mercoledì 3 ottobre 2012

"Angelo Riviello & C (altri artisti on line): Riflessioni dall'AMACA sulla G.d.C. di AMACI" - Ottava Edizione

"Angelo Riviello & C (altri artisti on line): Riflessioni dall'AMACA sulla G.d.C. di AMACI" - Ottava Edizione

06 / 10 / 2012 - 03 / 11 / 2012
Spazio Utopia Contemporary Art - Via Carmine Cesarano - Città di Campagna (Salerno)
dalle ore 19:00 - 24:00
http://www.amaci.org/gdc/ottava-edizione/angelo-riviello-c-altri-artisti-line-riflessioni-dallamaca-sulla-gdc-di-amaci


Immagine guida per l'Ottava Giornata del Contemporaneo
di Francesco Vezzoli: "Self-Portrait as Antinous Loving Emperor Adrian", 2012

Interviste / Auto-Intervista / Video-Audio-Intervista:
Le domande:


Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

Oppure rispondere a queste poche, “innocenti e semplici” domande:

1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiana e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?


Interviste in ordine cronologico di arrivo:
Le Risposte

A) Auto-Intervista (riflessionidi Angelo Riviello (artista):

"Self-Portrait - Come sto", 2012

Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?


Oppure rispondere a queste poche,  “innocenti e semplici” domande:

1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

Risposta: Si tratta di una bella iniziativa, però, per alcuni versi “lascia un po’ di amaro in bocca”, che di seguito spiegherò…

2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

Risposta: lo scopo è bello…quasi “romantico” (al solo pensiero mi "emoziono"), quando si parla anche di “luoghi sperduti" della Penisola, in lungo e in  largo, come i paesini di montagna o le isole”. Le mie esperienze (in un luogo posto ai margini dei grandi centri, anche se con una sua storia dignitosa), legate alla G.d.C. ha visto però solo e sempre la presenza istituzionale di un sindaco (appositamente invitato) e di un suo assessore (alla cultura?) totalmente estranei all'arte, e di alcuni degli artisti espositori proposti, ma di pubblico presente, poche persone…Di contemporaneo, c’è solo il fatto che “contemporaneamente” l’evento si snoda in tantissime realtà italiane, che vede occupati la buona parte degli addetti ai lavori, impegnati nei loro stessi eventi e quindi “impossibilitati” a recarsi “contemporaneamente” altrove “a trovare gli amici e colleghi ”, e/o in altri siti di loro interesse, a conoscere esperienze diverse (a parte sempre le distanze e non tutti, di questi tempi, hanno un mezzo autonomo per spostarsi liberamente)…C'è da aggiungere qualcos'altro però: che a decidere "cosa è e cosa non è arte", non sono mai stati i paesini "sperduti" sulle montagne, sui laghi...o sulle isole...

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta: in un momento in cui si è tagliato (e si taglia)  sul futuro, sulla scuola pubblica (da troppi lunghi anni), sull’istruzione, sull’informazione, sulla cultura e il sapere in generale, non so se tale giornata, che dovrebbe parlare di futuro (nel presente), possa servire a qualcosa, andando incontro ad un pubblico generalmente plagiato, sempre meno motivato, consapevole e “istruito”, che dell’arte contemporanea, nella sua testa, si confeziona un’idea totalmente errata e fuorviante. Certamente la mia non è rassegnazione. Si resiste? Si resiste!

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta: a parte l’opinione che ho già espresso nella precedente risposta alla domanda n.3, a cosa serve manifestare per “massificare” l’arte del presente, quando il concetto e il significato stesso di “avanguardia”, o termini come “ricerca”,

“esperimento”, “innovazione”, vengono a mancare, vengono fraintesi o addirittura ignorati, in un momento in cui sono saltati (soprattutto in Italia) tutti i parametri di una valutazione, in piena globalizzazione, che sta portando ad una  perdita progressiva di una memoria e di un’identità antropologica, artistica, culturale e comportamentale…Viene a mancare il concetto stesso di “tradizione” nell’”avanguardia", e sappiamo benissimo che non può esistere avanguardia senza tradizione. Non avrebbe senso;

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

Risposta: Devo annotare una contraddizione di fondo: l’AMACI, organizza questa giornata per promuovere l’arte contemporanea, e cioè di un qualcosa che secondo un concetto tradizionale, classico, di “contemporaneo” (di un qualcosa che si pensa, si progetta e si realizza nel presente, per farlo conoscere ….), cosa fa?  Nel suo logo propone i soliti maestri storicizzati (senza nulla togliere alla loro storia, sia ben chiaro), già molto conosciuti, anche da un vasto pubblico di non addetti ai lavori (un pò come Picasso e Giotto, che li conoscono finanche i bambini delle elementari). Un pubblico (diciamo  “appassionato”, per capirci), che frequenta normalmente (forse) i musei d’arte moderna, e che fa lunghe file per visitare la mostra di Van Gogh, ma che non va ad una prima di arte contemporanea, per il semplice motivo che non lo sa, o perché non la segue ritenendola troppo d’elite: l’elite degli “eletti”. A me, quindi, sembra una contraddizione di fondo, di un sistema che se ci sei “esisti”, se non ci sei “non esisti”. Allora mi domando e dico, a cosa serve tale Giornata? per fare da contorno ai maestri storicizzati? Demagogia del sistema per dire "noi siamo democratici"? Se è per socializzare, nel contatto diretto con il pubblico, mi starebbe anche bene…Però, per me, manca qualcosa, a parte le “schizofrenie”, le “ambiguità” e le contraddizioni…

Domanda: e secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

Risposta: Proporrei (esprimendo solo una mia opinione) gli stessi artisti aderenti, che a “concorso” potrebbero essere selezionati di volta in volta. Oppure alternando una formula che a fasi alterne nelle edizioni, propone, da un lato (un anno, per esempio pari), un artista storicizzato e dall’altro (un altro anno, magari dispari) un artista emergente intergenerazionale, cioè senza limiti d’età (che resiste e che aderisce all’iniziativa), come uno dei tanti artisti-protagonisti che offrono il loro contributo per la buona riuscita dell’evento e farlo conoscere…Semplice. Ovviamente esistono anche formule “coraggiose” di “autodeterminazione” che andrebbero avallate e stimolate, al di fuori (però) dei soliti circuiti mercantili, trattandosi di una festa nazionale dell’arte e non di una fiera. Ogni cosa dovrebbe stare al suo posto e avere i suoi tempi…Il sistema mercantile dell'arte, non può sempre auto-celebrarsi...



B) Intervista (riflessionidi Dario Carmentano (artista):
http://www.dariocarmentano.com/

"Ritratto", 2008

Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

Oppure rispondere a queste poche,  “innocenti e semplici” domande:

A tutte le domande (1 -2 -3 - 4 - 5:- 6):

Risposta: "Questa è la mia riflessione"


"L'Italia s'è desta", 2012




C) Intervista (riflessionidi Domenico Mimmo Di Caterino (artista):
http://www.scultura.org/portal_memberdata/domenico_di_caterino

"Tavor Art Mobil n.5 - Self-Portarit" 2012

Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?


Risposta: L'idea di sostenere degli spazi pubblici d'arte contemporanea a carico delcontribuente per incrementare interessi privati è una idea malata e perversa dell'arte contemporanea, così come lo è paragonare il mecenatismo rinascimentale all'investimento bancario che passa per i giochini delle case d'aste e le bolle economiche finanziare, nel concetto di mecenatismo era insita una idea di cultura e ricerca contemporanea che non c'è dietro lo scoop giornalistico in differita che viaggia nell'idea artistica contemporanea imposta dagli spazi pubblici d'arte contemporanea a gestione privata, attestano la sconfitta della ricerca artistica davanti a media integrati ed i mezzi di comunicazione di massa, è un falso storico che annienta la vera ricerca di senso del fare artistico, io odio il circuito espositivo AMACI.

Oppure rispondere a queste poche "innocenti e semplici" domande:
Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia? 

Risposta: Che si tratta di una giornata dedicata ai prodotti artistici creati da un circuito senza il quale l'artista non esisterebbe e quindi celebra la negazione dei processi di ricerca artistica propri dell'artista stesso;

2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

Risposta: Mirabile strategia che mira a pubblicizzare il circuito museale di arte contemporanea in ogni dove, in teoria anche in un’automobile galleria a Capoterra in Sardegna ci si ritrova a celebrare il Man;

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta: L'idea del contatto diretto con il pubblico;

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta: L'idea di gestire e manipolare il contatto diretto con il pubblico, svagandolo e sedandolo in maniera compiacente, togliendogli la possibilità di riflettere da protagonista sull'arte del proprio tempo;

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)? 
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?


Risposta: Non è giusto, l'immagine per essere partecipata dovrebbe essere de-localizzata e ciascuno dovrebbe essere libero di farsi la propria;

6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

Risposta: Odiare il circuito amaci per rispettare i processi di senso dell'arte.

p.s. in questi giorni ragiono su di un video e lo spedisco o lo pubblico direttamente, grazie per lo stimolo.




D) Intervista (riflessionidi Rocco Sciaudone (artista):
http://www.gheoart.org/webs/artisti/SciaudoneRocco/index.htm

"Self-Portrait", 2008

1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia? 


Risposta: Credo che sia una iniziativa che vada motivata perchè interessante;

2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna? 

Secondo me è giusto esporre in svariati posti della penisola. La situazione itinerante è la migliore;

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta: Educare credo sia troppo grande come parola, credo più ad una partecipazione collettiva, che coinvolga altri soggetti che siano essi artisti o no, alle vicende del quotidiano;

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta: Le iniziative come quelle che proponi rendono sicuramente l'arte coinvolgente verso il pubblico;

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)? 
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

Risposta: Secondo me non è giusto, altrimenti si soffoca sempre con gli stessi artisti, diamo spazio ad altri linguaggi;

6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare? 

Risposta: Sicuramente tanto l'arte non si deve nascondere ma deve essere un coinvolgimento e aperta a tutti.






E) Intervista (riflessionidi Arcangelo Moles (artista):

"Ritratto", 2009
Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

Risposta: Anche nei secoli passati pochi potevano permettersi tale mestiere. L’arte è sempre fuori dal tempo economico è sempre utopia...

 Oppure rispondere a queste poche, “innocenti e semplici” domande:

1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

Risposta: Spesso è carente di informazione anche presso gli artisti;

2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

Risposta: Riordinare i linguaggi, l’ecclettismo è respingente per tutti, e quali sono i contenuti del contemporaneo?

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta: Il Contemporaneo è complesso, spesso poco pedagogico per le masse, spesso nefasto e in definitiva serve per chi lo fa;

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta: Un’espressione dessai non si può massificare. Un gesto è la spettacolarizzazione, ma con messaggi rassicuranti;

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

Risposta: Il più gettonato su un sito AMACI da pubblicare l’anno successivo;

6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

Risposta: Un programma su un canale televisivo nazionale di arte contemporanea, di teatro contemporaneo, di filosofia contemporanea. Un sito con migliaia di opere.






F) Intervista (riflessioni) di Rosa Spinillo (Ars E Critica):

1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

Risposta: Penso che sia necessaria per avvicinare le persone all'Arte non prima di aver fatto opera di didattica;

2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

Risposta: Come dicevo ben vengano le esposizioni nei paesi sperduti ma la gente va preparata molto prima;

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta: Funziona, funziona ma dipende molto dal metodo;

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta: Coinvolgere il pubblico serve a renderlo partecipe avvicinandolo all'arte;

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

Risposta: NO perchè è giusto dare spazio anche a chi non ce l'ha ancora;

6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

Risposta: Si possono fare molte cose potendo e avendone la voglia.






G) Intervista (riflessioni) di Anna Colmayer (Artista):

"Ritratto", 20011

Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

Oppure rispondere a queste poche “innocenti e semplici” domande:

1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

Risposta:Pare un déjà vu.
Pochi e poche le cose che realmente esprimono la nostra 
idea rispetto alla situazione attuale;


2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

Risposta:Lascia molto spazio a "parate" senza senso, o con un senso 
unico... essere contemporanei nel contemporaneo ... 
impresa ardua ...;

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta:Lo spirito dei pochi ... pochi che senza doppi fini si 
mettono in gioco;


4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta:Il falso desiderio dei molti di rendere l'arte un bene 
pubblico;

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
* Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

Risposta:Non credo sia giusto ... ma rispecchia "l'andazzo" storico e 
culturale del nostro paese;


6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

Risposta:Ascoltare anche chi non ha una storia ma un futuro da 
raccontare. 






H) Intervista (riflessioni) di Rino Cardone (giornalista e critico d'arte)
http://www.artistibahaiditalia.it/tipo2.php?id=92&cat=Artedelloscrivere
http://it.viadeo.com/it/profile/rino.cardone

"Ritratto"

Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo. Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?


Risposta: 
Una riflessione sulla fruizione del contemporaneo impone, in maniera contestuale, una attenta valutazione su come sono cambiati, negli ultimi trent’anni, i luoghi di ricezione artistica: in prima battuta i musei. È un dato di fatto che con la crescita del sistema della globalizzazione sono cambiati i criteri espositivi, non più rigidamente vincolati al godimento unico ed esclusivo dell’opera d’arte originale ma, viceversa, ora, allargati all’uso delle tecnologie che riproducono, a latere dell’esposizione, i contesti storici e individuali entro i quali è stato realizzato, dall’artista, un determinato dipinto, o una scultura, o una fotografia. Per larghi versi, è stato, insomma, assimilato, nella nostra cultura, il concetto di Marshall McLuhan secondo il quale: "oggi, dopo più di un secolo di tecnologia elettrica, abbiamo esteso il nostro sistema nervoso centrale fino a farlo diventare un abbraccio globale, abolendo limiti di spazio e tempo, per quanto concerne il nostro pianeta". L’epoca che stiamo vivendo è assai particolare per effetto dei profondi e continui cambiamenti che sono attualmente in atto e che investono, in maniera particolare, il sistema dei media. Nel campo dell’arte contemporanea assistiamo, oggi, di fatto, ad un progressivo affermarsi di una “dimensione sinestetica” che comporta una “contaminazione” generale dei sensi e delle percezioni, contaminazione che va letta come un tentativo, da parte dell’artista, di inglobare nella sua opera (in maniera tale da consegnarli, poi, alla fruizione artistica) gli stimoli: uditivi, olfattivi, tattili e visivi. 



E parlando sempre di contemporaneo, dobbiamo anche dire che quello che viviamo è il tempo in cui l’individuo si rispecchia sempre più nei media: nel contempo li fruisce e li auto produce. Li fruisce da semplice lettore di messaggi, di notizie, di comunicati e di annunci, diffusi attraverso i giornali, le radio, le televisioni e per mezzo di internet. E li fruisce, anche, da osservatore: o di immagini generiche (che scorrono sui monitor della differenziata offerta espressa dagli “strumenti mediatici”) o di precise “rappresentazioni semantiche” (che sono manifestazioni, al contrario, del personalissimo genio creativo, espresso da parte di alcuni artisti, mediante la fotografia, il cinema e la pittura). L’auto produzione del messaggio si è fatta, per la verità, molto persistente e pervicace, grazie alla possibilità da parte della massa di poter mostrare il protagonismo individuale di ognuno, usufruendo: degli strumenti messi a disposizione dalla “rete mediatica globale” ed in particolar modo dalla sempre maggiore facilità di accesso, a questa rete, da parte di ogni singolo. Quello che viviamo è, dunque, il tempo in cui si manifesta una maggiore (quasi sfrontata) esibizione del “sé individuale” attraverso un incremento: sia della singola “comunicazione digitale” (espressa da un individuo in grado di distribuire il suo pensiero attraverso la  “rete informatica”) e sia delle “forme creative digitalizzate” (come quelle offerte dai video e dalla fotografia).

Allo stesso modo, crescono, nella società contemporanea, i social network: che si sono trasformati in una sorta di “vetrina mediatica” (e, dunque, in una “esposizione privilegiata”) della nostra partecipazione individuale, nella forma collettiva: amplificata, a sua volta, in quello stato di “decompartimentazione del sapere” attraverso il quale sono state “frantumate” le tradizionali “unità della conoscenza” (letteratura, arti liberali, arti meccaniche e arti tecniche). Crescono, insomma, nel nostro tempo, i “contenuti digitali” che si sono fatti una realtà sempre più stringente, con la quale bisogna fare, necessariamente, sempre più, i conti: senza nulla togliere alle forme espressive, tradizionali, delle arti visive. E questo stato di cose, lo si deve alla condizione di osmosi oggi esistente tra un “medium caldo” e un “medium freddo”: il primo che “esclude” e il secondo che “include”, il primo che non lascia spazio al fruitore di aggiungere del proprio ed il secondo che apre, invece, ad un una dimensione di “significati” e di significanti” costruiti da ogni singolo fruitore dell’opera d’’arte. Nella produzione del contemporaneo ci sono tre elementi che sono ricorrenti nella costruzione dell’opera d’arte: la globalizzazione dei segni, l’affermarsi del cut up stilistico (con la frantumazione e la ricomposizione dell’immagine, sullo stesso piano) e lo sviluppo dei canali percettivi, attraverso gli stimoli che vengono dal web, il quale si dimostra come la più grande galleria a “cielo aperto” di cui dispone, oggi, l’umanità.

La dimensione entropica che stiamo vivendo, ci spinge verso il vuoto e la confusione. Assistiamo, di fatto, ad una dissipazione di energia, intellettuale e creativa. Ma come nei processi della fisica ogni energia che muore, si traduce in nuova forza e in nuovo vigore. Dobbiamo prenderci tutto il tempo necessario, per continuare ad esistere e ad agire, seppure in maniera silente, in un'epoca assai distratta verso l'effimero culturale, perché questa nostra azione silenziosa e misteriosa, allo stesso tempo, modificherà gli spazi del "divenire immaginifico. E allora, solo allora, lo spirito del nostro tempo (che l'artista cattura con formidabile maestria) si farà condizione condivisa da tanti. E l'effimero, non sarà più effimero, ma condizione permanente, carica di armonia.




I) Intervista (riflessione) di Gian Ruggero Manzoni (critico d'arte, scrittore, pittore)
http://www.gianruggeromanzoni.it/

"Ritratto", 2011

1Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

Risposta:Mi pare che siano per lo più sempre quei nomi che si chiamano a raduno per battere cassa. Non so, dopo il giorno della mamma, quello del papà, quello dei nonni, quello degli zii, Halloween, San Valentino, il Giorno della Memoria, il Giorno dell’Immacolata, il Giorno della Liberazione, il Giorno della Repubblica etc. etc. mancava quello dell’Arte Contemporanea. Mah. C’è crisi, il sistema ne risente a tutti i livelli, e anche chi campa d’arte batte cassa, come i cinematografari, gli editori, i giornalisti e altre categorie simili. Io direi che oggi necessiterebbe fare il Giorno dei Metalmeccanici, o dei Minatori o, in particolare, quello dei Pensionati, o dei Malati, forse sarebbe più indicato, anche se il mio dire può sembrare populista e demagogico. Anch’io lavoro in e per l’arte, ma non sento assolutamente la necessità di una giornata al fine di domandare soldi per Musei o per Festival o per inventarsi non so cosa, che poi sono sempre quelle cose, che portano i soldi sempre in quelle tasche. E’ come se gli odierni politici italiani facessero un Giorno dedicato ai Politici, non scoppieremmo tutti a ridere? L’importante è che per fare questa giornata i sedicenti organizzatori della stessa non inizino a volere soldi pubblici. Finché si pagano da loro spese varie e pasti per trovarsi qui o là, bene, ma è nata un’associazioni in funzione di queste adunate, e, come ben sappiamo, prima o poi le associazioni cominciano a battere cassa, e non è già detto che tale associazione l’abbia già fatto. Questo è ciò che maggiormente mi preoccupa, e mi crea un certo nervosismo.

2) La formula, cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiana e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

Risposta:Come in politica, nulla mai torna, oggi, in Italia. Poi sappiamo benissimo che arte e politica spesso vanno di pari passo nonché a braccetto fra loro, quindi? Che non diventi un’altra Biennale sgarbiana, ma già i presupposti ci sono. Poi cosa domanda ‘sta gente? Più attenzione nei confronti dell’arte contemporanea? E’ come se gli editori domandassero di leggere più libri, ma non tanto perché quello che pubblicano sia buono, quanto per fare quattrini, come poi succede. Il fatto è che l’arte, come i libri, in Italia, sono sempre quelli a fruirla. Come vado per mostre vedo sempre quelle facce, così come vedo sempre quegli artisti. In Italia arte e libri sono generi di nicchia per un club di nicchia, inutile raccontarci che questi appelli e queste adunate facciano muovere chissà cosa o chissà chi, poi, dalla fine degli anni 70 in poi, ben poco di nuovo, di originale, si è visto, quindi? La giornata dell’Arte Contemporanea rischia di diventare come il Giorno dei Morti. Il fatto è che i Morti hanno, comunque, una loro sacralità, l’arte contemporanea italiana no. Dicendo ciò non vado ad affermare che l’arte sia morta, e ci mancherebbe!, è morto un sistema dell’arte, come un sistema politico, come un sistema sociale. Allora, e meglio, il Giorno dell’Arte Contemporanea non come Giorno dei Morti, ma come Giorno degli Zombie, cioè di un insieme di individui che non vogliono lasciare il posto ad altri e che si autocelebrano, sebbene già finiti, già svenati, già cotti. Non ti pare?

3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

Risposta:Non so risponderti. C’è qualcosa che funziona? Ho lavorato, per passione e gratuitamente, per il Festival Internazionale d’Arte Contemporanea di Faenza, ora miseramente naufragato, ed è forse successo qualcosa? Faenza, la Romagna, l’Emilia-Romagna, l’Italia, l’Europa hanno forse risposto? Non mi pare. Sempre quegli addetti ai lavori che, per quattro anni, si sono celebrati vicendevolmente ed esclusivamente a spese nostre senza lasciare alcunché di tangibile alle loro spalle, se non conti da pagare.

4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

Risposta:L’arte globalizzata, massificata e omologata serve unicamente a chi vuole trasformare l’arte, come poi lo è già stato dell’editoria, in industria. Il solo problema è che un libro costa 20 euro, un’opera avente respiro mondiale come minimo 200.000 euro, e un po’ di differenza c’è. La domanda che necessita porsi è un’altra: vogliamo che l’arte abbia ancora una valenza trainante anarco cultural-politico-sociale al fine di mutare sempre regole e schemi, perciò ricopra, ancora, il ruolo che le spetterebbe, oppure sia asservita a mere leggi di mercato quindi al potere vigente? Altra domanda: il pubblico, tramite l’arte, dovrebbe acquisire una maggiore coscienza di sé, cioè dovrebbe crescere, come un tempo si diceva, oppure lo vogliamo trasformare in una massa di consumatori beoti e coglioni? Temo che in un tipo di società strutturata come lo nostra si tenda a voler trasformare il pubblico in polli da batteria obbligati a beccare quel dato mangime che li rende grassi e pronti al forno in un mese, anziché in un anno. Di nuovo lo ripeto, come esiste una cupola economica, una politica, una mafiosa, così esiste una cupola, formata da direttori di importanti musei, grossi mercanti, critici aventi valenza internazionale, grossi gruppi economici o sponsor, come li si voglia definire, che sancisce le regole del gioco al fine di creare delle tendenze per poi fare quattrini, né più né meno come succede nell’ambito del vestiario o di qualsiasi altro genere di consumo. Il vertice è quello, poi, sotto, vassalli, valvassori, valvassini sostenitori del verbo. Quando esiste sistema, l’arte non è mai libera, è sempre soggiogata da delle strategie studiate a tavolino da un potentato. Così si affossa la passione, l’emozione, la scoperta, la ricerca, la sacralità, come pocanzi ho detto, e tutto diventa moda e atteggiamento, trovatine, gossip, finzione, mercimonio, noia… estrema noia, e patetica recita, teatrino, miseria umana, do ut des, appiattimento entropico.

5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?

Risposta:Sarebbe più giusto che fosse un giovane artista emergente a dare immagine all’iniziativa e ad indicare una possibile strada… sempre se possibilità ancora ne esistano, ma visto che sono sempre quelli a decidere, al fine di difendere la casta a cui appartengono, si preferisce, anche in questo caso, andare sul sicuro, cioè affidare logo o che altro a un artista che ha già giurato fedeltà. E’ come in politica, è la stessa cosa, non te ne sei ancora accorto? Penso di sì, il gioco è più che manifesto, è scoperto. Comunque, visto che non credo a questa chiamata alle armi, meglio che si cuociano nel loro brodo, li si lasci dare le carte, facciano loro, considerato che, prima o poi, la ruota girerà. La storia insegna. Sai quanti quadri dormono da decenni nei magazzini dei musei? Migliaia. Un secolo fa erano appesi alle pareti di quei musei, sempre in vista, poi, ridimensionato l’artista, dato il giusto valore all’opera, morti gli allora padroni del vapore, sono stati staccati e immagazzinati, così che altri hanno preso il loro posto. Di cento artisti allora considerati maestri del moderno e del contemporaneo, dieci sono rimasti appesi alle pareti, gli altri novanta ora dormono nei magazzini, mangiati da topi e tarli. Oggi va così, domani, molti di questi, oggi incensati, non saranno che cibo per i ratti, e altri, oggi non considerati, magari saranno appesi al posto loro. Forse che, allora, mio cugino Piero Manzoni pensasse che la sua Merda d’Artista ora fosse messa in mostra nei massimi musei del pianeta? Idem Duchamp, Fontana, Burri e infiniti altri? E quella Merda è andata al posto dei tanti figurativi tecnicisti e passatisti che critica e collezionisti, a quei tempi, osannavano. L’arte vince nel tempo, come poi ogni altra disciplina creativa. La contemporaneità è sogno, manipolazione, business o, peggio, furbate del momento.

6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

Risposta:Boicottare musei, festival, biennali, galleria e tutto ciò che la casta dell’arte oggi propone, così come si dovrebbe fare con la politica, non andando a votare, oppure con i McDonald’s, non andando a mangiare hamburger preparati con carne non si sa di cosa e patatine sintetiche. E via così. Non oso dire necessiterebbe fare la rivoluzione perché già ho dato alle patrie galere a suo tempo, negli anni 70, quindi mi limito al boicottaggio, sebbene, anche se non più in verde età, un certo dinamismo bellico non mi abbia ancora abbandonato.

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