: Emiliano D’Angelo, Caterina Vianello, Giuditta Smith
  • Coordinatrice dell’evento: Elena P. Dell’Andrea
  • L’evento è stato curato collettivamente dagli artisti partecipanti.
Testi:

"Anticip-Azioni"
di Elena Patrizia Dell’Andrea

Il progetto prende il via dalla collaborazione con la Municipalità di Venezia, Murano e Burano che tra le sue finalità ha quella di promuovere la creatività giovanile, offrendo opportunità di visibilità ai giovani artisti attraverso i contenitori culturali sparsi nel territorio. 

La difficoltà per un artista nel curare una mostra è duplice: far confluire in maniera equilibrata le personalità artistiche, evitando l’autocelebrazione e occuparsi dell’aspetto organizzativo e logistico. Questi scogli sono stati superati coinvolgendo direttamente tutti gli artisti aderenti, che hanno partecipato con contributi intellettuali, artistici, autofinanziandosi, e collaborando con le associazioni del Centro Culturale Galuppi di Burano, ringrazio in modo particolare l’Associazione Artistica Culturale di Burano. 

Proprio quando è nata l’idea di organizzare la mostra, stavo leggendo un saggio di Jean Clair: La responsabilità dell’artista, Le avanguardie tra terrore e ragione e riflettevo sul fatto che l’artista è un sismografo in grado di registrare in anticipo le vibrazioni di piccole scosse, preludio di grandi sconvolgimenti. La parola chiave è il prefisso anti-, che già dal 2011, con la creazione di Artistianti, movimento artistico contemporaneo, mi ha fatto riflettere e, ora, ha dato origine al titolo Anticipazioni.
“Nell’anticipazione (Antizipation) consiste l’ideale, essa è l’idea ed è qui che l’artista trova la forza di intuire la bellezza con tale chiarezza, da potercela rivelare quale non la vide mai.” Così scrive Schopenauer ne Il mondo. Prendendo spunto da queste parole nasce il progetto di un gruppo di giovani artisti che desiderano organizzare un momento di riflessione anticipando i temi caldi degli eventi della prossima stagione: nutrire il pianeta, energia per la vita, cibo, acqua e territorio. 
Approfondendo il tema, per Kant Antizipation è “ogni conoscenza mediante la quale io posso conoscere e stabilire a priori ciò che appartiene alla conoscenza sensibile”. Attraverso questa definizione possiamo ulteriormente ampliare il concetto di anticipazione, andando oltre i confini temporali del domani.
La prestigiosa cornice di Burano diventa ancora una volta protagonista di un evento di carattere internazionale grazie all’adesione del Manifesto Brut con un’esposizione di mail art sullo stesso tema. Infatti questa isola speciale della laguna di Venezia è ricordata proprio per essere catalizzatrice di particolari momenti artistici. Proprio qui, il secolo scorso, prese vita la scuola di Burano, dei giovani ribelli di Ca’ Pesaro, Gino Rossi, Arturo Martini, Felice Casorati, Umberto Poggioli, Tullio Garbari, Ugo Valeri e successivamente Pio Semeghini, accolti da Nino Barbantini. Dopo la seconda guerra mondiale, un altro evento ha caratterizzato la storia di questo luogo, il Premio Burano, con la partecipazione di altri nomi illustri Dalla Zorza, Vedova, Pizzinato, Santomaso e De Luigi. 
Augurandomi che queste premesse siano di buon auspicio anche per gli artisti che partecipano ad Anticipazioni, per Artistianti e per il Manifesto Brut, consapevole della difficoltà umana nel sospendere il giudizio su questi nuovi lavori, totalmente diversi da quelli dei nostri illustri predecessori, vi lascio con un pensiero fondamentale di Nietzsche: “in tutti i nostri giudizi occorre prendere come norma l’avvenire, e non cercare dietro di noi le norme della nostra azione”.


"Il dono di Prometeo"
di Emiliano D’Angelo

Teniamo per ferma una premessa scontata, ma di cui si tende spesso a trascurare
alcuni corollari stringenti e inesorabili: come tutte le specie biologiche, anche quella umana
ha bisogno di adattarsi e di evolversi per poter sopravvivere. Unica tra le specie viventi,
però, essa negli ultimi millenni ha “esternalizzato” questa funzione, delegandola agli oggetti
reperiti in natura o di propria produzione, che vengono a formare così il suo corredo
tecnologico in perenne trasformazione.
La specie Uomo, in altri termini, non si evolve più da un punto di vista biomorfico,
ma (avendone ricevuto la possibilità) ha scelto come strategia di sopravvivenza quella di
elaborare idee ed innovazioni tecniche sempre nuove, che modificano di continuo il suo
habitat sulla base di esigenze fisiche e psicologiche che mutano anno dopo anno, generazione
dopo generazione, civiltà dopo civiltà. Tra queste, occupa una posizione non certo
marginale l’espressione estetica ed artistica: l’arte è condannata a mutare di continuo, a
battere sentieri sempre nuovi e inesplorati, a precorrere ed “anticipare” i tempi anche prefigurando
nuovi scenari antropologici, di cui spesso sa cogliere i tratti salienti sia in positivo
che in negativo. Ed è condannata, soprattutto, a farlo calibrando il proprio linguaggio sulla
mutata realtà politica, scientifica, di consapevolezza gnoseologica e di organizzazione dei
mezzi di produzione: l’arte è figlia di Prometeo esattamente come la scienza, condannata
a superarsi di continuo inseguendo una sorta di frontiera mobile e utopica.
Un’arte epimeteica, ripiegata nostalgicamente sul proprio passato, che non accetti il
rischio di misurarsi titanicamente con lo Zeitgeist e di oltrepassarlo, assolve alla funzione di
consolare le masse ma non fornisce le linee-guida per la comune sopravvivenza, fallendo
la propria missione biologica costitutiva.
Ne scaturisce anche, inevitabilmente, che fare arte è un gesto di valenza essenzialmente
sociale. Non avrebbe avuto alcun senso allestire una mostra come questa senza
obbedire ad uno specifico impulso, sentito da ognuno dei nove artisti partecipanti, a dire
qualcosa “di sociale” e “per il sociale”, nell’accezione più schiettamente hauseriana di tale
espressione. E senza sforzarsi di aggirare, almeno in parte, i media espressivi tradizionali
come la pittura e la scultura, avvertendo in essi una forza latente e insieme un’insufficienza,

che sono peculiari del senso estetico della nostra epoca.
Anche la presenza di alcuni artisti del “Movimento Brut”, che mi vide testimone diretto
della sua nascita nel 2012, vale a caratterizzare fortemente questa collettiva nella
direzione di una presa di coscienza politica e macrosistemica, di respiro europeo e planetario.

Come ebbe a dire lucidamente Savinio parlando di letteratura, ogni civiltà artistica
ha la propria “andatura” espressiva: nell’Odissea percepiamo, in sottofondo, la lentezza e
la maestosità della nave, nell’Orlando Furioso il galoppo dei cavalli, in Tolstoj e Flaubert
l’incedere fragoroso del treno. Qual è l’andatura espressiva del millennio da poco inaugurato, dopo che anche le forme più estreme di dissoluzione e di nebulizzazione della forma artistica sono state sperimentate, esibite, poi sistematicamente rinnegate?
Non lo possiamo sapere. Sappiamo solo che occorre procedere in avanti a piccoli
passi, correggendo le distorsioni del passato senza commettere l’errore di ripudiarne la direttrice progressiva e confidente nelle possibilità della specie. Le nuove sfide da affrontare
sono tutte indicate nel concept della mostra, e sono sfide di sopravvivenza: il cibo, l’acqua,
l’energia, il territorio. Le “anticipazioni” dell’arte contribuiscono a creare quel campo di
energia e di condivisione sociale all’interno del quale la scienza, svincolata per una volta
dalle rigide, e spesso cieche, direttrici di forza dell’economia, può dispiegare le sue forze in
cerca di risposte che riguardano ogni singolo individuo.


"Il gusto dell’arte"
La fragilità del confine tra cibo e opera artistica
di Caterina Vianello e Giuditta Smith

Si è gourmand come si è artista o poeta, Guy de Maupassant
Poche esperienze consentono una stimolazione contemporanea di tutti i sensi come
la percezione dei sapori: nel gusto, l’integrazione multisensoriale trova il suo apice permettendo
di dare senso e significato ad una concomitanza di sensazioni eminentemente
fisiche, che diventano in questo modo e ben presto rielaborazioni culturali, identitarie e
soggettive.
Si gusta e si de-gusta quindi in modo dinamico, con un continuo gioco di rimandi tra
elementi fisici/fisiologici e non: a tavola si è influenzati (in genere inconsapevolmente) dal
colore dei piatti, dall’illuminazione del locale, dai suoni da cui si è avvolti, dalle aspettative
e dagli altri attori/convitati presenti.
In una serie di esperimenti condotti presso il laboratorio di Ferran Adrià, il celebre
chef catalano, lo psicologo Charles Spence ha scoperto che offrendo ai partecipanti la
stessa mousse di fragole servita su piatti neri e su piatti bianchi, il dessert sembrava fino
al 10% più dolce se mangiato su piatti bianchi: si mangia quindi, non solo con la bocca,
ma anche con gli occhi. E con le orecchie – avete mai riflettuto su quale sia l’effetto di uno
sfrigolio sottile o del rumore di un taglio secco sulle aspettative che accompagnano un assaggio?- e con il naso – che delusione quando ad un profumo di pane appena sfornato si
accompagna il sapore di una baguette surgelata - e attraverso il tatto. Il gusto quindi non è
altro che un’operazione di sintesi: nel cervello tutte le informazioni provenienti dagli organi
di senso vengono integrate, rielaborate e giungono alla nostra coscienza sotto forma di un
unica sensazione, che genera un unico giudizio: il sintetico “mi piace” o “non mi piace”.
Di fronte ad un’opera d’arte avviene più o meno lo stesso processo: il coinvolgimento
dato da un prodotto artistico è lo stesso che accompagna la degustazione di un piatto; in
entrambi i casi infatti si generano collegamenti tra esperienze sensoriali e culturali diverse,
stratificate e assimilate.

Se nel passato tuttavia l’idea di coinvolgere anche il gusto nella fruizione di un’opera
artistica non era previsto (le sculture gastronomiche che accompagnano i banchetti rinascimentali più che opere d’arte secondo una definizione canonica sono infatti eventi culturali, diplomatici e atti all’esibizione del fasto e dello status sociale), la contemporaneità svela un orizzonte di multidisciplinarietà inatteso e sorprendente.
Il cibo esce dalla tela (o dal supporto artistico) nella quale era oggetto di rappresentazione
(pur raffinata e estremamente dettagliata come insegnano tra gli altri, Arcimboldo,
Vermeer e Carracci) per diventare soggetto attivo quasi quanto l’artista, e strumento di
comunicazione investito di molteplici significati.
Il Manifesto della Cucina futurista del 1930, le realizzazioni gastroartistiche di Daniel
Spoerri alla Galerie J di Parigi nel 1963, gli esperimenti newyorkesi al Food di Soho
nel 1971 sono solo alcuni tra gli esempi che nel contemporaneo vedono l’arte e gli artisti
utilizzare il cibo come ingrediente principale. Esso diviene così veicolo materico per parlare
di temi come identità (individuale e collettiva), politica, corpo, società di massa, economia.
Nel cibo e con il cibo si individua un terreno comune in cui far dialogare discipline diverse.
Questo non significa che siano solo gli artisti ad utilizzare ingredienti, piatti e strumenti di
cucina: se Marina Abramovic usa una cipolla per comunicare sofferenza e Vik Muniz dipinge con cioccolato liquido e burro di arachidi, se Sophie Calle trasforma la dieta quotidiana in una variazione cromatica e Hanna Collins documenta fotograficamente il percorso del cibo fino alla tavola di Adrià, sempre più frequenti sono le incursioni degli chef in campo artistico. Il risotto con foglia d’oro di Marchesi viene servito su un piatto nero, per sopperire alla mancanza di un ingrediente in grado di completare cromaticamente la ricetta; Pietro Leemann titola i suoi piatti (“Un sasso rotola”, “Sotto una coltre colorata”) come opere d’arte e accompagna la degustazione a momenti di fruizione artistica.
I confini tra arte e cibo, quindi, sono sempre più fragili, così come - parallelamente -
si rafforza il legame tra ristorazione e spazio espositivo: gli artisti espongono nei ristoranti
o creano ristoranti trovando negli chef dei sodali, degli sponsor o dei mecenati.
Il cibo non è mai stato così trasversale: esce dalla cucina per entrare negli spazi
espositivi e diventare protagonista di tele o installazioni. Chi è chi allora? Lo chef diventa
artista o l’artista si fa chef?



"Il prefisso (o i prefissi) anti"
di Raffaella Setti
estratto da un articolo del 22 ottobre 2010 in www.accademiadellacrusca.it
pubblicato in La Crusca per voi, aprile 2010, n. 40

«Il prefisso anti-, apparentemente lo stesso per tutti i moltissimi derivati, può avere
due origini diverse: dal greco antí che significava ‘contro’, o dal latino ante che voleva dire
‘davanti’ nello spazio o ‘prima’ nel tempo. All’origine, tra la preposizione greca e quella latina
doveva comunque esserci una relazione abbastanza stretta anche dal punto di vista
semantico: chi è ‘contro’, in particolare l’esercito nemico, sta anche ‘davanti, di fronte’; in
un secondo tempo i due significati si sono specializzati e quindi distinti.
Le formazioni con questi prefissi sono per lo più derivati che hanno una base già
presente in italiano, a cui è stato aggiunto il prefisso latino o greco.
In italiano il prefisso greco antí esprime due significati: ‘contro’ e ‘il contrario di’. Rimandano
al primo significato di antí, ad esempio, antiacido (‘che agisce contro l’acido’), antibiotico
(‘che agisce contro i batteri’), antipatico (‘che suscita un sentimento di avversione,
quindi contro qualcosa o qualcuno’), antitarme (‘che agisce contro le tarme’); per il secondo
significato possiamo segnalare antieroe (‘il contrario dell’eroe’), antimateria (‘il contrario
della materia’). Con il primo significato di ‘contro’ è un prefisso ancora molto produttivo (il
volume dei Neologismi curato da V. Della Valle e G. Adamo, dell’Istituto dell’Enciclopedia
Treccani del 2008, elenca 282 neologismi con questo prefisso, del tipo antiansiogeno, antibarriere, anticasta, ecc.).
Sui derivati con il prefisso latino ante- è opportuna una breve riflessione in merito
alla forma: ante- si è mantenuto inalterato in parole dotte come antefatto, anteporre, antesignano, antelucano o come le più moderne antemarcia e anteguerra; lo stesso prefisso
ha subìto il passaggio della e in i, e ha quindi assunto la forma anti-, in pochi derivati, tra i
quali antipasto, in cui ha valore temporale, e il gruppo anticamera, antibagno, anticucina,
antiporta (che però ha un sinonimo in controporta!), in cui ha valore spaziale. Per spiegare
questi casi si può invocare il fatto che la variante anti era già presente in latino, e poi attestata in antichi testi siciliani e toscani (in Giacomo da Lentini, ad esempio: «Anti vorria morir di spata / ch’i’ voi vedesse currucciusa», o in Guinizzelli: «Né fe’ amor anti che gentil core,
Né gentil cor anti ch’amor, natura»), con funzione avverbiale e significato di ‘prima’; può
trattarsi dell’evoluzione dell’e protonica in i, propria del fiorentino (si pensi ai tanti derivati
con i prefissi de- e re- passati a di- e ri-), e, infine, dell’attrazione dell’anti- derivato dal greco.
Nonostante l’omofonia dei due prefissi in alcuni derivati, non sembra tuttavia crearsi
confusione nella mente dei parlanti: la serie dei derivati con anti- spaziale, e più raramente
temporale qual è appunto il caso di antipasto, è molto limitata e indica referenti concreti
ben noti.»





http://pc.tnx.it/premioceleste/ita_artista_news/idu:60980/idn:29822/
http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=144290
http://www.artapartofculture.net/2014/10/25/anticipazioni-esposizione-internazionale-di-mail-art/






lunedì 29 settembre 2014

Lettera del Forum della Cultura di Salerno al sindaco De Luca a proposito della Biennale d'Arte Contemporanea



Arte e cultura a Salerno. Il Forum della Cultura di Salerno invia una lettera al Sindaco De Luca.

A Salerno si è costituito il FORUM DELLA CULTURA, libera associazione di intellettuali svincolata da qualsiasi rapporto con il mondo della politica. Cultura libera e svincolata da ogni potere politico e partitico, per una libera civiltà della conoscenza: questo è lo spirito che sembra improntare il gruppo dei soci fondatori della neo associazione. Uno dei primi atti è stato quello di chiedere al sindaco della città chiarimenti in merito alla “Biennale d’Arte di Salerno” che partirà a breve. In una lettera a De Luca i responsabili dell’associazione hanno chiaramente scritto che a Salerno vi è troppa improvvisazione nel campo della cultura, specie nel campo delle arti, ignorando la presenza dell’Università degli Studi e della Fondazione Menna, che per l’occasione sembrano non essere stata  coinvolte. Il tono della lettera è garbato, ma durissimo e fermo e si chiede a De Luca di voler dare una risposta chiara agli interrogativi. Di seguito il testo della lettera da cui ognuno può trarre le proprie opinioni in merito.

“Ill.mo Sindaco,
alcuni mesi or sono dagli schermi di Lira Tv lei ha espresso apprezzamento per il Piano Regolatore della Cultura, documento elaborato dal Forum Cultura Salerno presentato alla stampa il 15 maggio u,s. nella sede della Biblioteca Provinciale.
Il documento, sulla falsariga di quello prodotto da una analoga pubblica amministrazione, introduce alcune regole per l’organizzazione della cultura, per l’accesso degli operatori, per la trasparenza della pubblica spesa, per la regolamentazione degli spazi, individuando la necessità di procedure a evidenza pubblica, nel rispetto delle normative vigenti.
Rileviamo invece che a tutt’oggi il Comune di Salerno, da lei descritto come modello evoluto ed europeo, non dispone di alcuna regolamentazione al proposito; né esistono altri strumenti di partecipazione popolare come previsto dalla normativa statutaria (Art. 34/38 Statuto Comunale); e che permane, a norma dell’art.12 della Legge n.241 dell’8/8/90, un Regolamento per la concessione dei contributi del Comune di Salerno datato al 1993 (Giunta Giordano) che in ogni caso prevede il principio del “valore culturale delle iniziative”.
In alcune sue recenti dichiarazioni, a proposito della manifestazione “Biennale d’arte contemporanea di Salerno”, lei ha dichiarato di voler trasformare tale manifestazione in un “evento permanente” e che il Comune vuole puntare “a realizzare un museo permanente di arte contemporanea” “per dare un’anima alle nostre comunità e per dare occasioni di lavoro e di vita per centinaia di giovani, di creativi, di studenti dei licei artistici, che possono contemporaneamente arricchire i nostri quartieri di opere d’arte e trovare occupazione in un momento così difficile”.
Tali auspici, certamente condivisibili, suscitano però particolare apprensione in quanto espressi a sostegno di una manifestazione locale che appare scarsamente supportata da una curatela qualificata e da criteri scientifici di selezione degli artisti, i quali sono invitati a partecipare mediante il pagamento di una quota di adesione; carenze che appaiono ancora più gravi se il nome della manifestazione vuole indicare non solo una cadenza temporale della rassegna, ma anche l’ambiziosa volontà di confrontarsi con analoghe manifestazioni nazionali e internazionali.
Appare incomprensibile che questo accada nella città di Filiberto Menna, dove il Comune sostiene da anni una Fondazione a tale personalità intitolata; sede di prestigiose Gallerie d’arte e di artisti di fama, con critici salernitani di indiscusso valore internazionale; senza il coinvolgimento né della Fondazione né del Dipartimento dell’Ateneo salernitano, dove le tracce del magistero di Menna sono ancora visibili grazie a tanti autorevoli studiosi.
Il Forum della Cultura, nell’esprimere viva preoccupazione per l’affermarsi di orientamenti che privilegiano dilettantismo e improvvisazione,
CHIEDE
in primo luogo che la cittadinanza sia informata sulle modalità di concessione della prestigiosa sede di Palazzo Fruscione sulla quale la Giunta Municipale, con proprio atto n. 449 del 6 dicembre 2013, ha emanato un avviso per acquisire manifestazioni di interesse e di cui si ignora l’esito;
in secondo luogo, se per l’utilizzo di tale spazio sia stato versato un canone di affitto e di quale importo, considerato che nel tariffario comunale di concessioni degli spazi non risulta Palazzo Fruscione.
Nel fare poi espressa richiesta di una celere introduzione di un aggiornato Regolamento per l’erogazione di contributi sulla base di requisiti specifici, trasparenti e misurabili, che premino la qualità culturale e artistica insieme alla qualità progettuale e alla capacità gestionale; nel fare richiesta di Istituzione della Consulta degli Operatori della Cultura, a norma dello Statuto comunale, il Forum
CHIEDE
che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Salerno avvii un pubblico confronto, con il coinvolgimento degli operatori della città, sugli argomenti sollevati.
Distinti Saluti
Salerno, 26/09/2014 FORUM CULTURA SALERNO
Il Presidente
Luciana Libero
L’Associazione Forum della Cultura di Salerno, costituitasi in data 10/09/2014, è presieduta da Luciana Libero; ne è presidente onorario Vittorio Dini, vicepresidente Pino Vuolo; il Consiglio direttivo è composto da Massimo Adinolfi, Pino Vuolo, Marcello Ravveduto, Gianluca De Martino. Sono Soci fondatori del Forum Luciana Libero, Vittorio Dini, Sergio Vecchio, Marcello Ravveduto, Massimo Adinolfi, Antonello Mercurio, Enzo Rosco, Nicola Palma, Mario Tarallo, Piero Lucia, Alfonso Conte, Ernesto Scelza, Lello D’Anna, Pietro Ravallese, Anna Nisivoccia, Angelo Giubileo. Tra i soci Luigi Bisogno, Sara Martucciello, Rosalba De Vivo, Serena Caracciuolo; Ros De Vivo, Centro Studi Choice Onlus, Guglielmina Felici, Valentina Mustaro Teatro La Ribalta. Il gruppo Facebook Forum Cultura Salerno conta oltre 460 iscritti.

associazioneforumculturasalerno@pec.it

n.b. Fonte: e-mail ricevuta dall'Associazione FORUM DELLA CULTURA di Salerno

lunedì 11 agosto 2014

Il MiBACT riconosce la Chiena ('A Chiena a Campagna-Salerno) come un evento di straordinaria bellezza

 Il MiBACT insieme a "Buskers a Ferrara", la "Notte della Taranta" in Salento... ha riconosciuto la "Chiena -'A Chiena a Campagna" (Salerno), come un evento di straordinaria bellezza, di un'Italia che riserva sempre delle sorprese piacevoli per un turismo accorto e sostenibile..
Ce n'è voluto di tempo!!! dopo 32 anni (1982, con gli "Amici del Museo" e il "Circolo Pescatori Tenza"), nella tempestività del dopo-terremoto del 1980, da parte degli artisti e di quei pochi cittadini sensibili e lungimiranti...Gli anni volano..e l'Italia della burocrazia, se la prende con calma...Anzi, partiamo dal 1984 (30 anni prima, con il Teatro dei Dioscuri") e poi nel 1985 (29 anni prima, con artisti invitati direttamente da Angelo Riviello, da ogni parte d'Italia), l'anno definitivo di decollo e della trasformazione, in "opera d'arte" e della spettacolarizzazione della "Chiena"(la sua idea progettuale), con la produzione di un Libro/Catalogo, bilingue- Salerno - Ediz. Boccia - 1987 (una vera chicca).

p.s. C'è chi è "rock", e c'è chi è "lento" nel nostro bel paese.. Comunque, come dice il proverbio: "meglio tardi che mai"...

N.B. Ma tutto questo...GRAZIE ALL'ARTE!! Così bistrattata...così incompresa...che ancora aspetta al varco.




n.b. Si spera che in loco, si vada a completare un elemento importante come la "Fontana della Chiena", un'opera di Angelo Riviello, progettata nel 1982 (unitamente al recupero di un'usanza "dimenticata"), rimasta ancora "incompiuta" da quel lontano 1994 (anno della realizzazione)...sia nell'aspetto tecnico-idrico, che culturale con due citazioni (proposte ai tempi) di due personalità forti della nostra cultura meridionalistica e universale: Giordano Bruno e Carlo Levi...









venerdì 30 maggio 2014

'RICUCIAMO LA CITTÀ': FORUM PER LA CULTURA A SALERNO

'RICUCIAMO LA CITTÀ': FORUM PER LA CULTURA A SALERNO 

Incontro 15 maggio 2014 Biblioteca Provinciale di Salerno - Presentazione Piano Regolatore della Cultura

Si presenta il 15 maggio alle ore 10.00, alla Biblioteca Provinciale di Salerno il “Piano Regolatore per la Cultura Salerno” (“PRG Cultura”), promosso dal Forum della Cultura, gruppo autogestito di cittadinanza attiva, nato a dicembre 2013 e composto da giornalisti, operatori, artisti, editori, docenti e appassionati. Il “PRG Cultura” viene proposto in una città dove negli anni ’90 si è avviato un importante piano regolatore urbanistico di Oriol Bohigas solo in minima parte realizzato; segnata da controverse e imponenti opere firmate da archistar internazionali che hanno suscitato grandi contrasti; interventi che hanno portato la città all’attenzione nazionale come laboratorio di trasformazione urbanistica ma hanno lasciato la vita culturale al di fuori da corrette prassi contemporanee, tantomeno europee. Il “PRG Cultura” prende a prestito “regolamentazioni” comunali di altre città (in questo caso Cagliari) ispirate a buone pratiche di organizzazione della cultura, di destinazione degli spazi, di regole di trasparenza e buon governo. In essa si lanciano alcuni spunti come il Museo diffuso, il Laboratorio sul Paesaggio, il Polo Teatrale, la Città del Cinema, lo Spettacolo del Mare e altre proposte, per “Ricucire la città”, (secondo le teorie dell’antropologo francese Marc Augè)  su base culturale in un percorso che recuperi Memoria, Identità. Siti storici, Produzione  culturale e artistica e che valorizzi la bellezza architettonica e paesaggistica della città; la sua illustre tradizione della Scuola Medica Salernitana, gli antichi palazzi del Centro Storico, il rapporto privilegiato con il mare. Il PRG Cultura è stato messo on line con l’invito a produrre “ emendamenti”, proposte di modifica e suggerimenti; è un documento in progress integrato da numerosi contributi e verrà presentato al pubblico il 15 maggio per un ulteriore confronto e per  la più ampia partecipazione. L'evento sarà aperto dai saluti di Barbara Cussino (direzione Musei e Biblioteche Provinciali di Salerno) e interverranno Pino VuoloSergio Vecchio ("La cultura che c'era"), Tommaso Avagliano (Marlin Editore, collana "Filo spinato"), Pietro Ravallese ("Dalle periferie alla comunità"), Antonio Braca (Soprintendenza BSAE - "Quale futuro per i Beni Culturali a Salerno"), Franco Tozza (Memoria e Teatro a Salerno), Milva Carrozza (Associazione Artura "Vivere di cultura"),Gianluca De Martino (Legambiente - "Giovani e spazi sociali"), Valerio Falcone (Fornace Falcone - "Impresa per l'arte"), Angelo Riviello (Associazione Utopia Contemporary Art), Franco Forte (Oedipus Edizioni, Editoria e territorio), Raffaella Di Leo (Italia Nostra) e Nicolantonio Napoli (Casa Babylon, Pagani - "Spettacolo e napolicentrismo").
Dopo una breve pausa caffè è previsto un dibattito aperto con conclusioni affidate a Vittorio Dini. Coordinano Luciana Libero e Anna Nisivoccia.




La nostra proposta come Utopia Contemporary Art:

Angelo Riviello e Associazione Utopia Contemporary Art: BOZZA PER UN'IPOTESI PROGETTUALE DI UN MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA IN PROGRESS  "CITTA' DI SALERNO"

Angelo Riviello, artista : Un Museo per Ugo Marano aperto agli artisti (8 aprile)

Colgo l'occasione, per quanto concerne l'invito espresso nella bozza di questo PRG Cultura Salerno, di riportare una notizia di sei mesi fa, riguardante Ugo Marano, pubblicata sulla mia bacheca il 15 febbraio scorso:  "Tra le tante notizie di musei che chiudono, pare che se ne stia aprendo uno a Ferrara, dedicato all'amico artista salernitano di Cetara, Ugo Marano, uno degli artisti di quegli anni 70 ("Arte nel sociale"), invitati da Enrico Crispolti alla Biennale di Venezia in quella famosa edizione del 1976. Lui che dal territorio non ha mai voluto staccarsi per trasferirsi altrove, per scelta non solo di vita, ma artistica e culturale..."E' quì che devono venirci a trovare...", mi disse una volta d'estate sotto casa sua a Cetara, con quel mare meraviglioso che faceva da cornice...A me che abitualmente, ero quasi sempre su un treno di seconda classe, nell'andirivieni e nei soggiorni, tra un sud e un nord del paese (Milano), nel mio modo interdisciplinare di lavorare sull'Identità e Memoria...Potevo capirlo, certo, per la sua scelta "coraggiosa" nel restare, dando nuova linfa all'arte della ceramica e della terracotta, nella sua patria di "scuola vietrese" sulla Costiera Amalfitana, nell'essere insieme, come dice Daria Scarpitta nell'articolo, un "abile artigiano e un fine pensatore"...Mi chiedo, al di là delle recenti ed effimere "Luci d'artista", se bisogna ancora aspettare molto a Salerno per avere un museo dalle Istituzioni, non solo per Ugo Marano, ma per un'intera generazione che ha dato molto alla città di Salerno e al territorio tutto del salernitano e campano, un museo vivo che sia una base di partenza, per un percorso fino alle ultime generazioni...Eppure non sono mancati e non mancano (ancora oggi), personalità di quella famosa Scuola di Critica d'Arte di Salerno... Possibile che in detta città, si preferiscano solo i "presepi e le luci di Natale"???"...
Proposta di Associazione Utopia Conteporary Art
La storia di una città capoluogo come Salerno, si misura anche dal grado di conoscenza che l'arte può dare, attraverso i suoi artisti più rappresentativi e operatori culturali vari, nati e/o residenti in tale città e/o nel territorio salernitano ma anche artisti che hanno soggiornato e lavorato a Salerno e sul territorio, che nel tempo hanno operato e operano in Italia e all'estero, dando lustro alla città di Salerno e al territorio tutto, dei quali alcuni (attivi nell'arte visiva) hanno rappresentato l'Italia, partecipando ad alcune edizioni della Biennale di Venezia (vetrina internazionale per antonomasia dell'Arte Contemporanea).
Bozza Progettuale
Per un museo in progress, sulla falsa riga di Castel Sant'Elmo - Novecento a Napoli (1910-1980), si propone un Museo-Laboratorio che possa rappresentare e ricordare artisti nati a Salerno e provincia  attraverso le loro opere (ma anche disegni, documenti vari, lettere, oggetti, aneddoti, etc.), e operatori attivi nei vari campi dell'espressività artistica contemporanea, dal Teatro al Cinema, dalla Danza alla Musica, e sui loro rapporti con altri artisti e realtà regionali, nazionali e internazionali. Un Museo vivo, che sia una base di partenza per un percorso fino alle ultime generazioni. Un Museo, quindi, inteso non solo come "banca-dati" con un suo archivio specifico, ma anche come centro polifunzionale, attivo e propositivo, rivolto ad ampliare non solo il mondo dell'arte, ma anche il mondo della cultura in generale (con fototeca e biblioteca di storia dell'arte), e quello dello spettacolo, con un auditorium che accoglie convegni, concerti, rappresentazioni teatrali e cinematografiche.
Campagna, 02 maggio, 2014
Associazione culturale “Utopia Contemporary Art”
Il Presidente, arch. Santino Campagna
n.b. ovviamente a questa ipotesi di progetto, tutti sono invitati ad esprimere una loro opinione e a proporre eventuali modifiche, se si riterrà opportuno ed effettivamente utile per la città di Salerno capoluogo di provincia, con l’augurio che nella condivisione generale, diventi il progetto di tutti.
Associazione culturale “Utopia Contemporary Art”




Senza progetto c’è solo l’incultura. Il critico D’Avossa parla della sua città


Antonio D’Avossa è un altro di quei salernitani  che hanno avuto successo nel mondo ma rimasti legati alle proprie radici, alla propria città. Docente all’Accademia di Brera, curatore d’arte in mostre internazionali che ha presentato in importanti capitali, di recente è passato a Salerno per “The Drifting Clouds-Nuvole alla deriva” mostra di tre giovani artisti alla Galleria Verrengia.  Da anni D’avossa presenta artisti consolidati ed emergenti, come questi giovani giapponesi, ora sta lavorando ad un progetto per il padiglione svizzero dell’Expo di Milano, poi di nuovo nl Brasile dove nel 2012  ha  curato la mostra sui 50 anni di Fluxus per la Biennale internazionale di San Paolo. Con D’avossa discutiamo della città e di cultura.
- Qual è il tuo rapporto oggi con Salerno, una città da cui manchi da molti anni.
“Non è un buon rapporto, è una città che non mi ha dato molto, anzi diciamo che non mi ha mai dato nulla né riconosciuto. Ricevo molte chiamate per organizzare cose in varie parti del mondo ma non da Salerno, da cui sono andato via più di trenta anni fa ma con un rapporto affettivo ancora molto forte”.
-Quindi anche se ti chiamano da tutto il mondo, il silenzio di Salerno in qualche modo ferisce,  è il richiamo delle radici?
“E’ il desiderio che la città abbia una evoluzione verso un progetto culturale più ampio. E’ una città che non si è mai dotata di un progetto di ampio respiro fatto di luoghi, di siti, di idee; vi sono città piccole con importanti gallerie civiche, con progetti anche popolari affinché gli abitanti, i giovani, gli anziani possano essere educati ad una visione della contemporaneità che non riguarda solo l’arte ma che va dalla danza, al teatro, alle arti visive. A Salerno non vi è mai stato un progetto capace di produrre  una generazione abituata all’arte contemporanea”.
-Eppure non sono mancati artisti e personalità di rilievo, importanti critici come Bonito Oliva, la scuola fiorita intorno a Filiberto Menna; una città che ha avuto una sua storia culturale.




“E’ vero che Salerno ha avuto una storia  ma è anche vero che bisogna abbandonare questa nostalgia degli anni ’70; intanto perché siamo andati tutti fuori, non di testa,  ma fuori dalla città. Sicuramente vanno ricordati quegli anni ma vanno anche archiviati. Quando parlo di progetto,  parlo di progetto dell’oggi,  non di manifestazioni che non ci sono più, la rassegna di teatro o altro. Bisogna riprogettare la presenza culturale mentre tutto quello che ho visto in questi anni non è stato nulla. E’ come Saviano che chiede dove eravate,  mentre si sparava voi inauguravate le mostre, e Saviano lo dice rispetto a Napoli,  alla gestione della città da parte di Bassolino, una città che malgrado le contraddizioni, si è comunque dotata di strumenti, di spazi espositivi, delle stazioni metropolitane.  Io non vorrei confrontare Salerno con Napoli però Salerno è una città che potrebbe potenzialmente esprimere molto di più e quando c’è un fluire delle idee, in qualche modo cambia qualcosa”.
-          Non è chiedere troppo ad una città di provincia,  forse la politica delle grandi opere, della presunta “città europea” ha generato delle illusioni.
“Ma non dobbiamo rincorrere altre città, va creato un progetto ex novo, è sulla diversità che si può essere vincenti. Le nuove architetture che la caratterizzano e la caratterizzeranno ancora, sono state certamente un percorso interessante, ma questa architettura è la stessa che ha portato al Crescent.  D’accordo, quello che è successo in questi anni a Salerno ha in parte evitato situazioni di degrado ma poi si arriva al punto terminale che è il Crescent  il quale finirà come in Sudamerica, recintato e con la vigilanza armata”.
-          Qui a Salerno stiamo organizzando il Forum della Cultura, abbiamo elaborato un Piano Regolatore della Cultura  il quale attraversa le cose di cui stai parlando, la memoria, le arti,  la contemporaneità. E’ una iniziativa di cittadinanza attiva che vuole intervenire con un progetto per la città. Uno dei punti delicati è la spesa pubblica con  interventi discutibili come quello delle Luci di artista su cui vengono investite molte risorse, credo che tu conosca molto bene Le luci di artista di Torino.
“E’ molto bella l’idea del Piano regolatore perché significa pianificare dei progetti e darsi delle regole che è poi quello che è mancato a Salerno. Il problema non è il denaro pubblico ma il fatto che resti qualcosa di più ampio respiro. Mi fa ridere questa iniziativa delle Luci di Artista salernitane in confronto a Torino, Torino ha una Galleria Nazionale, il Castello di Rivoli, vi sono importanti Fondazioni, c’è un contesto con una storia importante che va dall’ arte povera ad altre linee di ricerca. Le Luci di artista di Torino nascono con un progetto dedicato all’arte; gli abitanti di Torino sanno che quell’intervento è arte contemporanea che si va a legare ad un particolare momento qual è il Natale , con delle opere che lavorano su un materiale che è la luce. A Salerno no. Mi è capitato di trovarmi nella città nel passaggio dal 30 novembre al primo dicembre, quelle sono luminarie, non hanno alcun segno di conservazione delle opere, si installano e vengono rimosse, non ci sono consulenti, allora quella spesa diventa uno spreco. Solo nelle prime edizioni delle cosiddette  “Luci di artista” c’è stato un prestito di opere, poi  l’intera progettualità è scaduta nella luminaria. E’ lo stesso discorso dell’architettura, se non c’è un progetto il punto terminale è il  Crescent, se non c’è un progetto il punto terminale è la luminaria. Hanno preso una formula  e ne hanno fatto un progetto cheap, scadente; qui non ci sono gli artisti, so che lo scorso anno hanno utilizzato due artisti locali che in realtà sono dei ceramisti e una spesa notevole per un’artista, la Borghi, con cifre analoghe si fanno grandi mostre, si comprano delle opere.”.
-          Ultimamente hai curato una importante esposizione per la Galleria Verrengia,
“Una Galleria che fa sforzi personali senza alcun aiuto da parte della città. Ed è questo che manca a Salerno, una Galleria Civica, un sistema di spazi pubblici. Bisogna dare un progetto alla città,  creare un sistema culturale, un contesto, come a Torino, dove abitanti e addetti ai lavori possano crescere insieme, perchè è  l’assenza di progetto che determina lo spreco,è  l’assenza di progetto che determina l’incultura. Mando un mio saluto al Forum della Cultura e  in particolare a Vittorio Dini, che considero un maestro e un caro amico ”.

n.b. Nella 1a Foto una immagine degli anni ’70, e nella 2a, una foto recente di Antonio D’Avossa in Brasile, per la Mostra sui 50 anni di Fluxus (adavossa@libero.it).

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